
(Fabrizio Roncone – Sette – Corriere della Sera) – Allora, sentite questa. L’altro giorno mi chiamano dalla direzione del Corriere e mi chiedono di provare a intervistare Antonio Di Pietro. Siamo dentro l’anniversario di Mani Pulite, trent’anni esatti: l’idea sarebbe di andarlo a trovare a Montenero di Bisaccia, parlarci, vedere che fa adesso e, soprattutto, sapere cosa pensa di tutto quanto è successo dopo quei memorabili e tremendi giorni, quando da Milano, dal Palazzo di Giustizia rotolò giù l’inchiesta che scosse violentemente il Paese, lasciandolo traballante e con crepe ancora piuttosto profonde.
Prendo la vecchia agendina telefonica e cerco alla lettera “D”: trovo due numeri fissi e un cellulare. È ancora buono. Al terzo squillo, risponde una voce pastosa, forte, inconfondibile, e come sempre gentile. Saluti di cortesia (per i cronisti, prima nella stagione da magistrato, poi in quella di politico, andarlo a trovare nella sua masseria era un gita classica, che i giornali ti costringevano a fare almeno un paio di volte l’anno).
Di Pietro va subito al sodo: «Guardi, so già cosa sta per chiedermi. Ma la mia risposta è: no. E sa perché? Perché io ho deciso di sparire. Voglio farmi dimenticare. Di Pietro, quel Di Pietro, non esiste più».
Così, netto. Allora ci salutiamo, mi stia bene, buona fortuna, e io intanto me lo immagino con una camicia a quadri e un maglione un po’ slabbrato, le scarpe grosse da contadino e la barba un filo lunga: lo vedo in piedi dietro al cancello, dove lo lasciai l’ultima volta, lungo la strada per Palata.
Una siepe curata e i suoi tremila ulivi, i vigneti sulle colline basse, il rumore lontano di un trattore. Laggiù, la terrazza che ha trasformato in veranda, diventata il suo ufficio: un po’ contadino e un po’ avvocato, di nuovo avvocato, dopo essere stato emigrante (a 21 anni, per andare a fare il metalmeccanico a Bohmenkirch, in Germania), commissario di polizia, magistrato leggendario, deputato, senatore, due volte ministro (nel Prodi 1 e nel Prodi 2), fondatore dell’Italia dei Valori e parlamentare europeo (più una mezza intenzione di candidarsi a sindaco di Milano nel 2016 e il corteggiamento di qualche grillino ribelle, a caccia di un leader credibile). Quante cose, in questi primi 71 anni, caro Di Pietro. E che progetto gigantesco: farsi dimenticare. Ma davvero pensa di riuscirci?
o.t.
lei e’ lei , e voi non siete un c.
https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/io-so-rsquo-monica-voi-nun-siete-cazzo-ndash-maggioni-301129.htm
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Italia dei valori non era malaccio come partito e poteva essere un progetto da consolidare se non si arenava alle logiche del giusnaturalismo che non collimavano bene con pieghe troppo inamidate.
Le discussioni!
Il problema di mettere tante teste insieme e includerle in decisioni univoche; il PD ha risolto questo fondo di indeterminatezza perenne con gli assiomi dei vertici che decidono pure per il mio gatto.
Il M5S* portava un altro ideale andato a finire a gambe all’aria proprio per l’impossibilità della sua attuazione.
Il giovane si ritrova con l”anziano , la casalinga , la professionista e un contadino; quale sia il denominatore comune è chiaro ed è la TV, in mancanza di gruppi naturali che si mettono pacificamente a discettare di politica per il bene del Paese!
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Grande Tonino, comunque sia.
Che c’azzecca che c’azzecca?
E alla C.Costituzionale c’é Amato, pensate un pò.
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Mamma mia che osservazione da brividi
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La politica è ma in realtà politica significa porre a significato entità di natura sociale e in questo processo di intentata trasformazione con intenti più o meno consapevoli o diretti e etero diretti verso un preciso senso che comico di incasso, oggi molto incasso da scasso che crea sconquasso. Milord!
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Si cancella! Grazie irrazio!
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