No, il catcalling non è affatto un complimento

(Selvaggia Lucarelli – tpi.it) – Sono nata e cresciuta in un posto in mezzo alla campagna che si chiama Borgata Aurelia. Un piccolo villaggio – all’epoca erano poche case di tufo – a qualche chilometro da Civitavecchia, in cui c’erano tre cose: una piazzetta con un bar, una tabaccaio e delle aiuole di cemento, un grande arco all’ingresso nel villaggio, un campo da calcio sgangherato e una caserma. La caserma 1° Battaglione Bersaglieri La Marmora Civitavecchia.

Per me la presenza della caserma a 100 metri da casa, significava molte cose: intanto, la mia sveglia della mattina tutti i giorni alle 7,10 in punto era la fanfara. Una marcetta allegra, troppo allegra per quell’ora, che mi costringeva a un risveglio senza decompressione. La sentivo, e sapevo che era ora di prepararmi per la scuola.

Ingrid, la mia vicina di casa e migliore amica, era figlia del maresciallo più noto (e temuto) in caserma. Ogni tanto lo vedevo rientrare a casa, mentre giocavamo, col suo cappello piumato, e mi sembrava una specie di eroe severo e impenetrabile. E poi c’erano, appunto, i militari (quando il servizio militare era obbligatorio).

Arrivavano da tutte le regioni d’Italia, in particolare dalla Sicilia e dalla Sardegna, ma non solo. Erano, ovviamente, ragazzi molto giovani che un po’ come me, diventata ormai adolescente, godevano di una libera uscita con poche possibilità: al massimo, una passeggiata in piazza o un bus per Civitavecchia.

Le nostre vite, dunque, si incrociavano quasi tutti i giorni, più volte al giorno, anche perché la fermata del bus più vicina alla caserma era esattamente di fronte casa mia, che era la prima a destra entrando dall’arco.

Parto da qui, per spiegare cosa sia il catcalling, perché quella fermata, quel bus, quella caserma sono stati passaggi indimenticabili dell’adolescenza. Perché non ricordo il singolo episodio (che già comunque sarebbe abbastanza), ma quel disagio costante e imbarazzato nel trovarmi al centro di sguardi, gomitate, battute (spesso in dialetto) che non capivo o, purtroppo, capivo.

É stato il mio imprinting col branco, con il cameratismo volgare, con le attenzioni maschili. Ero una ragazzina rimasta più o meno invisibile fino alle medie, poi diventata improvvisamente florida e appariscente intorno ai 14 anni. Quelli in cui cominciavo a prendere il bus per uscire con gli amici, con i primi amori. Quelli in cui mettevo le prime gonne, un po’ di trucco. Quelli in cui mi vestivo, anche, per piacere al ragazzino che piaceva a me.

Io quei viaggi in bus o anche la semplice camminata verso la piazza per andare a comprare un gelato o la farina a mia mamma me li ricordo bene. Ricordo la vergogna nel sentire ridacchiare quei ragazzi al mio passaggio, le parole fuori posto, gli inseguimenti, le battute sulle tette, i “sei carina” viscidi, quelli che mi venivano vicino chiedendomi come mi chiamavo e talvolta gli insulti perché non rispondevo.

Ricordo le guance che mi si infiammavano, io che guardavo dritta davanti a me fingendo che quei ragazzi non esistessero, che fossero dei fantasmi, delle voci nelle orecchie. Il sollievo quando mi mollavano e li sentivo allontanarsi, il sollievo quando magari mi passavano accanto e non dicevano nulla, il sollievo quando uno di loro diceva: lasciala stare.

Ricordo che alle volte guardavo dal terrazzo di casa se fosse il momento buono per uscire, se la strada fosse libera o ci fossero gruppi di ragazzi. Se ne scorgevo qualcuno prendevo la strada laterale, allungavo il percorso ma ero certa che nessuno mi avrebbe notata.

Alle volte, quando il bus si avvicinava alla mia fermata e vedevo che tanti, troppi ragazzi erano già saliti in piazza, rinunciavo. Tornavo a casa. Salire su un bus con 30 sconosciuti uomini mi provocava un’ansia insostenibile. Non c’erano neppure i cellulari, neppure la possibilità di fingere di non vedere o sentire, di chiamare qualcuno, di isolarsi dalle attenzioni moleste.

