La commedia all’italiana della politica

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Nell’intramontabile commedia all’italiana della politica, Vittorio Sgarbi che scorre l’agenda dello smartphone per raccattare voti per la presidenza Berlusconi (“questo è incerto, Silvio, chiamiamolo”) è preciso sputato a Enzo-Carlo Verdone di Un sacco bello. Quello con l’armamentario di penne a sfera e calze di nylon che cerca un compagno di viaggio per recarsi in Polonia a cuccare (“Pronto Amedeo? Ciao sono Enzo… no Renzo, Enzo! Se te ricordi ce siamo conosciuti due o tre mesi fa al distretto… io ero quello che stava dietro de te con una maglietta de spugna, girocollo… tipo mare”). Così, nell’impatto con la strepitosa pagina imperial promozionale con vista Quirinale, dal titolo “Chi è Silvio Berlusconi”, pubblicata dal Giornale (i famosi valori della famiglia), leggendo il punto primo (“ è una persona buona e generosa”) torna in mente il Pietro Ammicca di Gigi Proietti.

Ora, non per pensare sempre male, ma con l’autocandidato all’affannata ricerca di voti in Parlamento quella generosa bontà appare così sperticata e ammiccante da ricordare un altro celebre cimelio patrio. L’incipit della risposta di un Caltagirone alla telefonata di Franco Evangelisti, braccio destro (piuttosto prensile) di Giulio Andreotti: “A Fra’ che te serve…?”. Ma in quella commossa lista di benemerenze firmata “Forza Seniores” (la casa di riposo di Forza Italia) – e infatti scolpita sulla carta come una lapide commemorativa – si segnala anche il punto tre: “Un amico di tutti, nemico di nessuno”. Da leggere in stretta connessione logica con il punto uno, talché il senso compiuto ricavabile sembra tanto ricordare ai Grandi elettori di cielo, di terra e di mare il principio evangelico del bussate e vi sarà aperto, del chiedete e vi sarà dato.

Tutto fa Colle, perfino il trentennale del Tg5 che il direttore di Libero, Alessandro Sallusti, celebra come (insieme alla Mondadori) prova provata dell’assoluta libertà di pensiero garantita dall’uomo di Arcore, che giammai potrebbe essere “un presidente fazioso e di parte”.

Mettiamoci, infine, nei panni dei tanti clientes, a libro paga dell’ex Cavaliere (famigli, alleati, onorevoli, giornalisti, ecc.), tafanati dalla batteria di simil Sgarbi addetti alla bisogna (“carissimo, ho qui accanto a me il presidente Berlusconi che vorrebbe salutarla”). Un pressing tambureggiante che ne ricorda un altro, quello di Mario Carotenuto in Febbre da cavallo: “…halò? Telefono a proposito di quella cosuccia… di quella cambialetta…”.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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16 replies

  1. Immaginate anche questo: il povero Letta, incapace di proporre un solo nome degno per la presidenza, chiede in ginocchio a Mattarella di restare al suo posto pur di non rischiare l’elezione di Berlusconi. E il povero Mattarella, con i piedi già ammollo per un pediluvio, costretto a dire di sì.

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  2. Il problema è che il PDR debba necessariamente essere uno del sistema, è il sistema stesso che lo impone.
    Quindi deve essere ricattabile oppure consapevole di poterlo essere (questo è il primo ingrediente).
    Non deve avere nessuna voglia di resistere ai ricatti (questo è il secondo ingrediente).

    Con B. non avremo solo un PDR ricattabile ma anche un PDR ricattatore.
    Non è fantastico?
    È così buono, parola di Sallusti!

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  3. Sgarbi è più leccaculo di Minzolini e Sallusti messi insieme eppure, per qualcuno, è un pazzo che non le manda a dire a nessuno, anche ai potenti.
    E questo solo perché urla in studio contro qualche politico di serie B.
    Eppure a quelli di serie A, in primis B., Sgarbi ha sempre leccato il culo.

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  4. Sgarbi ha leccato il culo anche ai 5 stelle, chiedendo di essere eletto nelle loro liste, per poi, al netto rifiuto di Grillo, avere reazioni da pazzo scatenato da con chiunque ci avesse soltanto a che fare. Non dimentichiamo che tipo di anellide sia

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