Quei cannoni servono a noi

I militari frenano sugli obici Phz 2000, i più moderni. Forse addestreremo gli ucraini a usarli. Nella sua audizione al Comitato per la sicurezza della Repubblica (Copasir), giovedì scorso, il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha fatto riferimento a un terzo […]

(DI ALESSANDRO MANTOVANI E GIACOMO SALVINI – Il Fatto Quotidiano) – Nella sua audizione al Comitato per la sicurezza della Repubblica (Copasir), giovedì scorso, il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha fatto riferimento a un terzo decreto Ucraina che prevede appunto l’invio di armi più pesanti rispetto ai primi due, “soprattutto se la situazione sul campo dovesse richiederlo”. Il secondo decreto, depositato ieri al comitato e prontamente secretato, prevede l’invio di missili anti-carro Milan, anti-aereo Stinger, mitragliatrici e munizioni, sostanzialmente gli stessi già inviati ai primi di marzo. Ma non gli Spike, più sofisticati degli Stinger. Secondo fonti di governo, il terzo decreto interministeriale (che quindi non passerà da un nuovo voto parlamentare, nonostante le richieste pressanti di Movimento 5 Stelle e Lega) dovrebbe essere emanato a breve. Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha chiesto ai ministri della Difesa, degli Esteri e dell’Economia di firmarlo in concomitanza con la visita che farà a Kiev per incontrare il premier Volodymyr Zelensky, la cui data non è ancora fissata.

Per stilare la nuova lista degli armamenti da fornire è stata fatta una ricognizione delle dotazioni della Difesa. Al Copasir sono arrivati gli echi di un confronto con i vertici dell’Esercito che hanno avanzato perplessità sulla scelta di privarsi di sistemi d’arma di cui l’Italia dispone in maniera limitata e che sono essenziali per la difesa del territorio nazionale da qualsiasi teorica minaccia. Per quanto il governo sia deciso a intensificare le forniture militari all’Ucraina, potrebbe non trattarsi dei più moderni pezzi di artiglieria pesante, i cingolati semoventi Pzh 2000 (Panzerhaubitze 2000) di fabbricazione tedesca, che montano un obice da 155/52 millimetri e sparano fino a 12 colpi al minuto con una gittata di 41 chilometri.

Consegnare i Pzh 2000 alle forze armate di Kiev significherebbe, tra l’altro, interrompere i programmi di addestramento in corso, espressamente richiamati nella circolare dello Stato maggiore dell’Esercito dei primi di marzo, quella che orientava le attività al war fighting e invitava a sospendere i congedi, emanata senza classifica di riservatezza subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina e perciò immediatamente resa pubblica, Lì si leggeva, tra l’altro: “Devono porsi in essere le attività necessarie ad accelerare la disponibilità operativa del 52° Reggimento Artiglieria Torino, dando priorità alle batterie semoventi, anche utilizzando le potenzialità formative/addestrative dell’8° Reggimento artiglieria Pasubio”. L’Esercito ha 68 obici semoventi di questo tipo, normalmente si impiegano in batteria.

Agli ucraini potrebbero invece essere consegnati sistemi d’arma dello stesso genere ma più vecchi, gli M109L della Oto Melara, gli unici già utilizzati dalle forze italiane all’estero, una sola volta nei Balcani, mentre in genere le nostre missioni non contemplano l’impiego di armamenti pesanti di cui, anche per questo, sono a corto, come notoriamente lamentano gli Stato maggiori. Hanno una potenza di fuoco pari a circa un terzo di quella dei Pzh 2000, l’Italia ne ha venduti alcuni al Pakistan. Anche i carri armati sono pochi e peraltro, sugli oltre 200 esistenti sulla carta, solo una trentina funzionano regolarmente, specie per problemi di motorizzazione. Perfino i blindati Lince, che non sono armi in senso proprio ma servono al trasporto delle truppe, non potrebbero essere consegnati agli ucraini senza un impegno dell’Iveco a rimpiazzare quelli impiegati nelle missioni all’estero e negli addestramenti.

La stessa preoccupazione si è avvertita in questi giorni in Germania dopo la dichiarazione della ministra Christine Lambrecht che, per motivare lo storico riarmo di Berlino fino a un impegno di spesa di 100 miliardi di euro, ha messo in evidenza le carenze e in alcuni casi la “non operatività” di elicotteri e mezzi da fanteria Puma. Il governo tedesco non manderà i Pzh 2000 per non sguarnire le sue difese sul territorio. Lo faranno i Paesi Bassi. La Germania però dovrebbe addestrare i militari ucraini all’utilizzo di questi sofisticati sistemi d’arma. E lo Stato maggiore dell’Esercito italiano sta verificando la possibilità di fare lo stesso nel nostro Paese.

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7 replies

  1. Ci vuole la neuroooooo!
    Non c’è altro da aggiungere.
    Siamo al suicidio.
    Adesso svuotiamo i magazzini e armiamo civili e feccia, poi ci indebitiamo per comprare nuovi armamenti dal nostro Padrone.

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  2. Un tempo, le principesse, per far risaltare la loro bellezza, portavano a teatro due scimmie da far sedere una alla loro destra e l’altra alla sinistra.
    Enrico Letta per far risaltare la sua intelligenza, fa sedere al suo fianco Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani.

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  3. “Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha chiesto ai ministri della Difesa, degli Esteri e dell’Economia di firmarlo in concomitanza con la visita che farà a Kiev per incontrare il premier Volodymyr Zelensky, la cui data non è ancora fissata.”
    Il war-rider deve consegnare la bolla di accompagnamento, con inchino, battuta di tacchi e leccatina.
    ” Visto come sono stato veloce e servizievole? Ci metta un buona parola con Biden, per il posto alla Nato, mi raccomando… ”
    🤮

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