Dal miraggio del bonus al precariato cronico, dalla mancanza di personale a ritmi di lavoro massacranti. I motivi dello sciopero indetto il 28 gennaio dal sindacato Nursind. Perché gli infermieri non siano più ‘angeli’ di serie B.

(Stefano Iannaccone – tag43.it) – «Certe volte non ti senti manco più una persona altro che una professionista. Se non ti ammali di Covid, rischiamo di morire di stress». Basta questa frase riferita a Tag43 da una giovane infermiera, che da ormai due anni è prima linea contro il Covid, per capire a che punto siamo. Gli eroi, gli angeli della prima ondata del Coronavirus sono stanchi, anzi stremati. Per questo gli infermieri hanno deciso di scioperare, di incrociare le braccia nella giornata del 28 gennaio per ricordare all’opinione pubblica tutti i problemi che devono affrontare. La decisione di proclamare l’astensione dal lavoro è arrivata dal Nursind, sindacato di categoria, che chiede di scendere in piazza.

Perché gli infermieri scioperano
A due anni dall’arrivo della pandemia, “gli eroi” non hanno ricevuto nemmeno il bonus stanziato dal governo Conte bis, con un fondo apposito di 500 milioni di euro, di cui 335 destinati agli infermieri e 100 per gli Oss e le altre figure. Si tratta di una cifra poco inferiore ai mille euro, lordi, a persona. Per i medici è stato fatto tutto in pochi mesi, per gli infermieri è andata diversamente. E dire che la misura era stata immaginata come una parziale ricompensa per i sacrifici compiuti in questi mesi. Ma si è rivelata un’illusione. L’aggiunta una tantum in busta paga non c’è stata. Il motivo? Fermata dal meccanismo burocratico che prevede l’erogazione dei soldi contestualmente al rinnovo del contratto nazionale. Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, aveva promesso, a dicembre, un’accelerazione, invitando i sindacati a non polemizzare. Dopo un altro mese nulla è cambiato. Nella migliore delle ipotesi, lo sblocco delle risorse può arrivare a inizio estate, tra giugno e luglio, insieme al possibile accordo sul contratto, visto che la trattativa ha i suoi tempi. A meno che il governo non svincoli i fondi dalla questione contrattuale, favorendo il pagamento del bonus. Un’intenzione che però non c’è: nella Legge di Bilancio sono stati bocciati gli emendamenti che andavano in questa direzione.

Operatori esausti e i contagi aumentano
La mobilitazione è così considerata un atto necessario da parte del Nursind, anche perché nel frattempo tra gli operatori sono tornati ad aumentare i contagi innescati dalla variante Omicron. «Siamo esausti, il sentimento tra il personale non è di disarmo o di rassegnazione. C’è tanta rabbia per le promesse mancate», dice a Tag43 Andrea Bottega, segretario del Nursind. «Tanti infermieri vogliono scioperare per farsi sentire, molti aderiranno, sempre nell’auspicio che i servizi essenziali siano garantiti», puntualizza il numero uno del sindacato, che fornisce una fotografia della situazione: «Stiamo passando da eroi a martiri». Migliaia di infermieri non possono nemmeno chiedere le ferie. «Tante colleghe e colleghi hanno giorni e giorni di ferie da smaltire. Non sono più un diritto, ma una concessione», spiega a Tag43 un’operatrice che lavora a Napoli. E, da quanto viene riferito, in tanti casi, in altre strutture, non si possono nemmeno chiedere. Non per ora, almeno. Se va bene vengono imposte.

Bonus e salari: mancano le risorse
Così tra le ragioni dello sciopero c’è, al di là del bonus che resta il caso più clamoroso, anche il salario mensile. In Italia la retribuzione parte dai 1.500 euro netti. Una differenza abissale rispetto agli altri Paesi europei. «Gli infermieri francesi da marzo 2021 hanno percepito un aumento dello stipendio base di 183 euro. Inoltre, ai 24 mila infermieri che lavorano nelle terapie intensive sono stati dati ulteriori 100 euro. In Germania lo stipendio di un infermiere va dai 2.000 ai 2.800 euro netti al mese», riporta un dossier predisposto da Nursind. «Per mesi non ho visto i figli, la famiglia, vivendo sempre con la paura di contagiare», è il racconto raccolto delle corsie. In molti hanno vissuto il dolore di dare l’ultimo saluto a chi è stato ucciso da virus. Basta parlare con gli infermieri, da Nord a Sud, è la frase più citata è la stessa: «Abbiamo visto la morte in faccia». Alcuni hanno pagato il loro lavoro con la vita. Il bilancio è di almeno 90 morti e più di 170 mila contagiati. Solo nell’ultimo mese sono stati più di 36 mila. Eppure, lo sforzo non è bastato: in corsia gli infermieri sono vittime di aggressioni costanti.
In Italia mancano 63 mila infermieri
La questione tocca anche il vuoto degli organici. Sono mal pagati e pure pochi. La Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) ha quantificato in 63 mila unità le mancanze di personale, tra infermieri sul territorio (compresa la figura dell’infermiere di comunità prevista dal decreto Rilancio) e in ospedale. Bisognerebbe assumerne 27 mila al Nord, 13 mila al Centro e 23.500 al Sud e nelle Isole. E la questione, inevitabilmente, investe la qualità della prestazione sanitaria, indipendentemente dall’impegno del singolo infermiere. Secondo ricerche internazionali, negli ospedali dovrebbe esserci un infermiere per ogni sei pazienti, un dato che cala a ogni due nei servizi come pediatrie o terapie intensive. In Italia la media è 9,5 pazienti per infermiere con punte in alcune Regioni fino a 17-18 pazienti per operatore. Come risposta alle carenze servono assunzioni, ma non solo. Tra i motivi dello sciopero di venerdì c’è infatti la richiesta di un maggior numero di posti all’Università. «Per avere più infermieri serve che le università attivino più posti nei corsi, ma per poter formare gli infermieri servono anche più infermieri docenti proprio per garantire una formazione di qualità», sottolineano i promotori della protesta.

