Signora mia che schifo di legge elettorale fa il paio con signora mia è la peggiore campagna elettorale che si ricordi. Pigri luoghi comuni, signora mia, che non ci trovano per niente d’accordo poiché tutte le leggi elettorali fanno schifo se uno le usa per farsi del male […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Signora mia che schifo di legge elettorale fa il paio con signora mia è la peggiore campagna elettorale che si ricordi. Pigri luoghi comuni, signora mia, che non ci trovano per niente d’accordo poiché tutte le leggi elettorali fanno schifo se uno le usa per farsi del male (vero Enrico Letta?). Quanto a chi si indigna per il livello infimo degli argomenti usati dai partiti per convincere gli elettori, vorremmo pacatamente notare che ciò che si dice, e il modo con cui si dice, sono strettamente legati al luogo dove si dice. Come dare torto a Ernesto Galli della Loggia quando, sul Corriere della Sera, osserva che “anche in questa campagna elettorale per l’ennesima volta sull’istruzione è calato il silenzio”, poiché “della scuola e dell’istruzione, in realtà, la politica non sa né si cura di sapere nulla”? Vero che non si è parlato di scuola, ma neppure di giustizia, di sanità, di cura del territorio o di salvaguardia dei beni artistici. Insomma, dei temi di una seria piattaforma di governo, in questi due mesi, non è rimasta traccia. Se si eccettuano, forse, le piazze dove il comizio consente qualche incursione sui vari programmi. Temi alti che in televisione diventano acrobatico trattare, per ragioni di tempi e di linguaggio. Immaginiamo infatti la faccia di un qualunque conduttore se un Letta o una Meloni impiegassero il loro spazio per illustrare i loro progetti di riforma scolastica o del Csm. Nei talk, si sa, funzionano la battuta fulminante, il battibecco, l’interruzione per disorientare l’avversario. Non certo la riflessione, l’approfondimento, l’articolazione dei concetti davanti ai quali la curva degli ascolti fatalmente si appisola.

L’altra sera, da Giovanni Floris, Giuseppe Conte cercava di replicare qualcosa di sensato ad Alessandro Sallusti campione assoluto dell’interdizione spensierata (’ndo cojo, cojo, dicono a Roma). Le “domande” fioccavano con la stessa capricciosa casualità di quegli aggeggi che sparano palle di plastica nei Luna Park, ma siamo convinti che i fan del direttore di Libero avranno favorevolmente commentato. C’è, infine, la propaganda social che prospera sugli errori del nemico con la collaudata tecnica dell’intrattenimento-sputtanamento. Sul mio personale podio colloco le polemiche sulle due mamme di Peppa Pig, il saluto romano di Romano La Russa e Luigi Di Maio che decolla in pizzeria. Non sarà stata una campagna seria, ma spassosa sì.