Spieghi il candidato, con parole sue, cosa distingue politicamente le seguenti sigle di partito: Cambiamo!, Coraggio Italia, Noi con l’Italia, Centro Democratico, Azione, Italia Viva. In un ricorrente incubo notturno […]

(Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Spieghi il candidato, con parole sue, cosa distingue politicamente le seguenti sigle di partito: Cambiamo!, Coraggio Italia, Noi con l’Italia, Centro Democratico, Azione, Italia Viva. In un ricorrente incubo notturno svolgo l’esame per diventare giornalista, ma il mio foglio resta tragicamente in bianco. Non è solo un brutto sogno poiché se nella realtà dovessi rispondere a una domanda sul merito farei scena muta. Nelle mie notti agitate c’è del metodo poiché tutti i simboli succitati potrebbero comporre quel Centro (forse all’inizio solo un Centrino) vagheggiato dai giornali in ogni retroscena che si rispetti. Poi ho letto che due leader di prima grandezza di questa macchina da guerra in gestazione – Giovanni Toti (Cambiamo!) e Luigi Brugnaro (Coraggio Italia) – hanno litigato di brutto, e questo un po’ mi dispiace perché come pilastri della nuova entità dovrebbero dare il buon esempio. Come mai siano ai ferri corti non è chiarissimo anche se poi ho riflettuto che in tutte le grandi rivoluzioni, fatalmente, emergono dualismi spesso inconciliabili: Robespierre-Danton, Stalin-Trotsky. Però, mentre lo scrivevo mi pentivo dei due infelici esempi che hanno avuto come epilogo, rispettivamente, la ghigliottina e una picconata.
Sono arcisicuro che quello tra Toti e Brugnaro sia solo un qui pro quo superabilissimo se solo la rappacificazione fosse agevolata da un paciere dotato del tatto necessario. Subito viene in mente uno come Matteo Renzi (Italia Viva), ma temo che al momento stia cercando di rispondere alla lettera di papà Tiziano. Perché non Carlo Calenda (Azione)? Sarebbe perfetto se non fosse che ce lo dicono impegnato in tre o quattro risse: con Clemente Mastella, con il medesimo Renzi e con un vicino per questioni condominiali. Poi, l’illuminazione: perché non affidare una fattiva mediazione a Maurizio Lupi (Noi con l’Italia), sempre così squisito e moderato nei modi, tanto che certe volte sembra trattenere il respiro per non disturbare. Ecco, come federatore Lupi potrebbe essere per il Centro (o Centrino) ciò che George Washington ha rappresentato per l’America. Altrimenti toccherebbe dare ragione a Mario Draghi quando dice che piuttosto che guidare una simile, stravagante accolita di perdigiorno preferirebbe trovarsi un lavoro.
prima o poi il vocabolario smetterà di fornire nomignoli allusivi (che neppure sugli annunci AAA…)
e, come nel gioco degli oconi, saranno costretti a tornare all’originaria DC
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Ah!! Il mio sindaco!! Fenomeno!! Ricco sulla pelle dei poveri disoccupati, in cerca di un salario osceno!! Fanno pena!! Il successo e la visibilità a tutti i costi!! Per i narcisisti non c’è ritegno!! Nullità che hanno bisogno di farsi notare perché sono vuoti… Riempirsi la bocca di paroloni per l’unico scopo di sentirsi qualcuno per fare fessi tutti!! Credono loro! 2% per sempre!!
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Sti fioi de troie…..con la bocca sempre piena di parolone trovano sempre chi li vota.
Sti fioi de troie.
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Anto’ te lo spiega la Meli.
L’ex ministro: «Azione indipendente dai poli. Oggi il congresso». «Ci vuole una terza area politica, di riformismo pragmatico. Il Pd rimane un interlocutore e anche Italia viva e Forza Italia. E persino una parte della Lega, quella di Giorgetti»
Carlo Calenda, che cosa pensa del richiamo all’ordine di Mario Draghi ai partiti?
