Ennio Flaiano diceva: “Preferisco l’amore di gruppo perché si può anche dormire”. Nell’ammucchiata delle larghe intese, dei piani larghi, dei governi trasversali, si è addormentata la politica e il 36% dei cittadini non è andato a votare. […]

(DI DOMENICO DE MASI – Il Fatto Quotidiano) – Ennio Flaiano diceva: “Preferisco l’amore di gruppo perché si può anche dormire”. Nell’ammucchiata delle larghe intese, dei piani larghi, dei governi trasversali, si è addormentata la politica e il 36% dei cittadini non è andato a votare.
Ma il 64% che è andato alle urne ha esibito le scelte più chiare che si siano mai fatte dalle elezioni del 1948 in poi. I veri vincitori di queste elezioni sono Fratelli d’Italia che non erano entrati nel governo Draghi, e i 5 Stelle che avrebbero fatto bene a non entrarci ma che, comunque, ne sono usciti in tempo. Dunque, sia da destra che da sinistra è venuta una drastica bocciatura di Draghi, delle sue agende e dei suoi supporter, confermando che il suo abbraccio è mortale. Come negli anni Novanta egli riuscì a sfasciare tutta l’industria di Stato, così ora ha sfasciato il Pd, ha illuso Di Maio e ha declassato persino se stesso. Intanto i poveri assoluti sono aumentati di mezzo milione e lo spread è cresciuto costantemente fino all’attuale 250%. Stressando un poco questi risultati, possiamo dire che essi rivelano un certo rifiuto dell’economia neoliberista sia da destra che da sinistra. Infatti la politica di Conte è vagamente keynesiana e quella della Meloni è vagamente statalista.
Il fatto stesso che il Reddito di cittadinanza sia balzato in primo piano dimostra che l’esigenza di un intervento statale è ormai esplicito sia tra gli imprenditori, che avanzano continue richieste di ristori, bonus e superbonus, sia nel sottoproletariato che reclama il diritto a sopravvivere grazie ai vari redditi di cittadinanza, di pensione e di emergenza. Nel primo caso i giornalisti parlano di lungimiranza dei governanti; nel secondo caso parlano di “populismo”, ricorrendo a una parola che ormai essi usano per indicare tutto ciò che non gli piace. Comunque si tratta di una richiesta di new deal come non se ne vedeva da mezzo secolo.
Finora a sinistra hanno disinvoltamente convissuto neoliberisti e socialdemocratici e a destra hanno convissuto neoliberisti e statalisti. In entrambi i casi, ha prevalso il neoliberismo. Ma, dopo queste elezioni, è assai probabile che i rapporti di forza si ribaltino in entrambi le compagini.
Il risultato inatteso dei 5 Stelle è dovuto soprattutto al fatto che, magari senza volerlo, essi hanno adottato quel metodo classista che era nel dna del Pd, ma che il Pd ha sventatamente abbandonato. Si sono rivolti, cioè, a una classe precisa, a quella che un tempo si sarebbe chiamato “proletariato” e che oggi è costituita da un popolo crescente di precari. In esso, accomunati dall’incertezza e dal rischio, confluiscono il barbone e il laureato, la partita Iva e il disoccupato, in varia misura emarginati in un mondo dove ormai siamo tutti in soprannumero.
Il successo della campagna elettorale condotta da Conte in modo esemplare ha svelato agli stessi militanti dei 5 Stelle che essi sono un partito di sinistra senza se e senza ma, e che a sinistra risiede il loro futuro. Gli ha fatto capire che gli interessi dell’Italia non sempre coincidono con quelli degli Stati Uniti e che si può stare nel patto atlantico senza essere guerrafondai. Intanto gli intellettuali e i giornalisti che hanno sempre guardato ai 5 Stelle con la puzza sotto al naso, decretandone l’estinzione un giorno si e un giorno no, cominciano ad accorgersi che esso potrebbe insidiare il Pd nella leadership della sinistra.
Mentre nel mondo si torna alla guerra fredda tra Est e Ovest, in Italia si torna al bipolarismo tra destra e sinistra, al primato della politica sull’economia. La destra estrema ha impiegato 74 anni per raggiungere Palazzo Chigi; non sappiamo se e quando la sinistra riuscirà a riprendersi il governo. Intanto occorre ripartire da un’analisi di classe e individuare dove sono sparpagliati i vari frammenti del popolo strutturale di sinistra che l’insipienza del Pd e il disorientamento proprio della società postindustriale hanno indotto all’assenteismo politico o alla dispersione in tutte le direzioni.
