Putin può prendersi il 45% del neon. Rischiamo di restare senza chip e 5G

L’avanzata a Sud consegna allo zar gli impianti per produrre il gas, fondamentale per i semiconduttori. Se cadrà il polo di Odessa, l’Occidente può essere tagliato fuori dalla corsa tecnologica a favore della Cina.

(Claudio Antonelli – laverita.info) – Paese sovietico. Gli stabilimenti di Mariupol, tutti di proprietà della Metinvest, sono fermi dal 24 febbraio. Da soli valevano il 30% dell’intera produzione. I giornali russi fanno sapere che Azovstal sarà distrutta, ma il capo della Dnr, la Repubblica separatista di Donetsk, Denis Pushilin, avrebbe dichiarato l’intenzione di riattivare la produzione. È ormai chiaro che l’obiettivo russo sarebbe quello di prendere l’intera linea costiera e salire a Nord verso il fiume Dniepr, là dove sono presenti gli altri poli siderurgici di Zaporishstal, della Kamet steel, senza omettere le fabbriche nei pressi di Dnipro.

Il vero bottino non starebbe però soltanto nell’acciaio, ma nei suoi gas di scarto. L’Ucraina, godendo di impianti immensi e spesso arretrati dal punto di vista tecnologico, è in grado di raccogliere una enorme quantità di gas di scarto di lavorazione. A seguire, può quindi cedere a società specializzate il prodotto che una volta trattato viene separato in sottoprodotti, uno dei i quali è il celebre neon. Quando le acciaierie effettuano la separazione dell’aria, dividono ossigeno e azoto per un processo di ossidazione che converte la carica di ferro liquido dell’altoforno in acciaio. «I produttori mirano a forgiare il minerale di ferro in acciaio con ossigeno puro – non aria – perché l’azoto può causare proprietà meccaniche incoerenti (difettose) nell’acciaio», si legge in un interessante report a firma Ispi. «Più grande è l’acciaieria, maggiore è la separazione dell’aria che fanno, più gas neon ottengono. Poiché il neon si compone solo dello 0,002% dell’aria che ci circonda, si ha bisogno di molta separazione dell’aria per poter produrre neon su scala industriale».

Le acciaierie solitamente non purificano le parti dell’aria, piuttosto vendono i gas residui ad altre aziende che li separano ulteriormente in componenti, come il gas neon, vendendoli poi ai maggiori consumatori: i produttori di chip. Questi usano gas neon per azionare laser ad alta precisione che trasformano il silicio in circuiti, attraverso un processo chiamato litografia. «La litografia prevede l’uso di laser per incidere minuscoli motivi delicati sul vetro, che è il modo in cui i wafer di silicio vengono trasformati in fogli di chip. I produttori devono controllare la lunghezza d’onda esatta di luce emessa dai loro laser, che è ciò per cui il gas neon viene utilizzato», spiega ancora l’Ispi.

Ed è qui che si sviluppa la guerra nella guerra. Il mercato del gas neon vale soltanto 45 milioni di dollari, ma è destinato a crescere del 30% all’anno nel prossimo decennio. Soprattutto è un mercato strategico.

