(di Luca De Carolis e Wanda Marra – Il Fatto Quotidiano) – A Roma si azzera tutto e si ricomincia daccapo: almeno nel Pd. Ieri il neo segretario Enrico Letta ha incontrato Roberto Gualtieri e gli ha ribadito che “la fuga in avanti” sulla candidatura al Campidoglio non gli è piaciuta. Nel colloquio, Letta ha spiegato che per lui è essenziale il metodo, e che deve ancora prendere in mano il dossier Roma. L’indicazione di un candidato verrà dopo.

Gualtieri sapeva dell’irritazione del segretario e ha fatto subito un passo indietro. “Non ho ancora deciso, e le indiscrezioni non sono partite da me” ha assicurato. Della partita di Roma si riparlerà in aprile, ripartendo dai tavoli locali. Sullo sfondo c’è l’ipotesi primarie, ma Letta non ha deciso. Invece ieri ha parlato anche con Carlo Calenda, candidatosi mesi fa a sindaco, e oggi dovrebbe incontrarlo. Nel Pd c’è chi ritiene che il segretario valuti anche questa opzione. Ma con Calenda in campo, un accordo al secondo turno con il M5S sarebbe impossibile. Di certo Letta vuole quanto prima affrontare il tema complessivo delle Comunali con Giuseppe Conte, che fino a Pasqua lavorerà al progetto di rifondazione dei 5Stelle. Nell’attesa, ha iniziato con un certo decisionismo. Ieri ha nominato i due vicesegretari: Irene Tinagli (vicaria) e Peppe Provenzano. Una scelta che guarda agli equilibri del partito, ma soprattutto al profilo del nuovo Pd. I due sono entrambi nativi dem e under 50. Il primo, già direttore dello Svimez, saggista, ministro uscente del Sud, è vicino alle posizioni di Andrea Orlando. Tinagli è presidente della Commissione economica del Parlamento europeo, quella in precedenza guidata da Gualtieri. Economista e accademica, era stata nel gruppo che ha redatto lo statuto del Pd. Poi deputata con Scelta civica, alle Europee si era candidata con il Pd per Siamo europei di Calenda, ma quando è nata Azione è rimasta nei dem. Con entrambi Letta ha ottimi rapporti, ma Tinagli è anche nel board della Scuola di Politiche.

Nessuno dei due è esattamente ascrivibile a una corrente, anche se il primo parla al mondo di sinistra, la seconda al centro. L’economista poi va bene anche a Base Riformista: non è organica alla corrente (che però l’ha appoggiata alle Europee) e ha un ottimo rapporto con Lorenzo Guerini. In settimana, Letta nominerà la segreteria. Sceglierà profili nel partito ma anche fuori. In questi giorni, possibile anche un incontro con Mario Draghi. L’idea è quella di costruire un metodo e delle sedi per il rapporto con il governo.