Rebus quarantene, privacy violata. A scuola di certo c’è solo l’apartheid

Groviglio di regole in caso di contagi in classe: alle elementari tutti a casa; alle medie e alle superiori, tagliola per i non inoculati (e per chi non ha il booster). Ma lo status vaccinale degli alunni non era un dato riservato?

(Mario Giordano – laverita.info) – Dunque vediamo se ho capito. Alla scuola materna con un positivo si va tutti a casa. Alla scuola elementare, invece, con un positivo si fa la «sorveglianza con testing» (cioè con doppio tampone). Mentre con due positivi si va a casa. E alle scuole medie e superiori? Con un positivo si fa l’autosorveglianza (che non è la sorveglianza con testing però secondo alcuni aruspici sanscriti le assomiglia molto). Con due positivi invece si mandano a casa gli studenti, ma soltanto quelli non vaccinati o guariti da più di 120 giorni. E con tre positivi si mandano a casa sia gli studenti vaccinati sia quelli non vaccinati. Per quanto tempo? Dieci giorni. Al termine dei dieci giorni, poi, i contagiati dovranno fare un tampone. Uno solo. Alle scuole elementari invece i tamponi sono due: uno subito e uno opo cinque giorni. Uno più uno due, moltiplicato cinque, diviso quattro, riporto sei. Se con la matematica non siete forti, provate a copiare dal vicino di banco. Purché non sia il ministro Bianchi che pare ne capisca meno di tutti.

Però, dai, non bisogna essere sempre negativi: le nuove norme scolastiche hanno tanti difetti, sono contorte, discriminatorie, assurde e probabilmente non serviranno a fermare il virus. Ma un’utilità forse ce l’hanno: potrebbero finalmente insegnare le tabelline agli studenti italiani. Che sia la volta buona che nelle nostre aule s’impara l’aritmetica? Del resto, senza sei spacciato: due positivi per dieci giorni di quarantena, cinque giorni per il tampone più uno per le scuole materne, diviso sette, riporto sei, con l’avanzo di tre. Oggi si va a scuola o no? Aspetta che risolvo l’equazione del Covid. Le interrogazioni della prof diventano una passeggiata: il vero scoglio è capire se si può entrare in classe. Immaginiamo anche la confusione delle famiglie: «Cara, stamattina Marco non va a scuola perché hanno trovato due positivi». «Amore, ma non ti ricordi che quest’anno fa la prima media?».

Forse più che l’autosorveglianza attiva era meglio introdurre la sorveglianza (attiva, molto attiva) nei confronti di chi ha partorito queste nuove regole. Per altro esse sono state introdotte per cambiare le regole precedenti che a loro volta cambiavano le regole precedenti (è incredibile che il governo che si vanta di saper fare le regole migliori del mondo le cambia ogni settimana. Dico io: se sono le migliori non possiamo tenercele almeno per un pochino?). Una volta, infatti, i genitori erano in difficoltà con i loro figli perché non sapevano rispondere alle loro domande su grammatica o latino. Adesso, invece, sono in difficoltà di fronte ad un’altra domanda, assai più difficile della consecutio temporum: «Scusa, papà, ma io domani a scuola ci devo andare o no?». E a quel punto in famiglia partono consultazioni, frettolose compulsazioni di tomi, telefonate ad amici sedicenti esperti, mail insistenti che scomodano parenti fino al settimo grado («Ho cugino che fa il vicepreside all’istituto tecnico…») per cercare di non far, di fronte ai figli, la figura degli asini. Che, a quella, già ci pensano i ministri.

È chiaro infatti che l’unico scopo di questo incastro algebrico di date e situazioni è quello di piantare la bandierina sul principio più volte espresso dal governo. E cioè: «In Dad non si torna». Ben sapendo, però, che in Dad si tornerà eccome. Asl, Regioni e sindacati, infatti, si aspettano molti alunni rimandati a casa fin dai primi giorni. Senza contare la scena dell’orrore che si verificherà nelle scuole medie e superiori quando, di fronte alla presenza di due positivi, bisognerà dividere la classe in vaccinati, non vaccinati, guariti da più di 120 giorni e guariti da meno di 120 giorni. Alla faccia della privacy. E alla faccia della discriminazione. Ma vi sembra normale mettere in piazza, davanti alla classe, un dato sensibile che riguarda la salute dei ragazzi? Non dovrebbe essere riservato? Come può diventare dominio comune? E soprattutto: come fa la scuola a sapere se uno studente è stato vaccinato o no?

