
(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – “Il cinismo di quei pacifisti che dicono no a Zelensky”. Vedo questo titolo in cima all’editoriale di Paolo Mieli sul Corriere. Corro a leggere e trovo citato quasi tutto il mio editoriale di sabato. Manca solo la mia firma, così nessuno capisce con chi ce l’abbia Mieli (le guerre non si dichiarano più). Quindi i “pacifisti cinici” che “dicono no a Zelensky” sono io. Che, tra parentesi, non sono mai stato pacifista […]
Il guerrafondaio ipocrita
(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – “Il cinismo di quei pacifisti che dicono no a Zelensky”. Vedo questo titolo in cima all’editoriale di Paolo Mieli sul Corriere. Corro a leggere e trovo citato quasi tutto il mio editoriale di sabato. Manca solo la mia firma, così nessuno capisce con chi ce l’abbia Mieli (le guerre non si dichiarano più). Quindi i “pacifisti cinici” che “dicono no a Zelensky” sono io. Che, tra parentesi, non sono mai stato pacifista e non ho mai parlato con Zelensky, ma fa niente. Con la sua prosa mieliflua, Mieli mi impartisce una “lezione tramandataci dalla storia”, perché com’è noto è pure uno storico. Infatti infila una collezione di paralleli che, con l’Ucraina, c’entrano come i cavoli a merenda. Tipo gli aiuti “ai repubblicani nella guerra civile spagnola”, alla “rivolta nel ghetto di Varsavia”, agli oppositori di Pinochet e Videla. Ma quelli in Cile e Argentina erano golpe interni: quella in Ucraina è un’invasione esterna. La guerra di Spagna e la seconda guerra mondiale mossero eserciti contro altri eserciti (Varsavia la liberò l’Armata Rossa):oggi né gli Usa, né la Nato né l’Ue intendono inviare un solo soldato in Ucraina. Anche il paragone fra i Sudeti e l’Ucraina traballa: il Führer pianificava il dominio tedesco su tutta Europa e lo sterminio di milioni di ebrei, zingari e gay; lo zar, per quanto criminale, parrebbe un po’ meno pretenzioso.
Potremmo continuare, se lo strazio del cuoricino di Mieli sanguinante per il nostro cinismo non ci inducesse a smettere. E a seguirlo toto corde nel purissimo afflato di solidarietà per Zelensky, offuscato solo dalla mancanza di analogo trasporto per i serbi, i libici, gli afghani, gli iracheni e gli altri popoli invasi e sterminati dall’Occidente buono. Noi abbiamo sempre condannato quelle guerre con lo stesso cinismo con cui condanniamo quella di Putin e sognato sanzioni e armi contro i criminali che le avevano scatenate: ma erano impossibili perchè avremmo dovuto sanzionarci e bombardarci da soli. E ora che Putin fa ciò che facevamo noi vorremmo tanto che perdesse la guerra. Ma purtroppo gli esperti dicono che è improbabile: l’unica incognita di questa guerra non è come finirà, ma quando e con quanti morti (direttamente proporzionali alla sua durata). Perciò speriamo che duri poco. A meno che, si capisce, Usa, Nato e Ue non dicano sì a Zelensky con no fly zone, caccia e truppe di terra: cioè con la terza guerra mondiale. Se è questo che auspicano Mieli&C., lo dicano: “Vogliamo la terza guerra mondiale”, anziché nascondersi dietro la resistenza ucraina per fare bella figura nei talk. Ma lo dicano a Biden, alla Nato, all’Ue e all’amato Draghi: perché sono questi a “dire no a Zelensky”, non i pacifisti cinici. Che, per quanto esecrabili, sono meglio dei guerrafondai ipocriti.
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Grazie Raf
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Come Riotta e Fubini, anche Mieli fa parte di quella squadra di paraculi-gattopardi intenti solo a difendere la loro sedia. Sono gli stessi che attaccano la Spinelli. Ieri anche Belpietro ha fatto un editoriale contro Riotta e Fubini invitandoli a presentarsi in Ucraina e fare la guerra ai russi. Della serie armiamoci e partite. Grazie Raf.
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scusa. dopo “difendere la loro sedia”, aggiungerei: ” e la sedia dei loro padroni i cui posteriori sono ben lubrificati dalla saliva di schifosi giurnalisti al guinzaglio…”!!!
