I veri anti-italiani

Former prime minister, Giuseppe Conte, attends the Raitre Italian tv program Mezzora in pi conducted by Italian journalist Lucia Annunziata, Rome, Italy, 13 June 2021. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Estratto dell’editoriale di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano del 20 luglio 2021 dal titolo “I veri anti-italiani/3” – 19luglio 2020. Mentre Conte combatte al Consiglio Europeo sul Recovery Fund e ricorda come la “frugale” Olanda sia un mezzo paradiso fiscale, i giornali italiani continuano a gufare contro l’Italia. Giannini (Stampa) sa già come andrà a finire: “Per noi diminuisce la quota di contributi a fondo perduto e aumenta quella dei prestiti”. E, comunque andrà, sarà un disastro: “Conte e i suoi ministri, superato a fatica il pasticcio venezuelano su Autostrade (sic, ndr) e con lo stress-test delle elezioni regionali del 20 settembre non saranno in grado di reggere l’urto”. Il Giornale tifa apertamente Rutte: “Europa, Conte flop. E quella frase degli olandesi: ‘Non ce la beviamo’. L’Olanda imita Prezzolini e Rutte copia gli Apoti”. Belpietro (Verità): “L’accordo che si profila è una disfatta”. Libero: “L’Europa detesta Conte”, “L’Unione non si fida del nostro governo”. Ma il record di patriottismo lo stabilisce l’ultimo nato fra i giornali di destra, Repubblica, estasiata dall’eroica resistenza della povera Olanda: “Processo all’Italia. L’Olanda guida l’accusa: ‘Non ci fidiamo più’”. Il fatto che Fca che edita Stampubblica abbia sede legale in Olanda è puramente casuale.20 luglio. Messaggero: “Fondi Ue ridotti per l’Italia. Per il nostro Paese 10 miliardi di sovvenzioni in meno e più fondi da restituire”. Corriere, Repubblica e Stampa: “172 miliardi all’Italia”. Giornale: “Doppia fregatura”, “L’Italia perde già 10 miliardi”, “serve subito la zattera del Mes”, il premier è in “euroaffanno a caccia di un accordo per salvare la poltrona”. Il noto padre dell’europeismo Sallusti difende Rutte: “Gli olandesi sono stronzi, ok. Ma il nostro governo è un’Armata Brancaleone che campa di trucchi ed espedienti”. Feltri (Libero): “Ecco perché l’Ue non sgancia: l’Italia ha molti soldi, ma li dà ai fannulloni. Conte con l’Europa sta sbagliando tutto”. […]

[…] Conte, a Bruxelles, non c’era proprio. Sta’ a vedere che, al vertice dei Ventisette, erano in Ventisei.

13 replies

  1. Purtroppo nessuno dei servi citati proverà un briciolo di vergogna, dato che il mondo cui appartengono li ha resi ricchi, famosi e potenti qb.
    Niente da dire contro i mestieri servili, sono nobilissime attività. Quando lo fai in un contesto diverso, per pura sottomissione, per calcolo, per motivi abbietti, per compiacere al padrone, allora diventi un servo declassato a sguattero.