Il periodo estivo poi, prendevo il bus per andare al mare, quindi pochi vestiti e il costume sotto, un inferno. Mi vergognavo, tantissimo. E questo, qui sta il nodo fondamentale, nonostante io all’epoca fossi entusiasta di piacere ai ragazzi. Era una sensazione nuova, che mi faceva sentire apprezzata e importante.

Peccato che quella sensazione non avesse nulla a che fare con ciò che provavo sul bus o per strada quando ricevevo attenzioni feroci, invasive e mortificanti. Non mi sentivo apprezzata, ma aggredita. Sentivo che la mia femminilità provocava reazioni morbose, che il mio spazio non era più mio.

Ecco, se dovessi spiegare il catcalling ai tanti analfabeti emotivi (e alle tante analfabete emotive) che ho sentito parlare a sproposito in questi giorni, direi che chi fa catcalling non fa un complimento. Occupa uno spazio non suo. Si appropria di una familiarità che non gli è stata concessa, annulla le giuste distanze, commenta ad alta voce ciò che pensa di una sconosciuta che gli passa accanto perché quella sconosciuta in quel momento è un semplice oggetto.

Nessuno, di norma, commenta ad alta voce il suo pensiero su qualunque essere umano gli passi accanto. Si commentano le cose – una macchina, un paesaggio, la facciata di un palazzo, le vetrine di un negozio – non le persone e non in modo che possano sentire.

Il discorso vale per tutti tranne che per le donne, costrette a subire attenzioni e commenti non richiesti, non desiderati perché, appunto, in quel momento sono oggetti. Oggetti sessuali.

Chi parla di “complimenti” salta un passaggio fondamentale. Il complimento è una parola gentile, detta in un’atmosfera di momentanea o prolungata familiarità, in cui esistono scambio e reciprocità. Il complimento non è tale se prevede invasioni e l’abbattimento, a senso unico, delle distanze. E le distanze sono un diritto, sanciscono il grado di confidenza e lo spazio che intendiamo concedere all’altro.

Il fatto che le donne, purtroppo, fatichino spesso anche ad ottenere un diritto così elementare, dovrebbe essere oggetto di indignazione, non di minimizzazione. E passino le battute idiote di Pio e Amedeo (“Cioè, ‘che bel vestito a fiorellini, ce lo aggiungiamo il gambo?’ non si può più dire?’) o le idiozie del Faina, ma che tante persone dotate di strumenti e perfino tante donne non comprendano quanto un fischio o una qualsiasi attenzione non richiesta siano lontani dal concetto di complimento è disarmante.

Disarmante soprattutto perché il commento indesiderato è considerato gradito e legittimo se la donna lo subisce da sola. Se la donna è in compagnia di marito o fidanzato, l’apologeta del catcalling, probabilmente ringrazia l’artefice del fischio con una manata in faccia. Perché sia chiaro: in un modo o in un altro, la donna resta sempre un oggetto. Del marito, del fidanzato o, in assenza del maschio alfa accanto, del maschio dotato di fischio polifonico.

34 replies

  1. Ma che razza di uomini conoscono queste? Andare in autobus “un’ ansia insostenibile”? Suvvia, ragazze, capisco che tutto fa brodo per suscitare l’ effetto “Signora mia…!”, riempire blog e contenitori TV di idiozie, ma a tutto c’è un limite.
    L’ “ansia insostenibile” è data da ben altro… E purtroppo da ben altre situazionbi, ad esempio il marito che torna a casa ubriaco, o l’ incubo della disoccupazione, o una malattia dei figli, o la morte dei genitori…
    Abbiamo capito: gli uomini sono tutti dei porci trogloiditi. Mi piacerebbe sapere però come mai ci si concia con seni, sederi, labbra, unghie, facce, capelli … finti spendendo migliaia di euro, rischiando la salute e risultando tutte assolutamente uguali ed assolutamente “finte”. Senza accettare l’ invecchiamento naturale e risultando, alla fine, dei mostri . Per piacere a “se stesse”? Suvvia…
    Anche basta, per favore: tra il “fischio” e la violenza ci corre: mettere tutto sullo stesso piano non fa altro che umiliare le vere vittime. Che non sono certo quelle che dall’ apparire (con qualunque mezzo) ci campano. Pressochè gratis.,

