Analista militare, passò molte notti a fotocopiare di nascosto 7 mila pagine top secret che rivelavano come le autorità americane mentissero ai loro cittadini sulla guerra in Vietnam e mandassero a morire migliaia di giovani americani. E oggi afferma: “Il presidente potrebbe chiudere il caso in ogni momento, nel giro di un’ora” […]

(DI STEFANIA MAURIZI – Il Fatto Quotidiano) – È una leggenda. Un uomo di eccezionale coraggio morale, che ha rischiato la vita per far emergere la verità. Cinquantuno anni fa, Daniel Ellsberg, allora analista militare, passò molte notti a fotocopiare di nascosto i Pentagon Papers, 7 mila pagine top secret che rivelavano come le autorità americane mentissero ai loro cittadini sulla guerra in Vietnam e mandassero a morire migliaia di giovani americani, pur sapendo benissimo di non poter vincere. Il Fatto Quotidiano lo ha intervistato.

Torniamo a quelle notti del 1971, che lei passò a fotocopiare i Pentagon Papers. Non era terrorizzato di passare la vita in prigione?

Non volevo passare la mia vita in prigione, ma avendo una possibilità di far finire prima una guerra che stava uccidendo milioni di persone, il prezzo della libertà o della vita di una persona sembrava una scelta naturale. Avevo un addestramento militare da marine. Senza l’esempio dei giovani americani che andavano in prigione per protestare nel modo più forte possibile contro quella guerra, probabilmente, non avrei pensato di fare quello che ho fatto. Ma con il loro esempio, fu facile.

Lei non andò in prigione, mentre la fonte di WikiLeaks, Chelsea Manning, ci ha passato otto anni e ha provato ad ammazzarsi tre volte, Edward Snowden è stato costretto a scappare in Russia e Julian Assange è stato incriminato ai sensi dell’Espionage Act. Si aspettava che, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, un giornalista sarebbe stato rinviato a giudizio per aver pubblicato informazioni vere e nel pubblico interesse?

Gli avvocati dell’American Civil Liberties Union (Aclu) avevano previsto che Donald Trump avrebbe incriminato i giornalisti. Nessun presidente l’aveva ancora mai fatto. È una sfacciata violazione del First Amendment (che negli Stati Uniti garantisce protezione costituzionale alla stampa). È ovviamente anticostituzionale, cosa che, naturalmente, non ha fermato Trump, ed è vergognoso che Biden abbia portato avanti il procedimento penale (contro Assange). Biden potrebbe chiudere il caso in ogni momento, nel giro di un’ora. Anche Obama aveva considerato di incriminare Julian, ma aveva rinunciato a farlo proprio per questo e anche perché, se lo avesse fatto, non avrebbe avuto alcuna scusa per non incriminare anche il New York Times e non voleva incriminare il Times, in parte perché è un giornale estremamente utile alle amministrazioni che si succedono: supporta l’impero e non solleva obiezioni contro l’immensa quantità di denaro che finisce nella cosiddetta difesa.

Nel suo caso, l’incriminazione con l’Espionage Act crollò quando si scoprì che gli uomini di Nixon si erano introdotti nell’ufficio del suo medico…

Fu uno dei motivi, ma non l’unico. Una delle prime cose che emersero fu che avevano scassinato l’ufficio del mio ex psicoanalista, per ottenere informazione con cui ricattarmi per ridurmi al silenzio. Ma ci fu altro: intercettazioni illegali, l’uso della Cia per scoprire quali fossero le mie vulnerabilità e i tentativi di killer, che avevano tutti lavorato per la Cia, di “neutralizzarmi”. Tutto questo portò il giudice a sentenziare: queste circostanze anomale offendono il senso di giustizia e le accuse vanno lasciate cadere.

Mentre nel caso di Assange, le rivelazioni che la Cia aveva pianificato di ammazzarlo non hanno portato alla chiusura del caso…

Il giudice (Vanessa Baraitser) non le ha neanche considerate seriamente, una cosa che pare scioccante. Mi rendo conto che la legge inglese è diversa da quella americana. Noi abbiamo fatto una rivoluzione, e ottenuto il First Amendment, loro no, non hanno la protezione costituzionale della stampa. Ma che le conversazioni di una persona rinviata a giudizio (Assange) con i suoi avvocati siano state ascoltate illegalmente, come anche quelle con i suoi medici e i suoi visitatori – gli ho fatto visita due volte nell’ambasciata dell’Ecuador e sono sicuro che eravamo registrati – quello anche in Gran Bretagna (sorride) o in qualsiasi altro Paese, dovrebbe portare alla chiusura del caso, tranne forse in uno Stato di polizia, tipo Germania dell’Est.

La rivelazione dei Pentagon Papers innescò una battaglia leggendaria per la libertà di stampa fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Se le autorità americane riusciranno a processare Julian Assange, crede che la Corte emetterà anche stavolta una sentenza a favore della libertà di stampa?

Con il clima attuale, quello degli ultimi 20 anni dopo l’11 settembre, potrebbe essere condannato. Di conseguenza, il First Amendment verrebbe eliminato. Questo vuol dire che non solo le fonti, ma anche i giornalisti dovranno avere paura di essere incriminati e condannati per aver fatto il loro mestiere di rivelare informazioni che il governo non vuole vedere pubblicate. Questo è un governo che, come sappiamo, conduce guerre aggressive: conflitti criminali come quello dell’Iraq. Un governo che si preoccupa pochissimo per le popolazioni di quell’area, come stanno dimostrando con l’Afghanistan. È scioccante che stiano condannando gli afghani alla fame e al freddo, per punirli, tenendo congelati i loro fondi. In poche parole: questo è un governo (i cui crimini) vanno rivelati, e non lo saranno se il caso di Julian Assange segnerà una svolta (in negativo) e avremo, essenzialmente, una stampa come quella della Russia di Stalin.