M5S, pressing dei big su Conte: “Ora sciogli la riserva”

L’ex premier al bivio: entrare nel Movimento o fare il ‘federatore’ dell’alleanza tra M5S, Pd e Leu

(Adnkronos) – Il Movimento 5 Stelle è pronto ad affidare il proprio destino nelle mani di Giuseppe Conte ma l’ex presidente del Consiglio non ha ancora sciolto la riserva sul suo futuro. Domani il garante M5S Beppe Grillo avrebbe dovuto riunire lo stato maggiore pentastellato nella sua casa di Marina di Bibbona per discutere del possibile approdo di Conte alla guida del Movimento: la fuga di notizie avrebbe però irritato Grillo spingendolo a cancellare il vertice, ma qualcuno non esclude che la riunione possa tenersi lo stesso (magari in un altro luogo o, cosa più probabile, in un’altra data).

Ma prima di procedere con le modifiche allo statuto necessarie a ritagliare un ruolo “ad hoc” per l’avvocato, i grillini si aspettano una mossa da Conte. “L’ex presidente del Consiglio – si ragiona in ambienti 5 Stelle – ha due strade davanti a sé: entrare nel Movimento oppure fare il ‘federatore’ dell’alleanza tra M5S, Pd e Leu“. Un bivio dove entrambe le opzioni nascondono incognite: “Se diventa capo del Movimento finirà per impelagarsi nelle nostre diatribe interne e rischia di non tornare più a Palazzo Chigi, perché alle prossime elezioni il M5S, con i consensi dimezzati rispetto al 2018, non potrà certo esprimere il premier…”. Insidiosa è anche la strada del ‘federatore’ esterno: “Se la corrente del Pd Base Riformista riesce a sostituire Nicola Zingaretti con Stefano Bonaccini al vertice, crolla anche il progetto di un’alleanza per lo ‘sviluppo sostenibile’ tanto caro a Conte…”, osserva un pentastellato.

Anche per queste ragioni Conte – che da marzo tornerà in cattedra all’Università di Firenze – si è preso del tempo per riflettere. I big del Movimento stanno alla finestra. Luigi Di Maio vuole capire le intenzioni di Conte prima di decidere se candidarsi o meno per un posto nel Comitato direttivo, l’organo collegiale a cinque nato per sostituire la figura del capo politico – c’è anche chi non esclude che alla fine il ministro degli Esteri possa continuare a mantenere un ruolo defilato.

Ma con un eventuale ingresso di Conte come leader del M5S occorrerà ripensare le funzioni del direttorio 2.0. Secondo il regolamento, il Comitato direttivo “elegge e revoca al proprio interno a maggioranza, con rotazione annuale, colui che assumerà le funzioni di rappresentante legale ed istituzionale del Movimento 5 Stelle e per l’esercizio delle sole funzioni che le leggi pro tempore vigenti richiedono”. Tale figura è chiamata “Presidente del Comitato direttivo”. “Una soluzione – ragiona un esponente grillino – potrebbe essere quella di estendere la durata del mandato del Presidente: in questo modo riusciremmo a garantire a Conte una leadership solida”.

Le candidature per il Comitato direttivo non sono ancora state aperte ma qualcuno ha già fatto un passo avanti: si sono proposti finora l’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta, il consigliere capitolino Paolo Ferrara e l’europarlamentare Dino Giarrusso.

Si vocifera di una eventuale candidatura da parte di alcuni ex esponenti di governo: da Alfonso Bonafede a Lucia Azzolina passando per Stefano Buffagni, che oggi torna a invocare un ruolo per Conte (“la sua figura deve essere centrale nel progetto di rilancio del M5S e io sono pronto a essere al suo fianco anche in questa fase”). Potrebbero essere della partita anche la vicepresidente del Senato Paola Taverna e il vicepresidente del Parlamento Ue Fabio Massimo Castaldo. (di Antonio Atte)

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12 replies

  1. Se fosse uno sgamato NON DOVREBBE ENTRARE NEL M5S.
    Che se la cavassero da soli questi novelli ed incompresi salvatori della patria, che si traduce nell’occupazione delle loro poltrone.

