I due ad Arcore si scontrano sulla squadra “di alto profilo”. Berlusconi: “La lista dei ministri te la do io” e s’impunta su Ronzulli. All’ora di pranzo Giorgia Meloni arriva al villaggio di Coldiretti a Milano e si dice “ottimista”. La nota congiunta di Forza Italia e Fratelli d’Italia è la solita messa […]

(DI GIACOMO SALVINI – ilfattoquotidiano.it) – All’ora di pranzo Giorgia Meloni arriva al villaggio di Coldiretti a Milano e si dice “ottimista”. La nota congiunta di Forza Italia e Fratelli d’Italia è la solita messa cantata: si parla di “collaborazione e unità di intenti” e della necessità che “l’Italia abbia bisogno di un governo di alto profilo”. Ma è proprio su quest’ultimo concetto che Meloni e Silvio Berlusconi, in un colloquio di un’ora e mezzo ad Arcore, si scontrano duramente. La premier in pectore vorrebbe mettere i “migliori” nei posti chiave (Esteri, Interni ed Economia), il leader di Forza Italia (che fa asse con Matteo Salvini) invece non è d’accordo: “Abbiamo vinto le elezioni, serve un governo politico: noi abbiamo una classe dirigente all’altezza”, è il ragionamento di Berlusconi. “Non farò il governo col manuale Cencelli – il senso delle parole di Meloni – serve una squadra di qualità”.
Il leader di Forza Italia, che venerdì aveva visto Salvini ad Arcore decidendo di muoversi insieme per arginare Meloni, ieri ha chiarito anche altre condizioni sul governo. Oltre ai tecnici, Berlusconi ha spiegato a Meloni che l’unico interlocutore con cui parlare è lui e che non vuole “scherzi” dell’ultim’ora: “Devi parlare solo con me – ha detto – la lista dei nostri ministri te la do io”.
In questo ragionamento pesano i malumori interni nei confronti di Antonio Tajani che martedì aveva incontrato Meloni e, secondo l’ala ronzulliana di Forza Italia, “sta lavorando solo per sé” facendo asse con la leader di FdI per andare agli Esteri o addirittura all’Interno. Per questo ieri proprio Tajani ha abbassato i toni su Salvini su cui fino a due giorni fa doveva “decidere la premier”. Ieri il coordinatore azzurro ha aggiustato il tiro: “Salvini può avere il ministero che vuole, anche l’Interno”. L’altra questione dentro Forza Italia riguarda Licia Ronzulli che punta al ministero dell’Istruzione o della Sanità. Meloni però non la vorrebbe in Consiglio dei ministri perché non la ritiene “all’altezza” (le preferisce Anna Maria Bernini o Maria Elisabetta Casellati), ma ieri Berlusconi si è impuntato: la considera imprescindibile come “sentinella” a palazzo Chigi. La lista di FI parte da tre nomi: Tajani, Ronzulli e Bernini a cui Berlusconi ha aggiunto il sottosegretario con delega all’Editoria. Poltrona strategica per gli interessi Mediaset del leader.
Infine Berlusconi, come ha ripetuto anche Tajani ieri, ha chiesto alla leader di Fratelli d’Italia “pari dignità”. Ovvero, lo stesso numero di ministri – 4 e 4 – tra Forza Italia e Lega perché “siamo entrambi decisivi”. Lo stesso vale per le presidenze delle due Camere.
Dall’altra parte resta la questione Salvini. Il leghista sa di non poter andare al Viminale e sta alzando la posta per fare il vicepremier con una delega: oltre alle Infrastrutture, punta molto su Agricoltura e Affari Regionali. Ieri ha twittato due volte sull’importanza dell’agroalimentare e sull’autonomia (“sarà la legislatura che la attuerà”). Dall’Agricoltura passano i fondi del Pnrr anche se le associazioni di categoria sono preoccupate perché il ministero richiede trattative con l’Ue. Meloni poi deve sbrogliare il nodo dell’Economia: se Fabio Panetta non accetterà, sta ascoltando i suoi consigli per trovare una figura simile a lui.
Dopo l’incontro ad Arcore, a Coldiretti Meloni ha parlato di politica economica (“non faremo da soli ma coi corpi intermedi”) ed è preoccupata per la crisi energetica: “Siamo in contatto col governo uscente che sta facendo una difficile trattativa con l’Europa, ma la crisi impatterà sulle bollette nei prossimi mesi”. A novembre arriverà un decreto Aiuti-quater ma senza scostamento di bilancio. Meloni sta pensando a un commissario ad hoc per le questioni energetiche e sul dossier gas si confronta con Cingolani e con l’ad di Eni Claudio Descalzi. Ieri intanto il presidente ucraino Zelensky ha invitato Meloni a Kiev per rinforzare i legami tra i due Paesi.
“Meloni però non la vorrebbe in Consiglio dei ministri perché non la ritiene “all’altezza” (le preferisce Anna Maria Bernini o Maria Elisabetta Casellati), ”
Per dire, eh!
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EEEE CERRRTO “IO REFERENTE” — e lo sappiamo e lo sa pure la magistratura sull’accordo stato mafia! Dal libro postumo : “le mie confessioni”!
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Sarà fantapolitica, ma Conte sia alla Camera che al Senato ha gli stessi seggi di Salvini e B. messi insieme.
