La lettera di papà Renzi a Matteo: “Boschi e Bianchi banda Bassotti”. “Hai l’immunità, non c’è più il rischio che tramite me arrivino a te”. Bordate anche a Carrai: “È un uomo falso” […]

Il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, al gran galà di inaugurazione del nuovo teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Firenze, 10 maggio 2014. ANSA/MAURIZIO DEGL’INNOCENTI

(MARCO LILLO E VALERIA PACELLI – Il Fatto Quotidiano) – Per Tiziano Renzi, Maria Elena Boschi, Alberto Bianchi e Francesco Bonifazi sarebbero la “Banda Bassotti”. E Marco Carrai deve sparire. La lettera porta la data del “cinque marzo”. Dal contesto si evince che si tratta probabilmente del 5 marzo 2018 anche se qualcuno l’ha datata ieri nel 2017. Tiziano Renzi scrive a Matteo e si sfoga contro i suoi amici insultandoli ma gli svela anche gli ‘interna corporis’ dell’azienda di famiglia, la Eventi6.

Il padre nella lettera offre (saggi) consigli politici al figlio tipo: “Non serve un nuovo partito alla Macron, occorre depurare il Pd (…) Il partito di Macron c’è già”. Poi si complimenta per la scelta di non dimettersi subito da segretario del Pd: “La mossa di rimandare le dimissioni è geniale”. Spiega perché ha fatto mutui per comprare immobili come la villa a Rignano sull’Arno (“Torri può diventare un affittacamere”) e respinge l’invito del figlio a lasciare il lavoro: “In pensione (..) mi ci manda il buon Dio e non te”. Però la parte più interessante è certamente quella nella quale Tiziano si lamenta duramente con il figlio del trattamento ricevuto e si confronta con altri: “A fronte dell’ectoplasma e della banda bassotti (Bianchi, Bonifazi, Boschi) che hanno davvero lucrato senza ritegno dalla posizione di accoliti tuoi – scrive Tiziano – io sono stato quello che è passato per ladro prendendolo nel culo”.

Perché ritiene che Boschi, Bonifazi e Bianchi “abbiano lucrato senza ritegno” Tiziano però non lo spiega. Spiega invece perché è arrabbiato con l’imprenditore Marco Carrai: non lo avrebbe aiutato con l’amministratore di Poste nominato nel marzo 2017, Matteo del Fante.

A causa di una serie di eventi che non sono accaduti, par di capire dalla lettera, Tiziano Renzi ha perso 3 milioni di euro di fatturato con la sua azienda di famiglia. Tiziano Renzi parte da Mariano Massone, l’imprenditore che ha patteggiato una condanna per bancarotta nel novembre del 2016 a Genova per la società Chil, la cui azienda era stata in passato della famiglia Renzi. Tiziano Renzi in quella vicenda fu prosciolto su richiesta dei pm. Nella lettera Tiziano spiega che ha un debito di riconoscenza con Massone e non si capisce perché subito dopo scrive che sarebbe tutto risolto se un tal “Din don avesse avuto tutto quel che gli spettava come direttore commerciale di PPTT”. Forse PPTT sta per Poste e Telecomunicazioni? Dovrebbe spiegarlo Tiziano Renzi. Leggiamo però la lettera di Tiziano a Matteo: “Mariano Massone. È una persona che a Genova ha accettato il patteggiamento senza lottare, rinviando e traccheggiando come la legge gli avrebbe consentito, magari coinvolgendomi, sapendo che non aveva la condizionale. Io ho un debito di riconoscenza nei suoi confronti a prescindere. Sarebbe stato tutto risolto se din don avesse avuto quel che gli spettava come direttore commerciale di pptt perchè essendogli amico lo avrebbe fatto lavorare e quindi mantenere la famiglia in aziende a lui vicine. Probabilmente – prosegue Tiziano – sarei stato in condizioni di vendere l’azienda e comunque di provarci. Purtroppo la sfiducia nei miei confronti e la campagna dei giornali che ha convinto per primo te ed i tuoi accoliti mi ha reso incredibile e voi sospettosi”. Sembra di capire quindi che l’azienda a causa di scelte di “pptt” che sembra nel contesto la società Poste non sia più facilmente vendibile. A questo punto Tiziano inserisce l’intemerata contro Marco Carrai: “Carrai, coerentemente, non si deve mai più far vedere da me. Uomo falso che mi dice che del fante è amico suo e non fa niente di niente, e che mi dice che l’egiziano (seat) è pronto ad ascoltarlo e non solo non fa niente per poste, ma non mi difende contro un attacco oggettivamente non supportato da ragioni professionali (era dal 2010 che lavoravo per pagine gialle con capacità professionali indubitabili) levandomi un fatturato di 3 ml che ritenevo oggettivamente acquisito senza interferenze sindacali e non solo”.

