Le supercar in comodato d’uso a boiardi e ministri

(Emiliano Fittipaldi – Domani) – Marcello Minenna, direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei monopoli, da anni guida con mano ferma e atteggiamento marziale la terza agenzia fiscale del paese, con un esercito di quasi diecimila impiegati. Economista vicinissimo a Beppe Grillo e Giuseppe Conte, amico di Massimo D’Alema e Goffredo Bettini, intimo di giornaliste celebri e stimato da magistrati di peso, è rimasto sulla tolda di comando nonostante tutto e tutti.

Le inchieste di Domani che raccontavano i suoi sprechi pazzi, le accuse (mai smentite) di aver assunto la fidanzata lanciatagli da dirigenti, le auto di lusso dell’agenzia date in comodato ad amici e potenti, gli appalti assegnati a un geometra che a lavorato per la sua abitazione, nulla ha fatto traballare la fiducia in lui dell’ex ministro dell’Economia Daniele Franco, che ha deciso di lasciarlo al suo posto.

Anche le denunce in procura di alcuni funzionari apicali galleggiano da tempo sulle scrivanie dei pm di piazzale Clodio: il direttore grillino è indagato, ma i tanti fascicoli sull’agenzia vengono maneggiati con grandissima cautela. Una prudenza e un riserbo che – tra l’altro – hanno creato qualche tensione tra chi coordina le indagini e alcuni invece magistrati propensi a chiudere – in un senso o nell’altro – le indagini.

ARRIVA MAZZOTTA

Si vedrà. Nel frattempo, Domani ha scoperto che Minenna è finito anche nel mirino degli ispettori della Ragioneria generale del ministero dell’Economia. Che, dopo le nostre inchieste, ha deciso di vederci chiaro.

Ordinando una verifica amministrativa e contabile i cui risultati sono finiti lo scorso maggio in una severa relazione dei servizi ispettivi di finanza pubblica. Un report così duro che il ragionerie generale Biagio Mazzotta ha deciso di inviarlo al capo di gabinetto del Mef e soprattutto alla procura regionale della Corte dei conti «per le valutazioni di «propria competenza», dal momento che «gli accertamenti svolti hanno posto in evidenza irregolarità e carenze».

Il cahiers de doléances è lungo 121 pagine. Si parte dalle accuse che l’ex vicedirettore dell’agenzia Alessandro Canali (licenziato) ha lanciato a Patrizia Bosco, il capo delle relazioni istituzionali indicata come compagna di Minenna.

Se per i weekend agostani dei due a Lampedusa e alla mostra del Cinema di Venezia la Ragioneria dice che non c’è «nulla da rilevare» perché le missioni sono state «adeguatamente documentate sull’istituzionalità degli eventi», gli ispettori lamentano che per un viaggio della coppia a Brindisi del 15 agosto 2021 pagato dall’agenzia «nessun documento è stato prodotto».

Non solo: la Bosco, piazzata nell’ufficio del direttore generale, è stata fin dal suo comando sollevata dall’obbligo di timbrare il cartellino. Il Mef segnala però come esista un «chiaro disposto» della legge «a norma della quale l’orario di lavoro, comunque articolato, è accertato mediante forme di controllo obiettivo e di tipo automatizzato».

PIÙ AUTO PER TUTTI

Domani aveva raccontato anche l’uso che Minenna fa del parco auto dei Monopoli, composto in gran parte da veicoli sequestrati dalla Guardia di finanza: invece di finire all’asta, Mercedes e Lexus sono state consegnate in comodato d’uso a boiardi di stato e ministri (come gli ex Renato Brunetta, Mariastella Gelmini o Massimo Garavaglia), mentre una Porsche Mecan è stata consegnata ad Andrea Villotti, presidente di una spa pubblica in Trentino e amico di Minenna. Le carte della Ragioneria dicono che una Porche Carrera è finita pure all’Osservatorio Agromafie, fondazione di Coldiretti presieduta da Ettore Prandini (a cui è stata consegnata la fuoriserie) e dal potentissimo Vincenzo Gesmundo.