Se Giorgia si mostrasse tutta d’un pezzo e non cedesse ai ricatti degli “alleati” su questioni sostanziali (la Ronzulli all’Istruzione o alla Sanità non si può sentire, men che meno la delega all’editoria, e il felpato redivivo all’Interno è repellente anche per lei, così come le spinte autonomiste che arrivano da Zaia & co.), Conte potrebbe giocare nel ruolo di Renzi a sfasciare la coalizione di dx, e proporre da buon mediatore un appoggio esterno ad un monocolore FdI con un accordo su due-tre temi per i 5S importanti (es. RdC, 110, cashback). Non sarebbe peggio che essere stati succubi dentro il governo del Monocrate, ed avrebbe comunque il potere di fare cadere il governo in qualsiasi momento. La signora ha dato finora misura di moderazione e di avere come priorità l’interesse nazionale, per cui non credo che nei prossimi 5 anni farà politiche estremiste, anche data la contingenza, e soprattutto (come Conte) ha il sostegno delle masse più fragili e disagiate del Paese.
Fantapolitica, ma neanche tanto, ricordiamo che nel 2018, all’indomani del 33%, fu Giorgetta a proporsi mani e piedi a Giggino, prontamente respinta da lui, in un altro dei suoi capolavori strategici (l’abbraccio mortale con il re dei mojito).
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Purtroppo è fantapolitica. Dico purtroppo perché mitigare le ricette della “destra”, ridando una connotazione sociale, sarebbe cosa buona e giusta. Così come sarebbe buono e giusto far sparire l’arroganza senile di Berlusconi e “abolire” le candidature sconce alla Ronzulli. Ma non avverrà mai perché il Potere ( che per il centrodestra è anche diffuso in molte amministrazioni regionali, cittadine etc.) cementa le posizioni soprattutto quando si ha bisogno di numeri in Parlamento. La Meloni capitolerà in gran parte ai diktat berlusconiani e leghisti.
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@ Frankie: è proprio fantapolitica, e anche piuttosto spinta.
Intanto le principali divergenze tra i due sono proprio su quei tre temi che hai citato (e Meloni è decisamente meno sprovveduta del Cazzaro).
Inoltre, non penso sia così scema da voler fare un voltafaccia del genere proprio a Berlusconi, dato che lei per prima dovrebbe ricordare che cosa capitò a quel tale che ci provò, un certo Fini Gianfranco…
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JD
Pensi che un monocolore con piena libertà di scegliersi i ministri e fare nomine senza ricatti da parte dei maleodoranti alleati, non possa ingolosire Giorgia ed i suoi, tanto da accettare le bandierine di Conte, che alla fine credo che a lei non dispiacciano più di tanto, se è vero che è come dice l’erede di una destra sociale? Il quale Conte non potrebbe essere accusato di svendersi per le poltrone, come i controlloridaldidentro, sarebbe a sua volta libero di vigilare e porterebbe a casa dei risultati che oggettivamente sono stati davvero importanti per questo Paese. In quanto a B. e Fini, oggi che i rapporti di forza e la lucidità sono totalmente rovesciati, per il vecchio rinco attaccare la Meloni che ha preso più del triplo dei suoi voti significherebbe polverizzare quel poco che resta di FI.
E poi, come sempre, lasciami sognare.
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In tempi diversi e con numeri diversi, la tua soluzione sarebbe stata come l’uovo di Colombo.
Io ti lascerei anche sognare, ma guarda che prima o poi tocca svegliarsi, e la realtà è che in questo momento a Meloni i voti di Conte non servono: può farne benissimo a meno, riuscendo ugualmente a piazzare buona parte delle sue bandierine in relativa tranquillità, al piccolo prezzo di digerire qualche sgherro del Delinquente (come peraltro ha già fatto nella compilazione delle liste).
Non mi risulta che Berlusconi, nella sua lunga e maleodorante parabola politica, si sia mai accordato con qualcuno che non fosse ricattabile.
La sua artiglieria pesante mediatica non sarà più così influente come ai tempi d’oro, ma è ancora ben presente, schierata e sempre pronta a rinfrescare la memoria di chi l’avesse un po’ corta. Sono davvero in pochi quelli in grado di sfidare una simile potenza di fuoco, dato che il prerequisito è quello di non avere scheletri nell’armadio. Tra quei pochi non figura certamente Giorgia Meloni che, collusioni con la ‘ndrangheta a parte, anche grazie alla benevolenza mediatica di cui sopra è appena riuscita a farsi passare per una ventata di fresca novità, pur essendo una vecchia politicante del XX secolo che campa di denaro pubblico da quando c’era ancora la lira.
Invece il mio sogno, irrealizzabile come il tuo, è quello di vedere applicata almeno metà della severità di giudizio da sempre riservata a Conte e ai 5stelle anche al nascente Governo Meloni, ma la vedo molto dura, soprattutto in considerazione del fatto che buona parte di chi l’ha votata sembra vergognarsi di dichiararsi suo elettore (e c’è da capirli).
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Frankie
Sarebbe bello fare fuori in un colpo solo il Delinquente Naturale ,il Re del Mojito ,di conseguenza il Bomba con il socio e PD.
Troppo bello per questo paese.
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Se la Piccola Italiana accetterà le richieste del Delinquente Naturale e cioè una “rosa” di olgettine e meschini parassiti riuscendo così ad arrivare a inizio primavera in prossimità della scadenza dei CdA, è fatta, (mangia te che mangio io) cinque anni di cene eleganti sono garantite. E il Bel Paese? Giovinezza, radiazioni permettendo.
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è più semplice di come appare. il dominus di FDI è sempre il Berlusca. Mezzo FDI è composto da ex di FI. Basta un cenno del Capo perché i seggi di FDI si trasformino in seggi di FI.
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