A Odessa hanno sede due società che esportano neon già trattato. Sono la Cryoin e la Ingas. Esse fino ad oggi ricevevano il gas da lavorare dal retroterra ucraino ma anche dalle repubbliche separatiste e dalla Russia stessa. L’Ucraina vale da sola il 45% dell’intero mercato del neon e le due aziende di Odessa valgono da sole il 90% del neon destinato al taglio dei chip. Ingas e Cryoin esportano in grandissima parte negli Usa. Il residuo lo spediscono a Taiwan e altri operatori minori. Una analisi diffusa da Reuters ai primi di marzo dava alle due aziende una capacità di stoccaggio non superiore ai tre mesi. Ne segue che se la Russia dovesse prendere tutti i territori a Est del fiume Dniepr diventerebbe per prima cosa ago della bilancia del prezzo del neon, in seconda istanza bloccherebbe la produzione di semiconduttori e di microchip negli Usa e in terza istanza – una volta rimesse in funzione le acciaierie – potrebbe dirottare il neon verso la Cina garantendo a quest’ultima, che già è al secondo posto nella produzione di
neon, una primazia nella guerra dei semiconduttori. Quando la Russia ha invaso e occupato la Crimea nel 2014 ha sfilato in un sol colpo all’Ucraina un 10% della produzione di neon. Bastò per far salire il prezzo del gas del 600%. Figuriamoci che cosa potrà accadere se Putin riuscisse a impadronirsi di oltre metà del mercato e del 90% dell’export destinato agli Usa.

Tradotto in termini più semplici, Pechino punta ad avere una supremazia militare a partire dal 2040 nei settori del futuro. Dalla cybersecurity all’intelligenza artificiale, passando dal 5G e il 6G che saranno le autostrade su cui i colossi mondiali si sfideranno. A questo serve gestire la filiera dei gas.

Secondo le aziende citate da un report di S&P global mobility, a soffrire non sarà solo il mercato dell’auto, ma anche la tecnologia 5G dal momento che «la domanda di chip specializzati nell’intelligenza artificiale è prevista crescere di oltre il 50% all’anno. E se il governo sudcoreano ha investito 451 miliardi di dollari nello sviluppo dei semiconduttori e Intel ha investito 20 miliardi di dollari in due nuove fonderie di semiconduttori per combattere la carenza di chip, il governo degli Stati Uniti ha avvertito che la catena di approvvigionamento globale di chip anche a livello globale rimane debole». Questo prima dell’invasione russa. È chiaro che attorno a Odessa si combatte la guerra del futuro e della supremazia tecnologica. Da un lato l’Occidente e dall’altro l’Asia, la Russia e la dittatura cinese. Non dovrebbero esserci dubbi sulla parte da appoggiare.

4 replies

  1. Ed ecco perché le mire USA e Russia sono arrivati in rotta di collisione in Ucraina…. Se vince la Russia venderà a prezzi stellari, se vincono gli USA si porteranno a casa la maggior fetta delle risorse.
    Attendiamo.
    (Articolo molto illuminante)

    "Mi piace"

  2. È chiaro che attorno a Odessa si combatte la guerra del futuro e della supremazia tecnologica. Da un lato l’Occidente e dall’altro l’Asia, la Russia e la dittatura cinese. Non dovrebbero esserci dubbi sulla parte da appoggiare.

    Finale molto scarso: si appoggia chi ha ragione in ogni caso.Non è che se va alla Russia fa schifo e agli USA è OK.

    "Mi piace"

  3. Io quando leggo la parola “rischiamo” ed i condizionali in genere, smetto di leggere gli articoli.
    Tra Covid e guerre varie, per non parlare della “morte del Pianeta”, dando retta alle supposizioni per il futuro un tanto al chilo giusto per fare un titolo, ci saremma già dovuto estinguere da tempo.
    Sull’ unica cosa che conta non si “futureggia”: l’ aumento esponenziale della popolazione mondiale.. Non sia mai che manchino gli schiavi, i bambini morenti su cui lucrare e farsi pubblicità ( vero Veltroni?), ed i consumatori disposti ad uccidere per un paio di ciabatte D&G.
    Su tutto il resto… ci si sbizzarrisce col condizionale ed il futuro. Chi potrà mai contestare ciò che non c’è?

    "Mi piace"

  4. Gentile Carolina, ha ragione. Inoltre se è vero che il mercato del gas vale soltanto 45 MILIONI (?) di dollari con un incremento del 30% annuo per il prossimo decennio, basta farsi due conti: uno qualsiasi dei Paperoni in giro ha, oggi, un patrimonio maggiore.

    "Mi piace"