Come mai non si parla delle reazioni a Pfizer e Moderna?

MODELLING VACCINI VACCINO PFIZER BIONTECH

(Antonio Grizzuti – La Verità) – Ormai da quasi un mese il vaccino Astrazeneca è nell’occhio del ciclone per il possibile nesso tra la somministrazione e l’insorgere di alcune gravi reazioni avverse. Lo «stop and go» imposto a marzo al siero britannico-svedese ha inevitabilmente causato effetti nefasti sia sulla tabella di marcia della campagna di immunizzazione, sia in termini di incremento dell’esitazione vaccinale.

Tanto che nel corso delle ultime settimane, complice il clima di terrore amplificato dai media, le defezioni dei convocati per l’inoculo del preparato Astrazeneca si sono moltiplicate.

Probabilmente i lettori di queste pagine avranno poco di cui stupirsi, dal momento che La Verità ha trattato fin dall’inizio della campagna vaccinale il tema delle reazioni avverse. Quella che stiamo attraversando, in realtà, era una fase ampiamente prevista.

Come scriveva lo scorso dicembre la Food and drug administration in occasione del via libera al siero realizzato da Pfizer e Biontech, «l’utilizzo su larga scala potrebbe rivelare ulteriori reazioni avverse, potenzialmente meno frequenti e/o più gravi, inizialmente non riscontrate nella fase di sperimentazione».

Tradotto in altri termini, ampliando il pubblico dei vaccinati dalle poche decine di migliaia di partecipanti ai trial clinici, alle numerose decine di milioni dell’immunizzazione «a tappeto», l’insorgenza di nuovi effetti collaterali rappresenta un avvenimento pressoché scontato.

Non per niente, l’ente regolatore americano già allora consigliava caldamente di tenere alta la guardia a seguito dell’autorizzazione, al fine di mettere in luce nuove allerte riguardo alla sicurezza.

Se tutti i vaccini contro il Covid causano reazioni avverse, viene dunque spontaneo chiedersi se l’attenzione riservata negli ultimi mesi nei confronti di Astrazeneca possa essere giustificata solo da una maggiore frequenza degli effetti collaterali.

Oppure se il dito puntato contro il farmaco di Oxford si inserisca in una cornice geopolitica complessa, all’interno della quale contano non solo gli effetti della Brexit, ma anche delle recenti elezioni presidenziali americane e del rimodellamento degli equilibri tra Washington, Mosca, Pechino e Bruxelles.

Quantificare la sicurezza di un vaccino non è affatto affare semplice, e naturalmente va sempre tenuto conto del rapporto tra i rischi legati dalla somministrazione e i benefici legati all’aver evitato la malattia (o quantomeno i sintomi).

Senza la pretesa di fornire risposte esaustive, ci siamo serviti a questo scopo della «Banca dati europea delle segnalazioni di sospette reazioni avverse ai farmaci», alimentata dalle segnalazioni degli operatori sanitari e dei cittadini dei 27 Paesi dell’Unione europea (più Liechtenstein e Islanda) e messa a disposizione di tutti dall’Agenzia europea del farmaco.

Sempre tenendo a mente alcuni importanti caveat, tra i quali il fatto che l’insorgenza di un effetto collaterale non rappresenta necessariamente l’esistenza di un nesso causale con la somministrazione del vaccino, e l’avvertenza che le informazioni pubblicate dall’Ema riflettono le osservazioni e i pareri soggettivi del segnalatore.

Passando ai numeri, effettivamente la prima evidenza che sembra emergere dalla lettura dei dati è una maggiore reattogenicità del vaccino Astrazeneca, con 133.310 reazioni individuali su 14,4 milioni di dosi somministrate (9,2 reazioni su 1.000 vaccinati), contro le 127.789 di Pfizer-Biontech (con 54,2 milioni di dosi somministrate e un rapporto di 2,4 su 1.000) e le 11.545 di Moderna (appena 4,4 milioni di dosi inoculate e un rapporto di 2,6 reazioni avverse ogni 1.000 vaccinati).

Confermata l’insorgenza più elevata delle due reazioni avverse sotto accusa. Nel caso della trombocitopenia, Astrazeneca fa rilevare 14,2 casi ogni milione di dosi somministrate, ma anche Moderna non scherza con 8,2 reazioni su milione, mentre Pfizer rimane molto più indietro con 1,9 reazioni su milione.