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    • *Carolina,
      Voglio farle i miei complimenti per l’intelligenza delle sue osservazioni.
      Lei ha contribuito ad elevare il livello della discussione in questo blog, già sopra la media.
      Salvo eccezioni .(Parlavo appunto di media)😆😆

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    • Alle signore che sminuiscono la questione vorrei segnalare, per quanto spiegato bene nell’articolo, che una donna si fa bella per piacere a sè e a chi vuole piacere, e va bene che, con trucco e belletto, butta la rete a strascico ma i pesci normalmente non parlano, e gli apprezzamenti più o meno pesanti danno fastidio, tranne a chi li cerca, ma normalmente infastidiscono perchè abusano di confidenze non date, è insomma il solito discorso “aveva la minigonna se l’è cercata”. Ma che caspita… è un fatto, prima di ogni cosa, di buona educazione e se non lo capisce una donna come vuoi che lo capisca (magari) suo figlio

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      • “una donna si fa bella per piacere a sé e a chi vuole piacere”
        se lo facesse in casa propria, e fossero di uno che sbirciasse, capirei il fastidio.
        ma se lanci un sasso (tanto per rimanere su esempi fatti a casaccio, tipo la rete e i pesci)
        in uno stagno, non lamentarti se provochi le onde

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      • Altro che trucco e belletto, gentile @Carmen! Qui si va a taglia e cuci! No, non crederò mai che ci si martirizzi per piacere a se stesse, piuttosto per mettersi in competizione con le altre donne.
        Non si può dimenticare che l’evoluzione, in centinaia di migliaia di anni, ha sviluppato nel sesso femminile, costretto a prendersi cura di una prole a lungo inetta ( il maschio ancora non allatta), la necessità di tenersi stretto il genitore, l’unica fonte di approvvigionamento per sé e per la prole. Le altre femmine erano un pericolo molto grave, se le avesse seguite il maschio avrebbe abbandonato la “tana”.
        Anche la tanto vituperata gelosia ha origini antiche: mentre la femmina necessitava di assistenza, il maschio doveva essere sicuro che la prole avesse i suoi geni.
        Mi di dirà che tutto questo è da trogloditi… Errore, tutto questo è naturale. L’unico modo per modificare attraverso la cultura tali comportamenti ( modificarli, non è possibile distruggerli come ben sa ciascuno di noi) è prenderne atto, rifletterci e lavorarci sopra. Ma se tante donne mettono in mostra le loro armi di seduzione proprio per mettere in moto il meccanismo “animalesco”( perché rifarsi il balconcino e mostrarlo urbi et orbi, altrimenti? ) non è garantito che il maschietto resista al richiamo.
        Questo non è certamente un viatico per la violenza e tanto meno per la volgarità, ma se con consapevole volgarità noi stesse ci mostriamo, un “riscontro”altrettanto volgare dovrebbe essere messo in conto. La volgarità non certo una prerogativa solo maschile…