La piaga del precariato in corsia
Qualche passo in avanti è stato fatto, certo. «La legge di Bilancio in realtà ha messo a disposizione fondi per la stabilizzazione del personale ‘assunto’ durante la pandemia in modo precario e a termine», spiega la presidente della Fnopi, Barbara Mangiacavalli. Un pannicello caldo per contrastare un precariato galoppante, con lavoratori sballottolati da un ospedale all’altro dopo la scadenza di un contratto. «Così, mentre i contratti viaggiano sempre sulle stesse percentuali di aumento, decisamente basse e non attrattive per la professione, non ci sono risorse per un reale incremento degli organici in grado di coprire le carenze attuali», aggiunge Mangiacavalli. La dinamica, paradossalmente, è opposta: gli infermieri non ce la fanno più. E così si licenziano, con buona pace della retorica sullo stipendio sicuro. Invece di rinunciare alla loro vita, si congedano dal lavoro. Perché un’occupazione si può trovare, la salute no. Ragionamento in apparenza banale, ma inattaccabile. Bottega evidenzia tutte le preoccupazioni per il futuro: «Al personale non si potrà chiedere nulla di più dopo questa pandemia. Il mancato riconoscimento, anche minimo, del lavoro ha generato irritazione, sfociata in questo sciopero. Non è possibile che parliamo ancora di condizione emergenziale dopo due anni. Sono mancate le politiche per fare fronte alla situazione». E nell’attesa che il governo, tramite Brunetta, batta un colpo, gli infermieri lo dicono a chiare lettere: la retorica ha stufato.
Il problema sta proprio nella parola “angeli”, nella retorica di bassissima lega che, come una nebbia sempre più fitta, ci avvolge e ci costringe ad una soffocante cecità. Gli Angeli, i Migliori, gli Ultimi, i Moderati, i Fascisti, il Popolo LGBT, i Cattolici, i Comunisti, gli Eroi… Ogni caratteristica personale sparisce nella stomachevole panna ormai andata a male dell’etichetta ad usum vili: tutti buoni, tutti bravi, tutti bisognosi, o tutti cattivi e feroci….ciascuno perfetta maschera dell’emozione che l’etichetta vuole suscitare. Ogni discussione è chiusa, ogni pensiero represso, ogni personalità annegata nella infinita dolcezza…
Gli infermieri non sono “angeli” , sono lavoratori. Ma l’etichetta Angeli, che accomuna anche i più stronzi, spinge a pretendere da loro oltre il dovuto, e giammai parlare di soldi: gli angeli non sono quelli che si spendono gratis e senza tregua per proteggerci? Gli eroi non sono quelli che si sacrificano gratuitamente per il prossimo? Cosa pretendono dunque?
Se fossi un infermiera alla parola “angeli” correrei a prendere la colubrina.
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Una buona parte della sanità privata è gestita dalle cooperative, molte volte una struttura privata crea una cooperativa per gestire il personale. Questo significa pagare molto meno i lavoratori, con contributi pensionistici bassi. Una mia amica cercava un bilocale a Torino, quando ha risposto ad un annuncio che corrispondeva alle sue esigenze, le hanno detto che non affitavano agli oss perché la loro busta paga era troppo bassa
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Se diamo un’occhiata alla nazionalità di tante OSS, soprattutto quelle degli ospizi privati ed adibite alle mansioni più semplici che un tempo venivano chiamate “inservienti” , capiamo bene la ragione per cui siamo tanto “accoglienti’ e di conseguenza gli stipendi sono tanto bassi.
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Però 100-200 euro per bambino sottratto alle famiglie per ogni giorno di sottrazione… quelli ce li hanno.
8 mld per comprare nuove armi… quelli ce li hanno.
Poi sottraggono 200 mln al fondo non autosufficienti per calmierare le bollette.
E questi sono i ‘migliori’.
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