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  2. I veri anti-italiani/3

    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – 19luglio 2020. Mentre Conte combatte al Consiglio Europeo sul Recovery Fund e ricorda come la “frugale” Olanda sia un mezzo paradiso fiscale, i giornali italiani continuano a gufare contro l’Italia. Giannini (Stampa) sa già come andrà a finire: “Per noi diminuisce la quota di contributi a fondo perduto e aumenta quella dei prestiti”. E, comunque andrà, sarà un disastro: “Conte e i suoi ministri, superato a fatica il pasticcio venezuelano su Autostrade (sic, ndr) e con lo stress-test delle elezioni regionali del 20 settembre non saranno in grado di reggere l’urto”. Il Giornale tifa apertamente Rutte: “Europa, Conte flop. E quella frase degli olandesi: ‘Non ce la beviamo’. L’Olanda imita Prezzolini e Rutte copia gli Apoti”. Belpietro (Verità): “L’accordo che si profila è una disfatta”. Libero: “L’Europa detesta Conte”, “L’Unione non si fida del nostro governo”. Ma il record di patriottismo lo stabilisce l’ultimo nato fra i giornali di destra, Repubblica, estasiata dall’eroica resistenza della povera Olanda: “Processo all’Italia. L’Olanda guida l’accusa: ‘Non ci fidiamo più’”. Il fatto che Fca che edita Stampubblica abbia sede legale in Olanda è puramente casuale.
    20 luglio. Messaggero: “Fondi Ue ridotti per l’Italia. Per il nostro Paese 10 miliardi di sovvenzioni in meno e più fondi da restituire”. Corriere, Repubblica e Stampa: “172 miliardi all’Italia”. Giornale: “Doppia fregatura”, “L’Italia perde già 10 miliardi”, “serve subito la zattera del Mes”, il premier è in “euroaffanno a caccia di un accordo per salvare la poltrona”. Il noto padre dell’europeismo Sallusti difende Rutte: “Gli olandesi sono stronzi, ok. Ma il nostro governo è un’Armata Brancaleone che campa di trucchi ed espedienti”. Feltri (Libero): “Ecco perché l’Ue non sgancia: l’Italia ha molti soldi, ma li dà ai fannulloni. Conte con l’Europa sta sbagliando tutto”. Dagospia: “Conte viene gonfiato come una zampogna a Bruxelles”, “Cosa abbiamo fatto per meritarci questo? Dopo il Cazzaro verde, abbiamo il Cazzaro con la pochette! Per evitare il crack, Conte sarà costretto a chiedere all’Ue un prestito. E a quel punto l’Italia ha la troika in casa. Una vittoria di Pirro che il Conte Casalino proverà a rivendere come un trionfo… (per finire nella merda)”. Paolo Mieli (Corriere): “Una cosa sicuramente Conte è riuscito a portare a casa: potrà esibire la foto in cui sedeva sereno (ancorché non sorridente) accanto ai grandi d’Europa: Merkel, Macron, Sànchez e Ursula”. Folli (Repubblica) a ristabilire l’equilibrio: a causa degli “errori” e dell’“inesperienza” di Conte, “la coperta si è rattrappita” con una “riduzione dei sussidi a fondo perduto tra i 20 e i 30 miliardi che a Roma si considerava già acquisiti”.
    E “ora il Mes torna d’attualità”, anzi “diventa una priorità”, “urgente”. A Bruxelles nessuno ne parla. Ma è il sogno erotico di Folli: “per il Conte-2 questo è il nuovo ostacolo”, che “dopo le elezioni di settembre potrebbe rivelarsi troppo alto”. Per l’eccitazione, gli si rizza il riportino.
    21 luglio. Dopo l’ultimo giorno e l’ultima notte di battaglia, alle 5.31 il presidente Michel twitta: “Deal!”. L’accordo è siglato dai capi dei 27 Paesi Ue. Il premier italiano ha ottenuto tutto ciò che chiedeva: Recovery di 750 miliardi, nessun diritto di veto dei singoli Stati e, per l’Italia, 36,5 miliardi in più di quelli previsti dal piano Von der Leyen. Da 172,7 a 208,8: intatti quelli a fondo perduto (81,4) e più prestiti (da 90,9 a 127,4). Il surplus è la cifra del Mes, ora ancor più inutile di prima. Mattarella chiama Conte all’alba per complimentarsi. Poi i leader e i ministri giallorosa.
    I giornali, chiusi a mezzanotte, non hanno ancora i dettagli dello storico accordo, ma solo la notizia che è quasi fatto. E l’imbarazzo dei profeti di sventura si taglia col coltello. Il Messaggero dà le pagelle, strepitosa quella di Conte: “Ha combattuto e non ha perso”. Il Corriere ha due editoriali che sono l’apoteosi del rosicamento. Sabino Cassese: “Non è solo questione di soldi” (abbiamo appena ottenuto 209 miliardi quando tutti ne prevedevano la metà e, ora che li abbiamo, non contano più), “il piano di riforme è poca cosa” (come quelli di tutti gli altri Paesi, che iniziano a scriverli ora e han tempo sino a fine anno, scadenza che poi slitterà a fine aprile 2021). Carlo Verdelli pare Bartali: tutto sbagliato, tutto da rifare. Titolo: “La carta d’identità sbiadita del governo (e della nazione)”. Svolgimento: “il governo sembra avere smarrito la carta d’identità, con quella provvisoria ormai scaduta da un pezzo”, privo com’è di una “reputazione spendibile e credibile, specie sui tavoli dove si sta giocando la partita più delicata del finanziamento per ripartire dopo i disastri del virus”; e poi “la bizzarria tutta italiana di mantenere lo stesso premier per due esecutivi molto diversi”, colpevole di “stallo immobile”, mentre “l’improbabile categoria ‘giallorosa’ ricorda il fiocco ormai sbiadito appeso fuori dalla nursery alla nascita del secondo Conte”. Delle due l’una: o a Bruxelles hanno gli occhi foderati di prosciutto e han dato fiducia al premier sbagliato, o Verdelli ha scritto il pezzo senza sapere del Consiglio Europeo. E senza che nessuno avesse cuore di avvertirlo. O di cestinarlo.
    Repubblica è da leggenda: “Vince l’asse tra Berlino e Parigi”, “Merkel raggiunge il compromesso sugli aiuti e salva l’Europa”. Conte, a Bruxelles, non c’era proprio. Sta’ a vedere che, al vertice dei Ventisette, erano in Ventisei.
    (3 – continua)