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Grazie Raf2
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Quando uno le canta a Mieli fa sempre piacere. Vorrei aggiunere qualcosa di più spiacevole dei giudizi già poco lusingieri di Travaglio ma scivolerei facilmente nel turpiloquio.
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Ma certo “In IRAQ NON C’ERANO BAMBINI”
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QUALISPATERTALISFILIUS!
http://brancheresistenti.altervista.org/padre-paolo-mieli-protagonisti-dellinformazione-massa-antiitaliana/
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‘Azz che parabola che ha fatto Mieli da Potere Operaio direttamente a FoxNews
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👍😊
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solo che FoxNews, se non ricordo male, leggiucchiavo qualcosa pria dell’intervento russo in Ucraina,
era contro la politica dei DEM che stavano la tenendo
tanto che un editoriale del più famoso Foxista mi era parso scritto da Giulietto Chiesa
visto che denunciava le guerre per procura chiamate rivoluzioni colorate
(ed una di queste è stata la prima maidan, arancione, quella che ha eletto quel presidente con il passaporto biciok
finito poi diosinizzato) e criticava pure l’ultima paragonando con la gita chiassosa al campidoglio
quindi no, Mieli, al massimo, è andato alla CNN
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Chissà perché quando mi capita di vedere le sue trasmissioni di Storia su rai3, ho sempre l’impressione che non me la racconti del tutto giusta.
Ha un che di untuoso e inaffidabile.
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infatti la parte interessante sono i suoi ospiti, tipo Barbero
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👍
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più che untuoso direi: “viscido” che pagherebbe pur di vendersi!!!
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“La stampa” ( allora gruppo Fiat)
30 novembre 2014, direttore mario calabresi (poi sostituito da maurizio molinari, fino al 2020)
Articolo a firma di maria grazia bruzzone.
Vedete voi se vale la pena mettersi a discutere con gente che non vuole capire un caxxo di cosa sia il sistema mediatico italiano.
PS: mieli è stato direttore de La stampa, per due anni.
Buona lettura
https://www.lastampa.it/blogs/2014/11/30/news/i-neo-nazi-imperversano-in-ucraina-ma-il-nazismo-non-e-piu-il-male-assoluto-per-l-occidente-br-1.37251621
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Adesso c’è massimo giannini a dirigere il giornale, l’uomo che invocava draghi anche nel sonno (e la conseguente caduta di conte). Il signor giannini ha nulla da dichiarare rispetto la posizione del suo giornale di qualche anno fa?
E su draghi, silurato sulla rotta per il colle e spernacchiato in europa, niente da dire oggi?
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👍😂😂😂
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👍
😂😂😂
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Grazie Raf2
“Sabato scorso, Volodymyr Zelensky si è collegato via zoom con trecento parlamentari americani. Li voleva convincere a premere perché il loro governo autorizzi l’istituzione di una «no-fly zone» per proteggere l’Ucraina «dai terroristi russi». O, in subordine, consenta che siano inviati a Kiev aerei in modo che quei martoriati si possano «difendere da soli».
Eventualmente anche altri strumenti utili a contrastare l’offensiva putiniana che viene dal cielo. Se neanche questa soluzione è possibile, ha detto verso la fine del suo intervento quasi sopraffatto dall’emozione, «allora significa che anche voi volete che ci uccidano lentamente». Lentamente? Quell’avverbio ci è rimasto impresso. Zelensky mostra di non conoscere quel che sostengono non soltanto i suoi numerosi supporter occidentali, ma anche personalità che, persino qui in Italia, si battono (o dicono di battersi) per por fine alle «ostilità». Altro che lentamente. Anzi: il più velocemente possibile. Con il sottinteso che il sacrificio degli ucraini, se ha da essere, sia rapido. questa teoria che potremmo definire «super realista», è inutile aiutare gli ucraini ad «allungare la loro lotta di qualche settimana» in vista di «una resa scontata». Se si ritiene che abbiano buone probabilità di «farcela nel breve o anche nel lungo periodo», ha un senso inviar loro le armi. Altrimenti «armare civili non o mal addestrati» serve solo a «prolungare l’agonia del Paese». Peggio: a «moltiplicare la carneficina» così da «usare quel popolo martoriato come carne da macello». Il tutto per i «giochi di guerra dei grandi». Ovviamente ogni parola o espressione che abbiamo riportato tra virgolette è stata pronunciata. Talvolta messa per iscritto. proviamo ad applicare retroattivamente questo teorema, scopriremo la dannosità di atti che fino a oggi avevamo tutti considerato positivamente. Forse — seguendo il filo del discorso di cui si è detto poc’anzi — l’aiuto che fu offerto ai repubblicani ai tempi della guerra civile spagnola (1936-1939) ebbe l’effetto di moltiplicare le carneficine. In particolare, dopo la fine della battaglia dell’Ebro (novembre ’38) quando le chances di vittoria dell’armata antifranchista erano prossime allo zero. Sarebbe stato poi un grave errore offrire supporto ai maquisards francesi. I quali nel ’42, quando allo sbarco in Normandia mancavano ancora più di due anni, compivano azioni di sabotaggio provocando reazioni selvagge da parte del regime di Vichy. E che follia sarebbe stata — sempre secondo questo ragionamento — dare sostegno (ahimè scarso), tra aprile e maggio del 1943, alla rivolta nel ghetto di Varsavia. Destinata inevitabilmente a concludersi con lo sterminio nazista di migliaia e migliaia di ebrei.