«Gli episodi in cui le forze politiche in Consiglio dei ministri votano una cosa e in Parlamento un’altra si stanno moltiplicando. Questo logora il governo. E ritengo che Draghi faccia bene a richiamare l’attenzione su questo problema. Non si può pensare di andare avanti seguendo gli strappi di Salvini o le divisioni del Pd, dove Francesco Boccia e Michele Emiliano sabotano il decreto sull’Ilva. Così l’azione parlamentare finisce per diventare una maionese impazzita, mentre l’azione di governo continua ad avere una sua linearità, perché, alla fine della fiera, i rappresentanti dei partiti in Consiglio dei ministri fanno quello che dice Draghi».
Ma questa situazione non è destinata a peggiorare? Ci apprestiamo a un lungo anno di campagna elettorale…
«Non credo che possa peggiorare perché se peggiora se ne va Draghi. Se in Parlamento i partiti creano le condizioni per inficiare quello che fa il governo lui non resta. E se Draghi se ne va perdiamo i soldi europei e il Paese finisce nel caos. A quel punto diventerà davvero difficile riuscire a uscire da una situazione del genere».
Il Pnrr, del resto, lo garantisce Draghi.
«Non solo. Già sarà difficilissimo per Draghi portarlo avanti in questa situazione. Ma la possibilità di farlo senza di lui non esiste. Con chi lo facciamo? Con il governo di chi? Il punto è che per l’irresponsabilità delle forze politiche si sta ripetendo esattamente quanto è avvenuto per il Quirinale. Allora si facevano i nomi, poi si ritiravano, poi si rifacevano… è lo stesso meccanismo: mancanza assoluta di serietà».
Oggi si apre il congresso di Azione: quale messaggio lancerete?
«Intanto una premessa: Azione si struttura come un partito. Abbiamo eletto i direttivi provinciali (sono 108) e quelli regionali ed eleggeremo la direzione nazionale. La nostra linea continua a essere quella iniziale, che ha trovato un approdo nelle elezioni di Roma».
Ossia?
«Oggi non ci vuole un centro nel senso deteriore del centrismo, ma ci vuole una terza area politica, che sia l’area del riformismo pragmatico, di un modo di fare politica serio e responsabile, che non è ostaggio dei 5 Stelle da un lato e dei sovranisti dall’altro. Questo è quello che Azione si propone di costruire, ovviamente, tenendo aperta la porta a chi vuole partecipare. Io partirò per un giro del Paese che durerà più di un anno. La mia campagna per le elezioni capitoline si intitolava “Roma sul serio”, questa sarà la volta di “Italia sul serio”».
Il sistema proporzionale favorirebbe questo progetto?
«Sì, ma con uno sbarramento molto alto. Però io mi sono andato convincendo che la riforma elettorale non si farà».
E quindi?
«E quindi andremo per l’alto mare aperto, affrontando la sfida elettorale in modo indipendente dai due poli perché altrimenti ricadiamo nel leitmotiv di questa legislatura».
Quale sarebbe?
«Quello per cui si va alle elezioni e si dice “mai con i fascisti”, “mai con 5 Stelle” e poi si finisce per allearsi con i fascisti o con i 5 Stelle. Io confido nella capacità degli italiani di rendersi conto dell’errore commesso quando hanno votato partiti che hanno fatto qualunque tipo di promessa pur di governare».
Con questa legge elettorale non avrete molti spazi.
«La legge elettorale delle comunali è persino peggio da questo punto di vista e abbiamo preso il 20 per cento. La politica non è immobile. I cittadini sono alla disperata ricerca di alternative. Finora le alternative sono venute da chi diceva “vaffa” o da chi proclamava “morta l’Europa”. Ma le cose cambiano».
I vostri interlocutori?
«Il Pd rimane un interlocutore e anche Italia viva. Poi Forza Italia e persino una parte della Lega, quella di Giorgetti, che oggi parlerà al nostro congresso».
