CAMPIDOGLIO. OGNI GIORNO (O QUASI) I DEM, LA MELONI E SALVINI ESTRAGGONO UN NOME PER LE COMUNALI DEL 2021: SONO ARRIVATI GIÀ A BEN 21 CANDIDATI

(di Gianluca Roselli – Il Fatto Quotidiano) – Fioccano, fioccano. Anche se siamo a giugno e a Roma non nevica quasi mai nemmeno d’inverno. Parliamo dei nomi per i candidati a sindaco della Capitale. Le elezioni comunali sono tra poco meno di un anno (maggio o giugno 2021) e, se per mesi è stata calma piatta, nelle ultime settimane si è scatenata la giostra del toto-nomi. Una girandola da far perdere la testa che vede coinvolti politici nazionali e locali, ex premier, presidenti di municipi, europarlamentari, ex ministri, presidenti di squadre di calcio, attori. Di tutto, di più, persino il premier Giuseppe Conte. Per i partiti conquistare il Campidoglio è sempre un segno di forza, ma è anche una grande scocciatura, come ben sa il Pd che nel 2015 impallinò un suo sindaco, Ignazio Marino, democraticamente eletto, con una baruffa rimasta negli annali di “come non si fa politica”, disse lapidario Massimo D’Alema. E lo sa pure il centrodestra, che dopo il disastroso Gianni Alemanno, nella Capitale non ha più toccato palla. Vediamo, dunque, chi si prepara a sfidare Virginia Raggi, che naturalmente vuole ricandidarsi, ma di lei parleremo più avanti.
Nel centrodestra l’ultimo nome è clamoroso: Claudio Lotito. Forte di una candidatura nel 2018 al Senato nelle liste di FI (non passò per pochi voti), qualcuno ha pensato bene di ritirarlo fuori dal cilindro, per poi rimettercelo in tutta fretta. “Così ci votano contro tutti i romanisti…”, deve aver fatto notare qualche sapientone, vista la sproporzione numerica a favore del tifo giallorosso in città. Un’idea meno stupida era forse quella di Franco Frattini. Non certo un genio, maestro di sci prestato alla politica, ma con un suo standing dovuto soprattutto al suo passaggio alla Farnesina. Pare abbia detto di no. Così come ha fatto, fin da subito, Giorgia Meloni, che Matteo Salvini voleva incastrare con una nuova candidatura romana. Forse stavolta Giorgia avrebbe più chance del 2016, quando il centrodestra compì il capolavoro di dividersi, con i berluscones a sostenere Alfio Marchini, e FdI e Lega per la Meloni. Un harakiri, speculare a quello di Marino. Ma è passata un’era geologica e adesso la leader di Fd ha ben altre ambizioni. In sua vece gira il nome di Fabio Rampelli, che gradirebbe assai, ma a Salvini non va e ogni tanto gli butta tra i piedi a mo’ di petardo il nome di Claudio Durigon, che invece è inviso a FdI. S’è parlato, a un certo punto, pure di Luca Barbareschi, che però sa di azzardo puro, come mettere una bomba atomica su un pedalò. Un nome che invece metterebbe i destrorsi d’accordo è quello di Giulia Bongiorno, ma “l’avvocato di Andreotti e Amanda Knox”, come direbbe J-Ax, ha detto no, poi ni, poi boh.
A sinistra, invece, per decidere ci si è dati ai sondaggi, da cui non è uscito granché, perché i nomi non scaldano i cuori. Né Roberto Gualtieri, che non si capisce perché dovrebbe mollare Via XX Settembre, né Roberto Morassut. Ma si è pensato pure a Enrico Letta. “Non m’interessa e non sono romano”, la risposta. Qualcuno ha guardato all’Europa, dove brillano, si fa per dire, le stelle di David Sassoli e Claudio Gentiloni. Er Moviola, ex numero due di Rutelli sindaco, conosce a memoria la macchina amministrativa e forse sarebbe perfetto, ma per ora tace e non acconsente. “Mi candido io!”, è arrivato allora l’attore Massimo Ghini, spiegando poi che “era solo una boutade per dare una sveglia ai partiti”. Poi ci sono quelli che vengono dal territorio.
Il nome più forte è Massimiliano Smeriglio, ex braccio destro di Zingaretti in Regione e ora parlamentare europeo, seguito dai presidenti del I e del III municipio, Sabrina Alfonsi e Giovanni Caudo, che però fuori dal raccordo non li conosce nessuno e forse nemmeno dentro. Da queste parti, poi, ci sarebbe pure Carlo Calenda che molto si schermisce ma in realtà s’offre, il problema è che non lo soffrono gli altri. Qualcuno ha tirato poi in ballo pure il capo della Polizia Franco Gabrielli e il solito Giovanni Malagò. E siamo già a 20 nomi: si punta a battere ogni record se consideriamo che il nome coperto del Pd sarebbe quello di Monica Cirinnà.
Infine c’è la sindaca Virginia Raggi, la cui strada non è priva di ostacoli: c’è l’eterna rivale Roberta Lombardi che non la vuole e Davide Casaleggio che ha escluso “secondi mandati”. Ma c’è pure una competitor interna, Monica Lozzi, presidente del VII municipio. “Potrei candidarmi, ma prima vengono le idee”, ha detto non più di una ventina di giorni fa.