Non sono i governi che comprano i vaccini, ma i vaccini che comprano i governi

(Luca Telese – tpi.it) – Per capire quanto sia grave la situazione nella prima Guerra dei Vaccini (quella che è appena scoppiata, senza che nessuno la dichiarasse) basta rileggere, malgrado sia stata riportata in forma indiretta e attenuata – sia nei retroscena che nelle cronache – la battuta fatta giovedì da Mario Draghi nel vertice dei capi di stato dell’Unione europea sulla pandemia: “Va presa in considerazione l’idea di vietare l’export di vaccini alle aziende che non rispettano gli impegni contrattuali verso l’Unione”, ha detto il premier italiano.

Draghi ha raccolto reazioni gelide, sia dentro il vertice che fuori, dove le aziende produttrici si sono risentite. L’attacco esplicito del presidente del Consiglio italiano ai signori dei vaccini è la prima prova tangibile che svela un segreto di Pulcinella sopravvissuto fino ad oggi: se esiste un mercato parallelo dei vaccini, in queste ore, in Italia e nel mondo, è perché questi vaccini qualcuno li produce e li vende.

E, se c’è qualcuno che li vende, è perché le falle sono aperte in entrambi i capi della catena: sia a quello terminale, dove si vende, che a quello di partenza, dove si produce.

Un signore che di mestiere fa il mediatore saltuario, pochi giorni fa, mi ha detto: “Se si sa cercare, in ogni momento, persino su Alibaba si trova qualcuno che vende milioni di dosi: 8 su 10 di loro sono millantatori, gli altri hanno i quantitativi con cui si può vaccinare un intero Stato”.

Ecco perché il segreto di Pulcinella, fino a ieri, è stato quello che ha permesso di far finta che questo “mercato parallelo” non esistesse, per il semplice motivo che dal punto di vista contrattuale si diceva che non potesse esistere.

Era vero il contrario: può esistere perché (inspiegabilmente) i contratti restano secretati. Di nuovo la battuta folgorante del mediatore anonimo che mi ha chiamato: “Noi siamo ancora convinti che i governi stiano comprando i vaccini. Mentre, piuttosto, è vero il contrario. Sono i vaccini, oggi, che stanno comprando i governi”.

Ovviamente non si tratta solo di una battuta ad effetto, di una iperbole provocatoria. Già adesso le campagne vaccinali “comprano” il consenso e cambiano l’immagine di chi governa con le loro forniture.

Già adesso gli Stati perseguono la loro politica di egemonia con le dosi. E, per rendersi conto di quanto sia vero, basta mettere in fila informazioni che fino ad oggi abbiamo raccolto in ordine sparso.

Come i vaccini dati dalla Russia alla Siria di Assad per liberare un ostaggio. Come i rapporti di forza in Europa e gli stock acquistati dalla Germania. Come la parabola di Netanyahu, che vince o perde le prossime elezioni in Israele grazie alla fornitura di Pfizer (barattata sia con soldi e che con dati sanitari).

Oppure basta riflettere su Boris Johnson, il premier britannico che può rivincere le elezioni grazie alle dosi di AstraZeneca, ottenute prima di noi, in virtù dell’uscita dai vincoli dell’Ema e dell’Europa. BoJo oggi “ricostruisce” la sua immagine pubblica, dopo il terribile doppio colpo della malattia e degli errori commessi nella prima fase.

Ma parlo anche dei cinesi che testano il loro siero in Arabia, usando un Paese come cavia, prima di somministrare un solo vaccino in casa propria. O del vaccino di Cuba nel terzo mondo, e ancora di quello di Sinovax che salva il governo del Cile nel suo momento più difficile con una ottima campagna vaccinale. Per arrivare persino ai tour operator che vendono vacanze con doppio richiamo negli Emirati Arabi.

Domenica scorsa mi è capitato di parlare con Luciano Rattà, l’ex “uomo senza volto” (oggi lo ha di nuovo) dei vaccini. Ovvero l’imprenditore che aveva offerto il famoso stock di 15 milioni di dosi alle Regione Veneto.

