Renzi e Letta, nessun sereno. Divisi su 5 Stelle e Comunali

I DUE EX – IL SEGRETARIO PD VEDE (PER ULTIMO) IL SUCCESSORE CHE LO TRADÌ. CONTRARIO ALL’ASSE COI 5S, PER BOLOGNA MATTEO PROPONE ISABELLA CONTI

(di Wanda Marra – Il Fatto Quotidiano) – Non c’è la tensione che si taglia a fette, non trapela neanche la rabbia repressa. Ma l’atmosfera più che gelida è raggelata, gli umori controllati, i toni volutamente cordiali, che non vanno mai sopra le righe. L’incontro deve essere politico e professionale. Niente di più. Le cicatrici restano. Enrico Letta e Matteo Renzi non si vedevano dal 2014. Sette anni dopo si ritrovano alle 9.30 nella sede dell’Arel, da soli. Parlano per 40 minuti. “Incontro franco e cordiale”, con “forte divergenza” su Conte e M5S, lo descrivono fonti del Nazareno. Renzi sulla ricostruzione è d’accordo. Tradotto: Letta sta costruendo la coalizione, con alleanza organica con i Cinque Stelle, l’altro non condivide, ognuno va per la sua strada. Il solco tra i due non si è mai colmato negli ultimi 7 anni: l’ultima volta che si incontrarono era il 25 febbraio 2014, giorno della fiducia a Montecitorio del governo Renzi, quando il premier appena defenestrato volle abbracciare l’altro rottamato, Pier Luigi Bersani, tornato alla Camera dopo la malattia. L’ultima immagine pubblica dei due è di tre giorni prima: la cerimonia della Campanella, con Letta che la passa a Renzi senza neanche guardarlo.

Momenti ad alto tasso di emotività che hanno segnato la storia politica degli ultimi anni di questo Paese, oltre a quella personale dei due protagonisti. Allora, Renzi era il vincitore, l’emergente pronto a tutto, accompagnato da un consenso crescente. Mentre Letta era lo sconfitto, il premier tradito dal suo stesso partito. Sette anni dopo, Renzi quel consenso, insieme a tutta la sua credibilità politica, l’ha consumato, è alla guida di un partito che rischia seriamente di non entrare in Parlamento. Letta, richiamato alla segreteria del Pd, come il Salvatore della Patria, si gioca tutta la sua seconda vita politica nei prossimi mesi. Ma le passioni restano fuori. Non a caso il segretario ha lasciato quest’incontro per ultimo: andava fatto, ma non era una priorità.

“I figli crescono”, la butta lì il senatore di Scandicci, tanto per provare a simulare una parvenza di normalità. Insieme a qualche battuta su Firenze e su Pisa. L’altro annuisce, non si concede. Sul tavolo c’è un po’ tutto: il sostegno al governo Draghi, con la pandemia e l’importanza della campagna vaccinale, è l’unica cosa sulla quale i due concordano. Poi, le alleanze presenti e future. E le Amministrative. “Per Bologna c’è Isabella Conti, che ne dici?”, la butta lì Renzi, provando a candidare nella città delle Due Torri la sindaca di San Lazzaro di Italia viva. “Della Conti mi parlano tutti molto bene”, dice il segretario, che però non si sbilancia. La mossa è abile: la Conti è giovane, donna, ha buoni rapporti con i dem e con i M5S locali. Ma il Pd ha quasi chiuso l’accordo con i 5Stelle su Matteo Lepore, assessore alla Cultura di Bologna. A questo punto, si tratterebbe di rimettere tutto in discussione e per di più di scegliere la candidata del leader di Iv. Anche se molti la raccontano in avvicinamento al Pd, non si può fare. Lei però alla corsa ci sta pensando. “Se si vuole candidare, faremo le primarie”, riflettono ai vertici del Pd. Che però leggono nel suggerimento di Renzi una volontà distruttiva, più che costruttiva.

La mossa del fu Rottamatore è abile. Ma la sua è una condizione di totale svantaggio. Con il no a Conte e al M5S si mette fuori da una coalizione, che non lo vuole. Letta non ha intenzione di andargli incontro. Anzi, non aspetta altro che “eliminarlo” nel modo il più soffuso possibile. L’altro ribadisce di non aver intenzione di stare né “con Meloni e Salvini”, né “con i grillini e i populisti”. Sogna ancora un centro, con Forza Italia e Carlo Calenda, che magari possa correre da solo. Nelle intenzioni del leader di Azione, questo centro è possibile, ma con frontman, oltre a lui stesso, Emma Bonino e Carlo Cottarelli. Certo non Renzi. Al quale oggi nessuno ha neanche voglia di offrire una ricandidatura. Ammesso che poi lui la voglia davvero e non si decida a lasciare la politica attiva, come va dicendo sempre più spesso.

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9 replies

  1. Interessante, vertice tra letta agente francese e il bomba d’arabia, chissa di cosa avranno discusso, molto probabilmente di questioni mediorientali.

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      • @Maristella
        Beh… sai… se riempi un cestino solo con mele marce (Renzi, Berlusconi, Calenda, Bonino, etc.)
        poi hai meno problemi a gettare tutto nel cassonetto!

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  2. Berlusconi ha 84 anni ed entra ed esce dall’ospedale sempre più spesso.
    Se andasse presto a fare i conti col Padreterno (non vorrei essere al suo posto, in tutti i sensi), Forza Italia si sgonfierebbe come un palloncino e Renzi potrebbe costituire con i suoi reduci (Gelmini, Tajani, Brunetta, gente senza stoffa e carisma da leader) un nuovo partito di centro con lui medesimo sul trono.
    Se invece Silvio non esce di scena entro le prossime elezioni politiche, Renzi sa che è destinato a uscire lui di scena (politicamente) e punterà tutto sulla sua illusione di fare il conferienziere internazionale presso le corti di danarosi autocrati del terzo Mondo (gli unici interessati ad assumere giullari adulatori).

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  3. Io trovo inconcepibile che Letta gli abbia anche solo rivolto la parola.
    Vorrebbe pure dettare legge?
    O noi o i 5s? Stesso peso politico, stessi valori… alternativi, proprio!
    E la sua cocca sindaca a Bologna?
    Pussa via, brutta bertuccia! (cit. A. Sordi)

    Ma neanche se avessi scoperto di condividere il DNA, mi accorderei con un simile serpente a sonagli!

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  4. Il “brutta bertuccia” era per Lawrenzie, non per la tipa, che non conosco, ma la cui appartenenza a IV non depone.

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