
(ilmattino.it) – Una coltellata alle spalle. Mauro Coltorti, presidente della commissione Trasporti del Senato, definisce così il passaggio di Alessandra Riccardi alla Lega. Il post del grillino nei confronti dell’ex collega è accompagnato però anche da due foto abbastanza fuoriluogo. Nella prima si vede la Riccardi, nella seconda un uomo accoltellato alle spalle con tanto di arma bianca conficcata nella schiena. «Riuscirà Alessandra a guardarsi anche allo specchio, ad andare in giro per strada tra la gente che l’ha amata? Ha dato una coltellata al Movimento e a tutto il Paese».
Perché, non è forse vero?
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– restano da comprendere le motivazioni di una così facile trasversalità in seno ai vari schieramenti, non esistono più i blocchi dei partiti e se i blocchi partitici non esistono più come un tempo anche su scala territoriale vi saranno, per immagine, delle ibridazioni a vari livelli, inoltre le tradizioni di un luogo sono una forza potente a prescindere dalla forza politica che dichiara di esprimerli e il paese è un mosaico di tradizioni; se questa senatrice ha ritenuto di passare ad un altro schieramento politico avrà i suoi motivi che non sono affatto coerenti con il principio dell’elezione. Resta da chiedersi cosa sta accadendo all’interno della seconda camera e perché questi giovani senatori si sentono liberi di poter tradire in modo così plateale il loro elettorato. Già il fatto che queste mutazioni e ibridazioni giungano all’opinione pubblica, è vero, è già qualcosa!
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VOLTAGABBANA O RECALL- Viviana Vivarelli.
L’abbandono di altri due parlamentari del M5S è un atto inqualificabile che mette in crisi il governo, anche se la transumanza da un partito a un altro o verso il gruppo misto non è solo del M5S ma riguarda tutti i partiti. Ma ormai lo scandalo ha superato ogni limite. Aboliamo dunque l’art. 67 o applichiamo il recall! E aboliamo il gruppo misto! Questi cambi di partito sono contro ogni idea di democrazia. Se un elettore ha votato per un partito e dunque ha eletto dei candidati, quegli stessi candidati hanno un debito d’onore verso gli elettori e non possono poi cambiare idea e tradirli. Oppure, se lo fanno, devono essere mandati a casa, perché non rappresentano più nessuno e dunque non devono piùavere alcun titolo di rappresentanza popolare?
Nella legislatura precedente i cambi di casacca furono 566 su 347 parlamentari. Il 35,53% degli eletti ha cambiato casacca almeno una volta, più di uno su 3. Il fenomeno è ormai di massa. In 57 mesi fanno quasi 10 al mese; alla Camera uno su 3. Il recordo è di Luigi Compagna che ha cambiato gruppo 9 volte.
Chi cambia idea sul partito con cui è stato eletto va a casa e aspetta nuove elezioni.
E si introduca il recall! Cioè il licenziamento da parte di un cospicuo numero di elettori di chi è stato eletto, se ci sono indegnità, reati o tradimento delle promesse elettorali.
Oggi il recall è applicato in mezzo mondo, dalla Svizzera agli Usa, dal Canada al Giappone. In sintesi: ti sei fatto eleggere però non metti piede in Parlamento? Hai mentito e fai cose opposte al tuo programma? Sei il campione dei voltagabbana? Una certa percentuale del corpo elettorale fa un referendum e ti manda a casa. E’ un atto di democrazia. Con il recall sono gli stessi elettori a respingere chi hanno eletto per cattiva condotta. Occorre una modifica costituzionale, art. 67, così da consentire una verifica popolare durante lo svolgimento del mandato. La legge funziona in 19 Stati americani. Nel 2011 ci sono stati 151 recall election, quindi eletti che sono stati messi in discussione dopo la loro elezione. Di questi recall 76 sono andati a buon fine e 9 si sono dimessi prima del referendum locale. Il governatore della California Schwarzenegger è stato eletto la prima volta dopo che fu fatto dimettere con l’esercizio del recall il precedente governatore. Se l’esercizio del recall fosse presente nel nostro Parlamento, il Parlamento sarebbe molto diverso in termini di composizione da quello di oggi e forse esisterebbe maggiore onestà. ingaretti è così irritato da chi cambia partito che voleva porre una multa di 30.000 € ai suoi imitando il M5S. Se è così, perché Pd, Leu e M5S non fanno insieme una legge per cui chi lascia il partito in cui è stato eletto torna a casa e si elimina il gruppo misto? Anche la compravendita dei parlamentari sparirebbe e ci sarebbe più etica per tutti.
