Ci aspetta un autunno terribile

(Andrea Zhok) – Ci aspetta un autunno terribile. La coscienza, che andrà consolidandosi, che il peggio della pandemia è dietro alle spalle non rappresenterà alcuna “luce in fondo al tunnel”, a meno che con ciò non si intenda il treno merci che ci viene addosso.

Sul piano internazionale l’Italia corre il rischio di essere schiacciata, a causa della propria doppia subordinazione, atlantica e europea, che ne blocca eventuali margini di manovra in direzione dei mercati orientali (che per ragioni di collocazione geografica sarebbero strategici). Sul piano interno gli scarsi margini di manovra internazionale sommati agli effetti della crisi Covid si ripercuoteranno in ulteriore pressione sulle condizioni reddituali dei ceti lavoratori, dipendenti e autonomi, già stremati. Si tratterà di una soglia critica dove le forze del capitale verranno messe in grave tensione, e, come sempre accade, si dibatteranno come un drago ferito, colpendo in ogni direzione, e scaricando ogni problema verso il basso. In questa cornice non è possibile tralasciare un fatto, che avrà pesantissime conseguenze: in questo passaggio cruciale la protesta sociale sarà guidata dalla Destra, l’unica parte politica che ha mantenuto qualche contatto – per quanto strumentale e artefatto – con i ceti popolari.

Ora, alcuni amici mi hanno rimproverato di aver dato troppo spazio alle questioni eminentemente ‘sovrastrutturali’ che gravitano intorno al ‘politicamente corretto’, alla ‘identity politics’, al ‘second-wave feminism’, ecc. Il rimprovero è forse giusto, se si vuole guardare alla storia pensando ad una dimensione di lungo periodo. Dopo tutto è pressoché certo che tutte queste preoccupazioni verranno spazzate via dalla crudezza della realtà che ci aspetta nei prossimi anni e decenni. Nel breve termine, tuttavia, gli effetti di sviamento di quell’indirizzo ideologico sono pesanti: essi creano un tappo mentale che sta coinvolgendo sostanzialmente tutta l’area di ciò che, con termine desueto e oramai insignificante, si chiama ‘sinistra’. Ed è proprio perciò che a fianco delle proteste popolari nel nome della dignità del lavoro ci sarà solo la destra più o meno estrema: perché a chiunque non sia un insider della sedicente “borghesia illuminata” è chiaro che la sinistra ha altre priorità, priorità che appartengono integralmente ad un giochino culturale tutto interno alla tradizione della sinistra liberale.

Questo è il segno della completa bancarotta di un pensiero progressista, che dopo aver egemonizzato le istituzioni culturali del paese le ha portate alla deriva in forme spettacolarmente autoreferenziali.

Così, in un momento in cui tutte le risorse culturali di critica al sistema di produzione capitalistico dovrebbero essere raccolte, la tradizione culturale che in passato aveva più contribuito a questa prospettiva si ritroverà a discutere di asterischi e sensibilità ferite, mentre il carrarmato della storia ci passerà sopra.

Nessuno più dello scrivente venera l’alta cultura, ma se la cultura distintiva dell’odierno ceto intellettuale dev’essere un incrocio tra convenzionalismo bigotto e psicopolizia orwelliana, allora non posso che ritrovarmi in quel bel verso di De André:

“Intellettuali d’oggi,

idioti di domani,

ridatemi il cervello

che basta alle mie mani”

7 replies

  1. l’Italia rischia di essere schiacciata a causa della doppia subordinazione atlantica e europea… margini di manovra… mercati orientali?
    Usciamo dall’ Europa così liberi dall’essere schiacciati potremo esprimere tutte le nostre potenzialità economiche, il nostro acume politico negli accordi commerciali, le capacità di manovrare a nostro favore gli scambi di qualunque genere e non solo con i paesi orientali ma con tutto il mondo.
    Questa Europa che ci impoverisce, ci limita, ci schiaccia a che serve in fondo oltre a farci sopravvivere.

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    • Pappagone è lei?
      Appena tornato dai tafferugli davanti Montecitorio, dove ti sei picchiato con i poliziotti mentre dicevi di difendere i commercianti à radunatisi, TUTTI SENZA MASCHERINA, insieme a caccapound?

      Rispondi ad una sola domanda:
      Con un debito pubblico tanto ingente, tu pensi di risolvere i problemi dell’Italia, QUINTA NAZIONE AL MONDO PER SURPLUS COMMERCIALE GRAZIE AGLI ACQUISTI DI MATERIE PRIME PAGATE IN EURO, attraverso il ritorno alla Liretta?
      Stai guardando a quel che succede in Argentina e Turchia? Dove i mercati hanno IMPOSTO la svalutazione di fatto delle monete locali con interessi sui nuovi titoli oltre il20% reale nonostante un nominale del 4-8%? Semplicemente perchè tracollailvalore di mercato di contrattazione del titolo.
      E dell’inflaione che arriva pure a TRE CIFRE cosa mi dici?
      Saremmo un paese del terzo mondo. Immagina la felicità dei risparmiatori che vedrebbero azzerarsi i guadagni messi da parte dopo una vita di lavoro.
      E la gioia ancr più grande, dei sottoscrittori di mutui, da RIMBORSARE IN EURO MENTRE GLI STIPENDI IN LIRE VERREBBERO AZZERATI.

      VOI SOVRANISTI DELA CIPPA SIETE MALATI O, E SAREBBE PEGGIO, APPROFITTATORI DELL’IGNORANZA DIFFUSA DEL POPOLINO.
      Dall’altro lato un simile scenario vi renderebbe facile bersaglio della furia popolare, di quei soggetti che vi avessero creduto e sostenuto.
      E sparireste definitivamente dai piedi. MA A CHE PREZZO.

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      • Egregio Jerome, mi chiedo se lei sia stato troppo impressionato dai versi dell’ Internazionale, laddove cita la ” plebe china all ‘opra”. Il popolino, il popoluccio, come lo chiamano Di Battista e lei non esiste: esistono gli sciocchi ricchi e quelli poveri, gli intelligenti spiantati e quelli abbienti. Magari si trattasse di una lotta di classe, è, al contrario, una guerra contro la stupidità, molto più difficile e complessa.

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      • Hai ragione Jerome… basta lasciar fare al mercato, alla BCE, alle multinazionali, ai fondi d’investimento.

        Vuoi mettere?

        Altro che sovranismo.

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    • @ Rosario

      Non per il commento che segue ma per la contrarietà ad essere stato frainteso
      anche da altri sull’argomento.

      Sopra parafraso la frase iniziale del primo capoverso dell’articolo che sarebbe questa: ” Sul piano internazionale l’Italia corre il rischio di essere schiacciata, a causa della propria doppia subordinazione, atlantica e europea, che ne blocca eventuali margini di manovra in direzione dei mercati orientali (che per ragioni di collocazione geografica sarebbero strategici).”

      La risposta da me data voleva avere un senso ironico perché sono convinto, come credo a differenza del giornalista, che l’Italia non avrebbe molti margini di manovra se da sola, cioè fuori dall’Europa, dovesse affrontare un mercato globale.
      A una eventuale strategia espansiva limitata ai soli mercati orientali do scarso peso in quanto a concorrenzialità ed altro.

      Quel “sopravvivere ” che chiude il rigo finale del mio precedente commento significa che, secondo me e ribadisco secondo me senza presunzione di verità assoluta, l’italia sopravvive, naturalmente economicamente, perché è dentro l’unione europea,

      Ad ogni buon conto.

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