Al momento, da quanto ci risulta, non è necessario il green pass per andare a scuola. Per andare in banca, alle poste, dal parrucchiere sì (cosa che fa incredibilmente entusiasmare il ministro Renato Brunetta). E poi per andare sul treno, sull’autobus, sull’aereo, in palestra, in piscina. Ovunque insomma. Ma a scuola no. E allora cosa faranno presidi e insegnanti per capire la situazione sanitaria di ogni alunno? Divideranno gli studenti non più per file ma per data di iniezione? Cambieranno l’appello chiedendo di rispondere «vaccinato» anziché «presente»? E se uno non è vaccinato ma è guarito? Dovrà dichiarare la durata della sua malattia e la data della guarigione davanti a tutta la classe? E chi non lo farà verrà buttato fuori dalla scuola? Ricordo che tre anni fa il Consiglio comunale di Lodi decise di non far entrare alla mensa scolastica alcuni alunni perché le loro famiglie (straniere) non avevano pagato l’obolo richiesto e non avevano presentato i documenti per avere l’esenzione. Si indignarono tutti. Scoppiò un caso nazionale. Ne parlò l’Italia intera. Furono organizzati sit in, fiaccolate e raccolte di soldi intitolate «tutti i bambini sono uguali». A animare la protesta, probabilmente, gli stessi che oggi festeggiano le nuove astruse norme del governo. Così cambia il mondo: tre anni fa non si potevano lasciare gli alunni fuori dalla mensa neppure di fronte a un’irregolarità mentre oggi si possono lasciare fuori dalla scuola anche se di irregolarità non ce ne sono. I bambini, evidentemente, non sono più tutti uguali. Alcuni sono diventati meno uguali degli altri.

8 replies

  1. il governissimo dei migliori, che ha profanato norme costituzionali in fatto di salute e di libertà personali, dato che ha fatto trenta a questo punto potrebbe fare anche trentuno e prescrivere che, in caso di contagio Covid, i non vaccinati non potranno rivolgersi alla sanità pubblica. Bella vero?
    Potrebbe essere questa la norma risolutiva per ottenere il 100% di vaccinati o finalmente essere presi a calci ‘n culo. Forza felloni piscialletto, tirate fuori le pallucce se avete coraggio. Branco di castrati!

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    • Che proposta del cazzo, perché non lo facciamo per chi non paga le tasse ad esempio? Mi sa che se negli ultimi 20 anni sono stati tagliati decine di migliaia dei posti letto la colpa è loro e non dei no vax.
      Se AER sarà in grado di incrociare i dati di milioni di persone e “sgamare” che non di è vaccinato in meno di 1 mese, scommetto che potrà fare la stessa cosa in seguito con i cattivi pagatori

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  2. Ah dimenticavo. Questa potrebbe essere la norma risolutiva per far pagare a rettile tasse. E per risilvere altre 100, 1000 problemi. Cit

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    • Mettere in relazione fra loro database:
      Dichiarazione dei redditi, persone fisiche o con personalità giuridica
      RCA
      Registro nautico
      Catasto
      Conti correnti
      Assicurazioni
      Finanziarie
      Tutte le altre forme di risparmio gestito.

      Se il patrimonio NON FOSSE CONGRUO con le dichiarazioni dei redditi da lavoro o da pensioni AGIRE PESANTEMENTE, sia dal punto di vista civile che penale.

      Ma sarà IMPOSSIBILE, perché ci sono partiti che lavorano al contrario, per ottenere condoni e sanatorie.

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  3. Massì, dai! Vai con lo “stanare” quattro gatti disoccupati cinquantenni e vecchi pensionati al minimo ( gli altri possono pagarsi la qualunque) che non potran in sovrappiù uscire di casa per 5 mesi ( chi contageranno ammesso e non concesso che si infettassero col virus… nell’ aria del tilello?) Ovviamente la caccia sarà solo ai i “residenti” …

    Adesso sì che abbiamo quelli col pugno di ferro!
    Da domani , vista la facilità dei “controlli” che evidentemente fino ad ora non si conosceva, mai più evasione fiscale: uniti alla lungimiranza ed alla bontà del Governo dei Migliori diventeremo il Paese più ricco d’ Europa, con un welfare ” da sogno”!
    O no?

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