Seat è la società che distribuisce gli elenchi telefonici, anche tramite Poste. Il settore è quello nel quale la società della famiglia Renzi in passato ha avuto appalti milionari. Renzi si lamenta che nessuno abbia parlato con un soggetto di Seat che denomina ‘l’egiziano’. Chissà chi è. Poi Tiziano prosegue e sembra avercela sempre con Carrai prima di citare gli altri tre amici di Matteo quando scrive: “A fronte dell’ectoplasma e della banda bassotti (Bianchi, Bonifazi, Boschi) che hanno davvero lucrato senza ritegno dalla posizione di accoliti tuoi io sono stato quello che è passato per ladro prendendolo nel culo”. E qui fa riferimento anche a un tal Virgilio (nome di un suo ex socio degli anni ‘90): “Virgilio lo hanno semplicemente ignorato eppure chiedeva solo occasioni di lavori a provvigione non favori”.

La lettera sembra scritta il 5 marzo 2018, giorno dopo la sconfitta elettorale di Matteo Renzi, che però sarà nominato senatore. E così si giustifica la frase di Tiziano: “Ora tu hai l’immunità, non esiste più il rischio che tramite me arrivino a te”. Tiziano però è anche arrabbiato perché “in questi anni – scrive – ho avuto la netta percezione anzi la certezza di essere considerato un ostacolo e comunque un fastidio”. Poi parte: “Voglio solo per tua informazione rendicontarti le mie azioni con completezza di motivazioni per comodità parlo di nomi”. Ed è lì che attacca con “Mariano Massone. È una persona che…”.

La lettera è stata depositata al processo in corso in primo grado a carico di Tiziano Renzi, la moglie Laura Bovoli e altri per la bancarotta, probabilmente perché Massone era indagati con i coniugi Renzi nel procedimento fiorentino. Fu arrestato ai domiciliari il 13 febbraio 2019 insieme a Tiziano e Laura, poi gli arresti furono annullati dal Tribunale del Riesame ma (cosa che Matteo Renzi non ricorda mai in tv) il Tribunale ribadiva che “il quadro degli indizi a carico degli indagati è, pertanto, da qualificare grave in relazione a tutti i reati a loro ascritti”.

Massone dopo aver patteggiato a Genova nel 2016 ha patteggiato di nuovo anche a Firenze nel 2021. Gli avvocati dei coniugi Renzi si sono opposti con la solita argomentazione dell’immunità parlamentare che il senatore Renzi ha già sollevato in tutte le sedi giudiziarie, mediatiche e politiche per il caso Open: “Non sono acquisibili – hanno scritto gli avvocati di Tiziano Renzi e Laura Bovoli – gli atti da pagina 164 a 169: parrebbe di capire che si tratti di una missiva del sig Tiziano Renzi al figlio senatore di cui non sono indicate né l’origine né la modalità di acquisizione anche per valutare il rispetto delle guarentigie parlamentari ex articolo 68 Costituzione e legge 120 del 2003”. Il Presidente del Tribunale Fabio Gugliotta il 18 gennaio scorso però ha risposto con la sua ordinanza: “Tali oggetti non costituiscono corrispondenza implicando tale nozione un’attività di spedizione in corso”. L’affermazione del Tribunale è importante perché il principio enunciato potrebbe valere anche per la questione sollevata da Matteo Renzi nell’inchiesta Open. Caso discusso dalla Giunta delle Immunità del Senato che ha chiesto di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta (deve ancora votare l’aula).

Nell’ordinanza del 18 gennaio però il presidente Gugliotta spiega sul punto: “Analoga conclusione deve ritenersi con riguardo ai messaggi telefonici o telematici che siano rinvenuti in un telefono o in un computer sottoposto a sequestro in quanto tali testi, non costituendo il diretto obiettivo del vincolo, non rientrano nel sopra menzionato concetto di ‘corrispondenza’ per le stesse ragioni sopra evidenziate (Cass. Sez. III n.928 del 25 .1.2015)”. Conclusione del presidente Gugliotta: “Non rientrando i documenti estratti nel concetto di corrispondenza oggetto della particolare normativa di garanzia di cui all’articolo 68 comma 3 della Costituzione, la relativa documentazione ben può essere acquisita al fascicolo del dibattimento”.