(di Laura Margottini – il Fatto Quotidiano) – “Il trattamento dà esiti incoraggianti, ma è necessario terminare l’analisi di tutti i parametri biologici e clinici relativi ai 50 pazienti trattati, analisi tuttora in corso, e superare il vaglio della comunità scientifica, prima di poter affermare se e quanto funziona”. A sedare le polemiche sulla terapia anti Covid cosiddetta del plasma iperimmune è proprio Cesare Perotti (dirigente di Immunoematologia del Policlinico San Matteo di Pavia), responsabile dello studio che ha coinvolto anche l’ospedale Carlo Poma di Mantova, con il collega del centro trasfusionale Massimo Franchini, l’infettivologo Salvatore Casari e il pneumologo Giuseppe De Donno. Sul cosiddetto plasma iperimmune – quello donato dai pazienti convalescenti, e per questo ricco di anticorpi neutralizzanti per il virus – De Donno ha già rivelato i risultati a giornali e tv: nessun decesso e 48 guariti. Sui giornali ha accusato l’Istituto Superiore di Sanità e il ministero della Salute di non essersi interessati a una terapia che dà esiti preziosi. Secondo fonti del Fatto, il gruppo avrebbe scritto fin da marzo al ministero della Salute per chiedere un coordinamento della raccolta del sangue dei guariti. Senza ricevere alcuna risposta. Anche il Comitato tecnico scientifico del governo per il Covid (Cts) non avrebbe manifestato grande interesse.
Perotti ribadisce soltanto che per parlare di terapia efficace serve prima una pubblicazione scientifica di tutti i risultati, che arriverà prestissimo. Se i sintomi sembrano scomparire – come dice De Donno – non si sa ancora che esito abbia dato, ad esempio, il parametro della viremia, cioè la quantità di virus presente nell’organismo dei pazienti prima e dopo l’infusione di anticorpi. Ma sul carro della terapia del plasma iperimmune è già saltato anche Matteo Salvini, reiterando le accuse di De Donno al governo: “Nessuno ne parla”. Il virologo Roberto Burioni ha invece definito la terapia “la nuova pozione miracolosa”, schernendone l’efficacia. Sebbene anche lui riconosca che usare il plasma di chi ormai è immune a un patogeno per curare chi ne sta morendo, è un approccio che la scienza medica applica da 120 anni, anche per Spagnola, Ebola, Mers, Sars. E che è un approccio che oggi costa poco (90 euro a paziente, a carico del Servizio sanitario nazionale) e che tutto avviene nell’ambito del pubblico, visto che “il plasma non è commerciabile in Italia,” spiega Casari, coautore dello studio, al Fatto. “Al massimo si può cederlo a un’altra struttura sanitaria, con rimborso del costo vivo”.
Sono tre gli studi su pazienti Covid gravi di Wuhan pubblicati finora, uno già il 27 marzo. Tutti e tre dicono che la terapia sembra salvare vite umane. Tutti e tre sono apparsi su riviste scientifiche, non sui giornali generalisti. Come gli autori dei tre studi già pubblicati, anche Perotti e i co-autori chiedono che la terapia al plasma iperimmune venga testata nell’ambito di studi più ampi e randomizzati, cioè dove sia previsto anche un gruppo di pazienti cosiddetti di controllo, che abbiano cioè sintomi molto più lievi dei primi, o che siano trattati con un altro farmaco, per poter confrontare la reale superiorità, in termini di efficacia, della terapia al plasma. Cosa che finora nessuno ha ancora fatto, data l’emergenza. “Senza studi randomizzati, non si può essere sapere se i pazienti sono guariti a causa di una terapia sperimentale o nonostante essa”, si legge il 7 aprile sulla rivista medica Jama in merito alla terapia del plasma iperimmune.
Il protocollo di Pavia e Mantova è stato chiesto da molti altri Paesi nel mondo. Inclusi gli Usa. Lì ora sono già pronti 2.089 ospedali, 4.600 medici, 10 mila pazienti arruolati e 5 mila sono stati già trattati con il plasma iperimmune, pur essendo partiti ben dopo l’Italia. “Negli Usa si fa la medicina come si fa la guerra, si raccoglie tutto il plasma che c’è”, commenta Perotti. Da un lato è un bene, perché c’è una grande attenzione, cosa che in Italia è mancata come indicherebbe la freddezza del ministero e del Cts. Dall’altro è bene partire per gradi, per poter valutare la reale efficacia della terapia prima di coinvolgere migliaia di pazienti.
Il gruppo ha ceduto parte del plasma anche a molti altri ospedali italiani per trattare altri 50 malati gravi, fuori dal protocollo di sperimentazione. “Anche da lì stanno emergendo risultati interessanti, che presto verranno pubblicati”, ha detto Perotti.
Non comprendo il titolo polemico del titolo…
La sperimentazione con il plasma -dopo Pavia, Mantova e Padova- è attuata anche in Toscana e in altre regioni (Lazio, Campania, Marche e ispettorato sanita’ militare; a breve dovrebbe unirsi anche Umbria).
Il Centro Nazionale del Sangue ha il via alla sperimentazione di Pavia il 27/03/2020:
“Il protocollo prevede il prelievo del plasma, tramite procedimento di plasmaferesi, da un gruppo di pazienti COVID-19 donatori la cui guarigione sia accertata da due tamponi negativi effettuati in due giorni consecutivi. Tali donatori hanno quindi sviluppato degli anticorpi contro il virus Sars-CoV-2. Il loro plasma verrà quindi infuso in una serie di pazienti sintomatici tra quelli ricoverati in terapia intensiva. I singoli pazienti verranno sottoposti ad un massimo di tre trasfusioni in 5 giorni di circa 250-300 ml di plasma.
L’utilizzo di una terapia a base di plasma iperimmune per trattare il Covid-19 è già stato oggetto di sperimentazione in Cina e in passato tale tipo di terapia è stata usata, anche in Italia, per trattare i pazienti affetti da virus Ebola nel 2014”.
Dopo la sperimentazione si dovrebbe passare a “una produzione industriale di Plasma o di gamma-globuline iperimmuni come anticorpi anti Covid-19. Un po’ come accade per il tetano e l’epatite B”.
https://www.ilgazzettino.it/nordest/primopiano/coronavirus_cura_sperimentale_sangue_malati-5126198.html
https://www.dire.it/14-04-2020/446978-coronavirus-in-toscana-parte-sperimentazione-plasma-iper-immune/
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A tal proposito, questa mattina
il viceministro Sileri, ha dichiarato che stanno seguendo con attenzione il metodo sperimentale
del plasma iperimmune,
ma purtroppo, lo stanno seguendo
anche le case fermaceutiche,
che già riempiono TG e pagine di giornali, (non si sa mai) pronte a soppiantare il vaccino per una abbondante produzione industriale di plasma
e gamma-globuline imperimmuni
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