Che pazzia poi nel secondo dopoguerra assistere i movimenti di resistenza ai colpi di Stato in Brasile (1964), Indonesia (1965), Cile (1973), Argentina (1976). C’era qualche «possibilità di farcela» contro Humberto de Alencar Castelo Branco, Haji Mohammad Suharto, Augusto Pinochet o Jorge Rafael Videla? Poche. Erano ben addestrati i giovani ribelli destinatari di aiuti provenienti da Paesi o comunità politiche che simpatizzavano per la loro causa? No. La loro azione armata sortì l’effetto di attenuare gli eccidi dei despoti sopraffattori? Mai. Anzi fu il contrario.”
Identico discorso può essere esteso, ad ogni evidenza, anche alle battaglie come quella vietnamita o quella sudafricana che, solo dopo anni e anni, si sono rivelate vincenti. Nel mondo variegato delle lotte di liberazione, nessuno ha mai conosciuto in partenza l’esito di quelle guerriglie. Chi avrebbe scommesso che gli afghani, nell’arco di appena quarant’anni, avrebbero sconfitto prima l’impero sovietico e poi quello statunitense?
Va detto — in conclusione — che c’è qualcosa di cinico, di immorale, financo di irritante nel doversi sentire riproporre (non è la prima volta, purtroppo) ragionamenti del genere. Quando si assiste a una così evidente riedizione di quel che accadde alla fine degli anni Trenta, darsi l’obiettivo di non aiutare i Sudeti di oggi nel dichiarato intento di «risparmiar loro una carneficina» ha un che di sinistro. Tanto più che, quando verrà il tempo della tregua, un conto sarà, ad ogni evidenza, il poter intavolare una contrattazione tra i carnefici di Putin e un popolo che può ancora disporre di forze combattenti, altra cosa sarebbe giungere a un negoziato che veda gli ucraini distrutti, con le spalle al muro, in balia dei loro aguzzini. Chi persegue quest’ultimo obiettivo, anche se pubblicamente nobilita tutto ciò chiamandolo «trattativa», in realtà, intende «resa». Resa totale. Che, al cospetto di una così evidente sopraffazione, porterebbe a una pace solo apparente. E noi tutti ben conosciamo la lezione tramandataci dalla storia: i popoli che hanno subito un martirio, prima o poi si vendicano. Di chi li ha seviziati. Ma anche di chi, pur in nome della non violenza e della fratellanza universale, ha reso possibile quel supplizio. O non ha mosso un dito per impedirlo.”
Questo è l’articolo di Mieli che cita il direttore del Fatto.
Dalle accuse del presunto storico del Corriere. Travaglio si difende con sagacia da solo.
Io volevo confutare alcune affermazioni storiche di Mieli.
Parla dei colpi di stato in Brasile , Cile, Indonesia , Argentina, omettendo di dire che furono tutti ispirati e sostenuti dagli Yankee.
Gli aiuti ai maquis e ai partigiani italiani e greci vendere dati perché gli angloamericani erano in guerra con i tedeschi.
Perché Mieli non parla dei palestinesi e dei curdi?
Ha proprio ragione chi lo definisce ” il Pifferaio del potere”.