Rattà, commerciante del ramo sanitario, dopo l’inchiesta di PiazzaPulita che aveva rivelato la sua esistenza, appariva con il volto celato a Non è l’Arena di Massimo Giletti, perché – diceva – “questa storia può farmi perdere 2 milioni di commesse”.

Io in diretta lo avevo appena definito un commerciante della “borsa nera”, lui aveva detto di se stesso che doveva essere considerato come “uno che svolge un servizio”.

Giovedì Rattà appariva in due programmi in contemporanea: di nuovo a PiazzaPulita, come oggetto di inchiesta, per le sue ipoteche, in una controinchiesta in stile americano. E poi intervistato da Paolo Del Debbio, su Rete4, con il suo mantra: “Io salvo vite”.

Formigli si interroga su come una società che ha solo 45 euro di liquidità possa avere una commessa da 21 milioni di euro. Del Debbio invece sposava la sua tesi: “Se lei può portare in Italia delle dosi che non ci arriverebbero, sta davvero svolgendo un lavoro utile”.

Dettaglio non da poco: per questo lavoretto Rattà contava di incassare 0,20 centesimi di euro a dose, che moltiplicati per 15 milioni di dosi produce la modica cifra di 3 milioni di euro di commissione.

E qui si torna alla posizione di Draghi: se l’Unione europea la sposasse, non esisterebbero né Rattà, né le offerte su Alibaba, e nemmeno nessun altro mediatore.

La polemica del presidente del Consiglio italiano, però, ci segnala che questo esito non è indifferente: e ci dirà se i vaccini resteranno un mercato protetto (e quindi regolamentato) dagli Stati. Oppure se commerciare vaccini sarà come vendere patate o mascherine, come sognano i tanti Rattà attivi in queste ore sulla scena globale.

Diventa allora importante indagare la figura di questo imprenditore lombardo, con i suoi doppiopetti gessati e i suoi capelli lunghi tagliati alla moda, il viso abbronzato e un passato nel settore dell’abbigliamento e (come candidato minore) in Forza Italia. Uno di quegli uomini che appaiono come meteore e involontariamente illuminano un mondo.

Non avremmo scoperto la sua esistenza, se un sondaggista, Luigi Crespi, e il suo commercialista, Alessandro Arrighi, non si fossero presentati a casa sua con una telecamera nascosta, e non avessero filmato oltre un’ora di colloquio con la sua proposta.

Rattà sembra fatto apposta per dividere l’opinione pubblica. Io lo incalzo per chiedergli se non si senta “uno speculatore”. Lui mi ribatte: “Se non lo faccio io, lo farà un altro. E porterà quei vaccini in un altro Paese. È questo che volete?”.

Quel che è certo è che personaggi come lui si svelano i segreti e le falle di un sistema in cui ogni ora si muovono milioni di euro, e da cui dipendono le vite di molti cittadini.

Quando Crespi lo accusa di essere “uno sciacallo”, per esempio, l’imprenditore risponde con un annuncio di querela. Così provo a ricordargli che lui vende qualcosa che gli Stati hanno già pagato. E lui ribatte: “Io so come funziona il mercato meglio di voi. L’America ha pagato il vaccino a Pfizer 20 euro a dose. Israele 28, l’Europa 12. Se lei fosse Pfizer, chi rifornirebbe prima?”.

Quello che i mediatori dimenticano di ricordare è che l’Europa (e la Germania) hanno finanziato la ricerca della BioNTech. Ovvero della società di ricerca fondata da un figlio di immigrati turchi, Ugur Sahin, e da sua moglie, che è arrivata “prima” nel mondo, assicurando il suo brevetto a Pfizer.

Quello che le grandi aziende non raccontano è che ci sono contratti di fornitura tra gli Stati e le Big Pharma che non sono stati rispettati.

