Mentre il lettore cerca di immaginare come possa un partito promuovere l’eutanasia ridendoci sopra, nel Pd contrito si apre l’attesa fase del dibattito interno. Regolarmente, attraverso l’uso incalzante e pomposo del verbo servire, declinato nella forma […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Regolarmente, dopo ogni sconfitta del Pd (dunque spessissimo) piovono sul Pd, dagli amici delusi del Pd, quantità industriali di critiche dolenti. Sempre le stesse. Siete (siamo) fiacchi, noiosi, pallosi. Non sapete (non sappiamo) parlare alla gente, ai giovani, ai vecchi, agli operai, ai contadini, agli imprenditori. Si sfogliano le pagine gialle delle categorie più trascurate, praticamente tutte. Segue, regolarmente, la fase dei consigli non richiesti affidata agli intellettuali di riferimento, ciascuno con la sua infallibile ricetta.
Scrittori: “Cara sinistra, per risorgere devi sorridere” (Francesco Piccolo). Psicanalisti: “Uno dei presupposti etici fondamentali del discorso progressista deve essere il fine vita” (Massimo Recalcati).
Mentre il lettore cerca di immaginare come possa un partito promuovere l’eutanasia ridendoci sopra, nel Pd contrito si apre l’attesa fase del dibattito interno. Regolarmente, attraverso l’uso incalzante e pomposo del verbo servire, declinato nella forma esortativa: “Serve un vero congresso costituente del nuovo Pd” (Enrico Letta). “Mi candido se serve” (Stefano Bonaccini). Manca soltanto: “La serva serve” (Totò a colori).
Ma il segretario uscente conosce i suoi polli e dice che “l’assenza di contenuti forti e volti nuovi rischiano di trasformare il Congresso in un casting e in una messa in scena staccata dalla realtà e lontana dalle persone”. Ma quando Letta evoca il Pd delle “maschere pirandelliane”, con i cosiddetti leader interessati più ad apparire che a essere, temiamo che sarà sicuramente così. Perché il 25 settembre ha segnato con la sconfitta del partito la vittoria del “deep Pd, quel circolo che da anni gestisce il traffico del potere interno ed esterno e sopravvive ai segretari come i boiardi ai ministri” (Stefano Cappellini su Repubblica).
Del resto, se alla base di questa visione “politica” c’è la conservazione dell’esistente, attraverso l’elettore usa e getta, si spiegano tante cose. Per esempio, la cancellazione suicida del “campo largo” col M5S di Giuseppe Conte, fino al punto di rinunciare a vincere in quei venti collegi senatoriali che potevano essere strappati alla destra impedendo la nascita del governo Meloni. Hanno preferito perdere. E perderci.
Sempre lo stesso articolo da venti anni. Padellaro ha un solo tema che riguarda sempre il suo partito di riferimento culturale. Sono due decenni che ogni mattina fa lo sforzo di rielaborare le cose scritte il giorno prima.
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“Hanno preferito perdere. E perderci.”
Questa volta mi sa che è definitivo…
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Porella!
Le sedi del PD sono gremite di vecchi comunisti Sbaliati col piscone in testa!
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“Segue, regolarmente, la fase dei consigli non richiesti affidata agli intellettual”
Niente, non si arrendono.
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Padellaro dice cose perfettamente condivisibili, alle quali aggiungerei qualcosa anch’io.
Pd, 2022. Missione uno: perdere le elezioni, far vincere la destra e allontanare i 5 stelle dal governo, almeno per ora. Missione due: autoconservazione, mantenimento e allargamento dei poteri e delle zone di influenza di capibastone lí da decenni e dei loro servi. Tutto si sta svolgendo come da pìddocopione.
Io non ce l’ho con questi droni: fanno quello che fanno perché sono quel che sono. Ma quanto a chi li vota è un’altra storia.
Ultimamente ho commesso il grosso errore di lasciarmi andare a una minidiscussione politica con una mia conoscente che vota pd, e una volta di piú mi sono reso conto del vero e proprio lavaggio del cervello che molta di questa gente è stata ed è felice di farsi applicare allo scalpo a uso shampoo da questi pariólidi: e gli scappati di casa, e gli incompetenti, e hanno buttato giú Draghi, e la vera sinistra siamo noi, etc etc. La solita pappa. Il massimo è stato quando la mia interlocutrice (si è scaldata parecchio) ha attribuito al solo Conte la responsabilitá di aver messo la Meloni al potere (un classico) e al suo cosiddetto partito, invece, il ruolo di baluardo contro i fascismi ora e sempre perché le cose stan cosí e basta, e se non loro del pd chi altri. Fonte (l’unica da lei citata, giuro): la Repubblica.
Molti di quelli che hanno votato Lega sono passati a FdI con una fluiditá impressionante. Questo non accade a sinistra, dove per molti votanti la cosiddetta “identitá” – certo un bene prezioso ma spesso un alibi, come in questo caso – spesso è una vera e propria palla al piede. Insomma, ho come la sensazione che troppi elettori pd ragionino sulla loro identitá di sinistra e sul loro voto con lo stesso furioso protezionismo scevro da qualunque senso di autocritica o vergogna dei capibastone e cacicchi di corrente che decidono di pd vita e di pd morte esclusivamente per proteggere i propri personali interessi e quelli delle loro coorti. Per un votante medio del pd l’identitá di partito finisce per essere una bellissima copertina di carta, che da tutto puó proteggerti, ma non dal freddo, quello vero.