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  3. CONTE CI PROVA CON DRAGHI.
    SI MEDIA CONTRO L’IMPUNITÀ
    di Wanda Marra e Paola Zanca | 20 LUGLIO 2021

    Qualche ritocco alla riforma della giustizia: Giuseppe Conte esce da Palazzo Chigi dopo 40 minuti di colloquio con Mario Draghi con il via libera a indicare – anche parlando con il ministro, Marta Cartabia – delle possibili modifiche al testo.
    I due – come dice pure uno scarno comunicato di Palazzo Chigi – parlano dell’evoluzione della situazione epidemiologica, della transizione ecologica, di riforma della giustizia. Ma è quest’ultimo il dossier più delicato, sul quale Conte è arrivato a ipotizzare il ricorso al voto della base M5S se Draghi dovesse porre la fiducia .Il tono dell’incontro è cordiale, come si evince anche dalle dichiarazioni che l’Avvocato fa davanti alle telecamere appena uscito, poco dopo mezzogiorno. “Ho assicurato il contributo del M5S” sulla giustizia. “Daremo il contributo per velocizzare i processi, ma saremo molto vigili nello scongiurare soglie di impunita”. Mentre assicura: “Mettiamo da parte le bandierine, dobbiamo parlare agli italiani”. Poi chiarisce che non si è parlato di fiducia, mentre sui tempi si rimette alla dialettica parlamentare.
    Durante il colloquio, il premier prevalentemente ascolta. Ma chiarisce due concetti: la riforma della giustizia non si può stravolgere, perché è già frutto di un accordo e il centrodestra è pronto a tirare fuori 200 emendamenti. E i tempi devono essere rapidi: è fondamentale per il Pnrr, tema che Conte conosce bene. Ma in realtà, raccontano da Palazzo Chigi, un accordo con i Cinque Stelle per qualche cambiamento, Draghi lo aveva già dal Cdm che ha approvato la riforma. Conte, dal canto suo, chiarisce che non si tratta certo di un’impuntatura personale, ma che i gruppi parlamentari del Movimento (che poi convoca per oggi) non reggono. L’obiettivo dell’Avvocato è alzare la soglia dei due anni della prescrizione. Questione che in parte anche il Pd condivide. E se Conte pensa ad alcuni accorgimenti tecnici per velocizzare i processi, il tema della norma transitoria per far entrare in vigore la riforma – tirata fuori dal capogruppo Pd in Commissione Giustizia, Alfredo Bazoli – non gli dispiace.
    Il senso del faccia a faccia è prima di tutto politico. Conte si pone in maniera collaborativa, sostiene di voler tenere il M5S dentro questa fase. Insomma, non evoca neanche rotture. Draghi, dal canto suo, lo legittima come leader in pectore: ha bisogno della sua collaborazione per tenere uniti i Cinque Stelle e – non a caso – sulla giustizia fa qualche apertura. L’ex premier può vantare un altro risultato: il Pd si è messo in gioco per mediare. Dopo l’incontro di Enrico Letta con Draghi, la settimana scorsa, nel quale il segretario del Pd aveva garantito al premier massima collaborazione sulla riforma della giustizia, tutti quelli che si occupano del dossier in Parlamento sono entrati in gioco. Franco Mirabelli, Bazoli, Andrea Giorgis hanno lavorato per far capire a Letta che era importante tenere dentro il Movimento. Oltre al fatto che i magistrati sono intervenuti con i dem per protestare sulla prescrizione. È toccato alla responsabile Giustizia dem, Anna Rossomando, parlare con Letta. Di qui, la timida apertura a dei cambiamenti domenica su Repubblica. Che pare abbia provocato qualche irritazione a Palazzo Chigi. Ma che di fatto rafforza anche Conte, che da Draghi ci può andare quasi da leader del centrosinistra.
    Ora si lavora nel merito. Il Pd sta ragionando sugli emendamenti per la norma transitoria per la modifica del giorno dal quale calcolare i tempi della prescrizione, per l’estensione della lista dei reati non prescrittibili rapidamente. E poi, sulla giustizia riparativa.
    Al momento il ddl sul processo penale resta calendarizzato venerdì per l’Aula della Camera. Ma uno slittamento di una settimana sarebbe nell’ordine delle cose. E la fiducia non si può escludere.
    ilFattoQuotidiano

