Caso Vecciarelli, indagato il generale Figliuolo. “Abiti sartoriali in regalo”

(affaritalini.it) – Il caso Enzo Vecciarelli regala un nuovo colpo di scena. Nell’inchiesta sul capo di Stato maggiore, iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di corruzione per l’esercizio della sua funzione, compare un altro nome altisonante, – si legge sul Fatto Quotidiano – quello del generale Francesco Figliuolo, il commissario per l’emergenza Covid. L’iscrizione di Figliuolo è un atto dovuto, a sua tutela. Sull’inchiesta si tiene il massimo riserbo: da quel poco che trapela il generale non è mai finito direttamente nelle intercettazioni, ma sarebbero altri a far riferimento a lui nell’ambito di circostanze che riguardano però un periodo precedente alla sua nomina da parte del governo Draghi. Nelle prossime settimane, la Procura di Roma depositerà una richiesta di archiviazione, nel frattempo però il commissario risulta ancora iscritto. Il Fatto ha anche chiesto – tramite l’ufficio stampa – alcuni chiarimenti al commissario straordinario, ma non ci è giunta risposta.

L’inchiesta in cui è indagato Figliuolo – prosegue il Fatto – è quella che vede coinvolto anche Enzo Vecciarelli, il capo di Stato maggiore è accusato di corruzione per l’esercizio della funzione. Secondo le accuse iniziali, Vecciarelli nella sua veste di pubblico ufficiale si sarebbe messo a disposizione di una società fornitrice di mascherine e macchinari per la produzione e il confezionamento di mascherine. Agevolando lo sdoganamento di 600mila mascherine alle Forze Armate. In cambio Vecciarelli avrebbe ricevuto per se e i suoi familiari utilità consistite “nella donazione di generi alimentari e di 58 capi di abbigliamento”. E nel capo di imputazione si citano: “Abiti sartoriali, cappotti, vestito da sposa, giacche, camice e divise”.

3 replies

  1. Open, Renzi vuole lo scudo “retroattivo” da senatore

    Ci provò già Albertini. Contro l’inchiesta dei pm di Firenze, l’ex premier chiede “l’immunità”. Ma all’epoca dei fatti non era ancora stato eletto

    (di Ilaria Proietti – Il Fatto Quotidiano) – Forza Italia non vede l’ora ché l’occasione di fare squadra con un potenziale alleato come Matteo Renzi, mettere in imbarazzo un pezzo del Pd e togliersi per di più la soddisfazione di assestare anche un calcione ai magistrati, è ghiottissima.
    E così è tutto un lavorio nella Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato presieduta dall’azzurro Maurizio Gasparri che ha affidato alla collega Fiammetta Modena, ultrà del garantismo in salsa berlusconiana, il caso sollevato dall’ex Rottamatore: ritiene di essere perseguitato dai pm di Firenze che hanno osato mettere il becco negli affari della Fondazione Open ritenendola strumento per far arrivare soldi, e tanti, al giglio magico negli anni della sua scalata alla segreteria del Pd che poi gli ha spalancato le porte per Palazzo Chigi.
    Ora il capo di Italia viva vuole che Palazzo Madama gli faccia da scudo “ponendo in essere quanto necessario” perché vengano tutelate le sue prerogative di senatore. Insomma per bloccare in extremis i pm di Firenze che avrebbero utilizzato conversazioni e corrispondenza casualmente captate senza previa autorizzazione della Camera di appartenenza. Ancorché, all’epoca dei fatti contestati, il laticlavio senatoriale ancora non l’avesse conquistato: l’indagine sulla Fondazione Open che vede tra gli altri Renzi e Maria Elena Boschi indagati per finanziamento illecito riguarda reati commessi dal 2014 al 2018. Ma tant’è: al Senato tutto può succedere come raccontano le cronache presenti e passate.
    Può succedere ad esempio che oggi vengano tenute nel cassetto richieste di arresto come quelle che pendono sul capo dei senatori Luigi “Purpett” Cesaro e Marco Siclari sospettati di corruzione elettorale e scambio elettorale politico mafioso. E che si faccia melina su un caso come quello di Carlo Giovanardi che chiede protezione dai magistrati, anziché cospargersi il capo di cenere, per aver minacciato funzionari pubblici pur di far lavorare alla ricostruzione post terremoto emiliano una ditta amica che poi si era scoperta in odore di ‘ndrangheta.
    Ma è pure successo che il Senato abbia concesso l’immunità a chi senatore non era all’epoca dei fatti che gli venivano contestati, come è capitato nella scorsa legislatura nel caso di Gabriele Albertini, un precedente a cui ora Palazzo Madama guarda per accontentare Renzi.
    Ma cosa era successo con Albertini? Nel 2012 aveva rimediato una denuncia per calunnia aggravata da parte dell’allora procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo accusato dall’ex sindaco di Milano di aver gestito male alcune inchieste tra cui quella sull’acquisto della società Serravalle da parte della Provincia di Milano allora guidata da Filippo Penati e sui contratti derivati sottoscritti dal Comune ai tempi della sua amministrazione: ebbene Albertini prima aveva fatto richiesta di difesa dei privilegi e delle immunità al Parlamento europeo di cui all’epoca era membro, ma senza successo.
    Quindi per salvarsi si era rivolto ai colleghi italiani che nel 2016 avevano deciso di accordargli lo scudo: le accuse fatte a Robledo fin dal 2012 dovevano ritenersi un tutt’uno con quelle che aveva continuato a muovergli anche una volta eletto al Senato: tutte opinioni coperte dall’insindacabilità riconosciuta ai parlamentari anche se parlamentare lo era diventato solo nel 2013. E che importa se stessa Giunta in precedenza si era dichiarata incompetente quando lo stesso Albertini aveva chiesto di essere protetto dalle grinfie di Robledo che gli aveva fatto causa in sede civile.
    Ma che era cambiato tra le due decisioni? Secondo una vulgata mai smentita, Albertini una volta entrato al Senato era passato sotto le insegne dell’Ncd e si era guadagnato lo scudo mettendo sul piatto la conferma del suo appoggio alla maggioranza: e così anche il Pd, alleato in quel momento con il partito di Alfano, si era convinto ad accordargli l’immunità retroattiva. La Consulta ha poi smentito il Senato: lo scudo non si poteva dare. Ma ormai sono passati cinque anni.

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  2. Mi ricorda in modo impressionante il mio “capitano” del 1971.Un “parassita” al sicuro e impunito ma dai modi affabili?

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