Ora si stanno preparando – sempre come da copione – al Grande Cambiamento: sí, come no. Io spero tanto che lo ribattezzino Pippiriddí, e che venga aggiunto un piffero nel simbolo. Quanto mai esplicativo della funzione ultima di un partito mai nato, le cui ovine tenute al caldo perchessí da un votante su cinque le ha deposte un cucùlo della Madonna. Cip cip.
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Non ti curar di loro ma guarda e passa. Chi doveva capire ha capito. Ormai al PD restato solo i clienti (tanti) e gli irredimibili (di meno) come la persona di cui parli. Prima o poi la natura farà il suo corso.
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Ma guarda che io penso che tutti gli elettori rimasti sperimentino i propri dubbi e le proprie lacerazioni interne, chi piú chi meno: la destra a tratti repellente del nostro Paese non fa eccezione. Mi fa particolarmente specie, peró, quando una base mostra di appoggiare nel tempo i propri vertici senza un vero e proprio discernimento critico. È interessante come da questo punto di vista chi si avvicina di piú all’odierno pd è proprio Forca Italia. Il richiamo di Testa d’Asfalto ai cosiddetti moderati centristi nel corso dell’ultima campagna elettorale ne è la prova: è il buon vecchio o noi o il diluvio indirizzato a una fascia di votanti ben precisa, e in entrambi i casi anche stavolta ha funzionato. Non per vincere, si badi bene, ma per sopravvivere. Che poi era il fine ultimo.
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vabbeh!
tutto giusto su una classe dirigente PD inguardabile, carrierista, imbelle ecc…
ma che dire su quegli elettori che invece di dire basta!!!
hanno votato CASINI?
vuol dire che a loro va bene questo partito, lo votano e lo sostengono.
Do ut des?
niente voto di scambio per loro?
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Ma guarda che io penso che tutti gli elettori rimasti sperimentino i propri dubbi e le proprie lacerazioni interne, chi piú chi meno: la destra a tratti repellente del nostro Paese non fa eccezione.
Mi fa particolarmente specie, peró, quando una base mostra di appoggiare nel tempo i propri vertici senza un vero e proprio discernimento critico. È interessante come da questo punto di vista chi si avvicina di piú all’odierno pd è proprio Forca Italia. Il richiamo di Testa d’Asfalto ai cosiddetti moderati centristi nel corso dell’ultima campagna elettorale ne è la prova: è il buon vecchio o noi o il diluvio indirizzato a una fascia di votanti ben precisa, e in entrambi i casi anche stavolta ha funzionato. Non per vincere, si badi bene, ma per sopravvivere. Che poi era il fine ultimo.
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questa litania della morte e risurrezione del PD non si può più sentire.
i giornaloni ce la stanno propinando in tutte le salse.
sembra che le sorti del Paese dipendano dalle vicende di un partito che è, e rimane, un partito, non IL Partito, con la P maiuscola. lo so che anni e anni in cui il PD era al governo sempre e comunque lo hanno fatto apparire come un’appendice dello Stato, e che i suoi dirigenti, e giornaloni e intellò al seguito, hanno interesse ad accreditare questa idea, ma è falsa. il PD è un partito come gli altri. se riesce ad attirare elettori sopravvive, sennò merita di defungere.
il problema non è dunque della classe dirigente piddina, che troverà il modo di far finta di rivoluzionare il partito con qualche specchietto per le allodole (il congresso, le primarie, le secondarie, una piattaforma programmatica, vattelapesca) e con un segretario nuovo di zecca (già si stanno scannando i papabili), il problema è l’elettorato.
sono quegli imbecilli che, come diceva adriano qua sopra, hanno votato Casini perché il PD gli diceva di farlo, invece di mandare affanqulo quelli che gli avevano messo sul piatto un rudere della Prima Repubblica che è stato alleato di B. e presidente della Camera sotto il governo del Cav. sono quei beoti che votano qualunque cosa perché gli hanno raccontato che il PD è “de sinistra”. sono quei coglionazzi che votano PD per sentirsi moralmente superiori ad altri, anche se il PD presenta degli impresentabili che nessun primate dotato di un minimo di cognizione voterebbe. sono quei vecchiacci che vanno al seggio col santino e non sanno nemmeno per chi stanno votando, forse sono convinti di votare ancora il PCI di Berlinguer. tutti questi babbei votano qualunque cosa sia targata PD, trangugiano qualunque minestra: per loro è lo stesso votare Letta, Renzi, Zingaretti, Bersani. purché possano dire di aver votato PD.
finché il PD (o qualunque cosa diventerà) avrà a sua disposizione un esercito di trinariciuti di tal fatta, potrà perdere tutte le elezioni del mondo: rimarrà in piedi e gli basterà incipriarsi un po’ per tornare sul campo esattamente come prima.
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La Spagna riduce l’iva. Sanchez vuole proteggere la classe operaia.
In Italia il pd vuole cambiare nome. Col congresso.
FratelliDiCrozza
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