L’articolo dell’ottobre 2021 aveva fatto andare su tutte le furie il direttore generale. Che aveva chiesto nientemeno all’Avvocatura dello stato di fare causa a chi vi scrive per ottenere il risarcimento – così si legge la richiesta di mediazione dell’Avvocatura – per i danni «all’immagine e alla reputazione patito dall’Agenzia delle dogane». Per la cronaca, si scopre che Minenna il 31 agosto 2021 ha consegnato una Mercedes S350 confiscata anche a Gabriella Sandulli, numero uno dell’Avvocatura che l’ex premier Conte ha indicato tre anni fa all’alto incarico nonostante fosse la più giovane tra i candidati papabili.

Una mossa a sorpresa, visto che – come scrisse il Fatto Quotidiano – «solitamente viene scelto uno dei più anziani in ruolo». Tornando alla relazione, la Ragioneria spiega che da anni (prima ancora dell’arrivo di Minenna) centinaia di auto sequestrate «principalmente dalla Gdf» erano «sostanzialmente abbandonate alla giacenza: hanno finito con l’usurarsi perdendo gran parte del loro valore. Le aste per la vendita dei veicoli (oggi 240, ndr) non sono state ancora praticate, mentre la disponibilità della auto da destinare a terzi sono state evase attraverso criteri rientranti de facto nella piena discrezionalità».

Di chi? Del gran capo dell’Adm Minenna, naturalmente. Conclusioni degli ispettori: le disposizioni dell’agenzia «sembrano quasi consentire l’esercizio di una discrezionalità pressoché assoluta nell’assegnazione degli autoveicoli» e sono dunque «da ritenersi conseguentemente illegittime».

IL GEOMETRA

Domani aveva anche rilevato che Minenna aveva investito oltre 150mila euro su uno yacht di lusso, il Santa Rita, che una volta sequestrato era stato solo «temporaneamente assegnato» ai Monopoli, per poi essere consegnato alla Guardia di Finanza (Minenna da mesi cerca di riaverlo indietro, senza successo). L’idea dell’economista che scrive sul Sole 24 Ore era quello di dotarlo di sonar e sistemi elettronici per trovare i barconi dei migranti affondati, e poi recuperarli.

Gli ispettori del Mef non solo chiariscono che l’agenzia non ha nessuna «competenza specifica sulla ricerca di relitti affondati», ma che spendere soldi per un bene ancora non confiscato penalmente e che quindi può tornare al proprietario, «risulta potenzialmente foriero di danni per l’erario». Di più: «Adm avrebbe sopportato inutilmente dei costi atteso che il natante è stato assegnato alla Gdf».

A parte l’incredibile spreco del Santa Rita, la Ragioneria bacchetta il grillino anche in merito alla decisione di voler costituire una società apposita interamente controllata dai Monopoli, la Adm-Res spa. Minenna ha depositato un parere favorevole della solita Avvocatura, ma gli ispettori spiegano prima che esiste un decreto legislativo che «sembra precludere obiettivamente la possibilità da parte di un’agenzia fiscale» di costituire autonomamente «una società».

E poi chiosano come «appare piuttosto arduo comprendere» come «l’Avvocatura» abbia dato l’ok a Minenna viste le norme in materia. Per Minenna spendere soldi pubblici per le barche affondate dei migranti è però un chiodo fisso: l’agenzia ha investito risorse pure nel progetto “Metamorfosi”, che prevede la costruzione di «violini del mare» dal legno delle imbarcazioni abbandonate dai migranti per «costruire un quartetto d’archi che suonerà una sinfonia appositamente composta dal maestro Piovani».

Tra critiche a lavori di ristrutturazione della sede di piazza Mastai, l’assenza di considerazioni sulla congruità dei prezzi per loghi in marmo, il restauro di mobili e nuove divise per il personale (costate decine di milioni), e affidamenti da centinaia di migliaia di euro caratterizzati da «artificiosi frazionamenti», gli ispettori della Ragioneria si soffermano infine sul geometra Giorgio Paciucci, amico e direttore dei lavori dell’abitazione privata di Minenna che ha avuto dall’agenzia cinque affidamenti diretti per oltre 150mila euro. «Non è stata rintracciata alcuna considerazione in ordina alla congruità dell’offerta – dice il rapporto, aggiungendo che la vicenda rivela pure «la palese violazione da parte dell’Adm del principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti».