Le prime analisi del voto ci dicono che tra gli elettori del Pd prevalgono i ricchi e gli anziani, mentre tra gli elettori dei 5 Stelle prevalgono i giovani e i poveri. Tocca dunque a Conte e al suo partito, se ne hanno la vocazione e la preparazione, di assumere il ruolo di catalizzatori, formatori e organizzatori della nuova sinistra italiana. Hanno quattro anni per farlo e ci riusciranno solo se sapranno selezionare e assiemare un elettorato rigorosamente socialdemocratico, senza tentazioni consociative, disposto a lotte radicali contro un governo, il quale – come è avvenuto in Brasile con Bolsonaro – partirà con atteggiamenti moderati per poi passare alla rudezza connaturale alla destra estrema. E poiché al governo vi saranno tre partiti di destra, almeno uno sarà quasi costretto a essere estremista.
Spread al 250%? Anche De Masi dà i numeri…
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Se non ricordo male ieri ha chiuso a 244.
Ci trova grande differenza?
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Intanto Conte e i 5s sono spariti dai giornaloni online. È questa la nuova strategia dell’informazione per bastonare la vera opposizione.
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Ma che ci importa dei giornali! Bisogna andare a casa dalla gente. Bisogna fare come la squallida Alba Dorata in Grecia, che aiutava concretamente i poveri.
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Borsa di Milano oggi, 27 settembre: Ftse Mib in rosso e lo spread va a 250 punti
https://www.money.it/borsa-di-milano-oggi-27-settembre-ftse-mib-oscilla-spread-tocca-254
Ricordo che con Conte era sceso a 90
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E io che speravo fossero finalmente “terzi” come auspicava Gianroberto…
E invece come sedicenti “terzi ” mi ritrovo Renzi e Calenda…
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MARIO BISMUTO
BILANCIO DOPO ELEZIONI.
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E ora, dopo questa nuova tornata elettorale, possiamo analizzare quel che è successo e cercare di prevedere cosa accadrà.
I 5 Stelle nel 2013 arrivarono secondi alle spalle del Pd per una manciata di voti, e saremmo potuti andare al Governo già allora se ci fossimo alleati col Pd di Renzi, allora guidato da Bersani. Ma il vero capo era Renzi, e Grillo gli disse chiaramente che era inaffidabile, e quindi furono 5 anni di dura opposizione.
Stare all’opposizione paga sempre, lo dimostrano gli ultimi 40 anni di politica italiana, nei quali l’alternanza fra centrodestra e centrosinistra è stata una regola costante.
E questo per due motivi, il primo è perché ovviamente chi sta all’opposizione guadagna le simpatie di quelli che dell’operato del Governo non sono soddisfatti, e il secondo è perché chi ha governato non è mai riuscito a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale.
Ed ecco perché noi non potevamo non vincere nel 2018, specie considerando i danni che al paese aveva arrecato il Pinocchio di Rignano, e la vittoria fu netta e senza discussioni.
A quel punto però sono iniziati i veri problemi : non avendo i numeri per governare da soli bisognava trovare alleati, e gli unici possibili erano La lega e il Pd, la famosa storia dei 2 forni. Renzi non ci mise molto a sbarrare la strada a una possibile alleanza, e quindi dovemmo accontentarci della Lega. Apriti cielo, cosa non è successo fra i pentastellati, quante offese abbiamo ricevuto, ma poi il Governo è nato e siamo riusciti a realizzare il 40% del programma che avevamo promesso agli elettori.
Poi Salvini ci ha ripensato, ed è stata la volta del Pd. Qui è stato anche peggio, una buona fetta di pentastellati ci hanno voltato le spalle, ma siamo comunque riusciti a continuare nell’azione di governo portando a casa un altro 30% di programma elettorale. Fino a che Renzi non esce dal Pd e fonda Italia viva, all’unico scopo di far cadere il Governo Conte 2.