Nel merito della vicenda Ucraina. fermo restando che si tratta di una aggressione criminale, che senso ha dare armi a chi ha solo da perderci?
Ancora non sono entrati in azione i corpi russi di élite, le brigate BTG.
L’unica via per salvare la popolazione civile è una trattativa che porti a un’Ucraina neutrale .
Non ci sono alternative.
Ad Alesia , quando Vercingetorige capi che lo scontro con i Romani avrebbe portato al massacro dei Galli ,scelse di arrendersi a Cesare.
Gianni
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Totalmente d’accordo. Mieli mette insieme nel suo minestrone sconnesso eventi storici differenti originati da situazioni differenti pur di sostenere una tesi che va non solo contro la realtà ma anche contro l’umanità. Se quel Zelensky che ora tutti adorano come leader carismatico alle prime avvisaglie di bruciato avesse proposto dei negoziati a Putin, ora non passerebbe come un eroe ma avrebbe probabilmente evitato morti, distruzioni e sofferenze di milioni di persone. E ottenuto molto di più, o ceduto molto di meno, di quel che alla fine dovrà fare. Non si può fare il Leónida con i suoi 300 Spartani quando le Termopili sono popolate di anziani, bambini, gente comune che tutto volevano tranne essere coinvolti in una guerra. Quos vult Iupiter perdere dementat prius. È così, Putin è un criminale e Zelensky un demente. Alla salute di quell’altro demente di Mieli. Fosse per lui, saremmo già dentro la terza guerra mondiale
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👏👏👏👏👏👏
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Ma Mieli deve avere una incipiente demenza senile, non è la prima volta che sbarella vistosamente….l’ho notato varie volte quando parlava dei 5* e in particolare di Virginia Raggi. Poi,ricordo quando scrisse cn sussiego che Arcuri aveva ordinato mascherine sufficienti per tutto il genere umano nei decenni a venire. E MT lo azzannò sbugiardandolo clamorosamente. Tra vecchi rimbambiti ipocriti e giovani rampanti con la scaletta sotto il braccio e la posizione a 90 gradi rispetto ai loro padroni siamo messi proprio bene
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@bugsyn
👍👍👍
Le giravolte di Mieli sono un classico.
https://www.italiaoggi.it/archivio/renzi-ando-alla-ruota-della-fortuna-l-anno-in-cui-b-scese-in-politica-e-a-tutti-chiaro-che-era-gia-un-1937795
Gianni
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“Anche il paragone fra i Sudeti e l’Ucraina traballa”. Invece a me pare reggere eccome. Hitler con la scusa dei Sudeti si voleva prendere la Cecoslovacchia (non è dato sapere se già allora pensava al predominio sull’Europa), Putin con la scusa del Donbass vuole prendersi l’Ucraina (ad oggi non è dato sapere se vuole pure Estonia, Lettonia, Moldavia, ecc.).
Poi se Travaglio ritiene che Putin “parrebbe un po’ meno pretenzioso” ci facesse sapere come se ne è convinto.
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Anche i giornalisti si comportano come i manzoniani polli di Renzo. Trovandosi legati insieme , destinati a finire nella pentola di un avvocaticchio-azzeccagarbugli, non trovarono niente di meglio che beccarsi tra loro. E allora andò a finire che l’avvocaticchio nemmeno li volle, trovando più conveniente (come don Abbondio) stare dalla parte di chi aveva commesso un sopruso piuttosto che difendere il Renzo vittima del sopruso.
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Mieli, Giannini e compagnia sono rabbiosi perché il loro idolo Draghi che doveva raccogliere l’eredità della Merkel per la guida dell’Europa è risultato ininfluente se non addirittura ridicolo nel modo che ha trattato la crisi Ucraina. Non si stente più il Fiorentino vantarsi di aver fatto cadere Conte per avere Draghi come PdC ,e volevano farci credere che quando Obama aveva dei problemi chiamava Mario…………..