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NO!
È il Movimento che ha voltato: gabbana, registro e programma.
Chi se ne va fa benissimo. Che restino i peggiori, con il partito peggiore, a fare la fine peggiore.
Grillo ha creato un Movimento promettendo una rivoluzione.
Invece voleva solo rinforzare il Sistema per eccellenza, quello che fa mettere TUTTI I TOMBINI: il PD.
La sua idea, fino dall’inizio, è sempre stata quella. Ha imbrogliato millioni di fessi che del “sistema PD” non volevano neanche sentir palare. Ha usato i loro volti per rinforzare quello che in campagana infamava: “mai con il PD!”.
E ora: + Europa, + vaccini, + negri, – rappresentanza, – populismo (democrazia nella neo lingua)…
Chi vuole, resti nella cloaca maxima, ma chi se na va, buon per lui; vuol dire che qualche schiena dritta c’era!
Se non ci fosse Conte a tenere a bada la putradine piddina, saremmo già chiavi del MES, sepolti negli escrementi fino al collo.
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Marina Nicoletti.
Dante, i traditori li collocava nel girone più profondo dell’inferno.
Certo, ci vuole coraggio a rimanere nel m5s, restando onesti, puliti, lavorando per il bene del Paese e non per biechi interessi personali, ci vuole coraggio a restituire gli stipendi, a dover rendicontare, a restare al massimo per due mandati, a combattere, quotidianamente, con i media e un’opposizione scorretta e cialtrona.
Ci vuole coraggio. Non è per tutti.
È solo per gli Uomini e le Donne con la maiuscola.
Non è per i quaqquaraqqua’ e i loschi avventurieri.
Non so come farai a guardarti allo specchio, sapendo che ora al senato, chi aveva creduto in te, donandoti questa candidatura così prestigiosa e immeritata, non avrà più una maggioranza solida.
Vergognati.
Tanto non hai capito che non verrai candidata nella lega, quando cadrà il governo Conte.
Salvini ti userà e poi ti butterà nel cesso.
Come parlamentare grillina, neanche sapevo chi eri e cosa facevi.
Il nulla eri e il nulla tornerai ad essere, visto che il tuo unico momento di notorietà è legato al disonore.
Ti sia lieve il crepuscolo.
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L’orgoglio Cinque Stelle non fugge
di Gaetano Pedullà
Anche la senatrice Alessandra Riccardi se ne va dai Cinque Stelle, ovviamente senza lasciare la poltrona che mai avrebbe potuto avere senza i voti del Movimento, e come tanti altri prima di lei sputando pure nel piatto in cui ha mangiato. Insieme alla deputata Alessandra Ermellino, anche questa uscita ieri dal gruppo, ha addossato ad altri la responsabilità della sua decisione, farfugliando la prima di un suo disagio per il mancato confronto con la destra (infatti è passata dritta alla Lega) e la seconda definendo l’M5S “uno spazio privo di confronto e competenza”.
Adesso anche per loro potranno aprirsi gli studi dei talk show televisivi, dove vanno a ruba gli ex grillini pentiti, soprattutto se dicono peste e corna di chi gli ha affidato la responsabilità e l’onore di un incarico parlamentare. Una passeggiata di salute, perché il Movimento non ha mai fatto nulla per svergognare adeguatamente questi opportunisti, e spesso mi tocca fare – da giornalista indipendente – l’unico argine al fiume di livore dei Paragone, Giarrusso e compagnia cantante.
