
(di Salvatore Cannavò – ilfattoquotidiano.it) – Difficile capire se le teorie apocalittiche di Peter Thiel siano funzionali al ruolo crescente che la sua Palantir sta avendo nel nuovo “complesso militar-digitale” o se quest’ultimo ne sia semplicemente la prosecuzione. “L’Anticristo” di Thiel, del resto, assomiglia a quei fattori – ambientalismo, diritto internazionale, regole – che minano la supremazia dell’imperialismo nordamericano e dei suoi privilegi visti come doni divini. In ogni caso è sulle conseguenze materiali di questa nuova potenza industriale che occorre focalizzarsi. Parliamo di un’azienda che dal 2021 al 2025 ha visto il titolo passare da 23 a 152 dollari ad azione, un fatturato cresciuto a oltre 4 miliardi di dollari e un utile netto nel 2025 di 1,6 miliardi che si appresta a essere raddoppiato nel 2026.
Grazie anche a una tecnologia utilizzata per la guerra, come dimostra il rapporto redatto lo scorso luglio da Francesca Albanese, relatrice Onu per i territori occupati palestinesi. “Mentre leader politici e governi si sottraggono ai propri obblighi, troppe entità aziendali hanno tratto profitto dall’economia israeliana dell’occupazione illegale, dell’apartheid e ora del genocidio” si legge in un testo che chiede al “settore privato, compresi i suoi dirigenti” di rispondere dei danni provocati dall’adozione di strumenti di analisi e predittività, la specialità Palantir.
Il rapporto si sofferma in particolare sui sistemi di intelligenza artificiale Lavender, Gospel e Where’s Daddy, in grado di trattare i dati e produrre “liste di obiettivi con un uso duplice dell’intelligenza artificiale”. La collaborazione di Palantir con Israele risale al 2023 e la società ha fornito tecnologie “di polizia predittiva e infrastrutture per la difesa di base”. Nel 2024, poi, Palantir ha annunciato un nuovo partenariato strategico con Israele organizzando la riunione del suo consiglio di amministrazione a Tel Aviv “in segno di solidarietà”. E quando il suo direttore generale ha dovuto rispondere delle accuse di aver ucciso dei palestinesi di Gaza, ha ammesso: “È vero, erano per lo più terroristi”. Elementi, a giudizio di Albanese, “rivelatori della conoscenza da parte dei dirigenti dell’azienda dell’uso illegale della forza da parte di Israele e del fatto che non fanno nulla per prevenire questo particolare uso”.
Il ruolo delle aziende a tecnologia digitale nella guerra è ormai una costante tanto da dispiegare un “complesso militar-digitale” in cui i rapporti tra le aziende Big Tech e i governi diventano sempre più reciprocamente dipendenti. Come nota Dario Guarascio nel suo Imperialismo digitale (Laterza, 2026), tra le immagini che fotografano questa nuova realtà c’è la cena di Trump con gli amministratori delegati delle grandi aziende digitali – Alphabet, Amazon, Apple, Meta e Microsoft, ma anche le più nuove come Nvidia, Oracle e Palantir. Le cose non sono sempre lisce visto il conflitto che ha visto contrapposti lo stesso Trump e la società Anthropic, rifiutatasi di offrire i suoi servizi di data per operazioni di guerra e prontamente sostituita da Open Ai, la società ideatrice di ChatGpt. E proprio contro quest’ultimo si è attivato un boicottaggio popolare chiamato QuitGpt che ha già raggiunto un milione di persone disponibili a chiudere i propri rapporti con l’IA più nota al mondo.
DaddyKarp ha passato il meme a Peter.
Siamo qua con “le bombe a mano pronte”(x DIGOS…senso figurato-metaforico) aspettando che MickBurry ci dia un segnale… ma stavolta non sarà uno shoortsqueeze alla GME…ma molto peggio.
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