IL CASO MARTINA

Mentre la procura continua a indagare su possibili reati commessi da Minenna, il direttore generale (che di recente fa suonare spesso nei convegni l’inno dell’agenzia delle Dogane) ha anche altri grattacapi. In primis, ha bandito di recente un concorso per nuovi 40 dirigenti, che però secondo i vertici della Federazione Dirpubblica sarebbe scritto su misura per favorire solo candidati interni (e dunque i suoi fedelissimi), tanto da «non potersi definire un concorso pubblico».

In attesa dell’esito delle diffide sulla gara, Minenna ha perso qualche giorno una battaglia giudiziaria che potrebbe risultare affatto banale. La vicenda è quella di Miguel Martina, un funzionario dell’antifrode dei Monopoli che lavorava come polizia giudiziaria sulle truffe sulle mascherine. Nel 2020 è stato sospeso dal servizio e addirittura denunciato in procura dai vertici dell’Agenzia. Motivo? Avrebbe «operato delle interrogazioni non autorizzate sulle banche dati», dice l’esposto, rifiutandosi poi di dire ai suoi capi il motivo delle sue ricerche.

Martina ha provato a spiegare che aveva l’obbligo del silenzio a causa del segreto istruttorio, visto che era stato delegato dal pm Antonino Clemente. Gli uomini di Minenna hanno deciso comunque di denunciarlo penalmente, ma dopo mesi di indagini la pm Antonia Giammaria ha chiesto ora la sua archiviazione. Il provvedimento è assai severo non con Martina, ma con i Monopoli: «Nessuna censura penale può essere mossa all’indagato» dice il pm «Al contrario emerge un danno nei suoi confronti, se non altro dal punto di vista lavorativo».

A Domani risulta che il magistrato abbia aperto una contro-inchiesta proprio su chi ha accusato infondatamente il funzionario, per capire se ci siano state pressioni indebite sul dipendente. E nel caso, per quali motivazioni. Le spine di Minenna sono tante. Chissà se il nuovo governo confermerà comunque, come ha fatto quello di Mario Draghi, la fiducia al direttore che ha trasformato le Dogane nel suo regno.

7 replies

  1. “nulla ha fatto traballare la fiducia in lui dell’ex ministro dell’Economia Daniele Franco, che ha deciso di lasciarlo al suo posto.”
    Si vede che anche Daniele Franco è grillino. Dove c’è un scandalo Fittipaldi tira fuori Conte, magari manco lo conosce ma sicuro sicuro
    è un suo amico.
    L’attuale direttore Marcello Minenna, stando alle indiscrezioni che trapelano, è ben posizionato per una riconferma.

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  2. “il direttore grillino”

    Quanto sei scorretto!
    Se è stato nominato da incensurato e con un curriculum adeguato, cosa vuoi rimproverare al M5S? Di non avere la sfera di cristallo?
    Inoltre non ho mai visto i nominati da altri partiti essere etichettati in questo modo.
    Avete mai sentito dei giornalisti parlare, ad esempio, della Maggioni come “direttrice piddina”?

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    • Hai ragione come principio.

      Sfortunatamente, però, quello che hai sottolineato è giustappunto il metodo Travaglio e cioè grillino: usare fatti avvenuti anche dopo per screditare chi fa comodo screditare.

      Dillo ai tuoi ché poi le cose si ritorcono contro.

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      • 1- Gli unici “miei” sono i miei genitori. Non sono un tifoso.
        2- L’unico metodo che mi interessa è quello di non premiare chi ha rubato .
        3- Il mio commento era contro l’etichetta “grillino”, che è cosa ben diversa dal semplice ricordare quale Governo abbia nominato il presunto “grillino”.
        4- Non so se Travaglio abbia mai etichettato, ad esempio, come “piddino” un tecnico senza tessera di partito, mai candidato/eletto nel PD. Dovresti portare delle fonti.

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  3. Pensavo non fosse stato già scritto ma chiedo anch’io…perchè definirlo grillino (che già di per sè rappresenta un ad minuendum)?
    Tra l’altro i concorsi per dirigenti pubblici sono tutti fatti a regola d’arte per i dipendentui interni…

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