Anche nel caso della trombosi, il farmaco britannico-svedese primeggia con 23,9 reazioni ogni milione, seguita anche in questo caso da Moderna (10,4) e Pfizer (3,3). A conti fatti, il vaccino Moderna presenta dunque – in proporzione alle dosi somministrate – circa la metà dei casi di trombosi e trombocitopenia di Astrazeneca.

Eppure, non sembra che intorno al siero americano ci sia tutto questo clamore. Probabilmente, il faro puntato su Astrazeneca dipende dai 22 decessi per trombosi (pari al 6,4% dei casi totali), contro la casellina vuota fatta segnare da Moderna e i 12 morti di Pfizer (comunque il 6,8% di tutte le trombosi post-vaccino).

Spostando lo sguardo su altre tipologie di reazioni avverse, si scopre poi che Moderna detiene il primato delle paralisi facciali (45 su milione, contro le 17 di Astrazeneca e le 15 di Pfizer), delle reazioni anafilattiche (36 su milione, contro le 32 di Astrazeneca e 20 di Pfizer) e anche dell’infarto miocardico acuto (sei volte i casi a seguito dell’inoculo di Pfizer, e il doppio di Astrazeneca).

Una giungla di numeri dalla quale risulta facile uscire confusi e che a maggior ragione ricorda come, al netto delle tensioni geopolitiche, la farmacosorveglianza debba riguardare indistintamente tutti i vaccini.

6 replies

  1. Non è che “non se ne parla”. Non ne parlate voi giornalai e i cialtroni televisivi. L’Ema e l’EudraVigilance (la banca dati europea per la gestione e l’analisi delle segnalazioni di sospette reazioni avverse ai medicinali che sono autorizzati, o che sono oggetto di studio attraverso trial clinici, nell’Area Economica Europe) ne parlano eccome. Basta cercare sui loro siti.
    Moderna

    Fino al 13 marzo:

    5.939 casi segnalati di reazioni avverse

    973 morti

    Fino al 3 aprile:

    11.545 casi segnalati di reazioni avverse

    1.475 morti

    BioNTech / Pfizer

    Fino al 13 marzo:

    102.100 casi segnalati di reazioni avverse

    2.540 morti

    Fino al 3 aprile:

    127.789 casi segnalati di reazioni avverse

    3.529 morti

    In totale

    3.964 morti segnalate sino al 13 Marzo e 5.993 sino al 3 Aprile.

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  2. perché o giornalisti sono dei delinquenti che aggiustano le notizie
    come conviene all’editore commettendo un falso facendo apparire vero
    o sono dei cialtroni ignoranti.
    tipo
    ANSA in Homepage ora 18:28 dl 07/04/2021
    parte dello strillo principale “627 vittime, intensive in calo”
    peccato che in calo sia il numero totale 3.743 ieri 3.683 oggi (-60)
    mentre i nuovi ingressi sono passata da 221 di ieri a 246 di oggi (+25)
    quindi il calo dei ricoverati è dovuto in parte ai decessi, passati da 421 di ieri a 627 oggi (+203)

    ho il vomito.

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  3. Il tutto mentre Palù, l’emerito st…. luminare, dopo avere negato la pericolosità e financo l’esistenza della pandemia COVID, è diventato capo dell’AIFA.

    Poi ha negato la pericolosità della variante inglese e dopo 20.000 morti in buona parte dovuti alla stessa, è diventato parte del CTS.

    Adesso, che ha negato spudoratamente la correlazione tra vaccini e i malori, che fanno? lo nominano senatore a vita?

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  4. “che a maggior ragione ricorda come, al netto delle tensioni geopolitiche, la farmacosorveglianza debba riguardare indistintamente tutti i vaccini.” Ma un bel “piove, governo ladro!” e “non ci sono più le mezze stagioni” non ce lo vogliamo aggiungere?

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  5. Gentile @Benatti, nel suo elenco manca il dato più importante: il numero delle dosi somministrate.
    Moderna: tot reazioni avverse. Ma su quante vaccinazioni eseguite?
    Pfizer: tot reazioni avverse. Su quante vaccinazioni eseguite?
    Altrimenti non si capisce nulla. E’ ovvio che se eseguo 1000 vaccinazioni ed ho 10 effetti avversi è molto più preoccupante che se ne eseguo 100.000 e ne ho 500.
    Attenzione poi a fidarsi, più che mai di questi tempi, dei “numeri” che vengono resi pubblici.
    Prudenza, sempre.

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