    A parte i 4 sfigati acefali che trolleggiano sui social, le loro capriole, unite all’ignoranza e incompetenza dimostrate, hanno stufato i potenziali elettori.
    Che ognuno tornasse dov’era prima.
    I fascio legaioli con i soliti corrotti a destra.
    Quelli come me me a sinistra.
    E i liberal moderati come il Bomba è Jijino dove soffia il vento favorevole a nuove ricerca di visibilità. Provassero nuovamente con la SVP per dire.

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    • ora coglionazzo ti fanno fuori anche (MA)zinga, così la componente renziana, tramutata da franceschini e moglie al seguito (e a scrocco), si riprende in mano più di mezzo piddi, cioè quasi tutto.

      Su Conte ti andrà male, coglionazzo. Perchè in ogni caso, sceglierà il m5s, cioè sarà più vicino al m5s che alla feccia piddina.

      Non ci prendi proprio su niente. Se vuoi ti do un po’ di ripetizione, a livello BASE. Coglionazzo.

      Tu sei da LIVELLO BASE, mi sforzerò a chiederti sui 10 euro l’ora. Te ne servono almeno 40 di ore per ripassare, per poi (solo poi) arrivare a capire ragionando. Perchè Conte lo ha inventato il m5s. E la logica vuole che sarà comunque più vicino al m5s. Che ti piaccia o meno, COGLIONAZZO.

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      • L’unico livello base che conoscerai sarà quello della tua tariffa per vendere il Qlo.
        S’è fatta una certa, incamminati che i viali ti aspettano.

        Conte si sarebbe inventato in proprio, attraverso lo studio, elemento carente in seguaci di fortunati perdigiorno assurti a statisti salvatori della patria.

        Vai ora, c’è già la Berlina tedesca parcheggiata col capitone all’interno che ha bisogno di un lavoretto preliminare prima che tu possa donargli il tuo ammmorreee.

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      • guarda coglionazzo che è stato zinga pochi giorni fa a proporre Conte come leader di una possibile intesa m5s+feccia piddina+paraculi leu. INFATTI, NOTA BENA, lo stanno già facendo FUORI! zinga ha i giorni contati. E secondo te, Conte, potrà mai andare con chi lo ha già fatto fuori una volta???

        Coglionazzo, questa è la seconda lezione. Poi ti invio l’iban così mi puoi pagare i 10 euro.

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      • Certo che, chiamando I possibili alleati “feccia piddina” e “paraculi Leu”, ti stai veramente dimostrando all’altezza degli ideali federatori di CONTE.
        Tu meriti solo il capitone come tuo leader di riferimento.
        Spero che il nostro avvocato ci pensi bene, prima di affidarsi a gentaglia come te.

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  2. “Un’occasione mancata si ripresenta, mentre non si può mai tornare indietro da un passo precipitoso”
    (Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos)

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  3. A mio parere, non dovrebbe accettare.
    Dimostrerebbe, diversamente, di essere uguale a tutti gli altri, di ogni partito, interessati solo a incarichi, prestigio, denari. Grillo e chi gli ha dato retta, in quest’avventura pazzesca del governo di Unità nazionale a trazione finanziaria, hanno “suicidato” il M5S.
    Conte ha esempi illustrissimi e famosi nel passato, remoto e prossimo, di politici che hanno “saltato” uno o più giri.
    Il presenzialismo ossessivo è una frenesia pericolosa e inutile. Va lasciata ai tanti sempre citati nelle cronache e sui quali si riversa il disprezzo generale.

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    • anche a parer mio, ma grillo IL FOLLE, ha cambiato il gioco e le regole in una mattinata. A questo punto, consideranto lo scenario peggiore, tanto vale prender Conte e diventare “liberali e moderati”. Così portiamo via una caterva di voti ai piddini di franceschini e marcucci, NOTO STATISTA, che dettarà finalmente la nuova linea caporetto: la disfatta piddina.