L’operazione riesce, e a quel punto i 5 Stelle non hanno più possibili alleati con cui far nascere un terzo Governo Conte. Gioco forza deve nascere un Governo tecnico, e a guidarlo viene chiamato Draghi. Quel Governo sarebbe nato comunque, con noi o senza di noi, e il fatto di aver accettato la sfida senza tirarci indietro la considero una grande prova di maturità.
Io sono fermamente convinto che chi vince le elezioni deve governare, da solo o in compagnia, e ha il dovere di non mollare perché questo è il mandato che gli è stato dato dagli elettori.
Tutto il resto sono chiacchiere e distintivo, comprese le paternali di Di Battista che dopo questa decisione si è sganciato dal Movimento.
E anche se si prospettava la nascita di un Governo che ci avrebbe reso la vita durissima, non ci siamo tirati indietro.
E non ci è voluto molto per capire che Draghi aveva ricevuto mandato di demolire tutto ciò che di buono avevamo fatto, e se non ci è riuscito è solo perché eravamo la sua spina nel fianco. Ha perciò tramato con Di Maio per buttarci fuori dal Governo, nel tentativo di far nascere un Draghi 2 senza di noi, che poi sarebbe durato fino a maggio del 2023.
In molti, troppi, continuano a sostenere la tesi che non dovevamo dargli 56 fiducie prima di farlo cadere, ma non si sono chiesti quante altre fiducie avrebbe voluto e potuto chiedere il dragone al suo Governo se noi fossimo stati all’opposizione.
E farlo cadere prima di luglio nella speranza di andare ad elezioni anticipate non era possibile, perché i contributi per la futura pensione i nostri politici li recuperano solo se la legislatura dura almeno 4 anni, 6 mesi e 1 giorno, nel nostro caso dal 24 settembre in poi, e non avrebbero mai permesso elezioni anticipate prima di quella scadenza.
È ovvio che nonostante noi si sia stati gli unici a mantenere ben il 70% degli impegni presi in campagna elettorale, il governare in condizioni così difficili, prima con Salvini, e poi con Zingaretti, Letta e Draghi, ci sia costato molto in termini di consensi, ma è lo scotto che si paga quando si governa, era prevedibile e lo si mette nel conto.
Perché l’arte di governare è cosa ben più difficile che stare all’opposizione.
Ciò nonostante analizziamo il voto nella maniera più obiettiva possibile:
1) Il centrodestra raccoglie gli stessi voti del 2018, l’unica differenza sostanziale è il travaso di voti dalla Lega a Fratelli d’Italia, quindi la Meloni ha vinto perché era all’opposizione, mentre Salvini ha perso di brutto, e non solo perché ha governato per 2/3 della legislatura, ma perché ha rinnegato l’impegno con i 5 Stelle nel Conte 1. Salvini a quel tempo andava a gonfie vele : i 5 Stelle facevano le riforme e lui se ne addossava il merito indossando un giorno una divisa e un giorno un altra, ma la popolarità e i troppi moyti gli hanno dato alla testa…all’apice dei consensi ha fatto cadere il Governo sperando in impossibili elezioni anticipate, e da quel momento è stata tutta una discesa negli inferi…scendere a poco più dell’8% è stata la mazzata finale: il re dei moyti a breve farà la fine di Renzi, la Lega gli leverà il comando e lui ne uscirà creando ‘La Lega di Salvini’, con la quale non andrà mai sopra il 3/4%.
2) Letta e il Pd sono gli altri grandi sconfitti, e non solo perché hanno rotto l’alleanza con noi, ma perché non hanno difeso con le unghie e con i denti il Conte 2 dall’attacco di Renzi. Se lo avessero fatto ora avremmo ancora un Governo Conte 2, e non avremmo mai vissuto l’incubo Draghi, ma intanto Zingaretti aveva ceduto il passo a Letta, degno erede dello zio, e pronto a genuflettersi ai piedi di Draghi e Biden.
Gli altri errori in campagna elettorale hanno fatto il resto, e anche Letta è sprofondato nel cesso…fra poco nel Pd di lui resterà solo un brutto ricordo e nulla più.
3) Draghi è l’altro grande sconfitto, è fuori da tutti i giochi…il dragone ci era entrato a testa alta per governare fino all’elezione del capo dello Stato, ruolo a cui aspirava da tempo, e se non fosse stato per noi ora ci sarebbe lui al Quirinale. E questo è stato senz’altro un altro nostro grande merito che in pochissimi hanno colto. Poi la stampa, i mass media e tutti gli altri partiti gli hanno conferito pieni poteri, e lui non si è lasciato scappare l’occasione per fare come gli pareva, e se non fosse stato per noi continuerebbe ancora a farlo fino a maggio dell’anno prossimo.
