Ipotesi di complotto

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Prima di sapere che in tutto il mondo era stata sperimentata l’apocalisse informatica, con il blocco di Facebook, WatsApp e Instagram, immaginando lo sgomento del popolo dei social orbato dell’imitazione  virtuale della vita, mi sono divertita a formulare qualche ipotesi di complotto.

E’ un esercizio che non mi appassiona: tante cospirazioni percettibili sono state orchestrate contro di noi, per demolire stato sociale e stato di diritto, per costringerci a ogni tipo di rinuncia per autorizzare restrizioni, esproprio di beni e  di diritti, convincendoci che si trattasse della giusta punizione per consumi e abitudini di vita dissipate, eppure i più rifiutano l’idea che si trattasse di strategie pensate e applicate dall’alto, soprattutto di questi tempi da quando governi e autorità da anni guardate con legittima diffidenza, sospetto e risentimento sono oggetto di fiducia illimitata in veste di salvatori e demiurghi che ci risparmiano dalla pestilenza.

Così per pura esercitazione dell’immaginario ho pensato che il crash fosse stato organizzato per impedire l’informazione sulle lezioni e in particolare sull’affluenza, mai così bassa, da inficiare le motivazioni e giustificazioni che negli anni sono state offerte in pasto all’opinione pubblica sempre più privatizzata. E cioè che le democrazie mature votano poco e malvolentieri, come fosse un rito primitiva, a conferma che il popolo italiano starebbe diventano adulto, e al tempo stesso che invece siamo una plebaglia infantile che se ne impipa della partecipazione al processo decisionale, attraverso rappresentanti screditati. E’ che di solito i decisori preferiscono la scarsa affluenza che permette giochi di potere più opachi del solito, ma quando poi in grandi città vota meno del 48% allora è più complicato sostenere che i canditati del centro sinistra premiati  dalla massa abbiano stravinto contro sovranismo (titola così la  Repubblica) e  populismo (facendo esultare gli editorialisti). Meglio dunque tacitare quella piazza berciante che alimenta critica sterile e comunicazione grezza, infiltrata dagli impresari delle fake.

Un’altra possibile supposizione di può dedurre leggendo le prime pagine della stampa tradizionale e cartacea, ma anche  i giornali online che si dedicano interamente ai risultati elettorali senza fare menzione della catastrofe che si è abbattuta in varie regioni, producendo disastri prevedibili e incontrastati.

Ieri pomeriggio si era già capito che era preferibile silenziare le responsabilità pregresse e le colpe vigenti, a leggere gli scarni commenti di quelle parodie di governatori affaccendati a sminuire. La narrazione pandemica ha sottratto temi cari alla tv del dolore e alle cronache  rovinologhe, da mesi non abbiamo notizia dei terremotati e qualche alluvione non ha l’appeal per premiare audience e vendite eccezionali, meglio quindi non approfondire proprio mentre altre icone dell’album di famiglia dei potentati locali sono impegnati a farsi eleggere e far prosperare i comitati d’affari bipartisan.

Un’altra spiegazione suggestiva è che fermenti più o meno organizzati stiano minando l’ideologia e la prassi del distanziamento sociale, che la voglia di parlare e parlarsi addosso, confrontarsi e  litigare, confessarsi e sottoporre gli altri a tribunali e gogne sia così forte da mettere in pericolo l’equilibrio della governance “eccezionale” che si accredita per portarci fuori dell’emergenza sanitaria – aggravando quella sociale. E che dubbi critiche trovino spazio e accoglienza in rete, dove un’opposizione crescente sta creando una rete preoccupante per i ceti dominanti, e produce una controinformazione che rischia di destabilizzare l’egemonia dei tecnici, della comunità scientifica, degli specialisti.

Invece è stato un blocco “universale”. Che però come tanti incidenti apparentemente occasionali, tipo un virus che sfugge al controllo di laboratorio e circolo in giro per il mondo, potrebbe prestarsi a piccole macchinazioni locali, dare il destro per mettere bavagli e censure in momenti di particolare stress per il ceto politico e i suoi burattinai. Vedi mai che alla fine i complottisti qualche volta l’azzecchino.

4 replies

  1. Il pd deve solo ringraziarla la bassa affluenza.
    Guarda che faccia felice che ha Letta che per la millesima volta ci ha ricordato che “noi sosteniamo convintamente questo governo (con tutte le scarpe)”.

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  2. Nell’ oltre pensiero si potrebbe anche pensare all’avanguardia di un uomo nuovo, freddo, cinico e calcolatore che predispone e preordina in virtù dell’impensabile ascesa prima della catastrofe; ed anche il catastrofismo come il complottismo sembrano ormai correnti sotterranee di un torrente impetuoso impossibile da arginare e che trascinerà anche l’impensabile.
    Ciò che veniva contestualmente declinato come alienazione è ad oggi un’ancora di salvataggio e nei coni di ombra, oltre lo sfarfallio della ricchezza e dell’agiatezza, le piaghe che credevamo sepolte sono riesumate come semplici modus vivendi per allietare un vuoto .. piaghe sociali ma purtroppo munite anch’esse di cinghie economiche.

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  3. Con questo governo in tanti ci guadagnano: controlli zero (anche riguardo la pandemia: l’ importante è il numero dei vaccini: figliuolo e Draghi devono “vincere”), inflazione che galoppa, evasione fiscale incentivata, Paese allo sbando.
    Più che mai la solita storia: parco buoi che non possono farci nulla spremuti, furbi e furbetti a fare quello che gli pare, propaganda alle stelle per affossare i disubbidienti, a Destra e a Sinistra.
    Come prima, più che mai.

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  4. “fermenti più o meno organizzati stiano minando l’ideologia e la prassi del distanziamento sociale, che la voglia di parlare e parlarsi addosso, confrontarsi e litigare, confessarsi e sottoporre gli altri a tribunali e gogne sia così forte da mettere in pericolo l’equilibrio della governance “eccezionale” che si accredita per portarci fuori dell’emergenza sanitaria,aggravando quella sociale.” Ecco perfettamente descritta la realta , volutamente non vista , da chi crede che
    “Tutto va ben, Madama la Marchesa,tutto va ben, va tutto ben,però l’attende ancora una sorpresa,che dir non posso fare a men:morí il cavallo per asfissia,ché si incendiò la scuderia;a parte ciò, Madama la Marchesa,va tutto ben, va tutto ben.

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