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    • Carolina, io ti parlo di tempi che furono, quando ero ragazza e non necessariamente si usavano minigonne e seni in mostra, anzi… e ti posso assicurare che uscire poteva essere un’impresa, SOPRATTUTTO in autobus, perché non è questione di “che razza di uomini conoscono queste”, ma probabilmente di che tipo di donne hanno motivo di potersene lamentare.
      Capisco di non fare un discorso facile a dire ad un’altra donna che gli uomini certo non sono idioti che molestano TUTTE.
      E che donne che sono o sono state insignificanti o bruttine o appena carine non hanno proprio gli strumenti per capire il problema, visto che non l’hanno sperimentato.
      Io non faccio alcuna fatica a capire la Lucarelli, anzi… ne ho subite di ben peggiori.
      Certo che non disturba il solitario complimento educato, alcuni li ricordo ancora, tanto erano simpatici e fini, ma quando è un continuo (perché si fanno forti l’uno con l’altro), da ogni singolo uomo che incontri…è soffocante.
      E guai se sono in gruppo! Una volta un autista ha inchiodato l’autobus per fermare l'”assalto” e intimare a tutto un gruppo, di militari e non, di lasciarmi in pace. E quante volte, se era pieno, mi ritrovavo molestata? Ho persino dovuto assistere ad un masturbamento evidente ad altezza dei miei occhi (io seduta col bus straripante, impossibile spostarmi) USANDO il bordo superiore del sedile davanti, con tanto di rumori, e tutti intorno a me(che cercavo aiuto con lo sguardo) che fingevano di non capire! Che schifo.
      Ho visto gruppi di uomini adulti istruire e inviare un bimbo di 5/6 anni a mettermi le mani sotto la gonna, tra l’ilarità generale. Pensa che bell’imprinting, a quel bimbo!
      Sono stata seguita dentro l’androne da un branco di ragazzini, circondata e palpeggiata, senza che potessi difendermi perché erano tanti, come api.
      Mi sono vergognata come una ladra ad un semaforo, quando, scattato il verde per le auto, gli autisti delle prime auto non sono partiti per “fare i complimenti(!!!)” a me, mentre da dietro si scatenava una cacofonia di clacson… ma i tizi insistevano e insistevano… e non ripartivano!!!
      Ovviamente sto trascurando tutti i vari apprezzamenti espliciti, che non si sono neanche spinti troppo in là, perché comunque non offrivo spettacoli osé che potessero “giustificarlo”, anzi mi sembrava, nonostante tutto, di metterli in soggezione, essendo riservata e ostentando indifferenza e serietà… a volte bastava uno sguardo per farli smettere, notavo rispetto.
      A volte li ho persino gelati in anticipo con un “buongiorno”, se era il caso.
      Ma che fatica… e che costante attenzione.
      Quindi, per favore, almeno voi donne, non sminuite il problema, solo perché non lo avete mai avuto.
      Io ero giovane e timidissima, poi negli anni ho imparato a gestirlo, ignorandolo, si fa per dire… ma mio marito, quando mi ha conosciuto, mi ha detto che avevo lo sguardo altero da ” straccio puliscimi le scarpe, verme sbarazzami la strada”, sicuramente acquisito per difesa, come barriera per non sembrare una specie di bamby sperduta, una preda.
      Badateci, anche la Lucarelli ha quell’espressione😆… mi sa che è acquisita anche quella!

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    • Complimenti per le sue riflessioni acute, attente e, last but not least, “non omologate”.

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    • @Ennio
      Grazie per la segnalazione.
      Ho letto l’articolo ma non sono così masochista da sorbettarmi anche il video (1h e 24m… gasp!).
      D’altra parte, come giustamente scrive l’articolista, dare troppo spazio mediatico al vecchio, italico
      “gallismo” mi sembra più un’arma di “distrazione di massa” che una cosa seria.

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      • Perche’ distrae da altre – e macroscopiche – ingerenze/discriminazioni. Le donne dovrebbero dire a Draghi, a proposito di Erdogan/von Leiden, Parla!

        Ma non lo faranno, vedi che si legge qui…

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  2. non mi spiego l’ostentazione dell’appartato mammario,
    come spesso viene fotografata.
    forse il dottore le ha suggerito che serve per respirare meglio?

    comunque, da
    “che fastidio, sono guardata dai militari”
    a
    “che piacere, sono guardata dagli spettatori di reality”
    un bel passo in avanti.

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    • Si tratta, ovviaamente, di un adeguamento della tipa a quel truogolo di conformismi e pesantezze e banalita’ e pressione e paternalismo maschile al quale lei ha assistito fin da piccola e dal quale ha imparato che le proprie tette valgono piu’ dell’alternativa. Non parlo della Lucarelli.

