Due fattori. Il primo è l’escalation di tensioni tra Paesi dell’Europa dell’Est e Mosca, che ha inciso nell’aumento delle richieste di missili, aerei e altro materiale tattico. E poi c’è l’acquisto di F-35 dagli Stati Uniti […]

(RICCARDO ANTONIUCCI – Il Fatto Quotidiano) – Negli ultimi cinque anni in Europa i flussi di armi importate sono cresciuti più che in qualunque altra regione del mondo. A segnalarlo è uno studio pubblicato dall’International Peace Research Institute di Stoccolma (Sipri), che il 14 marzo ha aggiornato ha aggiornato il suo “Arms transfers database”, l’unica fonte pubblica sulle forniture di armi nel mondo, che tiene conto non solo delle vendite di armamenti, ma anche delle donazioni e della produzione su licenza dal 1950 a oggi, a Stati, organizzazioni internazionali e anche gruppi non statali, incluse le guerriglie.

Lo studio mette a confronto le forniture del periodo tra il 2012 e il 2016 e tra il 2017 e il 2021, calcolate non sulla base dei contratti, ma del volume di pezzi forniti e del loro valore di mercato. In questo modo riesce a considerare non solo le vendite dirette, ma anche le donazioni e la produzione per conto terzi. Il risultato è che mentre al livello globale le esportazioni di armamenti sono calate del 4,6%, nello stesso periodo l’Europa ha aumentato l’import del 19%, rappresentando complessivamente il 13% delle forniture di armi nel mondo. Il vecchio continente è ben piazzato anche sul piano delle esportazioni. Al contrario della Russia, che ha visto un calo dell’export del 26% per la minore richiesta da parte di India e Vietnam. Mosca conta ancora per il 19% di tutte le esportazioni, comunque. Tra le fughe in avanti più significative, messo da parte lo scontato record degli Stati Uniti, si segnala la Francia, che tra il 2017 e il 2021 è stata il terzo maggiore esportatore di armi al mondo (l’11% del totale), con un aumento delle esportazioni del del 59% rispetto ai 5 anni precedenti. Al quarto posto la Cina e la Germania al quinto.

La corsa europea agli armamenti è spiegata dall’Istituto di Stoccolma con due fattori. Il primo è l’escalation di tensioni tra Paesi dell’Europa dell’Est e Mosca, che ha inciso nell’aumento delle richieste di missili, aerei e altro materiale tattico da parte di molti Stati dell’Est Europeo. La Polonia, per esempio, si trova al 36° posto della lista dei principali Paesi importatori, e ha aumentato le forniture del 3,6% rispetto al periodo 2012-2016 ricevendo essenzialmente da Stati Uniti (36%), Italia (12%) e Corea del Sud (12%). Il nostro Paese ha aumentato le importazioni dall’1% all’1,2% del totale mondiale, ricevendo essenzialmente da Usa, Germania e Israele. Nelle prime file dei maggiori importatori di armi siedono il Regno Unito, la Norvegia e i Paesi Bassi. Londra ha aumentato le importazioni del 74% tra il 2012-16 e il 2017-21 e figura al 12° posto tra i principali importatori globali. L’incremento degli arsenali a Oslo è stato addirittura del 343%, mentre nei Paesi Bassi l’aumento è del 116 per cento. Una grossa parte di questo incremento a tripla cifra è rappresentato dall’acquisto di F-35 dagli Stati Uniti, il secondo fattore di militarizzazione individuato dal Sipri per il continente europeo. I numeri cresceranno ulteriormente con l’aumento delle spese militari stabilita dal vertice di Versailles.

Quanto all’Ucraina, nei cinque anni prima dell’invasione, e nonostante il conflitto in Donbass, l’afflusso dall’estero è stato limitato: lo 0,1% del totale globale. Va considerato, però, che il Paese produce armamenti e che ha ancora a disposizione l’arsenale ereditato dall’Urss. Le armi occidentali, da Usa e altri Paesi Nato, hanno avuto generalmente significato più politico che operativo, ritengono gli analisti del Sipri. L’acquisto con maggiore efficacia sul campo, lo abbiamo scoperto dalle cronache, è stato probabilmente quello di 12 (questo il numero ufficiale) droni armati turchi Bayraktar TB2. In termini di quantità, il principale fornitore di Kiev risulta però la Repubblica Ceca, da cui sono arrivati 87 veicoli corazzati e 56 pezzi d’artiglieria. Seguono gli Usa con i loro 540 missili anticarro Javelin, tra gli asset più citati del conflitto ucraino.