Che la stragrande maggioranza degli italiani si dichiarino contro il sostegno militare dell’Italia alla guerra e a favore dell’avvio di negoziati con Vladimir Putin per giungere a una pace immediata è la percentuale (abbastanza immaginabile) che esce dai sondaggi. Meno scontato sarebbe poter leggere e ascoltare […]

(ANTONIO PADELLARO – Il Fatto Quotidiano) – “Ho cominciato a morire quando tu che sei mio fratello hai distolto lo sguardo da me”. Da un testo scritto e interpretato dagli studenti del Liceo Alfano di Salerno (visibile su Youtube)

Che la stragrande maggioranza degli italiani si dichiarino contro il sostegno militare dell’Italia alla guerra e a favore dell’avvio di negoziati con Vladimir Putin per giungere a una pace immediata è la percentuale (abbastanza immaginabile) che esce dai sondaggi. Meno scontato sarebbe poter leggere e ascoltare come questa ferma e diffusa opinione sulla guerra (e sulla pace) venga vissuta dalle persone (e non dai numeri) nella loro vita reale. Sulla base di quali argomenti, accompagnata da quali osservazioni critiche ed eventuali proposte. Opportunità che mi è stata offerta, ieri, dal Liceo Alfano di Salerno grazie a un collegamento via internet con i ragazzi, su iniziativa del corpo docente e della dirigente professoressa Elisabetta Barone. Stiamo parlando di una struttura scolastica con 1.340 studenti e 210 insegnanti, a carattere interdisciplinare (liceo scientifico, linguistico, musicale). Dove si studiano le scienze umane e dunque gli aspetti collegati alla costruzione dell’identità personale e delle relazioni umane e sociali. A giudicare dal contenuto puntuale delle domande e dalla vivacità dell’esposizione ho avuto la conferma di come la scuola italiana sappia proporre modelli di eccellenza. Qualità che diamo per scontate (quelle rare volte che ce ne occupiamo) ma che scontate non sono affatto. Ma veniamo a una breve sintesi di ciò che, riguardo al conflitto in corso, questi ragazzi chiedono: soprattutto capire di più e capire meglio, pur avendo tutti ben chiaro che ci troviamo di fronte a un aggressore e un aggredito. Come mai davanti all’invasione russa, Stati Uniti e Ue si sono mostrati così colpevolmente impreparati? A cosa servono i frequenti vertici dei cosiddetti Grandi se non riescono neppure a prevedere (e prevenire) l’uso della violenza bruta da parte del proprio vicino di sedia? L’invio di armi pesanti all’Ucraina non è in contrasto con la nostra Costituzione che ripudia la guerra? E può servire a qualcosa? Perché il popolo russo non segue l’esempio dei cinquemila scienziati russi che hanno coraggiosamente chiesto a Putin di fermare le operazioni belliche? Perché la Nato ha voluto installare i propri missili in prossimità dei confini russi pur sapendo che prima o poi l’autocrate di Mosca avrebbe reagito? Che ruolo gioca la Cina in tutto questo? Potrebbe mediare tra i due nemici? Per caso, l’America di Biden non cercherà di approfittare della guerra per impadronirsi di un’altra fetta del mercato energetico? Che senso hanno le durissime sanzioni imposte a Mosca se continuiamo a importare il loro gas pagandolo profumatamente e dunque finanziando indirettamente la loro sporca guerra? È giusto chiedere a un direttore d’orchestra, a una cantante lirica o a un campione dello sport l’abiura della propria patria pur se governata da un personaggio negativo e senza scrupoli? Perché su alcuni giornali e su alcune tv la guerra diventa un altro modo per scatenare fazioni e tifoserie mentre il pubblico chiede un’informazione attendibile e quanto più possibile oggettiva? Capisco che per il cretino collettivo questi interrogativi meriterebbero di essere esposti in una lista di proscrizione filo Putin. Ebbene, mi autodenuncio perché li condivido tutti.