Ma non si sentono ridicoli? L’acquiescenza con cui ministri, sottosegretari, uscieri e, a scendere, cronisti e editorialisti chiamano Giorgia Meloni “il presidente” (giorni fa: “Il presidente è andata a Bali”), come prescritto da circolare della Presidenza del Consiglio (rivolta però solo […]

(DI DANIELA RANIERI – Il Fatto Quotidiano) – L’ultima su cui ci è cascato l’occhio, ieri, è la ministra Calderone sul Corriere: “L’ha detto anche il presidente del Consiglio”.

Ma non si sentono ridicoli? L’acquiescenza con cui ministri, sottosegretari, uscieri e, a scendere, cronisti e editorialisti chiamano Giorgia Meloni “il presidente” (giorni fa: “Il presidente è andata a Bali”), come prescritto da circolare della Presidenza del Consiglio (rivolta però solo ai funzionari, e certo senza sperare in tanto zelo), è puramente comica, da commedia di Gogol’.

La Crusca ha detto che se proprio Meloni ci tiene le si può dare dell’“il”; lei, resasi conto d’aver esagerato, ha autorizzato il “la”. Se a tutti questi illisti scappasse un “la”, non verrebbero puniti o licenziati; ma tanta è la voglia di compiacere la capa d’Italia che se lo ricacciano in gola, preferendo fare uno sgarbo alla grammatica che a lei.

“Presidente” è un epiceno, cioè non cambia col genere; l’articolo però si declina: il cantante/la cantante, il preside/la preside, il giudice/la giudice, e se ho una nipote non la presento come mio nipote. Nilde Iotti era “il Presidente della Camera” nei verbali, ma non certo per la stampa e la società, e nel 1987 la relazione Il sessismo nella lingua italiana a cura della Commissione per le pari opportunità presieduta da Tina Anselmi raccomandò “la presidente”.

Meloni, la prima donna eccetera, forse pensa (e forse non a torto) che per parte della società italiana il maschile incuta più rispetto e incarni più autorevolezza del femminile. In più qui c’è la rivincita contro l’egemonia culturale della sinistra che ci ha fatto vivere per anni sotto la cappa del politicamente corretto, così il ruspante presidente sostituisce la pretenziosa presidente, come il maschio Voi sostituì il femmineo Lei e l’autarchica pellicola l’esotico film.

Lo zelo dei cortigiani ricorda la folla di lecchini che elogiava i vestiti nuovi dell’imperatore nella fiaba di Andersen, e si può star certi che il bambino che esclama “il Re è nudo” lo avrebbe chiamato “la Regina” se lo avesse visto senza attributi, lo screanzatello. Meloni ha difeso col comico la sua comica scelta: “Non ho mai considerato che la libertà delle donne fosse potersi far chiamare capatrena”, al che sovviene la battuta di Troisi su Mussolini: “Per far arrivare i treni in orario mica c’era bisogno di farlo Capo del governo, bastava farlo capostazione”, al femminile “la capostazione”.