(Stefano Rossi) – Votate come meglio credete ma con la consapevolezza di sapere cosa è successo nel settore più importante della regione Lazio: la sanità.

Nel 2013, si insediava il governatore Zingaretti.

Ereditava un debito di 9,5 miliardi dalla precedente amministrazione Storace.

Seguì una politica devastante per i cittadini: 38 ospedali pubblici, di cui 20 nella capitale e 18 nelle province chiusi; tagliati 7mila posti letto.

Nel 2013, il tasso di mortalità dopo un intervento è stato del 10% nel primo mese, circa 11 mila.

https://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/09/18/news/sanit_lazio-66776009/

Ma la regione, sotto Nicola Zingaretti Alessio D’Amato, non è migliorata, anzi.

Scrive la Corte dei Conti nel 2020: “Il debito “da finanziamento” della Regione Lazio, pari a circa 23 miliardi al 31.12.2020, rappresenta solo una parte del complessivo stock del debito regionale, rappresentato nella sua interezza nel passivo dello Stato patrimoniale che riporta l’importo di circa 28,330 miliardi di euro” (giudizio di parificazione sul rendiconto generale della regione Lazio Esercizio finanziario 2020).

Riguardo le liste di attesa, la Procura della Corte dei Conti rileva ancora una volta una forte criticità.

Nicola Zingaretti, il 7 giugno 2019, scriveva su FB: “BASTA! Nel Lazio non è stato chiuso nessun ospedale e stiamo assumendo migliaia di nuovi operatori della sanità”.

Secondo il Rapporto Oasi (Osservatorio sulle Aziende e sul Sistema Sanitario Italiano, del CERGAS di SDA Bocconi) 2018, la Regione Lazio risulta essere la peggiore nel campo sanitario, con 16 ospedali chiusi negli ultimi otto anni.

Il problema è nazionale ma la regione Lazio è sempre tra le prime in classifica quando i dati sono in negativo.

Secondo l’Analisi di Quotidiano Sanità degli Annuari statistici del Ssn del ministero della Salute, relativi agli anni 2019 e 2010, sono stati chiusi 173 ospedali, più pubblici che privati.

Anche le strutture per l’assistenza specialistica ambulatoriale hanno subito un forte calo:  da 9.635 nel 2010 a 8.798 nel 2019.

Quello che emerge, però, è l’abbattimento del servizio pubblico e non privato.

In questi 10 anni sono stati tagliati 43.471 posti letto tra degenze, day hospital e day surgery.

Emorragia del personale sanitario sempre meno: – 6,5%.

Solo i medici di base sono scesi a -3, 45%. Erano 45.878 nel 2010, sono scesi a 42.428 nel 2019.

Tutti noi non abbiamo bisogno di questi studi per capire che la politica ha favorito la sanità privata a scapito di quella pubblica (ricordiamo il caso Formigoni alla regione Lombardia).

L’arma di ricatto è nota: le liste di attesa per una prestazione sanitaria e il suo costo.

All’atto della richiesta i tempi di attesa per una visita o esame sono lunghissimi nel pubblico. Brevissimi, anche in giornata, nel settore privato.

E la differenza di costo, spesso, non è enorme. Spingono così il cittadino a rivolgersi alle strutture private.

Questo se non è un problema per le classi più abbienti diventa, però, devastante per quelle più in difficoltà.

Molti rinunciano alle cure e visite mediche.

Non è questa la sede per evidenziare gli interessi che ci sono dietro le società di capitali che gestiscono le cliniche e strutture private e la politica ma ogni persona accorta capirà che questo sfacelo non è casuale.

In molti hanno preferito devastare la sanità pubblica, che era uno dei pochi fiori all’occhiello del nostro Paese, per interessi certamente economici.

Il caso Formigoni lo si può leggere nelle sentenze che hanno scoperchiato, in parte, quel sistema che, nei risultati, appare uguale a quello di tante altre regioni.

Il 12 e 13 febbraio noi cittadini, del Lazio e Lombardia, potremmo fermare questa politica criminosa che ha devastato la sanità pubblica.

Ricordate:

Nicola Zingaretti

condannato dal Consiglio di Stato (sentenza n. 4600 del 2020), che conferma la condanna del Tar Lazio (sentenza n. 3658/2015), per aver utilizzato un numero abnorme di dirigenti esterni oltre il limite di legge;

commissariato dal Tar Lazio per il problema rifiuti (ordinanza n. 706 del 2021).

Alessio D’Amato

condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale pari ad € 274.000,00 (sentenza n. 595 del 2022).