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  3. Mah, gentile @Anail, lei sarà certamente stata la donna più bella del mondo, ma anch’io non ero male, anche se orde di “militari” non mi hanno mai “assaltato” nè mi assaltano. C’era ( e c’è) di tutto, è vero, ma io semplicemente… me ne fregavo. La violenza è un’ altra cosa, e anche se certamente certe “attenzioni” non fanno piacere, non possiamo di fare tutta l’ erba un fascio. Anche se siamo nell’ era della suscettibilità, una parola – anche pesante – non è uno stupro. Metterli in qualche modo sullo stesso piano non fa altro che sminuire la violenza, quella vera. Ho conosciuto anche molte donne che si sentivano il centro del mondo, che vivevano ogni occhiata, ogni parola, anche casuali, come dirette verso di loro, che il mondo intero ruotasse attorno al loro aspetto, del quale avevano una grande considerazione. In realtà i presunti “molestatori” di loro se ne strafregavano.
    Un po’ di leggerezza, dunque. il mondo è vario e variegato: è fatto così. C’erano (allora) esibizionisti, molestatori… semplicemente si tirava dritto, o non si passava da quelle parti. Che vogliamo fare? Denunciare chiunque? Ma se ormai non vanno in carcere neppure gli assassini!
    Non esageriamo e teniamo la barra dritta: nessuno sconto alla violenza. Per le infinite “sfumature” del resto, cerchiamo di piangerci meno addosso: prendersela è il modo migliore per aizzare i deficenti, che ci sono sempre stati e purtroppo ci saranno sempre. Anzi, un surplus di piagnistei offrono loro praterie… Si prenda un po’ meno sul serio, vedrà che anche gli altri allenteranno la presa.
    Piuttosto ricordiamoci che gli uomini (maschi) vengono educati quasi esclusivamente da donne (purtroppo): mamme, nonne, dade, maestre (quote azzurre a scuola, mai?)… Quindi una grande responsabilità è la nostra: non tanto con le parole ma con l’ esempio.
    Prendere gli imbecilli troppo sul serio è dare a loro corda. Sono ben altri i problemi, di questi tempi, purtroppo.

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    • Carolina,
      Direi che abbiamo già ampiamente assodato che non si tratta di violenze, inutile parlare di reati, carcere, ma che c’entra? Continuare a rimarcarlo serve a spostare il focus.
      La leggerezza è liberissima di praticarla lei, se io invece sono infastidita non vedo perché non lo possa esprimere. Il perché è che ci sono cose più serie? E sì signora mia, sono tempi brutti!
      Ecco perché servono le quote rosa, perché a dispetto dei tempi e della scolarizzazione donne come lei e come altre commentatrici sembrano vittime inconsapevoli di un maschilismo di ritorno, esattamente quello delle madri che educano e crescono gli uomini, che poi difficilmente riusciranno ad affrancarsi da quel retropensiero così saldamente inculcato.
      Per cui dal mio punto di vista via libera alla riprovazione, che almeno si vergognino, visto che sono educati male!

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    • Carolina, non so che cosa possa averti dato l’impressione che dia ECCESSIVA importanza a qualcosa che allora, quando avevo meno di 20 anni, mi imbarazzava eccome, quando era eccessivo, inopportuno o continuo, come ho sottolineato… magari anche perché avevo subito le VERE molestie di cui parli, che ne sai?
      O pensi che non le sappia distinguere ancora?
      Certamente non mi mettevo in mostra con CONSAPEVOLE VOLGARITÀ, come in un tuo commento sembri indicare come motivazione della volgarità maschile, ricalcando esattamente le stesse modalità maschil – ISTE (non necessariamente maschili) di chi vorrebbe in ogni caso colpevolizzare noi donne.
      Non credi che sia proprio questa convinzione e questo sottile, ma non tanto, senso di RIVALITÀ, di cui peraltro parli, a serpeggiare nella tua risposta?
      Non mi sembra di essermi “vantata” più di quanto avrei fatto se avessi detto che sono miope, ma se ti ho descritto quelle MODALITÀ e tu NON le hai vissute, per tua stessa ammissione, di che cosa stiamo parlando?
      Tu pensa che la cosa che più ODIAVO, con tutta me stessa, era essere guardata da ragazzi/uomini mentre erano con le loro compagne. Mi sentivo così empatica e solidale verso le donne e le guardavo cercando quasi di SCUSARMI con gli occhi, mentre coi loro mi trafiggevano. Che cosa orribile. Ecco, giuro che un bello schiaffo gliel’avrei dato io, a quelli, altro che rivalità femminile.
      Non sono mai stata la tipa che cercava l’apprezzamento fine a sé stesso, per vanità . Ho sempre cercato di non illudere nessuno, mettevo barriere per non dover umiliare o respingere, dopo aver fatto la civetta (come vedevo fare a qualcuna),per rispetto degli uomini e di me stessa.
      Avevo giusto premesso che non mi lamentavo certo dei complimenti delicati e signorili, che fanno piacere a chiunque, ma degli ALTRI, delle molestie disgustose o semplicemente imbarazzanti o pesanti, ma anche dell’impotenza durante le azioni di gruppo.
      Stai tranquilla che non corro certo a fare denunce ORA. A suo tempo sono stata anche coinvolta in un arresto in diretta, proprio per molestie per strada all’amica che stava con me, finendo pure sul giornale. Il ‘povero sfigato’ RECIDIVO aveva osato mettere le mani addosso(diciamo sotto) alla mia amica, PROPRIO mentre passava un poliziotto in borghese. E mentre lo portavano via, le donne per strada la COLPEVOLIZZAVANO perché non faceva liberare subito( magari negando ciò che il poliziotto stesso aveva visto) il tipo con PRECEDENTI per MOLESTIE. Vedessi che squallida sceneggiata!
      La mia amica ritirò la denuncia, tanto fu l’ostracismo e il senso di colpa che le si riversò sopra.
      Tendo a pensarla esattamente come Paola, il maschilismo femminile è ben più sferzante, se puoi permetterti di dirmi che gli uomini allenterebbero la presa, qualora mi prendessi MENO sul SERIO.
      Perché, ovviamente, tu questo hai capito.
      Quindi, anche in questo eventuale caso, la colpa sarebbe sempre dell’atteggiamento o, addirittura, delle convinzioni interiori di una donna, sia che sia consapevolmente volgare o si prenda sul serio e prenda sul serio gli altri o sorrida o sia altera o timida o indifferente.
      Qui ci si esprime, non si instruiscono processi, e ognuna è libera di avere i ricordi e le emozioni che ha, non deve certo essere giudicata sulla base dell’esperienza, né del sentire ALTRUI.
      Ma già dall’incipit della tua risposta a me, come del resto nel commento a Selvaggia, si avverte il veleno, anche perché parli ad una donna di quasi 66 anni, non alla ragazzina di 46 anni fa.

