Contro l’acronimo NIMBY (Not in My Back Yard, “Non nel mio cortile”) si registra una vasta e indignata sollevazione di quelli che l’Agenda Draghi (ma anche Calenda e Meloni) che abitando ai Parioli, o all’Eur, o tra i fronzuti rami del Bosco Verticale, sicuri che nessuno mai li disturberà, impartiscono civici […]

(DI ANTONIO PADELLARO – Il Fatto Quotidiano) – “Un’ultima domanda: rigassificatori sì o no? Sì, certamente, e se fosse necessario anche davanti a casa mia”. Da un talk serale. Contro l’acronimo NIMBY (Not in My Back Yard, “Non nel mio cortile”) si registra una vasta e indignata sollevazione di quelli che l’Agenda Draghi (ma anche Calenda e Meloni) che abitando ai Parioli, o all’Eur, o tra i fronzuti rami del Bosco Verticale, sicuri che nessuno mai li disturberà, impartiscono civici fervorini agli abitanti di Piombino. E di qualsiasi altro sfortunato luogo individuato per farvi una discarica, un termovalorizzatore, fosse anche un buco nel terreno, purché a forte impatto ambientale (ben lontano, s’intende, da Piazza Euclide o dal soave Laghetto). Antiche dispute rivitalizzate dall’allarme energetico, in vista del generale (inverno) Putin. Insomma, non scherziamo, l’Ucraina val bene un impianto nel cortile per non farci morire di freddo. Radicofani, fine luglio. Siamo nella rocca celebrata per le gesta di Ghino di Tacco. Stefano, Edoardo, Luca e i loro amici (si sono chiamati Pyramid, dove c’è la base e l’altezza), figli di una generazione che non passa il tempo a piangersi addosso, organizzano ogni anno, al Bosco Isabella, “La posta letteraria”, dove si parla di libri con chi li ha scritti. E, insieme alle loro mamme, Anna, Cinzia, zie, nonne che armate (come solo le donne sanno) di determinazione, amore per la propria terra, conoscenza dei problemi – inserite in un fronte compatto con cittadini, agricoltori, operatori economici del termalismo, associazioni ambientaliste, sindaci e gruppi consiliari – informano il giornalista giunto da Roma di un’enormità così riassunta. “Sorgenia Le Cascinelle srl, in data 23/09/2019, ha presentato presso la Regione Toscana istanza relativamente a un Progetto di Impianto Geotermico, denominato Val di Paglia, nel comune di Abbadia San Salvatore e nel comune di Radicofani interessato dagli impatti ambientali”. L’impianto “ubicato in prossimità del sistema di falde idriche del Monte Amiata e sul confine del Sito Unesco Parco della Val d’Orcia occupa cinque ettari di suolo con tre gruppi di postazioni e 10/17 pozzi tra reiniezione e produzione oltre un gruppo di condensatori costituito da 40 torri alte 12 metri con produzione sonora di 104 decibel”. Avete letto bene, una mostruosità nel cuore della Toscana felix, in uno dei luoghi più belli e amati del pianeta. Le signore dell’Amiata e della Val d’Orcia allegano un’intervista di Alberto Asor Rosa (“sfregio inconcepibile”) e una documentata inchiesta, datata 2015, della nostra Virginia Della Sala. Titolo: “Geotermia, sono dieci le centrali pilota in Italia che producono quantità risibili ma legate a un giro di 5 miliardi l’anno di incentivi. In ballo, i soliti noti”. Infatti, l’impianto di Val di Paglia “prevede un incentivo di 400 milioni di euro con un investimento di 160 milioni di euro”. Leggiamo che la potenza aggiuntiva dell’ecomostro, oltre a essere antieconomica, andrebbe a sommarsi a una produzione di energia già sufficiente per la zona. In attesa di un sacrosanto ripensamento da parte di Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana – esponente di quel Pd che in queste ore sottoscrive patti ambientalisti con Verdi e Sinistra Italiana – diciamo che questa volta la difesa del meraviglioso “Cortile”, patrimonio dell’Umanità, ci riguarda davvero tutti.
Eh, no… allora mi chiamate a nozze!
