Prescrizione per sopravvivere alla campagna elettorale: leggere giornali e siti d’informazione dopo un caffè forte. Altrimenti penserete, come sta succedendo a noi, di avere le traveggole ogni mattina. Breve riassunto: da qualche giorno la strategia del segretario […]

(Silvia Truzzi – Il Fatto Quotidiano) – Prescrizione per sopravvivere alla campagna elettorale: leggere giornali e siti d’informazione dopo un caffè forte. Altrimenti penserete, come sta succedendo a noi, di avere le traveggole ogni mattina. Breve riassunto: da qualche giorno la strategia del segretario dem Enrico Letta è sparare a zero contro la legge elettorale. Non è che l’abbia detto una volta, è recidivo da più giorni. Dice l’ex premier che “con il 43 per cento dei voti la destra potrebbe arrivare al 70 per cento dei seggi in Parlamento”. E dunque fare il bello e il cattivissimo tempo, potendo modificare la Costituzione in beata solitudine. Vero? Abbiamo chiesto di dare i numeri a un esperto di sistemi elettorali: se alla Camera si sommano ai 117 seggi proporzionali (43% di 245 calcolando una dispersione del 10% di liste che non ottengono seggi), tutti i 147 uninominali maggioritari e gli 8 seggi esteri si potrebbe arrivare al 68% dei seggi (272 su 400). Dunque nei collegi uninominali il centrosinistra (e i 5 Stelle in qualche collegio al Sud) è l’unico in grado di fare argine. Quel che non dice Letta è che è un caso limite, possibile in astratto ma appunto limite. Che fare per evitare la tragedia? Dice sempre Letta: “Questa non è una legge proporzionale, è molto maggioritaria (ma va?). Quindi nei collegi uninominali, che è dove si decide, chi vota Terzo polo e 5 Stelle sostanzialmente favorisce la destra. Perché là il Terzo polo e 5 Stelle non possono vincere. Se togliessero 3 o 5 punti percentuali al Pd porterebbero a quel risultato”. E così è svelato il movente della campagna contro uno “scenario da incubo”, provocato da una legge perversa, la peggiore di sempre (Letta e altri esponenti Pd). Ma, come ha giustamente fatto notare Giorgia Meloni, la peggior legge elettorale di sempre (affermazione ardita, certamente dimentica del Porcellum) si deve al Pd (e a Lega, a Forza Italia e agli Ala di Verdini. Contro votarono LeU, 5 Stelle e pure Fratelli d’Italia).

Ieri Letta (ai microfoni di Rtl) è tornato anche su questo non insignificante dettaglio. Come andò, nel 2017? “Fu Renzi che lo impose, pensando a se stesso, pensando di prendersi il 70% del Parlamento, poi è andata come è andata”. Ai pochi coraggiosi che hanno fatto notare la contraddizione – ma come, la legge l’avete fatta voi – il segretario ha risposto che lui nel 2017 non era in Parlamento, essendo stato eletto alle suppletive dell’ottobre scorso nel collegio di Siena, dopo essere diventato segretario del Pd a marzo. E tutti gli altri che la votarono? E ancora: non si sarà accorto, poi, di essere stato eletto con la peggior legge elettorale di sempre? Comunque c’era, com’è evidente, tutto il tempo di scrivere in Parlamento la legge elettorale. Senza voler dire che Camera e Senato oltre a dare la fiducia a Mario Draghi hanno fatto ben poco, una legge elettorale decente è diventata un’urgenza dopo la riforma costituzionale che ha ridotto il numero dei parlamentari, votata dal Parlamento (Pd incluso) e successivamente approvata dal referendum popolare. Era da fare – su questo giornale l’abbiamo scritto e chiesto così spesso da diventare monotoni – un anno fa, anche perché – secondo le raccomandazioni del Consiglio d’Europa – è più igienico pensare alle regole del voto prima che le elezioni siano alle porte. La ragione è evidente: scrivere una legge elettorale migliore per il sistema delle istituzioni e per i cittadini. Non c’è stato tempo, non c’è stato modo? Il segretario del Pd non può cavarsela con un “è andata come è andata” e questo varrebbe anche se lui fosse stato fuori dal Parlamento. Anche se con questo disperato grido d’allarme contro il pericolo per la democrazia riuscisse a convincere qualche elettore, potrebbe dissuaderne altri. Quelli che magari non pretendono la coerenza, ma non riescono proprio a passare sopra la malafede.