DOPO UN PICCOLO CALO DURANTE IL LOCKDOWN, A MAGGIO MATTEO INCASSA 9 ORE TRA TG E APPROFONDIMENTI. BOOM DI B. A MEDIASET

(di Giandomenico Crapis – Il Fatto Quotidiano) – Il virus è tornato a circolare. Non è del Covid-19 però che parliamo, ma della presenza mediatica di Salvini che ha ripreso forza dopo un breve periodo di latenza. I focolai di propagazione, per la verità, sono ben individuati, purtroppo appaiono difficili da isolare viste le condizioni del nostro pluralismo televisivo. Passata l’emergenza si torna a replicare un vecchio copione, forse un po’ logoro e stantio a giudicare dai sondaggi.
Il leader della Lega nel mese di maggio, secondo i dati diffusi dall’Agcom da noi rielaborati, raccoglie nelle principali reti quasi nove ore di parlato, di gran lunga più del premier e tutti gli altri politici. Salvini cresce del 40% rispetto ad aprile, a differenza degli altri leader, escluso Berlusconi, che scendono di parecchio. L’ex Cavaliere sale con oltre due ore di parlato, dopo un lungo periodo di silenzio. La sorpresa, scomparso l’indicibile Gallera, sono i due dem Stefano Bonaccini e Francesco Boccia, autentiche new entry del mese, un exploit evidentemente legato alle dispute Regioni-governo non sappiamo quanto replicabile in futuro.
Scivola invece Giorgia Meloni a poco più di tre ore di parlato, un record in negativo per la sorella d’Italia: ad aprile ad esempio le ore erano quasi il doppio, idem a gennaio. E con lei anche Di Maio e Renzi raccolgono tempi di parola inferiori rispetto ad aprile.
In particolare, c’è da sottolineare che la primazia di Salvini trova il suo cluster di diffusione principale nei programmi extra tg delle varie testate: qui parla per otto ore e un quarto, mettendo tra sé e gli altri distanze abissali; Conte ad esempio gode della metà del suo tempo, la Meloni di un terzo, Di Maio di un quarto, Renzi di un quinto. Ma nonostante la super-esposizione, i sondaggi degli ultimi mesi ci dicono che comincia ad esserci una distonia tra la sua comunicazione e l’elettore. Il ciclo del leghista sembra avere da tempo superato il picco e iniziato la discesa. Le sue apparizioni hanno un che di stucchevole e ripetitivo. La comunicazione veloce crea leader che allo stesso modo distrugge, soprattutto quando altri compaiono sulla scena (leggi Meloni). E di eccesso di messaggi si può perire se non si ha alle spalle una visione forte (non lo sono né la rottamazione né la xenofobia). Salvini ieri irresistibile oggi appare sempre più simile a Renzi, bravo a coniugare comunicazione e consenso dal 2012 al 2015, per poi precipitare. E l’ascesa di Salvini è iniziata nel 2017.
La sua supermazia è solo in parte mitigata dalla presenza ancora forte di Conte nei tg. Il premier è particolarmente presente nel Tg1 con 32 minuti di parlato, davanti a Boccia e Salvini (circa 7 minuti), mentre il Tg5, secondo organo d’informazione del Paese, regala a maggio a Berlusconi 21 minuti di parola, più di Conte e il doppio di Salvini. Il caso dell’ex Cavaliere diventa significativo se si rapporta il suo score complessivo al tempo che gli concedono le sue reti: praticamente sovrapponibile. Quindi Berlusconi in questo momento esiste (mediaticamente) grazie alle sue tv.
La cosa diventa ancora più evidente se si guardano i tempi di parola di Forza Italia, scandalosamente sovra-rappresentata sulle reti Mediaset: con il 22% del parlato ottiene infatti visibilità più di qualunque altro soggetto politico o istituzionale, più del governo (14,8%), più del premier (7,6%), dei grillini (13%), della Lega (11%), del Pd (12%). Vedremo se l’Agcom batterà un colpo.
A proposito di Pd: è scomparso Zingaretti. Il leader dei democratici al tavolo tv è un convitato fantasma. La sua presenza è ridotta ai minimi termini anche dopo la guarigione, come testimoniano gli ultimi dati. La cosa in sé potrebbe anche non essere un problema, se il segretario fosse capace di inventarsi una comunicazione alternativa, su altre piazze, magari non mediatiche, possibilità che – anche volendo – comunque oggi non c’è. Se le cose stanno così allora disertare il medium televisivo è un rischio molto alto per un leader di un partito che vuole crescere.
Propagandocrazia,
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Alla fine il Re dei Cazzari, nonostante la propaganda incessante e l’immeritata sovraesposizione televisiva, si sta lentamente quanto inesorabilmente sgonfiando.
Azzardo un’ipotesi: non perchè troppo cazzaro perfino per i suoi ormai ex-fan, quelli sono di bocca talmente buona da digerire qualsiasi sparata, tanto di solito nemmeno sono in grado di capire quello che dice o comunque non gli interessa. Il loro è prevalentemente un atto di fede verso chi sentono simile, ma qui casca l’asino. Infatti, da quando ha avuto la bella pensata di cominciare ad indossare gli occhiali, ha assunto un’aria troppo intelligente per non insospettire il leghista medio; chi è abituato ad esprimersi in maniera basilare ora è comprensibilmente disorientato da uno che ha assunto un’aria troppo da intellettuale, per l’ignorante medio. Grave errore comunicativo del cazzaro, che, avrebbe dovuto sapere, lui per primo, che certa gente ha la reazione istintiva di mettere mano alla fondina, non appena sente puzza di cultura, anche se solo apparente. Ma lo sventurato se li mise ugualmente.
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