“L’Unione Sarda
Assalto alla Sardegna, scippo in 47 mosse
Il piano segreto di Draghi per imporre nell’Isola pale e pannelli solari per 15 milioni di utenti
In prima battuta parlarono di un vero e proprio attacco hacker ai sistemi informatici. Sotto accusa finirono, guardacaso, nientemeno che i sabotatori cibernetici di Vladimir Putin, accusati di una trasferta nei sobborghi elettronici del Ministero che fu dell’Ambiente. Roberto Cingolani, il fisico prestato prima alle armi di Leonardo e poi alla Transizione Ecologica del governo Draghi fu caustico persino nell’annuncio. In un attimo, dalle restrizioni del gas dello Zar di Russia, si elevò anche a vittima delle «minacce esterne rilevate sulla rete informatica del ministero», tanto che «per prudenza abbiamo dovuto sospendere il funzionamento di tutti i sistemi informatici del ministero». È difficile immaginare quale fosse il recondito obiettivo dei manipolatori della rete. Da quel momento, però, il sito della Transizione Ecologica si è trasformato in una sorta di Donbass conteso, tra hacker e propugnatori di segreti di Stato.
Il buio eolico
Spariti link di accesso, provider vietati, procedure rese inaccessibili, amministrazione trasparente trasformata nel buio più oscuro. Il campo di battaglia delle «valutazioni ambientali» si era di punto in bianco eclissato, guarda caso proprio nel momento in cui il trio dell’alta finanza di Palazzo Chigi, Mario Draghi, Roberto Cingolani, Ministro all’eolico e Vittorio Colao, l’uomo di Vodafone fattosi Ministro del digitale, annunciavano la svolta procedurale del Pnrr, ovvero soldi europei, un po’ regalati molti da restituire, tutti, però, da spendere senza guardare in faccia a nessuno per la Transizione Ecologica e Digitale. In barba ad ogni procedura, sin dall’inizio fu invocato a gran voce lo “scatenamento” dei progetti sulle rinnovabili, come se la “stearica” fosse dietro l’angolo.
Cavalcata delle Valchirie
I signori del vento non attendevano altro: sentire quelle parole di conforto trasformarsi nel suggestivo ululato degli incentivi di Stato, quelli necessari a trasformare la transizione ecologica nella più irruenta e scomposta “Cavalcata delle Valchirie” alla conquista di denari facili e progetti sfrenati sulla terra e sul mare di Sardegna. L’operazione pianificata e gestita da uomini ombra si è dispiegata con impeto, dai palazzi del potere di Roma sino all’Isola dei Nuraghi, dalle anticamere degli aeroporti a quelle dei ministeri. Si raccontano di incontri fugaci ma efficaci tutti protesi a elargire garanzie blindate e indisturbate su autorizzazioni rapide e denari copiosi. Il sito online del Ministero, intanto, continuava a registrare un elettroencefalogramma assolutamente piatto, come se in terra sarda fosse calata la nebbia più fitta. Per rintracciare appetiti eolici o solari si doveva scavare negli anfratti delle Capitanerie di Porto e affidarsi a qualche magnanimo infiltrato capace di bypassare il blocco informatico. Sino a ieri. Sino a quando con una stringa informatica inedita, il caveau del Ministero della Transizione ecologica si è miracolosamente aperto. Non più la storica e tradizionale Commissione Via, ma «Valutazione Impatto Ambientale» con una parentesi che significa di tutto e di più «(PNIEC – PNRR)». Due acronimi che provocano l’immediato effetto dei dollari rotanti nelle pupille dei cercatori di vento e sole in terra di Sardegna. Quando la combinazione informatica fa scattare l’ultimo cilindro della serratura si capisce che il sacco dell’Isola del “vento furioso” si sta consumando senza pudore nei sotterranei di Roma, senza che alcuno, nella terra dell’Autonomia Speciale e dimenticata, sapesse niente.
Draghi pensiero
Quando immetti il codice di riconoscimento dei progetti da dislocare da nord a sud dell’Isola, dalle montagne alle periferie, dalle zone agricole alle coste, capisci cosa intendesse Mario Draghi nella sua ultima prolusione parlamentare quando invocava la transizione ecologica ad ogni costo. L’elenco dei progetti presentati in Sardegna non è numerato, non c’è un prima e un dopo, c’è semplicemente uno tsunami eolico e agrifotovoltaico da invasione vera e propria, pianificata, come se il regista fosse uno solo. L’operazione dei progetti sconosciuti, nascosti e preservati dalla pubblica “curiosità”, tutti presentanti per il sacco della Sardegna, si è consumata dall’inizio del terzo anno della maledetta pandemia sino alla rovinosa e per molti imprevedibile caduta del governo dei “migliori”.