Ma i sostenitori del “libero mercato” dei vaccini rispondono che nessuno ha letto in integrale i contratti di fornitura con l’Europa. E assicurano che in realtà non ci sia nessuna esclusiva. Questo è un altro punto di verità, purtroppo: perché parti importanti di questi accordi restano tutt’ora secretate, malgrado le tante dichiarazioni di Ursula von der Leyen.

Ma, se fosse vero quello che dice la presidente della Commissione europea, da dove saltano fuori le sue dosi – milioni, non migliaia – che finiscono sul mercato parallelo?

Sempre Rattà sostiene che la partita che lui aveva offerto a Zaia era disponibile quando la proposta era stata fatta, due settimane fa. Poi a me ha detto, invece: “I miei fornitori si sono tirati indietro”. Giovedì, da Del Debbio, curiosamente, ha cambiato ancora versione: “Si potrebbero ancora comprare. Anche se io posso venderli solo agli Stati”.

Dice la verità o bluffa? Mistero. Giovedì l’imprenditore appariva a volto scoperto, mentre solo domenica scorsa diceva di dover celare le sue fattezze: “Per difendermi da accuse folli che mi piovono sulla testa”.

Nel video trasmesso da PiazzaPulita, affermava di avere “i camion frigo pronti da consegnare”. A me ha detto: “Non esiste nessun camion frigo. Io sono solo uno che colloca uno stock”.

La domanda che mi faccio, a questo punto, è: possibile che gli Stati non fossero a conoscenza di questo mercato parallelo fino all’annuncio di Zaia?

È sintomatico che l’imprenditore si lamenti dicendo: “Sono venuti da me con l’inganno fingendosi compratori per conto di Regione Lombardia e di Gallera”. Se è un mercato legale, come dice lui, perché avrebbe dovuto arrabbiarsi se qualcuno ne rivelava l’esistenza? Altro mistero.

Finché ha retto il segreto di Pulcinella queste domande potevano restare senza risposta. Oggi non più.

Altro dettaglio non da poco: quando gli chiedi come mai non abbia mai offerto le dosi ad Arcuri, Rattà spiega: “Tutti i miei colleghi che hanno fatto delle offerte sono stati denunciati. Non a caso, la prima cosa che Arcuri ha chiesto, quando ha saputo di me da Zaia, è stato il numero del lotto”.

E qui c’è un altro punto decisivo, che si ricollega al discorso di Draghi: il lotto è la carta di identità di ogni partita di vaccini. Quello che impedisce, ad esempio, che le forniture che escono dalla porta a prezzo di favore destinate ai Paesi del terzo mondo possano rientrare dalla finestra sui mercati dei Paesi avanzati, a prezzo maggiorato. E con una doppia beffa: crea plusvalenza e sottrae dosi ai più poveri.

Il numero seriale serve anche a capire se le offerte sono reali o se sono una truffa. E Rattà, che spiega di essere “un mediatore regolarmente iscritto all’albo del ministero della Salute”, sostiene che lui non può fare il numero dei lotti perché funziona esattamente come quando si compra una macchina: il numero del telaio che si ottiene non è quello del giorno in cui si paga l’auto, ma quello del giorno in cui questa viene consegnata.

“Oggi è una cifra, domani un’altra”. Ma è evidente che questo varco è lo scudo migliore dietro cui si può nascondere il mercato parallelo. Pfizer da giorni diffonde comunicati per ribadire che la società non fornisce mercati paralleli, e che vende solo agli Stati. Lo stesso ha fatto l’amministratore delegato di AstraZeneca.

Ma finché non scatta la minaccia delle sanzioni – ecco di nuovo la forza del discorso di Draghi – le maglie resteranno troppo larghe. E finché il pallino della produzione sarà in mano ai Signori del Vaccino, le forniture saranno legate alle loro filiere produttive.

Ecco perché, in fondo al discorso di Draghi, alla fine di quella catena logica, c’è l’unica possibile soluzione a questo rompicapo: bisogna obbligare le case farmaceutiche a consentire la produzione controllata, su licenza, agli Stati.

Ecco perché il caso del vaccino in Veneto è stato il grimaldello che ha scassinato il sistema coperto del mercato parallelo.