Dovevamo farlo cadere prima? Ho già spiegato che non si poteva, lui non aspettava che questo per far nascere il Draghi 2 senza di noi, e quindi è inutile continuare a parlarne. E ora ha inutilmente sperato che alle elezioni vincesse il centrosinistra di Letta e Bonino, tutto filo atlantista e pronto a richiamarlo a gran voce alla guida del paese, ma gli è andata male, e ora non gli resta che aspettare che l’Europa o la Nato gli assegnino una seggiolina, ma in Italia ha chiuso…game over Draghi.
4) Renzi e Calenda senza infamia e senza gloria…nel correre da soli avrebbero comunque superato la soglia del 3% seppur di poco: nell’allearsi hanno sperato di creare un polo di centro che superasse abbondantemente il 10% per poter ancora dire la loro, e invece si sono fermati sotto all’8%…lo so che ci toccherà ancora sorbirci le loro facce e inutili chiacchiere, ma ci conforta sapere che non saranno più l’ago della bilancia, e che non avranno più alcun peso su nulla.
5) Finalmente la Bonino, Sgarbi, Fiano, Marcucci e tanti altri si sono tolti dalle palle, non se ne poteva davvero più, e di questo non possiamo che ringraziare il taglio dei parlamentari voluto dai 5 Stelle.
6) Poi ci sono i traditori, quelli che eletti con i 5 Stelle ci hanno mollato per fondare un altro partito, 2 su tutti Paragone e Di Maio.
E se il quasi 2% raccolto da Paragone è una sconfitta al limite della decenza, lo 0,6% raccolto da Di Maio rappresenta una disfatta alla Waterloo, roba di cui si parlerà anche fra 20 anni. Di Maio si è comportato in maniera spregevole, credo che abbia fatto schifo anche a quelli del PD che lo hanno accettato nella coalizione, e la sua folgorante carriera politica finisce qui, e nessuno lo rimpiangerà.
7) Conte e i 5 Stelle…il quasi 16% è la metà di quanto prendemmo nel 2018, ma allora venivamo da 5 anni di opposizione, stavolta da 4 anni e mezzo di 3 Governi difficilissimi e contestatissimi.
E quando governi devi prendere delle decisioni, devi mandare avanti il paese, devi governare per tutti, anche per chi non ti ha votato, tutta un altra cosa rispetto allo stare all’opposizione a contestare ogni decisione discutibile.
Eppure siamo caduti in piedi, siamo il terzo partito a poca distanza dal secondo, e dato che adesso è il nostro turno di stare all’opposizione sono sicuro che le prossime elezioni le vinceremo a mani basse, magari superando il tetto del 40% da soli.
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In conclusione, chi ci ha combattuto o traditi ha fatto una brutta fine, da Salvini, Letta, Renzi, Draghi, Paragone, Di Maio a qualche altro nome di minor rilievo, e ora la Meloni deve governare, e farlo con Forza Italia e una Lega insoddisfatta, e sono proprio curioso di vedere come farà, e quante promesse riuscirà a mantenere.
Ora tocca a noi sederci sui banchi dell’opposizione, e criticare e contestare quel che deciderà di fare, e se non ci piacerà non vediamo l’ora di farlo, e di farlo con tutta la forza che abbiamo.
Penso che tutto sommato mi divertirò…governare alla lunga stanca, specie se hai a che fare con cogliomberi come Salvini, Letta e Draghi, e ogni tanto una bella boccata d’aria all’opposizione ci vuole…ci servirà per crescere e maturare, e fra 5 anni saremo pronti per guidare il paese nel migliore dei modi.
Sempre e comunque
⭐⭐⭐⭐⭐
oggi come ieri, domani meglio ancora.