Ad ogni costo
Tra gennaio e luglio di quest’anno, l’abbuffata dei signori delle rinnovabili “ad ogni costo” si è ingegnata in ogni modo, dalla certificazione “naturale e benefica” dei progetti fotovoltaici affidata nientemeno che alle api, attraverso un “biomonitoraggio attraverso l’apicoltura, sino alla nuova frontiera delle sfruttamento dell’acqua con la costruzione di una nuova centrale idroelettrica dentro le montagne dell’entroterra più inaccessibile dell’Isola. La mappa è complessa e articolata scandita da ben 47 progetti, tutti da approvare nel segreto di questa pianificata invasione sarda, tutta da finanziare attraverso il “malloppo” del Pnrr da utilizzare per realizzare e trasformare quelle pale in una slot machine di incentivi senza fine. La scansione dei progetti è una sorta di via crucis del paesaggio, aggredito al solo fine di fare cassa. A rendere questo piano nascosto del Governo Draghi è l’ammontare complessivo della potenza elettrica che si pensa di installare nell’isola. Un quantitativo che si avvicina al raddoppio dell’attuale insediamento di pale e distese di pannelli. Basti un semplice dato per comprendere cosa si stava “nascondendo” tra le mura del Ministero della Transizione eolica e solare: la potenza dichiarata da tutti i progetti nell’elenco dei 47 è di ben 2.090 megawatt.
15 milioni di abitanti
Una cifra esorbitante che si somma a quella prevista dall’invasione eolica a mare: in pratica con tutta questa energia si può, in teoria, alimentare una popolazione di 15 milioni di abitanti, dieci volte tanto quella della Sardegna. Un dato che conferma l’obiettivo di Palazzo Chigi e dintorni: trasformare l’Isola in una vera e propria colonia energetica al servizio del Continente. Un dato che va ben oltre anche la più pessimistica previsione e trasforma il rischio in un piano ormai “scoperto” in ogni suo dettaglio. Su tutti i progetti presentati ben 29 sono ancora allo stadio di verifica amministrativa, ovvero non risultano ancora disponibili gli allegati tecnico progettuali. Un elemento che rende ancora più grave l’operazione visto che gran parte dei progetti ammessi alla fase due, quella della valutazione, risultano non consultabili.
Progetti secretati
Un vero e proprio velo di segretezza su una scalata senza precedenti alla terra sarda. In questi giorni, l’ultimo ieri, nel silenzio più assoluto sono persino scaduti i tempi per la presentazione di opposizioni ai progetti che sono stati ammessi alla procedura. In pratica il ministero della Transizione ecologica sta tentando di giocare la partita dell’eolico – fotovoltaico terrestre nel silenzio più assoluto per non indurre alcuno ad opporsi allo scempio del paesaggio e ancor peggio al “furto” di vento, sole e adesso e acqua per “foraggiare” le grandi multinazionali straniere, e non solo, tutte protese ad ingrassare “incentivi” e a sbancare la Sardegna. C’è di tutto in questo elenco, comprese società che già nel recente passato sono state coinvolte in mega inchieste sull’utilizzo degli incentivi da parte di associazioni criminali. Tre sono i poli territoriali messi sotto attacco come se l’Isola fosse stata divisa nella grande torta speculativa. L’insediamento più rilevante viene pianificato nel Campidano, con società satellite di fondi internazionali dediti alla più spavalda speculazione sulle rinnovabili.
Nomi “blasfemi”
Ci sono società dai nomi più strampalati, dall’evocazione pittorica di Tintoretto srl e Tiziano srl, sino a quella più “blasfema” che si riconduca all’antica storia del Popolo Sardo, Shardana srl all’Energetica Campidano. C’è, poi, la calata nel nord dell’Isola, da consumare da est a ovest, dall’aggressione ai graniti della Gallura interna, sui monti di Tempio, Luras, Calangianus e Aggius con l’ennesimo violento scempio eolico sino alle immense distese agrifotovoltaiche pianificate nell’agro di Sassari, passando per Ittiri, Porto Torres sino a Stintino. Il terzo attacco è tutto alla Sardegna centrale, passando da Suni, Sagama, Sindia e Tinnura, per arrivare a Onanì, Bitti e Lula, spingendosi alle porte di Oristano nel comune di Santa Giusta. Nell’operazione emergono nomi schermati da una registrazione camerale apparentemente sarda che, invece, cela tutt’altro. Ci sono personaggi, nomi e volti in alcuni casi ben conosciuti, che la Sardegna la battono a tappeto da tempo. Nell’elenco dei persuasori compaiono stranieri, finanziari e persino qualche dirigente regionale di primo piano di partito, inviati, per conto delle multinazionali, a proporre gli insediamenti più spregiudicati ai Sindaci di riferimento.