Purtroppo Gianroberto Casaleggio – che non può difendersi neppure dalle panzane di essersi messo in tasca i fantamilioni del Venezuela – non può ricordare quanto diceva già ai primi segni di indisciplina nella forza politica creata con Beppe Grillo: “Chi esce dal Movimento non vi è mai entrato”. Ma con tutti i bocconi amari dovuti buttar giù per governare e realizzare riforme epocali in un Paese immobile e corrotto, con tutti gli errori di inesperienza, la fiducia mal riposta in persone sbagliate, i Cinque Stelle che stanno tenendo la rotta sono gli attivisti, i cittadini liberi, i deputati e i senatori che possono dormire meglio la notte, con la coscienza a posto e la certezza di non aver nulla a che fare con i partiti pieni di ladroni al servizio di altri ladroni che hanno razziato e svenduto questo Paese.
Un orgoglio grillino che le fughe di convenienza non scalfiscono, mentre c’è chi non può che nascondersi per aver tradito i suoi elettori con lo stesso trasformismo della casta che si era promesso solennemente di combattere.
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GOVERNO A RISCHIO- Viviana Vivarelli.
Con le ultime due defezioni dal M5S della Ermellini e della Riccardi il governo è a rischio. Il Senato balla.
Il governo giallo rosa ha solo 160 voti quando il numero che occorre per essere maggioranza è 162. Il Governo si salva e arriva a 168 con i voti dei senatori a vita (che però sono quasi sempre assenti) e di qualcuno del Gruppo Misto ma basta qualche assenza per farlo saltare.
Al Senato sostengono il governo:
95 di M5S
35 del Pd
17 di Italia viva
5 di Liberi e uguali
2 di Maie e 6 delle Autonomie. Siamo a 160 voti. Mancano 2 voti.
A questi si può aggiungere qualche ex 5 stelle dal gruppo misto. Il Corriere della Sera però assegna un senatore in più in appoggio al governo nel MAIE e uno in più nelle Autonomie. E si arriva a 162.
Ma la situazione può aggravarsi perché tra i parlamentari a rischio cacciata figurano ci sono 2 senatori, Marinella Pacifico (ferma a maggio 2019) e Fabio Di Micco (in ritardo di dieci mesi). E potrebbe andare peggio, perché ce ne sono in bilico altri 3 e altri rischiano l’espulsione per le mancate restituzioni. Di certo la prima da recuperare è Tiziana Drago, che qualche settimana fa si era astenuta nel voto sulla mozione di sfiducia per Bonafede.
Repubblica invece stima l’attuale maggioranza a 167, 6 in più della maggioranza assoluta.
In corso c’è un’offensiva del cdx per andare al voto prima della fine dell’estate. Salvini punta a far cadere il governo perché sa che dopo sarebbe più difficile (la Lega ha già perso 10 punti).
Per evitarlo, Conte, dovrebbe mettere a segno due o tre mosse azzeccate.
Per questo il cdx preme su Alitalia ad Autostrade passando per Ilva e decreti Salvini, rimasti sul tavolo.
Intanto Davide Casaleggio punta su Di Battista perché, se vince la linea della direzione collegiale, questa non sarà scelta dalla Piattaforma Rousseau, togliendo importanza a Davide Casaleggio.
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Purtroppo, punire il voltagabbana implicherebbe una riforma costituzionale, la quale richiede due deliberazioni da parte di entrambe le camere, a distanza di almeno tre mesi con i due terzi dei componenti, cosa al momento impossibile. Bisognerebbe abrogare l’articolo 67: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
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La gente che li ha votati ed è stata tradita, dovrebbe andare ad aspettarli a casa,magari la sera quando rientrano con i venti denari in tasca,e appenderli a testa in giù affinché li caschino i soldi dalle tasche.Vedi che qualcuno ci penserebbe bene prima di tradire li elettori
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Mamma mia che esagerazione, se questo è un post choc quelli contro la povera Tiziana Cantone cos’erano? Semmai visto che si era capita la malaparata potevate sbeffeggiarla al tempo del voto.
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