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Solo l’ultima riga è un supplizio da immaginare….. Brrrrrrrrrr
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Attenti che se va avanti così il partito di calenda dal 20% potrebbe aumentare di molto i suoi voti e vincere le elezioni. Ha un programma politico di tutto rispetto, contro 5 stelle, contro i sovranisti, contro gli euroscettici. Di sicuro gli darò il mio voto🤮
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l’unico che aveva capito tutto molto tempo prima
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Il “centrino” può facilmente diventare un “centrone”. Basta che il PD si dichiari “di centro” e il gioco è fatto.
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Il problema è che pensa d’essere “di sinistra”, pensa tu!
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Grazioso articoletto di Padellaro, sempre apprezzato.
Immagino tuttavia che ci sia un errore di trascrizione (letteralmente di copia-e-incolla), perché non me lo riesco proprio a immaginare il serio e sapiente Padellaro a scrivere qui pro quo senza la Q come dovrebbe essere, datosi che si scriva quid pro quo…
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Dal vocabolario on line Treccani:
“qui pro quo (o quiproquò) locuz. usata come s. m. [prob. dal lat. quid pro quo, titolo di una sezione che in alcune compilazioni farmaceutiche del tardo medioevo includeva i medicamenti che si potevano dare in luogo di altri; il sign. moderno è ripreso dal francese]. – Equivoco o malinteso, scambio di persone o di dati e notizie dovuto a non avere capito bene, ad avere preso una cosa per un’altra: c’è stato uno spiacevole qui pro quo: non era lui, ma un altro; per un qui pro quo ho sbagliato il luogo dell’appuntamento e non ci siamo incontrati; è stato solo un banale qui pro quo; una persona nota per i suoi frequenti quiproquò.”
Solo per dire che quanto scritto da Padellaro è non solo corretto, ma azzeccatissimo a ciò cui si riferiva.
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La differenza è talmente lapalissiana che io svolgerei il compitino in un minuto: Calenda passa le sue vacanze a Poltu Quatu, Renzi preferisce il Mar Rosso, Mastella le casalinghe cale della costiera amalfitana, Lupi gli jacht dei donatori di Rolex, Toti al momento deve ancora decidere da quando è stato sfrattato dalle ville di B.
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Salvini, e non Giorgetti è quello che porta i voti alla Lega.
Quindi i continui sforzi mediatici di beatificazione per Calenda e di santificazione (è proprio il caso di dirlo) dell’ altro inesistente partitino degli amici di Formigoni “Noi con l’ Italia” ( rappresentato in TV dall’ onnipresente Costa, non a caso sottosegretario alla Sanità… ricorda qualcosa…?), non so sa saranno sufficienti se si continuerà a demonizzare e delegittimare Salvini.
Anche perchè la Meloni – altra che porta voti – dovrà rimanere all’ opposizione per far finta che in Italia ci sia la democrazia ( tanto al momento buono voterà la qualunque, ricattata o meno…)
Quindi se non arriva il PD che il Patto del Nazareno l’ ha già firmato da un pezzo…la vedo dura.
Però, dato che alle elezioni politiche non è previsto il quorum, se andasse a votare anche solo il 9-10% degli elettori, il “grande Centro” di Calenda, Lupi, Renzi e Berlusconi ce la potrebbe fare.
Tanto il PD anche se restasse fuori voterebbe tutto “per responsabilità e per il bene del Paese”, raggiungendo i propri scopi senza metterci del tutto la faccia, ricordandosi soltanto di mandare in piazza le Sardine e il “popolo LGBT”(?) a cantare Bella Ciao giusto per non perdere l’ abitudine . E dimenticavo il “Concertone di San Giovanni” del 1 Maggio, ormai uno sputo nell’ occhio ai lavoratori completamente abbandonati e completamente in mano a giovanotti strafatti, agitanti e “creativi” ed a vecchie cariatidi.
Nessuno è “buono” e “responsabile” come il PD…
A “sinistra” C’è rimasto solo Marco Rizzo, che però è sempre su Rete4. Misteri della fede.
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