Vento, sole e acqua
Parchi eolici da conficcare nei luoghi più illibati di questa terra, dalle multinazionali più assatanate ai signori della Saras che, non paghi della violenza di ciminiere stagliate nel Golfo degli Angeli e benzene nelle viscere della terra, si candidano a infilzare, con il via libera del Governo in carica per l’ordinaria amministrazione, pale ciclopiche proprio sopra l’avveniristico “Einstein Telescope” di Lula o sul Monte Argentu di Nurri. In questo piano d’assalto alla Sardegna per la prima volta compare anche un progetto per la realizzazione di un impianto di accumulo Idroelettrico mediante pompaggio ad alta flessibilità.Non bastava il vento e il sole, ora le multinazionali, in questo caso la Edison S.p.A., punta a impossessarsi anche dell’acqua. Il tutto da consumarsi in una delle vette intorno al lago Flumendosa, a partire da “Taccu Sa Pruna”, posizionato tra Esterzili e Orroli. L’elenco dei progetti è uno scacchiere di guerra, dove la Sardegna è chiamata a rinunciare a tutto, dal paesaggio al vento, al sole e, persino, all’acqua. Affari illimitati in terra sarda, con tanti incentivi di Stato, quelli per i quali il capo dello Stato Mattarella ha dato a Draghi la licenza di spendere e spandere anche in tempi di ordinaria amministrazione. Non è un caso che i pieni poteri di cui gode il governo in questo momento, che resta comunque in carica, verranno utilizzati per il colpo d’agosto, approvare questa mega speculazione energetica sulla testa della Sardegna e dei sardi.”
(Mauro Pili)
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Che siano maledetti, tutti.
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Strano non abbiano proposto di farlo a Viareggio, dove l’incidente di anni fa, a un semplice treno, ha dimostrato la pericolosità del trasporto di gas liquido. Siccome i responsabili se non sbaglio non hanno patito conseguenze negative, mi sembra il posto perfetto per imporre alla popolazione un rischio molto maggiore.
Il tutto ovviamente a favore degli USA, che così potranno venderci a prezzi altissimi il loro gas, visto che ci vietano di comprarlo, in modo più sicuro e motlo più economico, dalla Russia.
Siamo una colonia, no?
Possiamo solo abbassare la testa e obbedire, sennò ce la tagliano.
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Antonia solo maledetti? Che crepino tutti , prima di noi e dei nostri figli, e poi siano anche maledetti dalla memoria e dalla storia!
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Nella Ravenna renziana invece tutto bene. Come se di puzzo, olio e inquinamento non ce ne fosse già abbastanza.
Ma il ” commissario” è lo stesso renziano Bonaccini ,( tutto in famiglia) che i giornali giornalmente incensano ,( nuovo segretario PD?)
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Ravenna piddina: immagini.
https://www.ravennatoday.it/economia/industria-chimica-vuole-realizzare-una-nuova-produzione-inquinante-la-protesta-di-vivi-ravenna-verde.html
https://www.gruppopdemiliaromagna.it/il-pd-per-il-rilancio-della-chimica-in-italia/
https://rockwool.zipmap.nl/201/yara-italia-ravenna-plant
https://www.ilsole24ore.com/art/eni-scommette-ravenna-spingere-l-idrogeno-blu-ADuurXf
Bello lo skyline, vero? E dovreste sentire il profumo… E ci manca il nuovo rigassificatore, accettato con letizia e gratitudine dal sindaco (PD ovviamente…), e col voto di tutti i “responsabili”. ( Ma non erano tutti Gretini?)
https://www.ravennanotizie.it/rubriche/lopinione/2022/08/06/alberto-ancarani-rigassificatore-il-modello-ravenna-esiste-grazie-al-senso-di-responsabilita-dellopposizione-di-centrodestra/
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