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“Quando si assiste a una così evidente riedizione di quel che accadde alla fine degli anni Trenta”
non mi è chiaro se Mieli intenda i fatti odierni o quelli iniziati otto anni fa
quando, i maidanisti, hanno iniziato le purghe su base etnica e hanno continuato
ad utilizzare un linguaggio, ed una pratica, nei confronti dei russofoni che rammenta molto
quelli che venivano utilizzati dagli alleati del loro attuale eroe storico, Bandera e i suoi UPA
comunque Mieli non è solo
revisori della storia stanno nascendo come funghi tipo uacrisis dot org che scrive in italiano
e, a proposito di notizie fasulle che vengono pubblicate,
tutti a prende in giro i telegramisti, ex no-qualcosa, che abboccano a notizie come
“una motivazione per l’invasione dell’Ucraina è che stavano fabbricando armi chimiche”
che scritta in quel modo è un tantino da ‘strillone titolista assunto da tutti i quotidiani italici’ più che da notizia.
peccato che la Russia stiano dicendo da un paio d’anni, e qui la notizia, che sia in Ucraina che in Georgia,
gli USA aveva aperto dei laboratori biologici nei quali non si sapeva cosa facessero
ripeto un paio d’anni
poi ieri la Nuland lo avrebbe confermato dicendo che dovevano portare via il tutto per non dar modo
ai russi di metterci le mani sopra
benvenuti nell’epoca del tutto vero-tutto falso
altro esempio, i corridoi umanitari, i russi li fanno e poi li bombardano
quindi è probabile che la verità non la sapremo mai
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La Germania comincia a preoccuparsi per la possibile chiusura ad opera della Russia della fornitura di gas e petrolio,
Qualcuno ha le quotazioni della benzina e del gas odierne?
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Putin oltre a essere un rullo compressore è anche uomo chiaramente intelligente e
di buon senso.
I suoi obiettivi li sta raggiungendo e spero che lasci una via di fuga non chiudendo
del tutto i rubinetti ai paesi europei assoggettati dal suo gas, petrolio e altre materie prime essenziali per la loro sopravvivenza (le nazioni umiliate covano sempre vendette, la storia lo insegna).
Passato lo stress, ne gioverebbe alla Russia come immagine di vero Stato aperto alla
democrazia autentica tra i popoli europei,
e dando ragioni e una volata agli stessi popoli di liberarsi rovesciando
le “classi dirigenti-politiche” ormai manifestamente vendute anima e corpo,
chi più chi meno, ai padroni di oltre oceano.
In tal caso questa guerra sarà servita a un vero riassetto naturale dell’area e dei popoli europei, nei fatti arcistufi di questi burattini.
Nel caso in cui la Russia prendesse la direzione verso est, lascerebbe l’opportunità
agli Atlantisti europei di proseguire nella
riorganizzazione e messa a punto del progetto momentaneamente interrotto,
togliendo così ogni speranza ai popoli.
Ma Putin sa anche che, così facendo,
farebbe solo un apparentamento
innaturale, per ripiego forzato, per affari,
tralasciando le il volere dei popoli affini
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Oltreoceano
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A carte scoperte
Massimo Gramellini
L’Articolo della Vittoria, apparso per errore sui siti statali russi con un anticipo financo eccessivo rispetto alla realtà, ha il merito di togliere la maschera a Putin e, si spera, le fette di salame dagli occhi di qualche relativista di casa nostra.
Vi si legge che l’Ucraina è tornata alla Grande Madre Russia perché America ed Europa non hanno avuto la forza di trattenerla nella loro sfera di influenza e che questa guerra sancisce la fine del dominio occidentale sul mondo.
Ma come? Qui qualcuno ci aveva spiegato che il conflitto era stato propiziato dall’arroganza miope dell’Occidente e che per evitarlo sarebbe bastato far arretrare la Nato, meglio ancora dissolverla in uno sbadiglio. Il fatto che fossero stati proprio i Paesi dell’ex Patto di Varsavia a volersi mettere sotto l’ombrello atlantico era evidentemente il frutto di un’ipnosi collettiva.
Da una simile ricostruzione Putin ne usciva come un attaccabrighe, certo. Ma un attaccabrighe che si era limitato a reagire a una provocazione.
Questo perenne tormentarsi dell’Occidente con i sensi di colpa va persino a suo onore. Però la ricerca ostinata delle cause ultime spetta agli storici. Esercitata dai contemporanei, assomiglia a un alibi per giustificare la resa alle ragioni del bullo di turno.
La banale realtà è quella illustrata dall’articolo uscito precocemente sui siti russi. Putin ha deciso di papparsi l’Ucraina, e non perché l’Occidente era troppo ostile, ma perché lui ha avuto l’impressione che non lo fosse abbastanza.
