La parabola del potere di un piccolo funzionario sovietico divenuto zar a vita. Probabile che l’isolamento anti Covid in cui Vladimir Putin ha vissuto negli ultimi due anni, abbia moltiplicato le sue ossessioni, fino alla spallata zarista con cui, in queste ore […]

(PINO CORRIAS – Il Fatto Quotidiano) – Probabile che l’isolamento anti Covid in cui Vladimir Putin ha vissuto negli ultimi due anni, abbia moltiplicato le sue ossessioni, fino alla spallata zarista con cui, in queste ore, ha rotto il suo involucro sterilizzato, rimettendo in moto il motore dell’Armata rossa e il nero della Storia.
In una sola notte il padrone della Russia e di diecimila bombe atomiche, si è ripreso l’intera attenzione del mondo. Sta bombardando i fratelli ucraini, in nome “dell’autodifesa del popolo russo” che al netto delle bugie di propaganda, significa riprendersi i granai dell’Ucraina, le coste strategiche del Mar Nero, la rivincita sul lungo assedio della Nato che in trent’anni, un Paese dell’Est alla volta, gli ha sigillato i confini e l’apnea. Persuaso che l’Occidente non verserà sangue per Kiev, gli è bastato quell’inciso in forma di minaccia: “Chi interferisce, subirà conseguenze mai viste”. Solo Pechino è stata autorizzata a mettergli una mano sulla spalla. Per godersi da lontano lo spettacolo, vedi mai che l’attacco venga utile per replicarlo sulle coste di Taiwan, sempre in nome dell’autodifesa. Proprio come noi occidentali, i buoni delle favole, abbiamo fatto nell’ultima ventina d’anni in Iraq, Afghanistan, Libia, Somalia, Siria, Centro Africa.
Putin viene dal ghiaccio della Guerra fredda, ma ha imparato a non temere quella calda. Ha spianato col fuoco la Cecenia. È entrato con i carri in Georgia. Si è preso la Crimea e il Donbass. Ha cancellato, con il polonio o con il piombo, ogni forma di opposizione interna. Ha piegato al suo servizio gli oligarchi. Ha punito persino le atletiche interferenze delle Pussy Riot, spedite a rivestirsi in Siberia.
La sua storia contiene enigmi e spiegazioni. È nato a Leningrado il 7 ottobre del 1952. Madre impiegata, padre operaio. Quartiere di casermoni a schiera. Due fratelli maggiori morti di malattia. Lui abbastanza duro da sopravvivere. “Ho passato l’infanzia in strada e nei cortili. Ho imparato a difendermi”. Frequenta il liceo e la palestra. A vent’anni è cintura nera di Judo. “Il Judo mi ha insegnato la flessibilità. Che significa sfruttare le debolezze dell’avversario a tuo vantaggio”. Dopo la laurea in Giurisprudenza, nel 1976 entra nel Kgb, i servizi segreti sovietici: “Era il mio sogno”. Studia tedesco. Perfeziona le tecniche di controllo e archiviazione. Sua prima destinazione: Dresda, Germania Orientale, anno 1985, a spiare le vite degli altri con i cugini della Stasi. Ha attitudine al comando. Conosce gli uomini e le loro debolezze, sa sfruttarle a suo vantaggio. Diventa tenente colonnello. Quando la Germania implode si toglie di dosso la polvere del Muro e torna in Russia, dove Gorbaciov sta dismettendo l’impero invaso dalla ruggine e dal disordine. Scansa i molti complotti in corso. Costruisce la sua rete di alleanze tra i militari. Veste giubbotti di pelle, guida auto veloci, ascolta gli Abba. Si mette nella scia di Anatolj Sobcek, sindaco di San Pietroburgo, che lo inizia alla politica professionale. Entra come deputato nella Duma, e poi nell’orbita di Boris Eltsin che ha piegato a colpi di cannone i disordini del 1993, ma che non riesce a fronteggiare l’assalto degli oligarchi al petrolio, al gas, alle miniere, ai cantieri navali. Oltre agli arsenali che valgono oro nel mercato clandestino delle guerriglie planetarie, comprese quelle delle grandi mafie.
Primeggia per freddezza nell’emergenza. Quando il rublo e la guerra in Cecenia vanno in malora, anno 1997, Eltsin gli affida la guida dell’Fsb, i nuovi servizi segreti che sono il perfezionamento di quelli vecchi. Ma è nell’ultima notte del secolo, il 31 dicembre 1999, che Putin diventa l’uomo del nuovo millennio. Il vecchio Eltsin lo nomina presidente ad interim in diretta tv, sgocciolando parole confuse e barcollando per la vodka: “Mi dimetto. Ci vuole un uomo giovane, forte, deciso”.
