La mamma, la sorella, il fidanzato di sinistra ma non troppo, la figlioletta, la barista, la palestra, il quartiere: com’è umana Giorgia Meloni. L’effetto cosmetico del potere già ammalia e intontisce la grande stampa. Meloni, per tutti “Giorgia”, non si è ancora insediata ma le accuse di fascismo […]

(di To. Ro. – Il Fatto Quotidiano) – La mamma, la sorella, il fidanzato di sinistra ma non troppo, la figlioletta, la barista, la palestra, il quartiere: com’è umana Giorgia Meloni. L’effetto cosmetico del potere già ammalia e intontisce la grande stampa. Meloni, per tutti “Giorgia”, non si è ancora insediata ma le accuse di fascismo sono già un ricordo sbiadito. Fioriscono invece ritratti colorati e quadretti familiari. Le pagine romane di Repubblica sono in visibilio: “Viaggio nel quartiere di Giorgia. Il bar, la chiesa, l’estetista: ‘Non lascia le mance ma è una di noi’”. È Mostacciano, dove Meloni si è trasferita da Garbatella. L’analisi geopolitica è di una suora: “Mi piace, è come la Merkel”. Intervista alla mamma Anna, che anticipa le priorità della figlia premier: “Tolga la vergogna del Reddito di cittadinanza”. Poi c’è il reportage dalla palestra, il personal trainer confessa: “Giorgia è leader anche mentre si allena”. Il Corriere intervista il fidanzato, Andrea Giambruno: “Abbiamo opinioni divergenti su alcuni temi etici, come il suicidio assistito” ma Giorgia “è un diamante sgrezzato”. Arianna, core de sorella, si confida al Messaggero: “Un pregio? Ne ha milioni”. Un difetto? “È troppo perfezionista”. E poi: “La Roma di Giorgia la leader” (Corriere); “La Roma del governo Meloni, ecco come cambiano i luoghi della politica: tra ristoranti, bar e rooftop vista Altare della Patria” (Repubblica); “Il bar dei Cesaroni a destra: ‘Sempre tifato per la Meloni’” (Repubblica). Poi ci sono le conversioni simultanee degli editorialisti, ma quella è un’altra storia ancora.
Perché meravigliarsi?
È una di loro.
E loro, i giornali, sono sempre stati con chi è il Potere del momento.
5S esclusi perché erano poco niente ammanicati e voleva pure togliere il contributo pubblico, che è l’unico motivo per cui ancora esistono.
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Ora che ha il potere sorride, non ha più gli occhi fuori dalle orbite e sbraita come una ossessa, mi ha sempre disgustato il solo vederla.
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È il famoso salto sul carro del vincitore, siamo tutti esperti in questa pratica in Italia.
Tutti, nessuno escluso: dalla direzione dei quotidiani ai circoli di bocce, dal politico al contadino, dall’imprenditore al metalmeccanico.
Un paese di ladri e incapaci che fiancheggia una classe politica ladra e incapace nella speranza di rubicchiare qualcosa.
Il clientelismo è la norma in questo Paese.
È MAFIA il clientelismo, capito cari compagni de sinistra che ve imbucate nel pubblico impiego come nemmeno i fasciocoatti in Atac ai tempi di Alé Magno!????
Quindi la gente non pensa al merito, perché sa che non c’è meritocrazia. Meglio chiedere favori ar sindaco, all’assessore, ar sindacalista….
Se ci pensate bene la sinistra quanto a meritocrazia è come la destra.
E chi è contrario al SISTEMA MERITOCRATICO è inevitabilmente favorevole al SISTEMA CLIENTELARE.
Il sistema clientelare ha bisogno di opacità, quello meritocratico di trasparenza.
O è zuppa o è pan bagnato, non ci sono terze possibilità.
Ma non date le colpe ai vertici, date la colpa al vostro vicino di casa, al vostro collega, all’amico….
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Una cosa sembra certa: scrive molto.
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