Russia, i piani di Putin svelati in un articolo sulla vittoria in Ucraina (pubblicato per errore)
di Marco Imarisio
Nel testo, comparso il 26 febbraio sull’agenzia di stampa Ria Novosti, si legge: «L’Ucraina è tornata in Russia, l’epoca della diaspora del mondo russo sta volgendo al termine». E ancora: «Il dominio occidentale è finito»
DAL NOSTRO INVIATO
MOSCA – L’ora è tutt’altro che incerta. Alle otto del mattino in punto. E forse doveva valere per tutti. La mattina del 26 febbraio è stato pubblicato sul sito della Ria Novosti, l’agenzia di stampa statale, distillatrice dell’ufficialità governativa, una curiosa analisi scritta da uno dei più esperti commentatori della testata. «L’Ucraina è tornata in Russia, l’epoca della diaspora del mondo russo sta volgendo al termine».
L’autore ha un altro nome, ma sembra il riassunto delle personali interpretazioni della storia fatte dal presidente russo in queste ultime settimane.
D’accordo, è un errore. Capita che nella fretta venga pubblicato un articolo che dà per fatto qualcosa che non lo è ancora.
Ma adesso si scopre che anche sul canale televisivo Sputnik e sul suo sito, e su quello di un’altra testata governativa, alla stessa ora dello stesso giorno, era apparso lo stesso articolo che celebrava la vittoria russa dopo due soli giorni di combattimento in Ucraina. E quindi l’ipotesi di un commento trionfale che spiegasse le intenzioni del Cremlino, da trasmettere a reti unificate, prende corpo.
Nel documento, l’Europa e l’Unione europea vengono definite «ingrate e irriconoscenti», soprattutto smemorate, «perché la loro nascita è stata possibile soltanto grazie ai nostri sforzi». «La Russia sta ricreando la sua storica unità: la tragedia del 1991, questa terribile catastrofe della nostra storia, è stata finalmente superata». Non c’era altra scelta, secondo l’entusiasta editorialista. «Con la decisione di non lasciare la soluzione della questione ucraina alle generazioni future, possiamo dire senza un minimo di esagerazione che Vladimir Putin si è messo sulle spalle una responsabilità enorme».
Ma per fortuna, è andato tutto bene. «Il nostro problema era il complesso di essere una nazione divisa e umiliata, cominciato quando Madre Russia cominciò a perdere pezzi del suo territorio e poi venne obbligata a riconciliarsi con l’idea di essere divisa in due Stati e in due popoli. Adesso il problema non esiste più: l’Ucraina è ritornata a essere Russia. Questo non significa che le sue istituzioni verranno cancellate, ma saranno ricostruite e torneranno alla loro condizione originaria, essere parte del mondo russo».
In questo scenario di vittoria schiacciante e di fiato alle trombe, l’Occidente è una comparsa balbettante, capace solo di sottovalutare la forza di Putin. «Ma davvero qualcuno a Parigi e Berlino ha potuto credere che Mosca avrebbe rinunciato a Kiev? L’America e l’Europa non hanno avuto la forza di conservare l’Ucraina all’interno della loro sfera di influenza. Più precisamente, avevano una sola strategia: scommettere sul collasso della Russia. Ma era chiaro da quasi vent’anni, dal discorso di Putin a Monaco del 2007, che le pressioni dell’occidente non avrebbero prodotto alcun risultato, perché la Russia è da sempre pronta a fronteggiarli, moralmente e a livello geopolitico».
Ma la grande vittoria ucraina, di preciso dove dovrebbe portarci? L’autore ci offre per interposta persona la risposta di Putin. «Alla costruzione di un nuovo ordine mondiale, che sta accelerando e al tempo stesso sta colpendo l’edificio della globalizzazione anglo sassone. Un mondo multipolare sta finalmente diventando realtà».
Le ultime righe dell’articolo sono le più importanti, perché rivelano la visione e gli obiettivi di Putin. «Questo è un conflitto tra la Russia e l’Occidente, una risposta all’avanzata dell’atlantismo… la Russia non ha solo lanciato una sfida, ha dimostrato che il dominio occidentale è ormai finito. Cina, India, il mondo islamico e l’Africa, il sud est asiatico, tutti hanno capito grazie a noi che ormai l’epoca della dominazione globale dell’Occidente è terminata».
C’è quasi tutto il pensiero di Vladimir Putin. Mancano solo alcuni dettagli.