Putin è pronto per abitare da solo gli immensi saloni del Cremlino. Dirà: “Quella notte ho preso su di me la vita di milioni di persone. Era il mio destino e dovevo accettarlo”. Il giorno dopo è sul fronte ceceno, a motivare l’esercito fino ad allora sconfitto. Riorganizza gli Spetsnaz, i reparti d’assalto delle Forze speciali, li incita alla repressione più dura, che vuol dire rastrellare e cancellare tutti i Paesi della rivolta, nessun prigioniero.
Tre mesi dopo vince le elezioni con il 70 per cento dei voti. Promette benessere incoronato da un nuovo inno alla nazione. Fa ordine tra gli oligarchi: arricchitevi, ma senza interferire con la politica. Prova a disobbedirgli Michael Khodorkovsky, padrone della Yukos, l’uomo più ricco della Russia. Lo fa arrestare di notte per frode fiscale. Il tribunale lo condanna a nove anni di lavori forzati in Siberia. Tutto il suo impero viene requisito dallo Stato. L’esempio funziona a meraviglia. Chi esita sceglie l’esilio dorato a Londra. Chi ci sta, si inchina e ringrazia con generosi omaggi.
Identico pugno di ferro con il terrorismo. Risolve con il gas l’assalto di un commando ceceno al teatro Dubrovka, Mosca, anno 2003, 130 civili sacrificati come danni collaterali. Addirittura 330 morti, di cui 186 bambini, quando le sue Teste di cuoio entrano nella scuola di Beslan, Ossezia del Nord, anno 2004, sequestrata da 32 fondamentalisti islamici.
Controlla e isola i dissidenti. Qualche volta li cancella. Anna Politkovskaja, la giornalista che aveva denunciato le atrocità in Cecenia, viene uccisa con quattro colpi di pistola, dentro l’ascensore di casa. L’ex spia Litvinenko, che accusa Putin di essere il mandante degli attentati a Mosca, viene avvelenato a Londra.
Ignora le accuse. E intanto rimette in moto l’economia. Moltiplica il Prodotto interno lordo. Il reddito annuo sale a 29 mila rubli. Il benessere e non solo il controllo gli garantiscono i suoi quattro mandati presidenziali. Governa con i ministri più fidati, ma prende decisioni in proprio. Tutto concorre alla sua epica imperiale: va a cavallo a torso nudo, nuota nei laghi ghiacciati, gioca a Hockey, spara al poligono, va a caccia dell’orso, ma difende la tigre bianca della Siberia.
Secondo la Cia è l’uomo più ricco del mondo. Patrimonio stimato: 200 miliardi di dollari. La sua nuova residenza a Gelendzik, sul Mar Nero, svelata dal dissidente Alexei Navalny, è più grande del Cremlino. Frequenta solo egoarchi, il turco Erdogan, il bielorusso Lukaschenko, il nostro Berlusconi che ora fa finta di niente. Nessuno sa mai dove dorma o viva. Ha una moglie, due figlie. Ma compare sempre solo. In quella che i servizi segreti inglesi chiamano “modalità bunker” e che finirà per soffocarlo. Prima di quanto altro sangue, lo vedremo.
Un bel quadretto, direi.
E il Fatto Quotidiano torna a risalire nei sondaggi domenicali di casa mia.
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Il minimo sindacale.
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“… la rivincita sul lungo assedio della Nato che in trent’anni, un Paese dell’Est alla volta, gli ha sigillato i confini e l’apnea.”
Come il ‘famoso’ topo chiuso all’angolo… con un elemento COSÌ, è stato come gettare un cerino su una polveriera.
Possibile che non sia stato VOLUTO?
E la stupida e serva Europa è in mezzo…
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Vedo che il mito di re, regine, zar, zarine… è duro a morire, nonostante la Costituzione lo abbia azzerato. Da Padellaro non me lo aspettavo.
Non mi pare corretto appellare “un piccolo funzionario sovietico” un colonnello del KGB laureato a San Pietroburgo ( che non è Camerino).
Forse Padellato ha nostalgia dei Romanov, che pare pazzi lo fossero davvero.
A questo punto tutto ci può stare.
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Insomma, nello stesso articolo vediamo che Putin ha vinto la guerra di Cecenia, ha vinto contro gli oligarchi, ha rialzato la Russia, però è un pazzo maniaco e ricchissimo.
Da noi abbiamo solo gente che si arricchisce alla faccia del popolino.
Anni fa l’80% dei britonni voleva come premier Putin.
Chissà come mai.
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Poveraccio, solo un innocuo dilettante: noi da trent’ anni abbiamo ai livelli più alti questo: ed è il “creatore ” di Draghi ed in odore di PdR.
https://blog.libero.it/wp/corrieredellospettacolo/2020/01/13/berlusconi-le-ragazze-lo-cavalcavano-turno-stanza-buia-barbara-guerra-pagata-tacere/
Credo che tutto possiamo fare meno che criticare…
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