Questa non è una storia di lotti, e di commesse, non è la riffa delle mascherine, con i suoi appalti e le sue stecche. Questa sarà la storia più importante dei prossimi anni.

L’esito da scongiurare, a mio avviso, è che alla fine si produca un unico grande mercato vaccinale in cui Stati e privati si ritrovino in concorrenza, come su qualsiasi altro terreno, per procurarsi e commerciare le dosi. Le regole di ingaggio decise oggi determineranno il futuro nei prossimi trenta anni.

Per caso avete visto l’app (di successo in queste ore) in cui si inseriscono i propri dati anagrafici e si scopre la data in cui si verrà vaccinati se si segue il ritmo attuale? Io ho provato, e ho scoperto che, con i miei 50 anni, potrei attendere fino all’autunno 2021.

È chiaro a tutti che il primo giro di vaccinazione, in Europa, finirà proprio quando dovrà iniziare il secondo. Il mondo del dopo-Covid dipenderà dalle campagne vaccinali, dai tempi delle campagne vaccinali, dai loro dosaggi e dalla loro efficacia. Dalla velocità con cui arrivano o no una dose e una partita, dalla varietà delle offerte, e dalle risposte alle varianti del Covid. Dal secondo, e adesso – è notizia recente – anche dal terzo, richiamo.

I vaccini arriveranno a contare come le forniture del greggio a metà degli anni Settanta. Anzi, è già così. Solo che ancora non leggiamo tutti, nel modo corretto, le informazioni che sono già in nostro possesso.

Durante la Guerra Fredda contavano le potenze nucleari, ovvero quelle che avevano i loro arsenali all’Uranio e la capacità di utilizzarli sul campo. Dopo la pandemia conteranno quelli che avranno un loro vaccino da somministrare o da vendere. Siamo appena entrati – quasi senza accorgercene – nell’era della Geopolitica vaccinale.

14 replies

  1. “vaccini dati dalla Russia alla Siria di Assad per liberare un ostaggio”
    è propaganda, e come tutti gli atlantici Telese c’è cascato con entrambe le scarpe.
    i russi sono alleati con la Siria e stanno attendendo, per fornirli, che la
    Siria validi il prodotto, come fa qualsiasi stato prima di metterlo a disposizione
    per la popolazione.
    i termini dell’accordo per il rilascio erano che Israele consegnasse due pastori siriani
    e di ridurre la pena detentiva per un residente druso delle alture del Golan
    accusato di incitamento alla violenza.

    ps
    oggi in Russia inizia la sperimentazione pubblica dello Sputnik Leggero, che
    è un monofase, a 490 volontari

    "Mi piace"

  2. Baciate i piedi a Zaia, e inginocchiatevi al cospetto della regione Veneto, perché sono loro che hanno scoperchiato la pentola, massa di ebeti al cubo a cui andava bene non porsi domande. Articolo di Telese perfetto

    "Mi piace"

    • Certo che ragioni proprio col qlo.
      Non ha scoperchiato proprio niente, il tuo unico mito, CI STAVA CADENDO con tutte le scarpe e l’hanno BECCATO prima che vi propinasse qualche intruglio contraffatto o, nel caso fossero veri vaccini, che ne privasse chi ne aveva maggiore diritto.
      Senza vergogna, proprio.
      Pojanistan.

      Piace a 1 persona

  3. ” Per cui la prima domanda che mi viene in mente è relativa al cortocircuito dei partiti e delle loro ideologie di riferimento proprio in merito a quanto successo da un anno a questa parte. A febbraio dello scorso anno, di questi tempi, il centrodestra chiedeva al Governo Conte di chiudere i voli con la Cina affinché si evitasse il propagarsi del virus di Wuhan; la sinistra rispondeva andando al ristorante cinese, tutti rigidamente senza la mascherina che io chiamo museruola, a mangiare involtini primavera per non sembrare ‘razzisti’. Nel giro di qualche mese, dopo un lockdown sfiancante che ha devastato economicamente l’Italia, e la testa degli italiani, i ruoli si sono invertiti, il centrodestra chiede le riaperture (almeno di facciata è così) mentre il centrosinistra vivrebbe perennemente di ristori e divano con Netflix davanti. Ci dici qualcosa di rassicurante?