La guerra non è durata due giorni appena. E poi, un pensiero, uno solo, per il popolo ucraino, avrebbe fatto la sua bella figura.
A corredo dell’articolo era stata scelta una foto della piazza Maidan di Kiev. Se non altro rivela fin dall’inizio quali fossero le intenzioni del Cremlino.
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sembrano caricati a molla
oggi dichiarano questo
domani il contrario di questo
recitano secondo il copione
con faccia imperturbabile
teatranti della democrazia
opportunisti dell’interesse
spregiatori della verità
negatori eterni dell’anima
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Sto cercando questa “anima” da parecchio… fino ad ora non ne ho trovato traccia, comunque proseguirò la ricerca, del resto Faust è riuscito pure a “venderla”…
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Tranqui, non ti trovi nemmeno il cazzo per pisciare, figuriamoci l’anima…
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Fai rumore ? No ! Zitti e buoni
Rai, il governo dà via libera alla vendita della società delle torri Rai Way. Usigrai: “Solo un modo per ripianare il buco di viale Mazzini”
Draghi ha firmato un dpcm che consente a Viale Mazzini di scendere sotto la quota del 51%, cosa che era vietata da un decreto adottato nel 2014 dal governo Renzi. Ora il progetto di fusione con Ei Towers, che detiene le infrastrutture di trasmissione di Mediaset in Italia, potrà essere riavviato
di F. Q. | 7 MARZO 2022
Via libera del governo alla possibilità per la Rai di cedere le sue quote nella società delle torri di trasmissione, con un’operazione che apre la strada al riassetto del settore. Il presidente del consiglio Mario Draghi ha firmato un dpcm che consente a Viale Mazzini di scendere sotto la quota del 51% della sua partecipazione azionaria in Rai Way, attualmente fissata al 65%. L’azienda, quotata in borsa, possiede la rete di diffusione del segnale radiotelevisivo. Ora il progetto di fusione con Ei Towers, che detiene le infrastrutture di trasmissione di Mediaset in Italia, potrà essere riavviato. Il sindacato Usigrai ha chiesto chiarimenti: “Perché il governo apre alla possibilità che la Rai perda il controllo delle proprie torri di trasmissione? Rispetto a un asset strategico per l’azienda di Servizio Pubblico il governo ha il dovere di spiegare le ragioni di questa scelta”, scrive in una nota. “Prima di mettere in mani private un patrimonio pubblico di questa portata deve dire qual è il progetto strategico per il sistema paese rispetto al tema delle torri di telecomunicazioni e trasmissione. Ad oggi sembra solo un modo per consentire all’AD della Rai di fare cassa con una nuova ondata di vendita. Dunque, ancora una volta – esattamente come nel 2014 – il governo causa il buco nelle casse della Rai, non assicurando a Viale Mazzini il 100% dei ricavi da canone, e poi chiede alla Rai di vendere i propri ripetitori per ripianare quel buco e tenere i conti in pareggio. Ci auguriamo di sbagliarci. Ma ad oggi questo è il messaggio”.
Un tentativo infatti era già stato messo in piedi sette anni fa quando il Biscione, che allora possedeva la maggioranza delle azioni della società, tentò di lanciare un’opa su Rai Way, che si infranse sull’opposizione del governo Renzi, contrario alla vendita delle torri, ritenute un asset strategico del Paese. Una norma del 2014, ora superata dal decreto Draghi, impediva alla tv pubblica di scendere sotto il 51%. A questo punto lo scenario appare destinato a cambiare. Ei Towers è posseduta al 60% dal gruppo F2i, guidato da Renato Ravanelli, e al 40% da MediaForEurope (Mfe), il nuovo nome di Mediaset. Allo studio ci sarebbe la creazione di un nuovo gruppo, in grado di capitalizzare oltre due miliardi di euro, che controllerebbe tutte le infrastrutture nazionali e potrebbe realizzare sinergie gestionali e quindi una riduzione dei costi a vantaggio anche della Rai, già alle prese con un piano di tagli per far fronte alle minori entrate.
