Nonostante la guerra, i turisti dall’est continuano ad arrivare: hanno case di proprietà e spendono fino a 300 mila euro a stagione. Per aggirare il blocco ai voli passano da Helsinki e Dubai […]

(MARCO GRASSO – Il Fatto Quotidiano) – Ha uno zainetto sulle spalle e l’aria un po’ spaesata di chi è arrivato con i vestiti che ha addosso. All’ora di chiusura è l’unico cliente, ha in mano un sacchetto di Intimissimi con un po’ di biancheria per tirare avanti qualche giorno. “Sono ucraino, quando è scoppiata la guerra ero in Slovacchia e non potevo tornare indietro. Non sapevo dove andare, ho trovato ospitalità da amici che vivono qui a Forte dei Marmi”. Più si va nel dettaglio e più diventa difficile capirsi. E non è chiaro se sia un problema linguistico o una barriera alzata per evitare i particolari. Aleksej, 48 anni, spiega di essere un “businessman”. Una definizione comune fino a qualche tempo fa. Quando a nessuno interessava davvero che origine avessero i soldi provenienti dall’Est.

Le sanzioni hanno reso molto complicati gli spostamenti delle persone e del denaro. Eppure dagli aeroporti di Firenze e Pisa, negli ultimi giorni, non è passato inosservato un viavai costante. Ricchi ucraini, in fuga dal conflitto. Molti russi, più meno stanziali, che a Forte dei Marmi hanno trovato un buen retiro: “Proprio in questi giorni alcuni clienti russi ci hanno chiesto di avviare compravendite di ville – spiega Davide Turrini, agente immobiliare – I canali per concludere gli affari sono difficili, ma non impossibili. Loro le chiamano le ‘exit strategy’. Con l’aria che tira, e un presidente del genere…”. Turrini rappresenta la Luxury Villas Italy, società di property finder specializzata in immobili di lusso a Forte dei Marmi, Portofino, Porto Cervo, Lago di Como e Maggiore. La titolare, Helena Manzhos, è ucraina. I clienti, al 70%, sono russofoni: “C’è una differenza marcata tra nuove e vecchie generazioni. Le prime sono contrarie alla guerra. Le altre sono più plasmate dalla propaganda”.

La domanda viene spontanea: ma come fanno ad aggirare le limitazioni? “Occorre fare delle distinzioni – premette Claudio Salvini, gestore dell’agenzia Forte dei Marmi Villas – Un conto sono gli oligarchi, persone che hanno 4 o 5 passaporti, magari fondi in Svizzera o Medio Oriente. Se non sono nella black list, hanno margine di manovra molto ampio. Un altro conto è una sorta di classe medio-alta, la più numerosa”. Intendiamoci su cosa significa: “Non stiamo parlando dei magnati che spendono 300mila euro di affitto per una villa durante la stagione estiva – spiega il sindaco Bruno Murzi – ma di persone che magari si possono 50-60mila euro per tre mesi, e che fanno la spesa al supermarket come tutti”. Per semplificare: molto ricchi, ma non abbastanza da non dover contare i soldi. E ora molto spaventati dalla guerra. “Senza più voli diretti arrivano con aerei che fanno scalo a Istanbul o Dubai, oppure raggiungono Riga o Helsinki in treno, per poi prendere un volo da lì – spiega ancora Salvini – Alcuni clienti, inoltre sono arrivati con visti turistici. I consolati non ne facevano più da prima del Covid”.

