Visto che di morire per Kiev non se ne parla, e se provassimo a rinunciare al gas di Putin? Un fastidioso senso di colpa pesa sui governanti dell’Ue, frutto anche dei sempre più drammatici appelli […]

(ANTONIO PADELLARO – Il Fatto Quotidiano) – Visto che di morire per Kiev non se ne parla, e se provassimo a rinunciare al gas di Putin? Un fastidioso senso di colpa pesa sui governanti dell’Ue, frutto anche dei sempre più drammatici appelli del premier Zelensky affinché il fronte occidentale faccia “molto di più” per fermare la brutale aggressione. Il no deciso della Nato alla “No fly zone” sul cielo ucraino (e se poi un aereo russo la viola che facciamo, l’abbattiamo?) rientra nel perimetro tracciato da Joe Biden che esclude qualsiasi coinvolgimento militare Usa (e quindi europeo) onde evitare “la Terza guerra mondiale”. Quanto alle sanzioni economiche varate sono certamente molto dure ma forse non abbastanza da dissuadere l’autocrate dai suoi progetti criminali. Senza contare che il popolo russo, ampiamente scarnificato dalla storia, non scenderà in piazza solo perché gli chiudono Ikea. Ragion per cui il governo Draghi è alla ricerca di possibili compensazioni energetiche (soprattutto dall’Algeria e dai Paesi del Golfo) per la possibilità: a) che sia la Russia a chiudere i rubinetti come ritorsione nei confronti di un paese “ostile”; b) se fossimo noi a decidere di non versare più un euro agli invasori. “Senza il gas russo l’autunno sarà freddo”, titolava, ieri, sul Corriere della Sera il Dataroom di Stefano Agnoli e Milena Gabanelli. In caso di immediata sospensione delle forniture non ci sarebbero gravi contraccolpi in una stagione che tende al bello. Però, reperire per ottobre 14 miliardi di metri cubi di gas sarebbe quasi impossibile. Alcune semplici domande. Siamo pronti ad affrontare, come sistema Paese, gli effetti di una pesante crisi energetica, in questo caso “voluta” e non subita? La maggioranza sarà davvero compatta nel sostenere le ragioni della rinuncia al gas, con il rischio che si freni bruscamente la ripresa del dopo Covid? Matteo Salvini (in viaggio di testimonianza verso il confine bellico) sarà pronto a proclamare: costi quel che costi prima gli ucraini? E dai banchi dell’opposizione, Giorgia Meloni si farà carico di una battaglia soprattutto ideale visto che pagando profumatamente Gazprom&soci finanziamo indirettamente la sporca guerra? E scenderà in trincea anche la Confindustria, con gli industriali disposti a rischiare contraccolpi sulla produzione? E come reagirebbe il sindacato ai conseguenti tagli occupazionali? Ma, infine, gli italiani quanto sono realmente pronti a gelare per Kiev?