Al Quirinale una donna, Draghi, il bis di Mattarella: le contraddizioni del Movimento 5 Stelle

Dichiarazioni pubbliche, indiscrezioni, prese di posizioni interne in assemblea: una situazione complessa e frammentaria che vede il leader Giuseppe Conte in difficoltà

(Emanuele Buzzi – corriere.it) – Una, nessuna o forse più probabilmente centomila: sono le posizioni del Movimento sulle prossime elezioni per il Quirinale. Dichiarazioni pubbliche, indiscrezioni, prese di posizioni interne in assemblea danno il quadro di una situazione che definire complessa e frammentaria sembra quasi un eufemismo. E così la situazione del partito con il più alto numero di parlamentari chiamati a scegliere il prossimo capo dello Stato inizia a suonare come un’incognita che rischia di pesare sul destino del Paese.

«Siamo compatti», assicurano a più riprese le fonti ufficiali. Ma basta leggere le dichiarazioni dei singoli per avere uno spaccato della situazione. Solo dieci giorni fa Giuseppe Conte ribadisce: «Non so che intenzioni abbia Draghi, ma candidarsi al Colle appare improprio, non la vedo una sua autocandidatura». L’ex premier apre all’idea di una donna al Colle, suggestione ripresa anche dai vice, a partire da Paola Taverna che si dichiara «assolutamente favorevole». Peccato però che la rosa dei nomi che circola nei palazzi non convinca i gruppi M5S e l’ex ministro Vincenzo Spadafora non a caso interviene: «Ho letto anche nomi che non credo siano votabili per il Movimento». La candidatura al femminile vacilla e torna alla ribalta il nome di Draghi. «Il premier resti a Palazzo Chigi», dice prima di Natale il capogruppo alla Camera Davide Crippa. E il concetto viene ribadito da tutti i maggiorenti Cinque Stelle, rimasti sulla stessa posizione dopo una prima apertura a novembre poi rientrata. Stefano Patuanelli, però, intervistato dal Corriere, precisa: «Nessuna preclusione per Draghi al Colle». Ipotesi in contrasto con Sergio Battelli — «Il presidente del Consiglio Mario Draghi deve continuare il suo lavoro a Palazzo Chigi insieme alla squadra che ha creato» — mentre Stefano Buffagni sottolinea come il premier sia «una risorsa per l’Italia».

E mentre si discute sul ruolo di Draghi, i senatori in assemblea chiedono di sostenere un Mattarella bis . Interviene allora il vicepresidente Michele Gubitosa — che nei giorni scorsi ha lanciato l’ idea di sostenere un nome di centrodestra — per replicare ai senatori: «Mattarella è stato sempre ed è il primo nome che il M5S voterebbe per il Quirinale». Un’uscita per rimarcare come sia un’ipotesi irrealizzabile vista la volontà del presidente di non rimanere al Colle oltre alla scadenza del suo mandato. «Nel pensiero dei senatori non c’è niente di nuovo , per Mattarella noi abbiamo il massimo rispetto», dicono i vertici del Movimento. Le chat interne intanto ribollono e nelle prossime ore è attesa un’assemblea congiunta di deputati e senatori che sta già infuocando gli animi. Fonti parlamentari commentano: «Manca solo l’apertura a Berlusconi, del resto Conte ha già detto che ha fatto cose positive». Nel caos generale, fa da contraltare il silenzio di Luigi Di Maio. Nell’ultima intervista al «Corriere» il ministro degli Esteri non a caso aveva commentato: «Bisogna proteggere Draghi dai giochi di palazzo».

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6 replies

  1. pagliacci stracci.
    il DIO CONTE, dopo aver detto che anche Berlusconi ha fatto cose buone, ha bocciato Draghi al Quirinale e ha lanciato una donna, ma i parlamentari puzzoni hanno detto che vogliono Mattarella perché hanno troppa paura di tornare a casa (lo ripeto: puzzoni e pulcioni), poi si sono fatti sfuggire che non c’è nessuna preclusione a Draghi.
    E quell’altro genio di Gubitosa dice che Mattarella-bis è sempre stata l’ipotesi del Movimento (ma da quando?).
    Nel frattempo i gruppi parlamentari si fidano talmente tanto del DIO CONTE che hanno chiesto che faccia le trattative sul Quirinale accompagnato dai capigruppo: niente, Conte non ce la fa, ogni volta che raggiunge una posizione gli devono affiancare due gorilla che gli dicano cosa fare, dopo Salvini e Di Maio come vicepresidenti adesso gli tocca dire sissignore ai capigruppo parlamentari.
    E questo la dice lunga su quanto il DIO CONTE goda della fiducia dei suoi parlamentari.
    Insomma un casino mortale.
    Ma quindi la domanda è: chi cazzo voteranno questi clown per il Quirinale?

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  2. Io voglio B. al Quirinale.
    Le bugie fanno male, e un pupazzo che fa quanto farebbe B, è peggio di B.
    Che fico ragazzi, quanto oramai non fai più parte del gioco, del loro gioco, li guardi agitarsi con la stessa divertita curiosità di un gorilla che si gratta il culo in uno zoo.

    Mi dispiace per Conte, forse qualcosa da dire l’avrebbe pure, è una persona onestà e perbene e questo non è un dettaglio, è la condizione necessaria ma non sufficiente per fare politica, o almeno dovrebbe.
    Ma in quel covo di vipere leccatrici…

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  3. “C’erano tempi in cui si urlava “Ro-do-tà, Ro-do-tà” animati da velleitarismo e del tutto indifferenti all’esito dello scontro, tempi in cui il Movimento pur costretto nella sua ridotta si muoveva all’unisono sulla scorta di un’idea. Otto anni dopo sono rimaste le scorte, di idee nemmeno a parlarne” cit.

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