Forte dei Marmi ha 8.500 abitanti, distribuiti su una lingua di terra di sei chilometri, cinque ristoranti stellati e sei a cinque stelle. Un centro storico denso di boutique griffate e un prezzo del mattone che arriva a 15mila euro a metro quadro. Una villa con piscina costa fra i 3 e i 10 milioni di euro. Negli ultimi vent’anni russi e ucraini hanno sostituito la tradizionale clientela di nobili e grandi industriali italiani. La pandemia aveva già cambiato le abitudini in Versilia. “Nel 2019 abbiamo avuto 26mila turisti russi – dice ancora Murzi – nel 2020, con il Covid, sono crollati a 3.800, nel 2021 sono risaliti a 5mila. Temiamo che questo conflitto possa essere una mazzata. Ciò che ci preoccupa è prima di tutto la guerra. Poi certo, in condizioni simili non può esserci nemmeno il turismo”. Nei giorni scorsi Murzi ha avviato una raccolta di generi di prima necessità, medicine e vestiti per bambini, andata esaurita in poche ore: “Hanno donato anche molti russi”.

A tarda sera al Bocconcino, in piazza Garibaldi, ci sono una decina di tavoli occupati. La metà da clienti russi. L’atmosfera è un po’ malinconica, da paesino balneare in inverno. La guerra è sulla bocca di tutti. Video-chiamate con parenti in Russia e in Ucraina. Olga, mentre fa allontanare i figli con il cane, fa un segno inequivocabile vicino alla tempia: “Psychopath”. Poi in inglese: “Quello ormai non ragiona più, è solo nel bunker”. “It’s just a Putin’s show”, si inserisce il marito. Al Caffè Marguttiana, altro ritrovo cittadino, la comunità spesso si divide: “C’è chi pensa sia un azzardo questa guerra e chi evidenzia che le responsabilità non sono solo di Putin, ma anche della Nato – racconta il proprietario Antonio Francolino – per ora qui a Forte disdette non ne abbiamo avute molte”.

In paese hanno trovato il loro rifugio anche alcuni oligarchi. Negli ultimi mesi ha fatto parlare di sé Vitaly Bezrrodnykh, magnate dell’It e delle criptovalute, con una capacità di investimento attestata fra i 50 e i 200 milioni di euro. Ha acquistato alcuni alberghi storici come il Tirreno (7 milioni di euro) e il Montecatini, che vorrebbe trasformare in hotel di lusso. Le operazioni sono condotte con società offshore sparse tra le Bahamas e altri paradisi fiscali. Ma sono in molti adesso a chiedersi se le sanzioni non si abbatteranno su questo genere di investimenti, se collegati a capitali russi. Ancora più noto forse è il banchiere Oleg Tinkov, che con le sanzioni secondo Forbes ha perso 5 miliardi di dollari. In Versilia il magnate possiede il resort di lusso La Datcha. Nei giorni scorsi ha fatto un importante coming out anti Cremlino: “La vita è fragile ed è una sola – ha scritto in post su Instagram, abbracciato alla famiglia – In Ucraina muoiono persone innocenti ogni giorno, questo è impensabile e inaccettabile. I governi dovrebbero spendere soldi in ricerca contro il cancro, non per la guerra. Siamo contro questo conflitto”. In tanti si chiedono se non saranno proprio queste élite a presentare il conto a Putin. I segnali di insofferenza non mancano. “La mia impressione è che in Russia la popolazione sia divisa a metà fra chi è pro e contro Putin – dice Asia, commessa di Gucci, a Forte dei Marmi da vent’anni – Sono nata nell’Urss e oggi sono molto delusa dal mio Paese. Le guerre vengono fatte da governi e subite dalla povera gente”.

Un raggio di luce, a metà mattinata, arriva dai bambini del paese. Gli allievi della scuola elementare Carducci ieri hanno attraversano le vie della città per chiedere la pace. “Sentono le notizie a casa, sono preoccupati – dice la maestra Grazia Parrai – Hanno amici russi e ucraini, non capiscono il senso di quello che accade e forse nemmeno noi”. Su un cartello è scritto: “La guerra è una schifezza”. Su un altro: “La pace non si arrende”. Hanno preparato una lettera per Sergio Mattarella e una per Papa Francesco. Li accompagna il direttore del plesso Nicola Bandoni: “È un’uscita pensata per placare le tensioni che vivono. Giorni fa uno di loro ha chiesto al padre: papà, la guerra arriverà anche da noi?”.