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    • E chi mette sullo stesso piano stupro e complimenti sessisti? Così come c’è differenza tra stupro e molestie sessuali e potrebbe esserci tra stupro e molestie di strada, se finalmente interverrà il legislatore.

      Anche un bacio sulla guancia dato a una persona sconosciuta è una molestia (intervenne la Cassazione diversi anni fa, credo): vogliamo renderlo lecito perché “tanto lo stupro è un’altra cosa, che sarà mai…”?

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  4. @Ansil.
    Non mi piacciono le persone che si prendono troppo sul serio, tutto qui. Penso di essere libera di esprimerlo.Mi dispiace per la sua gioventù tanto traumatica, ma continuo a pensare che i veri problemi siano altri e fare di tutta l’erba un fascio crea confusione e butta tutto in caciara. Mi sembra però che il “veleno”( vero o presunto) non sia io a spargerlo…
    Provi un po’ a rileggersi…( e la chiudo qui).

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    • Carolina,
      Possono non piacerti le persone che si prendono troppo sul serio, certo ( neanche a me pensa!), ma questa cosa l’hai pensata, o VOLUTA pensare, TU di me, non necessariamente è la REALTÀ.
      Io sono intervenuta a confermare l’articolo perché ne ho avuto esperienza, mentre tu, NON avendone avuto, ti sei limitata ad attaccare “QUESTE”(!!), che osavano aver vissuto e sentito cose diverse dalle tue, fornendo una serie di motivazioni alternative che ti alleviassero il FASTIDIO e scaricassero sulla donna la responsabilità, se non di averle provocate, almeno di averle SOPRAVVALUTATE.
      Tra l’altro le emozioni sono quelle che sono e quelle di me ragazzina forse differiscono da quelle della Anail 66enne, ma il segreto sta nel riuscire a ripescarle, per condividere quelle di un’altra donna, per comprenderla…
      Tu evidentemente, non tendi a farlo.
      A me non piacciono le donne che denigrano e si mettono in competizione con le altre, di cui NON sanno nulla, peraltro.
      Io al tuo posto, visto quello che ti avevo accennato, mi sarei chiesta se avessi avuto esperienze BEN più GRAVI in precedenza, che potessero avermi segnata, e ti assicuro che le ho avute, purtroppo, quindi credimi che le DISTINGUO ben più di chi non ha avuto né le une, né le altre, ma cerca ugualmente, dall’alto, di sottovalutare e sminuire.
      Sono capace anch’io e molto bene, di essere tagliente, come vedi, ma FINORA non l’avevo fatto assolutamente…forse era il concetto in sé che ti risultava tale.
      Tu, invece, fin dalla prima frase, verso la Lucarelli, che, secondo me, diciamolo, ti sta pure un po’ sul qlo, chissà perché…
      Ti è venuto in mente che, bella e sexy com’è ora, potesse avere un fascino particolare da ragazzina, quando ancora noi donne non ci rendiamo conto di certi effetti e siamo goffe ed ingenue?
      No, figurati…se passa una ‘non male’ o una bomba sexy come lei, per te è uguale… sta sicuramente esagerando, perché A TE non succedeva!
      Che uomini saranno mai, quelli che andavano dietro a QUESTA? Magari non ciechi?
      Ed erano anche altri tempi… perché Selvaggia parla al PASSATO, occhio, cioè dei tempi in cui era adolescente, non certo un’adulta in grado di dare il giusto rilievo alla cosa. Poi si cresce, ma allora…!
      Non riesci proprio ad immedesimarti nelle storie altrui?
      Che cosa triste, la mancanza di empatia e anche di autoironia…perché, vedi, a me sembra che ti prenda un po’troppo sul serio TU a fare “la maestrina con la vita degli altri”, viste le bacchettate e le stilettate dei tuoi commenti precedenti, che possono sfuggire ad un uomo, forse, ma non ad un’altra donna.
      E la chiudo io, qui.