    Purtroppo non ho nessuna informazione rassicurante, anzi. Se infatti c’è ancora qualche dubbio sull’origine del virus, abbiamo invece la certezza che la pandemia ha favorito l’elite finanziario-industriale mondiale, che la sta utilizzando come occasione d’oro per portare a compimento il suo progetto di “great reset” economico-sociale. Non sarà quindi la politica a decidere il nostro futuro, saranno i colossi dell’economia e della finanza. Non si tratta di “rivelazioni complottiste”, ma del programma ufficiale nell’agenda dei potenti della Terra che è stato presentato al Global Economic Forum di Davos. L’economista Klaus Schwab, fondatore e attuale direttore esecutivo del World Economic Forum ha persino scritto un saggio dal titolo “Covid-19: The Great Reset”, dove ha dichiarato espressamente che la pandemia ha un risvolto positivo perché consentirà di realizzare un nuovo ordine economico e sociale mondiale entro il 2030.

    Secondo le sue teorie, questa trasformazione radicale porterà solo vantaggi perché salverà il mondo dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici. Per questo motivo il nuovo mantra che sentiremo pronunciare dai media e dalle istituzioni praticamente ogni giorno sarà “ecosostenibile”. Sembrano tutti buoni propositi, perfettamente condivisibili, ma dietro i nobili proclami c’è in cantiere un progetto per stabilire la supremazia assoluta della superclass che intende acquisire ancora più potere e spazzare via una volta per tutte la classe media. Leggendo tra le righe del saggio e spulciando gli articoli pubblicati sul sito del GEF si capisce che centinaia di migliaia di aziende medio-piccole falliranno e verranno lasciate fallire, mentre verranno salvate le grandi multinazionali dei soliti supermiliardari che, secondo i loro criteri di valutazione, si adatteranno meglio al cambiamento e all’avvento della rivoluzione industriale 4.0 (creazione di smart city, smart factory, ingresso della robotica, del 5G e dell’intelligenza artificiale in ogni ambito sociale).

    Gli aiuti alle aziende colpite dall’emergenza, quindi, saranno molto selettivi e per evitare rivolte sociali l’elite ha già in programma di concedere un sussidio di povertà chiamato reddito di cittadinanza universale ai milioni di persone che perderanno il lavoro. Non a caso, il sito ufficiale del “Gruppo dei Trenta” di cui Mario Draghi è membro senior, ha pubblicato la relazione dal titolo “Reviving and Restructuring the Corporate Sector Post-Covid. Designing public policy interventions”, in cui si ribadisce il concetto davosiano di “distruzione creativa” (lasciare fallire le aziende e le attività che secondo il loro punto di vista non sono meritevoli di sopravvivere).I grandi di Davos parlano addirittura di nuovo capitalismo dell’inclusione dall’anelito socialista, ma loro sono i primi ad avere dato il cattivo esempio prendendo queste decisioni che riguardano la vita di tutti senza neppure consultare i parlamenti ed escludendo il mondo intero dal loro processo decisionale. Inutile quindi darsi false speranze perché le restrizioni continueranno fino a quando l’elite non avrà fatto tabula rasa del vecchio ordine economico.

    AAS: In tutto questo, il ruolo dei mass media, dai giornali alle tv, è stato non solo fondamentale per sostenere la narrazione governativa ma per infondere un vero e proprio sistema del terrore. Direi che è stato facilissimo terrorizzare gli italiani, non credi?

    Anche il più ipocondriaco fan della psicosi mediatica dovrebbe avere l’onestà intellettuale di ammettere che stiamo assistendo all’apoteosi del pensiero unico, perché dai media mainstream è scomparso il contraddittorio insieme al libero dibattito che costituiscono il sale di ogni vera democrazia. Tutti i virologi, gli esperti e i medici fuori dal coro sono stati messi fuori dalla porta delle televisioni mentre i più allarmisti sono stati elevati ai nuovi totem della scienza esatta.

