Mascherine, i pm a caccia di soldi fino a San Marino

(di Vincenzo Bisbiglia – Il Fatto Quotidiano) – Arriva fino a San Marino la caccia ai soldi delle provvigioni dei mediatori per l’acquisto, a marzo 2020, da parte dello Stato italiano, di 801 milioni di mascherine dalla Cina, al prezzo totale di 1,2 miliardi di euro. Una fornitura che ha fruttato nelle tasche dei mediatori circa 72 milioni di euro pagati dai cinesi: circa 59 milioni sono stati incassati da Andrea Tommasi (titolare della Sunsky srl) e altri 12 milioni da Mario Benotti, ex giornalista Rai.

Su questa fornitura la Procura di Roma ha aperto un’indagine, iscrivendo nel registro degli indagati Benotti e Tommasi per traffico di influenze. Nell’inchiesta era finito anche l’ex commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri, iscritto per corruzione, reato per il quale la Procura ha chiesto l’archiviazione. Ora si scopre però che Arcuri e l’allora suo vice Antonio Fabbrocini (entrambi dal 1 marzo tornati a tempo pieno al vertice di Invitalia) sono stati iscritti anche per peculato. Il reato di peculato – articolo 314 del codice penale –prevede la “distrazione a profitto proprio o altrui, di denaro o altro bene mobile appartenente ad altri”, commessa “da un pubblico ufficiale”. Insomma Arcuri – è l’ipotesi degli investigatori tutta da verificare – avrebbe potuto favorire nella fornitura i mediatori, che a loro volta avrebbero incassato le provvigioni. Questo però sarebbe possibile solo se l’ex commissario straordinario fosse stato a conoscenza dei compensi di Benotti&C. Già il 22 dicembre la Guardia di finanza, in un’informativa, ipotizzava la “sopravvenuta conoscenza”, da parte dell’allora commissario straordinario, “dell’enorme illecito ritorno economico ottenuto da soggetti estranei al rapporto con la struttura commissariale”. In realtà però Benotti sentito dai magistrati negli scorsi mesi ha negato questa circostanza, spiegando di non aver mai messo al corrente l’allora commissario straordinario dei suoi guadagni. Così l’iscrizione di Arcuri – che si è reso disponibile a essere interrogato, anche se finora non è mai stato convocato in Procura – potrebbe essere una sorta di “atto dovuto” per poter disporre determinati accertamenti.

Intanto i pm capitolini stanno cercando di ricostruire i flussi finanziari anche rispetto ad altri mediatori. Per questo a marzo scorso hanno inviato una rogatoria a San Marino. Qui Andrea Tommasi e il suo “socio” Daniele Guidi (banchiere sammarinese) sono già indagati per riciclaggio dai magistrati del Monte Titano per un’altra vicenda e, come scrive il GiornaleSm diretto da Marco Severini, la SunSky il 9 marzo ha anche subito un sequestro di 500mila euro. Nella rogatoria, il Commissario della Legge (il procuratore di San Marino) esprime “la necessità di assistenza per accertamenti bancari alle posizioni intestate a Daniele Guidi e Monica Aluigi”, quest’ultima “coniuge di Mohamed Ali Ashraf” e “ritenuta una prestanome di Guidi per ingenti movimentazioni di denaro”. Ali Ashraf è indagato per truffa a Rimini nei confronti di Banca Cis, quando era diretta proprio da Guidi (anche lui indagato). Periodo in cui, secondo la magistratura sammarinese, Guidi aveva “simulato un’attività di consulenza resa da SunSky (guidata da Tommasi, ndr) in favore di Banca Cis al fine di trasferire le somme distratte all’istituto di credito, pari appunto a mezzo milione.

Fonti inquirenti di San Marino confermano a Il Fatto che i magistrati italiani stanno cercando altri soldi rispetto ai 72 milioni incassati dai mediatori sui conti italiani. Si cercano, inoltre, eventuali tracce di spostamenti all’estero (Lussemburgo, in particolare). Per farlo, gli investigatori del Monte Titano stanno scandagliando due conti correnti, uno acceso presso la Cassa di Risparmio della Rsm e un altro presso la Banca Agricola Commerciale, sempre di San Marino, oltre ai conti in utilizzo alla Aluigi. Guidi avrebbe incassato personalmente, secondo quanto riportato nel testo della rogatoria, circa 12,5 milioni di euro.

Sarà ora compito dei magistrati romani verificare se effettivamente Arcuri e Fabbrocini fossero a conoscenza dell’entità delle provvigioni. In sede di interrogatorio di garanzia per gli indagati di traffico di influenze, la Procura ha depositato una nuova memoria di 90 pagine, di cui 30 riguardano le chat e i messaggi fra Arcuri e Benotti, inviati fra il 1º gennaio 2020 e il 7 maggio 2020, quando poi l’allora commissario chiese al giornalista di non contattarlo più.

2 replies

  1. Legge basica di economia: domanda-offerta
    (per non dimenticare lo spazio temporale-
    in quel momento “chi ti cresima è compare”)
    Nulla di scandaloso, le provvigioni degli intermediari sono in libero mercato,
    ammenoché, c’è dell’altro

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    • Certo che non riuscirei a fare intrallazzi, nella vita…a parte la mia onestà patologica, mi perdo già solo a leggere i vari passaggi e non afferro i meccanismi.
      E qui ce ne sono pochi. Quando leggo dei capitali di Fontana etc etc…mi ci vuole un traduttore.

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