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  4. Conte sarebbe anche una persona perbene, peccato che ogni giorno che passa si consuma sempre di più, come le criptovalute in un mercato ribassista (bear market).

    Se il bitcoin va giù, massimi e minimi consecutivi decrescenti, DEVI uscire e salvare il salvabile, aspettare che tocchi il fondo e poi rientrare e fare un sacco di soldi. Si chiama trading di medio lungo periodo. Controllare le emozioni, aspettare, gestire la pazienza e solo dopo agire. 90% attesa e 10% azione. Cioè 90% opposizione e 10% campagna elettorale.

    Dopo si fanno un sacco di soldi. Ma ci vuole un minimo di intelligenza, altrimenti pure la meloni ti passa avanti.

    Se stai fermo dentro il governo dei peggiorissimi durante un mercato ribassista affondi con tutta la nave.

    Questi nemmeno conoscono il trading e vogliono fare politica.

    Si stanno bruciando ogni giorno di più, la credibilità viene corrosa ogni giorno di più. Ma stanno fermi, immobili, dentro il peggior governo delle storia a aspettare che la morte li abbracci e se li porti via.

    Conte che batte i pugni sul tavolo. Cosa pensa di ottenere? NON otterrà niente se non un ulteriore indebolimento di leadership e consensi. NON conta niente.

    Purtroppo quando la tua base è fatta da imbucati mercenari venduti che pensano solo a come tirare a campare e arrivare a fine legislatura, come uno sporco piddino qualunque o un leu paraculo, non può che finire male. Perchè non uscirai mai dal mercato ribassista, ma affonderai con esso.

    Investite ORA nel bitcoin, che di soldi ne farete tanti tanti. Se vi va bene perderete il 75% dei soldi. Almeno il 75%.

    I GENI della pizzeria lo sbroccato della garbatella.

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    • “Conte” È “una persona perbene” SOPRATTUTTO perché non direbbe MAI frasi tipo: “Dovevano fare come dicevo io” e/o “Così avresti fatto il meglio possibile” e/o “Era la sola cosa giusta da fare” come dice chi pensa di avere la verità (e tutte le risposte) in tasca come un tal andrea dei porci del porcile.

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  5. ……..”A Genova, possiamo ben dirlo oggi, sono morte molte cose, di cui dovremmo, se ne avessimo ancora l’energia per farlo, sentire il bisogno. E’ morta la sinistra. Per lo meno la sinistra “tradizionale”, autoeliminatasi nel momento in cui il segretario di allora dei DS (come si chiamavano prima di diventare PD), Piero Fassino, vietò ai propri iscritti di mettere piede in quel territorio che riteneva inquinato, e che invece era il luogo in cui si decideva – nel bene o nel male – il futuro, mettendo se stesso e il proprio partito fuori dalla storia.”…………….

    https://www.tpi.it/opinioni/g8-genova-20-anni-morte-sinistra-revelli-20210719807501/

    Già Fassino …..

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