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  4. Giusto per ristabilire un minimo di verità, evitando di dar credito alle voglie oscene di sovranismo fascio legaiolo di alcuni troll ignoranti e paranoici.:

    Khashoggi, Pd, M5S e Leu contro Renzi: “Spieghi i suoi rapporti con l’Arabia Saudita”. La replica: “Giusto avere legami con quel Paese”

    “Renzi chiarisca i suoi rapporti con il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed Bin Salman e tronchi la collaborazione con la fondazione Future Investment Iniziative”.
    Arriva da Pd, M5S e Sinistra italiana la richiesta di chiarimenti al leader di Italia viva Matteo Renzi. A riaccendere le polemiche la pubblicazione da parte dell’amministrazione americana del rapporto della Cia con le prove del coinvolgimento del principe saudita nell’omicidio del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi.
    “Matteo Renzi aveva detto che dopo la crisi avrebbe chiarito i suoi rapporti con l’Arabia Saudita e il ‘grande principe ereditario’.
    Lui non ha ancora detto nulla, ma ci ha pensato Joe Biden. Chiarire ora non è solo questione di opportunità, ma di interesse nazionale”, scrive allora l’ex ministro del Sud e dirigente del Pd, Peppe Provenzano.

    Ma sulla sua Enews Matteo Renzi replica alle accuse risponendo puntalmente a ogni punto della polemica.
    “Intrattenere rapporti con un Paese come l’Arabia Sauita è giusto e necessario, perchè è un baluaro contro l’estremismo islamico ed è uno dei principali alleati dell’Occidente da decenni”.
    Poi, rispetto all’omicidio del giornalista Khashoggi, aggiunge: “Ho condannato già tre anni fa quel tragico evento. Difendere i giornalisti in pericolo di vita è un dovere per tutti, così come difendere la loro libertà”.
    Le accuse di Pd e M5S, quindi, per il leader di Italia viva sono un espediente “per coprire le difficoltà interne italiane e per giustificare un’alleanza dove – come spesso accaduto a una certa sinistra – si sta insieme contro l’avversario e non per un’idea”.

    Il Pd: “Renzi spieghi i suoi rapporti con l’Arabia Saudita”

    Una richiesta di chiarimento condivisa con il compagno di partito e vicepresidente dei deputati dem, Michele Bordo.
    “Renzi ci dica anche se è ancora convinto che in Arabia Saudita sia in atto un nuovo Rinascimento e che il principe ne sia addirittura l’interprete. Da quello che emerge in queste ore non mi pare proprio.
    Verificheremo se sia il caso di assumere una iniziativa parlamentare: dobbiamo chiarire questa vicenda.
    Si tratta di un tema di sicurezza nazionale ed è utile che un senatore della Repubblica, che ha avuto un ruolo importante nella nascita di questo governo, chiarisca realmente i suoi rapporti”.
    E il dem Gianni Cuperlo aggiunge su Facebook: “Renzi aveva annunciato che, una volta archiviata la crisi di governo, avrebbe offerto le motivazioni di quella sua iniziativa. E’ opportuno che lo faccia. Se possibile presto”.

    L’attacco di M5S e Sinistra italiana

    Anche il Movimento Cinque Stelle incalza l’ex presidente del Consiglio.
    Gianluca Ferrara, capogruppo nella commissione esteri del Senato rievoca l’omicidio di Khashoggi: “Roba degna del più buio Medioevo, altro che Rinascimento. Mentre Renzi andava in Arabia Saudita a tessere le lodi di un regime assassino, il governo di Giuseppe Conte e la Farnesina guidata da Luigi Di Maio bloccavano ogni vendita di armi verso quello stesso regime. Tra cui le bombe usate in Yemen che Renzi aveva deciso di vendere all’Arabia Saudita nel 2016”.

    Ma a suscitare le proteste dei grillini è anche il modo in cui i tg della Rai hanno affrontato la questione.
    “Sorprende come tutti i telegiornali del servizio pubblico Rai, nel dare notizia del documento Usa che accusa il principe Bin Salman per il barbaro assassinio del giornalista dissidente Khassogi, abbiano accuratamente evitato di parlare delle gravi ricadute politiche interne di questa vicenda, legate ai rapporti tra Renzi e il sovrano saudita”, protesta Sabrina Ricciardi, capogruppo M5s nella commissione di Vigilanza Rai.
    “Su quei rapporti – prosegue – utto il mondo politico italiano sta chiedendo chiarimenti. Ci auguriamo che un caso controverso come questo abbia lo spazio che merita sull’emittente pubblica”.

