Salvini, Berlusconi e Meloni: il governo Draghi ingrassa tutta la destra

Padani, azzurri e camerati: l’esecutivo dei migliori è la salvezza per la propria ditta. Il disastro Bonaccini

(di Antonello Caporale – Il Fatto Quotidiano) – C’è già chi aumenta di peso e chi dimagrisce dopo l’avvio dell’esecutivo Draghi. Il governo di salvezza nazionale per alcuni, e qui è una questione di vero talento, si traduce nella salvezza della propria ditta. Per altri invece nella disgrazia. In mezzo chi provvede alla fuga solitaria. Di seguito, i volti e le azioni di quelli che più si sono distinti.

Giorgia Meloni (+++)

Mirabile nel districarsi dall’orda dei salvatori della Patria, si è fatta di lato investendo nella rendita parassitaria di opposizione. Picco di popolarità grazie agli insulti violenti di alcuni professori di sinistra. Solidarietà universale a lei, riprovazione universale ai prof. Uguale misura di concordia nazionale non si è avuta quando era lei a insultare e altri, non del suo rango, a essere insultati. La Meloni è come un Bot a interessi bassi ma costanti. Cresce di poco, ma sempre.

Matteo Salvini (+++)

Era fuori dalla barca, con l’acqua che gli stava arrivando al collo. Raccolto e rifocillato, si è sistemato a prua. Travestitosi da europeista, fa il padano di lotta, mentre Giorgetti è il padano di governo. Insieme fanno la Lega. Perfetto nella dislocazione dei sottosegretari. Ha mirato al sodo, cioè ai ministeri di spesa: il suo partito, fino a poche settimane fa in caduta libera, ha ripreso colorito.

Silvio Berlusconi (+++)

Riparato all’estero, riesce con maestria a cavare oro dalle rape. Ha ottenuto tutto ciò che mai avrebbe immaginato. Tre ministeri e per Mediaset la delega all’Editoria. Il suo avvocato alla Giustizia. FI non esisteva più, ora è risorta. Miracolo.

Matteo Renzi (+)

Voleva far fuori Conte e ci è riuscito. Ora vaga nel centro indistinto e deve trovare qualche alleato scavezzacollo per superare lo sbarramento della nuova legge elettorale. Ha puntato su FI, ma quelli – capito il soggetto – se la stanno dando a gambe. Calenda non lo vuole più come partner. Gli restano Bellanova e Scalfarotto.

I ministri del Pd (—)

Tre maschi, tre capicorrente, tre fantuttoni. Sempre in groppa al cavallo vincente hanno dimostrato al Pd l’efficacia della teoria della prevalenza del particulare grazie alla quale la regola è capovolta: squadra che perde non si cambia. Mai.

Stefano Bonaccini (—)

Esempio di sfasciacarrozze. Punta a far fuori Zingaretti e pur di riuscirci fa come Renzi con Conte: ne inventa una al giorno. A settembre, prima della seconda ondata, voleva riaprire gli stadi. Qualche giorno fa i ristoranti, come Salvini. Ieri ha detto di prepararci alla terza ondata. Per domani ha già qualche idea. Ma aspetta la tv.

Nicola Zingaretti (–)

È alla curva finale. Qualche altro giorno e cederà di schianto. Arrabbiato e un po’ depresso, ancora non si capacita che il Pd sia quell’accozzaglia di correnti di cui gli parlava Lucio Caracciolo. Ha creduto di fare del suo meglio, ma è venuto fuori il peggio.

Luigi Di Maio (—)

Propone ai 5stelle – infiacchiti nel morale – di edificare su zolle nuove il glorioso Pli di Malagodi e Altissimo. Un movimento liberale, europeista, bene educato e con la cravatta. Intanto si è fregato tutti i sottosegretari. In controluce si intravede una chiara attività di spurgo. L’intento sembra infatti quello di alleggerire il M5S di ogni capellone cosicché il 15 o anche solo il 10% possa essere la cifra rispettabile e il gruzzoletto ragionevole per stare nel futuro al centro del centro della scena. E – va da sé – sempre in auto blu.

Beppe Grillo (–)

Tentando di dare ordine al caos, sta provocando la più grave crisi di nervi della storia dell’umanità. I 5S camminano rasenti i muri, nel terrore che qualcosa di brutto, che ancora non è loro accaduto, accadrà. Gli espulsi stanno pregando la Beata Vergine perché interceda e restituisca loro Casaleggio almeno in sogno.

8 replies

  1. per onestà intellettuale
    non è che scrivendo “rendita parassitaria di opposizione”
    le da un brodino differente da’ quello che le ha dato quello che ha sbroccato
    (comunque è la sindrome del microfono, solitamente fa straparlare i più
    e maggiormente te lo presentano fronte naso, più bisogna ponderare ciò che si dice)

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    • “le da un brodino differente da’ quello che le ha dato quello che ha sbroccato”
      riscrivo
      le da’ un brodino differente da quello che le ha dato il tizio che ha sbroccato nel commentarla”

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  2. Draghi è un freddo banchiere, espressione dell’alta finanza, lui distribuisce poltrone ad minchiam per tener calma la casta….lo sporco lavorio di sottofondo va’ avanti inesorabile….e fatevi il segno della croce quando lo avremo al Quirinale… nel frattempo Grillo e quel che rimane del M5S sono in cerca di silicio…per godere della “transizione egologica”..

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  3. “Uguale misura di concordia nazionale non si è avuta quando era lei a insultare e altri, non del suo rango, a essere insultati”.

    “Tutte le mattine si alzano un furbo e un fesso. Se si incontrano l’affare è fatto.”

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  4. Giorgetti d’accordo per rifinanzià l’Alitalia…oh legaioli cornuti del sacro Po, ma quante palate di merda giornaliere vi fanno mangiare i vs. capataz ahahahahah…altri sghei all’Alitaglia e voi a laurà, pagà le tasse e affanculo. Pori pecori!

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  5. Grillo deve lasciare m5s. Il movimento deve commettere un “parricidio” per rendersi maturo e indipendente.È quello che accade a tutti noi quando crescendo, a un certo punto,vediamo i limiti dei nostri genitori e capiamo di dover prenderci le nostre responsabilità decidendo da soli per noi stessi.

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