Emendamenti – L’uscita di Orlando è il culmine del malessere in casa dem. Il Mef dice no a un testo che impedisce di distribuire dividendi per 6 anni.
(di Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano) – Il vicesegretario dem Andrea Orlando non parla mai per caso. E il suo attacco di sabato contro Fca (“Riporti la sede fiscale in Italia se vuole gli aiuti”), che si avvia a ricevere una garanzia statale a un prestito bancario di 6,3 miliardi tramite Intesa Sanpaolo, non ha sorpreso nessuno al Nazareno. È solo l’ultima spia dell’irritazione che da qualche giorno il Pd, ma anche gli alleati di maggioranza M5S e Mdp-Leu, provano nei confronti del ministero dell’Economia sul tema degli aiuti di Stato. “Il problema è che non sempre Gualtieri ci ascolta” fanno sapere dai piani alti del Nazareno.

Un vero problema per il segretario Pd Nicola Zingaretti, che non può fare a meno dell’ex vicepresidente dei Socialisti Europei a Bruxelles come numero due di Conte. I due si sentono quotidianamente per concordare le strategie di governo ma sul tema degli aiuti di Stato alle imprese ormai si è arrivati al muro contro muro.
La proposta a fine aprile era uscita dal cappello del Nens, l’ufficio studi di Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani: limitare gli aiuti solo alle aziende che hanno sede legale e fiscale in Italia.
La proposta avrebbe escluso dagli aiuti aziende come Fca della famiglia Elkann/Agnelli (sede legale in Olanda e fiscale in Inghilterra), ma anche Mediaset (Olanda) e la Ferrero (Lussemburgo).
Ma dalla Commissione Europea è arrivato un no secco: “È illegittimo”. E allora i giallorosa hanno provato ad aggirare il niet con una strategia precisa: chiedere a ogni multinazionale che voglia ottenere gli aiuti di pubblicare un report country-by-country che indichi ricavi, utili e la contribuzione fiscale in Italia e solo in base a quello decidere se concedere o meno le garanzie.
“La posizione del Pd sul tema è chiara – dice il responsabile economia dem Emanuele Felice, molto vicino a Orlando – chiediamo a Fca e alle altre aziende che chiedono gli aiuti di rendere pubblici i propri rapporti, è un principio di responsabilità fiscale”. Problema: questi report vengono trasmessi all’Agenzia delle Entrate ma non sono pubblici, nemmeno al Tesoro. L’idea della maggioranza era quella di obbligare la pubblicazione dei report per via parlamentare, ma quando è arrivato il momento di scremare gli emendamenti, quello del M5S è saltato all’ultimo momento: non c’è il sostegno del Mef. Per lo stesso motivo il Pd non riesce a vedere inserita la norma in uno degli ultimi decreti, dallo stesso “Liquidità” al “Rilancio”.
A rendere nuvoloso il cielo tra la maggioranza e Via XX Settembre è anche il parere negativo del Tesoro arrivato ieri in Commissione Finanze su due emendamenti di Leu, sostenuti pure da Carlo Calenda, che vieterebbero di distribuire bonus e stock options ai manager e dividendi per tutta la durata dei prestiti garantiti (6 anni). Un provvedimento, quest’ultimo, che creerebbe non pochi problemi a Fca. Gli accordi per la fusione con Peugeot prevedono che nel 2021 l’ex Fiat stacchi agli azionisti un dividendo straordinario di 5,5 miliardi (1,5 andranno alla Exor degli Agnelli). Il dl Liquidità invece impone uno stop ai dividendi solo per 12 mesi.
Sono passati invece gli emendamenti di Francesco Berti (M5S) e di Nicola Fratoianni (Leu), per escludere dagli aiuti tutte le aziende con sede nei paradisi fiscali ma extra-europei. Un pannicello caldo che lascerebbe strada libera a Fca: “È una mediazione per non aiutare le imprese che hanno sede nei paradisi fiscali” spiega il deputato grillino in Commissione Finanze, Raphael Raduzzi. Berti (M5S) prova a rilanciare: “Chi vuole garanzie dallo Stato deve pagare le tasse in Italia per intero” ma dal governo sembrano fare orecchie da mercante. Favorevolissima agli aiuti a Fca è invece Italia Viva con Luigi Marattin: “Semplicemente, in quei Paesi il diritto societario è più efficiente, la giustizia più veloce, e le tasse un po’ più basse” tuìtta di prima mattina. Se Romano Prodi ritiene “legittimo” l’aiuto all’azienda di casa Agnelli ma vincolato agli “investimenti in Italia”, sabato sera il premier Conte ha spiegato che non è un “privilegio” a Fca.