POLONIA 2 – ITALIA 0 – Il capo della Lega era al secondo giorno della pubblicizzata missione per “dare una mano” ai profughi della guerra. Lo ha accolto il sindaco Wojciech Bakun. E pure gli insulti degli italiani […]

(TOMMASO RODANO – Il Fatto Quotidiano) – La definizione della parola “nemesi” per la Treccani: “Un avvenimento considerato come un atto di giustizia compensativa. Talvolta anche col significato generico di punizione o vendetta, con carattere di ineluttabile fatalità”. La nemesi di Matteo Salvini prende forma un martedì mattina di fronte alla stazione dei treni di Przemysl, in Polonia, a 15 minuti dal confine ucraino. Il capo della Lega è al secondo giorno della pubblicizzata missione per “dare una mano” ai profughi della guerra. Lo accoglie il sindaco Wojciech Bakun, primo cittadino dal 2018 di questa città di frontiera da 60 mila abitanti, eletto nella lista di estrema destra Kukiz’15, un movimento anti-sistema fondato nel 2015 da un musicista punk.
Salvini incrocia Bakun all’uscita della stazione dei treni. Non era previsto alcun incontro – sostiene lo staff del leghista – ma il sindaco polacco avvicina il senatore dicendo di volerlo ringraziare pubblicamente. Così i due improvvisano una conferenza stampa all’aperto, di fronte a una decina di microfoni, qualche giornalista e poche fotocamere.
È l’inizio di una scena memorabile. Bakun dapprima ringrazia le organizzazioni italiane impegnate nell’emergenza, poi all’improvviso comincia a schiaffeggiare – metaforicamente – il suo interlocutore: “Stamattina ho ricevuto l’informazione che il senatore Salvini avrebbe visitato Przemysl. Lo ritengo insolente da parte sua, così ho deciso di regalargli una maglietta con l’immagine del suo amico Putin e invitarlo a visitare un centro con i rifugiati in cui ci sono migliaia di vittime di questa guerra”. Bakun sfila dalla giacca una t-shirt bianca con l’effigie di Putin e una scritta celebrativa, simile a quelle che Salvini esibiva in pubblico fino a poco tempo fa. Il video viene pubblicato sui social da un collaboratore del sindaco e diventa virale. I tempi comici sono irresistibili, anche per via del ritardo tra le parole di Bakun e la comprensione delle stesse da parte di Salvini, in attesa della traduzione. Così il capo della Lega rimane per lunghi secondi con un’espressione fissa e inebetita. Quando finalmente mette a fuoco quello che sta succedendo, prova a replicare in inglese maccheronico: “Sorry, sorry… We are here for the help… helping the refugees” (“Scusi, siamo qui per aiutare i rifugiati”). Il sindaco lo ignora e poi lo congeda: “No respect for you” (“Nessun rispetto per te”). Salvini si allontana per pochi secondi, poi torna indietro quando sente gli insulti che gli rivolgono due italiani, fotografi freelance: “Sei un pagliaccio, vergognati”. Il leghista li punta con occhio vitreo, medita di reagire, invece si ferma e se ne va via definitivamente, augurando a tutti buon lavoro.
Qualche ora più tardi il capo della Lega prova a normalizzare la colossale figuraccia internazionale con poche parole d’imbarazzo: “Non ci interessa la polemica della sinistra italiana o polacca, siamo qui per aiutare chi scappa dalla guerra”. Il deputato leghista Claudio Borghi addirittura definisce l’accaduto un “agguatino stile centri sociali”. Ma se c’è stata un’imboscata – come sostiene chi è vicino al senatore – è arrivata da un sindaco di estrema destra. Kukiz ’15 è una formazione xenofoba e antieuropeista proprio come la Lega, prima della recente svolta moderata (ma piaceva anche ai Cinque Stelle che nel 2019, sotto la gestione di Luigi Di Maio, ci si volevano alleare).
È la stessa destra polacca che accoglie i profughi bianchi e disprezza quelli di colore: proprio alla stazione di Przemysl, la scorsa settimana, gruppi di violenti vestiti di nero hanno aggredito un gruppo di rifugiati africani, in fuga dalla stessa Ucraina verso cui spalancano le braccia.
Salvini era stato avvisato anche dai servizi italiani di quanto fosse inopportuna la trasferta “umanitaria”: qualcuno si sarebbe potuto ricordare delle sue simpatie putiniane. La nemesi, ironia della sorte, è arrivata da uno più a destra di lui.
certo; vedere sfancularsi due che appartengono alla medesima area politica é uno spettacolo imperdibile…!!!
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Ma dove ha trovato quella giacca?
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La vendetta del destino si prende beffa del capitone. Va bene ,ci fa enorme piacere. Però non vorrei, che per questo, cominciassimo a provare simpatia per i nazi che lo hanno perculato. Semmai dovremmo prendere in seria considerazione il fatto che la loro empatia per gli ucraini fuggiaschi sia dovuta alla sincronia con i golpisti di Kiev .
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