Conferenza stampa senza premier. Brunetta esulta, lite Franceschini-Speranza. Il Consiglio dei ministri di ieri ha approvato all’unanimità un provvedimento che mette “l’Italia all’avanguardia del mondo occidentale” (copyright, Renato Brunetta, ministro della Pa).

(pressreader.com) – di Wanda Marra – Il Fatto Quotidiano – al 15 ottobre per andare a lavorare – sia nel pubblico sia nel privato – servirà il Green pass. Il Consiglio dei ministri di ieri ha approvato all’unanimità un provvedimento che mette “l’Italia all’avanguardia del mondo occidentale” (copyright, Renato Brunetta, ministro della Pa). Mario Draghi – dopo una settimana di stop, per cercare di redimere le problematiche di ordine giuridico e per permettere alla Lega di adeguarsi a questa decisione – tira diritto. E com’era già stato ad agosto, per il decreto sul Green pass obbligatorio nelle scuole e per i trasporti, non si presenta in conferenza stampa. Un modo per responsabilizzare i partiti, per depoliticizzare la decisione.

“Questo decreto è per continuare ad aprire”, dice durante il Cdm. Alternative non ce ne sono. Neanche l’obbligo vaccinale. In conferenza stampa non va neanche Giancarlo Giorgetti. Doveva partire per un convegno italo-britannico, previsto a Pontignano alle 20, spiegano dalla Lega. Sarà. Ma il ministro dello Sviluppo economico è quello che ha reso politicamente possibile il provvedimento, smarcandosi parzialmente da Matteo Salvini. Metterci la faccia per lo stile dell’uomo poteva persino essere controproducente. Chi c’è difende la ratio del provvedimento. Con un vigore che ne racconta anche le problematicità. Dunque, se Roberto Speranza (Salute) insiste sulla necessità di rendere i luoghi di lavoro più sicuri e spingere di più la vaccinazione (l’obiettivo è arrivare all’80%), Andrea Orlando (Lavoro) ci tiene a rassicurare sul fatto che non esiste il licenziamento per chi non ha il certificato verde (prevista la sospensione dello stipendio). E pronuncia la parola “discriminatorio” per definire l’obbligo. Chi sprizza entusiasmo è Brunetta, che fa pure il verso a Fauci. E vede in arrivo la fine dello smart working, che però fino al 31 dicembre non si tocca. Da notare che nel testo finale del decreto si lascia aperta l’obbligatorietà del certificato per chi lavora da casa. Ci saranno le linee guida. Mariastella Gelmini (Affari regionali) mette il dito in un’altra piaga, quando dice che “bisogna convincere e non costringere a vaccinarsi”. Lo mette in positivo, ma la costrizione è nei fatti.

Inedita lite tra Speranza e Dario Franceschini, in cabina di regia. Il ministro della Cultura chiede che sia possibile la capienza al 100% anche in cinema e teatri. L’altro gli risponde che non ci sono ancora le condizioni. Draghi si schiera con lui. Il dossier sarà affrontato il primo ottobre, dopo le valutazioni del Cts. I 2 finora erano sempre stati schierati insieme sulla linea del rigore. Ma Franceschini deve rispondere al suo mondo di riferimento. E magari far sentire il suo peso in un esecutivo nel quale è decisamente più marginale rispetto al Conte-2.Lo stesso Giorgetti chiede la riapertura delle discoteche. Massimiliano Fedriga (governatore del Friuli) insiste per il prezzo calmierato dei tamponi (saranno gratuiti per chi non può vaccinarsi, costeranno 8 euro per i bambini e 15 per gli adulti) e per la validità di 72 ore di quelle molecolari (secondo le indicazioni europee). La Lega governista cerca di andare incontro anche a quella parte del partito ferocemente contraria al Green pass. Mentre la battaglia dei sindacati per la gratuità dei test risulta perdente. Ma intanto Salvini dà uno stop a Claudio Borghi, a lui vicinissimo, ma schierato su posizioni sempre più radicali. Il Parlamento dovrà recepire l’invito del governo all’obbligo di Green pass, come tutte le istituzioni. I partiti sono favorevoli. “Speravo che l’obbligo Green pass venisse esteso al Parlamento così – twitta Borghi – mi avrebbe dato la possibilità di chiedere una pronuncia in merito alla Corte costituzionale a difesa del lavoro di tutti”.

Replica dura del segretario: “Se la politica impone il Green pass ai lavoratori, e addirittura a chi fa volontariato, è ovvio che i politici devono essere i primi a rispettare queste regole, a partire dal Parlamento. Punto”. La sconfessione è d’obbligo: il ragionamento di Borghi potrebbe sembrare una difesa della casta. Ma chissà che in futuro Salvini non gli dia ragione. Mentre il governo Draghi marginalizza sempre più il Capitano. La Lega si ridisegna.