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  5. @Ennio
    Molto grave quanto successo alla von Der Layen. Charles Michel avrebbe dovuto alzarsi e lasciarle platealmente il posto, ma forse è stato preso di sorpresa.
    Ricordiamo però che il nostro ex Presidente del Consiglio, ora in odore di PdR, non è stato certo da meno: gli apprezzamenti indicibili nei confronti del Cancelliere signora Merkel , mai stigmatizzati neppure dalle femministe più accanite, hanno fatto il giro del mondo. Ma lei non ha fatto una piega: tanto di cappello. E la von Der Layen ha seguito il suo esempio.
    Così si fa, altrimenti non si finisce più.

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    • Non si finisce piu’ perche’ si ripetera’ finche’ una tipa tosta e non azzerbinata alzera’ la voce e dira’ la Parola.

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  6. ho riconosciuto la foto e l’ho cercata nei meandri della memoria

    la foto dell’articolo è intitolata
    American Girl in Italy, 1951, copyright 1952, 1980 Ruth Orkin,
    la fotografa, Ruth Orkin, allora 29enne, ha spiegato l’origine di quella che doveva essere una delle foto, pubblicate sul Cosmopolitan, che facevano parte di un servizio intitolato “Quando viaggi da sola” con il sottotitolo “Soldi, uomini e morale che puoi incontrare durante un viaggio allegro e sicuro”.

    Anno 1951 la città è Firenze la modella è la 23enne Ninalee Allen Craig
    la fotografa spiegò “La scelsi perché era bella, luminosa e, diversamente da me, era alta: doveva sembrare una Beatrice della Divina Commedia che passava attraverso questa dozzina di uomini”, “Chiesi solo a un paio di uomini di non guardare verso la macchina fotografica” E scattò. Nacque così uno dei capolavori della fotografia, riprodotto e diffuso ovunque, su poster, calendari e cartoline. La didascalia diceva in poche parole: “Pubblica ammirazione… non vi agitate, in Italia è normale, i galantuomini sono più rumorosi degli uomini americani”.
    Nel tempo a questa foto fu attribuito un significato di umiliazione della donna che non era nelle intenzioni dell’autrice, né della protagonista. Nel 2017 addirittura un ristorante di Philadelphia lo rimosse dopo le critiche dei clienti.
    “Una volta vidi la foto ‘sparata’ enorme alla Grand Central Station di New York, nella pubblicità della Kodak” “Mio padre rimase inorridito. Non aveva idea che avessi visitato l’Italia in quel modo”.

    A mio modesto parere, non si dovrebbe parlare di molestie nei confronti delle donne o di violenza di genere, ma di comportamenti scorretti, prevarivanti, aggressivi e violenti nei confronti del più debole, difficile che una regina venga importunata, è facile che un bambino/a, una persona anziana, una donna, persone disabili o indigenti subiscano violenza, morale o fisica che sia.
    C’è sempre stato e sempre ci sarà chi sfrutta il suo potere fisico, economico, intellettuale o sociale per ottenere un vantaggio, che la vittima sia consenziente o meno.
    L’unica difesa sono le leggi e l’educazione che una società si impone.

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