I due volti del Parlamento. Da una parte abbiamo i Grandi elettori che, stufi di andare in bianca, decidono di battere un colpo, anzi tre. I 125 voti a Sergio Mattarella lanciano un segnale nell’estremo tentativo di forzare la mano al presidente uscente […]

(Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – I due volti del Parlamento. Da una parte abbiamo i Grandi elettori che, stufi di andare in bianca, decidono di battere un colpo, anzi tre. I 125 voti a Sergio Mattarella lanciano un segnale nell’estremo tentativo di forzare la mano al presidente uscente. Con un interrogativo implicito: e se ti ritrovi eletto con 505 voti, o giù di lì, perché la tua permanenza è l’unica via d’uscita da questo pantano, cosa fai rinunci? I 114 voti al fratello d’Italia Guido Crosetto ci dicono invece che il centrodestra è tutt’altro che monolitico agli ordini di Matteo Salvini. E che Giorgia Meloni continua a giocare la partita delle elezioni anticipate, a costo di spianare la strada verso il Colle a Mario Draghi. Mentre i 19 voti a Giancarlo Giorgetti sembrano avallare l’ipotesi (estrema) del patto che vedrebbe Draghi al Quirinale sostituito a Palazzo Chigi dal ministro leghista e draghista. Sia come sia, assistiamo a un sussulto di dignità delle assemblee in seduta congiunta che rivendicano il diritto-dovere sancito dall’articolo 83 della Costituzione. Poiché l’elezione del Capo dello stato spetterebbe esclusivamente a esse e non ai leader di partito. L’altra faccia del Parlamento sono quegli oltre cento voti, cosiddetti “burla”, che in ogni scrutinio vengono estratti, come in una riffa, con i nomi di cantanti, attori, giornalisti, parenti, vicini di casa. Senza contare le venti-trenta schede annullate e dal contenuto evidentemente illeggibile. Quando è spuntato il foglietto che candida Terence Hill, per un attimo abbiamo sognato che l’ignoto onorevole fosse preso a sganassoni da Bud Spencer. Inutile ricordare che cotanto cazzeggio riguarda una fetta considerevole di rappresentanti del popolo, pagati con i nostri soldi per divertirsi sulla pelle di un Paese stremato per tutto ciò che è inutile ricordare. Lode dunque ai 5stelle che una cosa giusta l’hanno sicuramente fatta: il taglio del numero dei parlamentari. Per svariati motivi, ma anche perché è quasi statisticamente certo che tra i tanti che alle prossime elezioni si dovranno trovare un lavoro ci sarà una consistente percentuale di questi burloni coglioni.