    Non è più un segreto, i grandi media appartengono ai grandi gruppi e quando si tratta di seguire le direttive dell’elite finanziaria internazionale, sono tutti opportunisticamente allineati tra loro esattamente come i partiti. In questa situazione, chi aveva interesse a diffondere il terrore non ha trovato alcun ostacolo nel farlo e siccome l’emergenza sanitaria giustifica qualsiasi cosa, quale modo migliore per costringere le medie e piccole imprese a fallire? Secondo la stragrande maggioranza delle persone nessuno avrebbe mai potuto avere il potere di gonfiare la pericolosità del virus in tutto il mondo, ma si scorda che in realtà era già successo 10 anni prima con la pandemia suina, quando l’OMS, finanziata per i 3/4 del suo bilancio dall’industria farmaceutica, aveva innalzato l’allarme fino al massimo possibile (livello 6) per un virus meno letale dell’influenza stagionale. Tutti sembrano averlo dimenticato ma anche allora tutti i media e gli esperti ospiti fissi dei salotti televisivi l’avevano descritta come la nuova spagnola. Almeno in tale occasione, “l’operazione mediatica pandemia” che aveva già spinto masse impaurite di cittadini a prendere d’assalto i supermercati come se stesse arrivando la fine del mondo, fallì prima di arrivare a questo punto.

    Tu sei un autore che ha scandagliato le tecniche di manipolazione delle coscienze e che nei tuoi libri descrivi perfettamente gli apparati del consenso, come quello nazista, o comunista, che hanno convinto milioni di persone a compiere cose atroci in nome di un bene comune e generalmente considerato superiore. Solo io vedo in questo periodo storico una sinistra similitudine?

    In realtà è molto peggio. I regimi totalitari del ‘900 utilizzavano la forza bruta come la minaccia, l’intimidazione, la tortura, la deportazione e la soppressione fisica. Oggi invece, al tempo dei grandi media, tutto questo non serve più perché basta controllare il mondo della comunicazione mainstream per influenzare le persone. Le maniere forti provocavano rivolte e richiedevano un grande dispendio di uomini e mezzi mentre la “dittatura dolce” è invisibile alle masse che vengono continuamente raggirate per fargli credere di vivere nel migliore mondo possibile.

    Parliamo di salute. Tu sei l’autore di uno dei libri più controversi ma tragicamente molto vicini alla realtà sulla salute: “I Mercanti della Salute” (Sperling & Kupfer). Qui nessuno di noi intende sminuire la portata di un virus che sicuramente è una influenza che per alcune persone si può rivelare letale. Però la domanda devo fartela: siamo davvero in presenza della peste nera? E se il Covid è la peste nera perché il nostro sistema sanitario non è stato in grado di reggere né era pronto? Davvero è stato un fulmine a ciel sereno? Te lo dico perché stanno venendo fuori, tramite articoli di giornale o addirittura inchieste, che non solo l’Italia non aveva un piano pandemico dal 2006 e il ministro della salute ne era al corrente, ma che il virus girava da ben prima del famoso paziente 1 di Codogno.

    Il Covid-19 non è la pesta nera ma una malattia infettiva molto contagiosa, a bassa letalità, che oggi potremmo curare come una normale influenza se non fosse per il fatto che tutte le cure a basso costo e realmente efficaci come il plasma iperimmune o la clorochina (quest’ultima solo nella prima fase dell’infezione), sono state screditate e bandite dall’establishment per mantenere lo stato di emergenza fino a quando non avrà ottenuto due scopi: controllo totale della popolazione con il pretesto di bloccare per tempo le persone infette in caso di nuove pandemie e nuovo sistema economico mondiale.

