(Gianmaria Roberti) – La liaison tra De Luca e la destra non è solo un idillio sceriffesco, una scintilla scoccata a lume di lanciafiamme. C’è un precedente, addirittura rivendicato dal centrodestra, per quanto sempre negato dai deluchiani. Siamo nel 2006, alle comunali di Salerno e – incredibile a dirsi – De Luca non è il candidato del centrosinistra. La coalizione è una fotocopia dell’Unione prodiana, a Roma destinata a vita breve. A Salerno ruota intorno all’asse Pd-Margherita, progenitori del nascituro Pd, e include Udeur, Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi, Rosa nel Pugno e Italia dei Valori. Il candidato è l’ex presidente della provincia Alfonso Andria, cattolico ed europeista. Un volto perfetto, per l’imprinting ulivista, di cui in Campania l’indiscusso demiurgo è il governatore Bassolino. Uno così inattaccabile, in quel momento, da inverare l’eresia a Salerno: il taglio di De Luca, in forte disaccordo con la linea bassoliniana. Da anni, infatti, De Luca è l’anti Bassolino. Una rivalità identitaria, gonfiata dalla propaganda a pieni polmoni. E alimentata dal naturale astio verso il napolicentrismo, il cui figlio prediletto è il “modello Salerno”. De Luca però non molla la presa, e scende in campo ugualmente. Anche contro i Ds, in teoria suo partito. Lo sostengono solo due liste civiche, tirate su alla bisogna: Progressisti Salerno e Salerno dei Giovani. E la fronda gli riesce, obbligando Andria al ballottaggio. Al primo turno, De Luca taglia il traguardo col 42%, staccando il rivale al 37%. A grande distanza il candidato del centrodestra, Nino Marotta (13%), esponente dell’Udc. Secondo molti, però, l’ex sindaco ha fatto il pieno. E il secondo turno è un’altra partita, dove si azzera tutto. E qui entrerebbe in gioco l’ascendente deluchiano sulla destra, mescolato a una certa spregiudicatezza: l’appoggio al ballottaggio di Forza Italia, il cui plenipotenziario è Nicola Cosentino, non ancora travolto dalle inchieste giudiziarie. «Dice apertamente Cosentino: «Propongo di sostenere De Luca che da solo ha sconfitto l’asse di potere Ds-Margherita – rievoca nel 2011 il giornalista Corrado Castiglione ne Il Casalese, libro-inchiesta sull’ex sottosegretario-. Si tratta di preferire la persona contro gli interessi». L’incontro tra De Luca e Cosentino avverrebbe agli inizi di giugno, alla ex manifatture di cotone di Fratte. Tra i presenti, un uomo di cerniera tra il deluchismo e Forza Italia: l’industriale Gianni Lettieri, futuro candidato sindaco di Napoli. Dell’area Mcm, Lettieri è appena diventato padrone, acquistandola dall’Eni. Oltre a lui c’è il coordinatore provinciale degli azzurri, il parlamentare Gaetano Fasolino. Marotta, contattato adesso, precisa: «Io non feci accordi con nessuno». Ma l’operazione verrebbe gestita altrove. «De Luca si gioca la carta della discontinuità – scrive Castiglione-: apertamente chiede i voti al centrodestra per fronteggiare il “bassolinismo”». Ma qualche anno dopo, nessuno sembra confermare. «Ancora oggi la sinistra nega – si legge nella ricostruzione de Il Casalese-. Fulvio Bonavitacola, deputato Pd molto vicino a De Luca, di recente ha smentito: “Non mi risulta che ci fu alcun contatto tra i due. Ma pubblicamente uomini del centrodestra dichiararono la propria opzione per Enzo al ballottaggio”». Tutt’altra versione dal centrodestra. «In realtà ancora oggi Cosentino non ne fa mistero – spiega Castiglione-: “Quando con Marotta arrivammo terzi al primo turno mi incontrai con De Luca e gli assicurai la nostra indicazione di voto a suo favore. Andria infatti rappresentava il peggio del bassolinismo”. Parole pronunciate all’apertura della campagna elettorale del consigliere regionale Salvatore Gagliano. Gaetano Fasolino ci aggiunge del suo: “Non contrattammo niente, né posti di governo, né di sottogoverno: usciti sconfitti al primo turno il ragionamento era uno solo: non far vincere gli uomini di Bassolino. Si trattava di un voto non per De Luca, ma contro il centrosinistra”». In una nota, l’allora Casa delle libertà tenta un difficile equilibrismo. La linea ufficiale è libertà di coscienza, perché «l’astensione non sarebbe giusta, bisogna onorare l’impegno elettorale fino all’ultimo». Ma stando ai maggiorenti dell’epoca, il 13% del primo turno verrebbe dirottato su De Luca. Quale che sia la verità, il risultato è uno: De Luca stravince su Andria, e torna sindaco. Lo score segna un 56,9 a 43,1. «Qualche anno più tardi Cosentino – chiosa l’opera Il Casalese -dirà anche che l’uomo della mediazione era stato Gianni Lettieri». Del presunto accordo, però, De Luca non serberebbe troppa memoria. Candidandosi alla regione la prima volta, nel 2010, non esita a infierire su Cosentino, nel frattempo inquisito per camorra. «De Luca dice che votare per lui significa non consegnare la Campania alla camorra? Se la mette su questo piano – replica stizzito l’ex coordinatore campano di Fi – bisogna allora dire che lui è stato eletto sindaco di Salerno anche grazie ai Casalesi». Ma il refrain si ripresenta 5 anni più tardi, quando De Luca ritenta il salto a Santa Lucia, dopo il primo ko. Allora è nell’occhio del ciclone per un’altra intesa, quella con ex fedelissimi proprio di Cosentino, come il senatore Vincenzo D’Anna, ispiratore della lista Campania in rete. Ma stavolta è tutto alla luce del sole, e De Luca è attaccato pure da Roberto Saviano. «Tutto questo caso contro di me e – reagisce il futuro governatore – non avete notato che l’attuale Presidente della Regione (Stefano Caldoro, ndr) e tutta la sua giunta sono stati eletti da Nicola Cosentino?». Il 2006 pare già lontano.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)