Un piano tutto da definire, che potrebbe trovare l’opposizione di diverse forze politiche, come successo nel 2015. Ad alzare la voce, al momento, è proprio il partito dell’ex premier Matteo Renzi. E’ “un provvedimento grave”, approvato “senza alcuna trasparenza e senza che sia stato detto a cosa debbano servire questi soldi in più che arrivano nelle tasche della Rai”, afferma Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva e segretario della Commissione di Vigilanza, che aggiunge: “La garanzia che le torri restassero un bene pubblico, posta da Renzi nel 2014, sarebbe quindi stata cancellata senza alcuna rassicurazione sulla destinazione di questo patrimonio. Una pagina pessima, verificherò se ci sono strumenti parlamentari o di altro tipo per bloccare questa decisione”.
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Così come le autostrade ferrovie reti elettriche e via dicendo costruite con i soldi di tutti gli italiani andranno in mano a privati.Cosi la rai tra un po’ per trasmettere pagherà per usare le torri e verrà aumentato il canone.Popolo di idioti tutti zitti e buoni c’è il drago che ci dirige.
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Non è un semplice editoriale ma una goduria
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UCRAINA. UNO SCOMODO TESTIMONE
Giorgio Bianchi
Giorgio Bianchi, fotoreporter, giornalista e documentarista è stato bloccato la mattina del primo maggio all’aeroporto di Kiev. Per il Governo ucraino è persona non gradita. E per cinque anni non potrà fare ritorno in Ucraina dove si stava recando per un documentario sul Donbass. Giorgio e la sua fotocamera hanno visto molte cose come , ad esempio ciò che è successo davvero a Maidan. Cose che lui ci rivela in questa intervista esclusiva dove non nasconde nulla, neppure le sconvolgenti immagini che ha scattato. È facile allora capire perché Giorgio, in Ucraina, sia persona non gradita. È solo un altro modo per definire un testimone scomodo.
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Commovente questo Gesù Cristo de noialtri, fotoreporter di bufale già note da tempo, guarda caso intervistato da Byoblu le milke balle blu. Per fortuna le stronzate che posti lasciano poche TRACIE
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Negare la verità documentata solo perchè questo signore è no vax , dimostra la tua bieca ignoranza.
Per tua informazione io sono si vax ma non entro in “guerra” con chi non la pensa come me
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starei attento ad evitare denuncie per calunnia e/o diffamazione!
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Paura eh che qualcuno racconti verità che non collimano con le tue?
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Andrea Rocchelli, i punti oscuri e i testimoni chiave: una docu-inchiesta prova a far luce sull’omicidio del fotoreporter. L’anticipazione – Il Fatto Quotidiano – https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/09/04/andrea-rocchelli-i-punti-oscuri-e-i-testimoni-chiave-una-docu-inchiesta-prova-a-far-luce-sullomicidio-del-fotoreporter-lanticipazione/5920572/
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Mieli e’ sempre stato un paraculo del sistema marcio, come tutti i suoi simili che sguazzano in tv a spese nostre, PUNTO
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ciao a tutti, ci sono molti commenti, direi una ampia maggioranza, non faccio nomi, che sono troppo troppo troppo interessanti.
Smettetela! mi obbligate a leggerli tutti!
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Alla figura fantozziana del cazzaro verde in Polonia si somma quella del bibitaro Gigino, una coppia di idioti elevati a governanti.
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Da sempre lo zio Sam fa il frocio con il culo degli altri
Gli Stati Uniti hanno rifiutato un’offerta a sorpresa da parte dell’alleato della NATO, la Polonia, di schierare i suoi caccia MiG-29 di fabbricazione russa in una base statunitense in Germania per integrare l’aviazione ucraina per proteggere lo spazio aereo. Gli Stati Uniti hanno cercato di accelerare la fornitura di armi all’Ucraina. Ma la prospettiva che gli aerei da guerra vengano spostati dal territorio della NATO alla zona di guerra “solleva serie preoccupazioni per l’intera alleanza della NATO”, ha affermato il Pentagono. “Continueremo le consultazioni con la Polonia e gli altri nostri alleati della NATO su questo problema e sulle complesse sfide logistiche che presenta, ma non riteniamo che la proposta della Polonia sia giustificata”, ha affermato in una nota il portavoce del Pentagono John Kirby., secondo Reuters.
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Forse l’unico paragone che ci sta è quello con la guerra del Vietnam.
Solo che Mieli si dimentica di ricordare quella volta chi erano gli invasori e soprattutto se il Corriere all’epoca stava coi vietcong e definiva gli americani ‘carnefici’ e ‘aguzzini’ e quello dei vietcong ‘martirio’ e ‘supplizio’.
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