    Peraltro, non è affatto escluso il dolo, perché nel famoso laboratorio di Wuhan hanno lavorato molti scienziati cinesi, francesi e americani e dell’OMS proprio allo sviluppo di virus chimera patogeni per l’uomo e ho raccolto le interviste e le testimonianze di alcuni top scientist di indiscussa fama mondiale che sono convinti dell’origine artificiale del virus. A fine marzo uscirà il mio nuovo libro-inchiesta, “Pandemie non autorizzate”, in cui ho raccolto molte prove e abbondante materiale indiziario che potrà servire da base per l’apertura di un’inchiesta giudiziaria. L’ultimo scandalo sull’insabbiamento del mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale ha dimostrato anche come l’OMS è intervenuta per coprire l’impreparazione del Governo Conte, e nello specifico del ministro della salute Speranza, che per i suoi “meriti” è stato addirittura mantenuto al suo posto nel nuovo Governo Draghi.

    In tutto il mondo, inoltre, si stanno mobilitando decine di associazioni di medici e avvocati che hanno presentato denunce ed esposti alla magistratura contro l’eccessivo uso di misure restrittive da parte dei governi, ma temo che l’uso del termine “negazionismo” sia stato studiato appositamente per arrivare a bloccare tutte le indagini con una legge simile a quella sull’olocausto. Negli Stati Uniti, ad esempio, il presidente Biden ha già commemorato i morti del Covid-19 e stabilito che il numero totale dei morti è stato superiore a quello delle guerre mondiali e della Guerra del Vietnam. Il rischio, quindi, è che con il pretesto del “rispetto dell’elevatissimo numero delle vittime” (con molti dubbi che nei conteggi finiscano anche tutti i positivi asintomatici morti per altre cause), venga introdotto un reato di “negazionismo” sul Covid-19 come escamotage giuridico per fermare i molti procedimenti giudiziari già in corso.

    Mi dai un veloce parere su Mario Draghi. L’ennesimo uomo della provvidenza, a quanto pare.

    Draghi è una copia del governo Monti sia nelle modalità con cui è stato posto al timone dell’Italia (durante un’emergenza nazionale è entrato come salvatore della patria con plebiscito parlamentare) che per i poteri che rappresenta e i club esclusivi da cui proviene. È la quinta essenza della élite finanziaria internazionale, e com’è noto ex governatore della Banca d’Italia e della Bce. Nel 2008, l’ex presidente della Repubblica Cossiga commentò così l’ipotesi di Draghi al governo: “un vile affarista, non si può nominare alla Presidenza del Consiglio dei ministri chi è stato socio della Goldman Sachs, grande banca d’affari americana e male, molto male feci ad appoggiarne e quasi imporne la candidatura a Silvio Berlusconi. È il liquidatore, dopo la famosa crociera sul Britannia, della svendita dell’industria pubblica italiana quand’era direttore generale del Tesoro e immaginati cosa farebbe da presidente del Consiglio dei ministri. Svenderebbe quel che rimane, Finmeccanica, l’Eni, l’Enel ai suoi ex comparuzzi di Goldman Sachs”. Adesso, a quasi 15 anni di distanza dalle parole di Cossiga, penso che Draghi finirà il lavoro che aveva iniziato da direttore del Tesoro, che porrà fine alla sovranità italiana e creerà le condizioni per un “great reset” irreversibile.

    In chiusura non posso non farti una domanda sui vaccini. Chi ti parla è un Sì-Vax convinto. Credo che i vaccini abbiano salvato l’umanità da diverse malattie gravi e che abbiano avuto, almeno nel passato secolo, un ruolo fondamentale. Tuttavia, oggi nutro più di qualche dubbio sul vaccino lampo per un virus in fondo influenzale, che muta come ogni virus influenzale (e quindi la storiella delle varianti è semplicemente ridicola e/o strumentale a mio avviso). E, ovviamente, chi oggi nutre legittimi dubbi sui tempi e i modi di realizzazione di qualcosa di sperimentale, viene emarginato, schernito e addirittura additato. Se passa la regola del passaporto vaccinale, per quanto mi riguarda siamo di fronte a una vera e propria barbarie a cui opporsi in ogni modo. Sembra davvero uno scenario distopico di un film di fantascienza. Tu che ne pensi?