(By Mario Bismuto)
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Paolo Desogus
L’insuccesso del Pd ha dei chiaro responsabili e cioè il suo gruppo dirigente insieme al suo segretario, nominato dopo un’operazione verticistica senza congresso, senza una franca analisi politica, senza alcun processo di mediazione tra territori e istanze nazionali. Per il loro livello di cialtronaggine il 19% è addirittura un ottimo risultato. Un partito che rinuncia ad allearsi con i 5 stelle – preferendogli Calenda, il quale, una volta creata la voragine tra Letta e Conte, ha ben pensato di sciogliere l’alleanza -, lasciando che la destra si presentasse alle elezioni unita, pronta a sbancare, ebbene un partito del genere andrebbe come minimo sciolto e dimenticato. Se poi pensiamo che i principali punti sociali del programma del Pd sono stati presi paro paro dal programma di Conte (abolizione del Jobs act, voluto dallo stesso Pd, difesa del reddito di cittadinanza, salario minimo…) insieme all’agenda Draghi, questo partito non solo andrebbe sciolto, ma andrebbe sparso il sale sulle sue macerie.
Il Pd ha dilapidato nel giro di un ventennio un patrimonio politico enorme. Ha disperso un solido legame territoriale fondato su un’idea del mondo di ispirazione cattolica e comunista e su un’esperienza amministrativa di grande solidità. Ha trasformato i dirigenti in cacciatori di strapuntini, viscidi procrastinatori di sé stessi. Ha legittimato i governi tecnici, vera e propria rovina antidemocratica dell’economia e della condizione sociale di milioni di ItalianI. Ha sposato tutte le più bieche proposte populiste sorpassando in fatto di antipolitica persino i 5stelle: taglio del finanziamento pubblico ai partiti, taglio del finanziamento alla stampa e taglio dei parlamentari portano tutti la firma dei deputati Pd.
A questo si aggiunge la lunga serie di leggi contro i lavoratori, i pensionati, la scuola e la sanità (Bonaccini propone la privatizzaIone del sistema sanitario). Di fatto il Pd ha realizzato il programma di Confindustria in tema di lavoro (precarizzazione e modifica dell’articolo 18) ha assunto tra i suoi consulenti e responsabili di posti chiave personaggi indecenti come il ministro Bianchi. Ha fatto propria una forma di atlantismo servile e meschino che in Italia nemmeno il più scalcagnato dei democristiani si sarebbe mai sognato di adottare. È un partito marcio, espressione di una borghesia, benestante, miope e presuntuosa, asserragliata nei centri urbani o in altre realtà lontane dal mondo reale.
Il Pd ha seminato l’attuale successo della Meloni. È il principale responsabile dei disastri italiani. È ora che chiuda i battenti. Riformare non si può più. Ci si poteva forse pensare dieci anni fa, ma ormai è tardi. Vada in malora e tutta l’Italia ne beneficerà.
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Analisi corretta, centrata quella di Bismuto, però non ha incluso un elemento decisivo del supporto 5S al governo Draghi: l’entusiasmo assolutamente fuoriluogo dell’elevato e i mancati altolà a Draghi nel processare le sue proposte.
Essere responsabili e restare al governo con i migliori e comunicare il nostro disgusto nel “doverlo” fare sono due cose ben diverse.
Dopo l’incontro con Draghi invece di dargli la patente di grillino (non esiste perdono per tale bestemmia) Grillo alla selva di microfino avrebbe dovuto chiarire che aveva chiarito al futuro PdC che 1) siamo il primo partito, 2) abbiamo, unici in questo, un programma dettagliato, 3) se lavori bene con noi tutto il nostro appoggio, alrimenti a casa!
E Conte, legge Cartabia in bozze, avrebbe dovuto dire in conferenza stampa e nella poca TV che lo ospita: questo schifo fa troppo schifo per poterlo aggiustare, nessuno vi e ci impone di fare una legge scritta da una ignorante sopravvalutata, ritiratela oppure cade il governo.
Queste cose sono mancate e la loro assenza è tra le cause sia del calo di consensi sia del calo di votanti.
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È vero quel che dici, ma io non ho mai detto che non abbiamo fatto degli errori o che non abbiamo preso delle sviste macroscopiche. Purtroppo delle valutazioni sbagliate e l’inesperienza ci sono costate una fetta dell’elettorato, ma il tempo è galantuomo, e ora ne abbiamo abbastanza per riguadagnare i consensi perduti e andare anche oltre. Io sono molto fiducioso e pronto a scommettere che nella prossima legislatura sarà Conte a guidare il paese, e che potrà farlo senza dover chiedere l’appoggio a nessuno.
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