    L’art. 32 della nostra Costituzione, memore di quanto avvenuto sotto il nazismo, afferma: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Ciononostante, tutta la propaganda mediatica sulla salvezza del mondo ruota intorno al vaccino e quindi credo che presto verrà reso obbligatorio aggirando di fatto la norma costituzionale con il ricatto di togliere la libertà di movimento ai non vaccinati. Con ogni probabilità il passaporto vaccinale sarà approvato sotto il Governo Draghi. In Israele, ad esempio, il “green pass” è già legge e credo che ormai sia solo questione di tempo prima che venga adottato da tutti gli altri Stati. Presto dovremo convivere con una dittatura sanitaria mondiale dove nessuno sarà più padrone neppure del suo corpo. Con il pretesto di controllare tutti i focolai di nuove eventuali pandemie sul nascere, è già pronta la tecnologia per il costante monitoraggio in tempo reale delle condizioni di salute dei cittadini, della loro identità e di ogni loro spostamento. Chi si opporrà verrà criminalizzato come un pericolo pubblico, un folle e un potenziale assassino. L’emergenza giustifica tutto, anche il totalitarismo e le elite lo sanno bene.”

    "Mi piace"

      • … l’ApAcalisse è un’altra cosa, ma ci siamo capiti…

        PS: sinceramente debbo dire che, dopo il commento che hai postato, ho provato un po’ di delusione e mi sono detto: ecco, anche la proverbiale sintesi paradossale da Kōan Zen di UNTU ci ha lasciati per sempre. (scherzo)

        "Mi piace"

  4. Nel pregevole articolo di Telese vanno a mio avviso sottolineati un paio di punti interessanti.

    1) Mentre stai passeggiando a Napule, Forcella, incontri un distinto signore: “dotto’, che ve serve, computèr, rolèx, ‘na partita ‘e vaccini Pfizèr? Venite cumme’ int’o vico, prezzi bboni”

    Senza essere Sherlock Holmes, ne’ tampoco il dottor Watson, uno potrebbe dedurre che trattasi di un pacco (in senso napulitano), oppure di roba rubata (oppure ancora di una botta sul cocciolone con perdita di contanti e oggetti di affezione, piu’ medicazione al pronto soccorso).

    In sintesi, il signor Ratta’ o vende vaccini Pfizer origgginali napulitani, oppure e’ un ricettatore, tanto e’ vero che i suoi colleghi bidonisti che hanno contattato Arcuri sono stati denunciati.

    Invece Zaia, la faccia intelligente della Lega (fu Nord per l’indipendenza della Padagna), ha chiesto al suo papa’ se poteva comprare… e ho detto tutto.

    A chi voglia contestare la tipologia facciale di Zaia, allego prova documentale fotografica:

    2) Il signor Ratta’, fu politicante italoforzuto, e’ oggi produttivo lavoratore ricettatore, in predicato di diventare italoforzato (ma e’ ancora a piede libero?).

    Il Ratta’ si inserisce nel solco dei ragggionieri rivenditori di capannoni lumbard, dei Savoini rivenditori petroliferi etc.

    L’onesto poppolo itagliano, la societa’ civile, che si contrapporrebbe ai politicanti secondo alcuni acuti opinionisti.

    "Mi piace"

  5. Ma la proposta di Marione di bloccare l’export di queste aziende, aldilà della volontà, è praticabile? Puoi bloccare l’esportazione di biontech o moderna che sono made in usa, e astrazeneca made in uk?

    P.s. 50 anni?
    Minkia, Telesi’ te li porti maluccio…

    "Mi piace"

  6. Non è curioso notare, nella foto sulla ‘home page’ all’articolo (quella che si vede una volta aperto è diversa…) che il dito della mano dell’infermiere che sta inoculando il vaccino (sembrerebbe l’indice…) sembri un serpente?

    "Mi piace"