    Dure anche le critiche di Nicola Fratoianni, sottosegretario di Sinistra italiana: “Renzi aveva promesso di rispondere sui suoi rapporti con quel regime dopo la fine della crisi di governo, è arrivato quel momento.
    Ora chiarisca per trasparenza e per dovere di onestà nei confronti dei cittadini italiani”.

    Il leader di Iv e il legame con Future Investment Iniziative

    Renzi fa parte del board della Future Investment Initiative. il cuore del potere di Mohammed bin Salman, la vetrina che ha costruito per il mondo. Creata cinque anni, la Davos nel deserto (come è chiamata) ha puntato in questo periodo a portare nel regno i più importanti protagonisti della finanza e dell’economia mondiale, da Christine Largarde a Masayoshi Son per convincere il mondo del nuovo corso saudita: solo i fedelissimi hanno una poltrona nel Board o personaggi il cui prestigio internazionale serve ad elevare e legittimare il profilo del principe.

    E’ gestita dal Pif, il fondo di investimento sovrano che è la longa manus del principe nel mondo della finanza e degli affari internazionali e che controlla buona parte dell’economia saudita.
    Qui Mbs ha fatto alcuni dei suoi annunci internazionali più importanti, dalla lotta all’Islam estremo all’investimento di miliardi di dollari in Neom, la cosidetta città del futuro.
    Non c’è altra piattaforma che il principe abbia usato nella stessa maniera per lanciare la sua immagine di riformatore devoto alla modernità e a un futuro diverso per il suo Paese: non a caso è qui che è stato evidente il ruolo di pariah che il principe si è guadagnato nella comunità internazionale dopo il delitto Khashoggi.
    Nel 2018, buona parte degli invitati disertarono l’evento proprio dopo l’omicidio del giornalista.

    La protesta di Amnesty International

    Intanto, anche i Verdi chiedono a Renzi di chiarire. Diverso, invece, il punto di vista di Amnesty International.
    “Certamente è inopportuno essere invitati in forum internazionali che sono emanazione diretta della monarchia saudita e tacere sul sistema di violazioni dei diritti umani”, dice il portavoce Riccardo Noury.
    Che però aggiunge: va capito se “su una scala di gravità” è ancora più censurabile il comportamento dei “governi italiani che hanno intrattenuto rapporti politici ufficiali con l’Arabia Saudita, inviato armi fino al 2019 a un paese in guerra con lo Yemen, partecipato al G20 virtuale” oppure l’organizzazione di partite di calcio come la Supercoppa italiana.
    In Italia, conclude il portavoce di Amnesty, “è stato fatto a gara a chi blandiva di più l’Arabia Saudita, dimenticando i blogger frustati in piazza, gli attivisti per i diritti umani in carcere, i difensori per i diritti delle donne ed i giornalisti sotto attacco”.

    La critica delle toghe di Md

    “Legittimare un despota? E per un piatto di lenticchie?”.
    È con questo titolo che anche Questione giustizia, la rivista online delle toghe di Magistratura democratica, interviene duramente sul caso Renzi-Bin Salman.
    È il direttore Nello Rossi a firmare l’editoriale, con considerazioni estremamente critiche sul viaggio di Renzi. Il cui tono si capisce subito dal sommario che precede l’articolo.
    Scrive Rossi, toga oggi in pensione, ma ex procuratore aggiunto a Roma e avvocato generale in Cassazione:
    “Se l’Italia vuole conservare un accettabile grado di credibilità nel contesto internazionale, deve stringere un cordone sanitario intorno a sortite come quella “araba” di Matteo Renzi, ricordandogli che essere stato presidente del Consiglio comporta oneri anche quando si è cessati dalla carica e che essere parlamentari di una Repubblica democratica non è compatibile – eticamente e politicamente – con l’adulazione dei despoti. Ne va della capacità del nostro Paese – ed è per questo che una rivista di magistrati ritiene di dover intervenire – di svolgere il ruolo cui ambisce, e nel quale ha profuso tante energie e risorse, di protagonista nella tutela dei diritti umani fondamentali nel mondo”.

    Rossi si chiede se esistano “due Mbs”, “Il primo, additato, ieri come oggi, come il mandante dell’efferato omicidio di un giornalista dissidente, come l’utilizzatore della violenza come metodo di governo, come un autocrate detentore di un potere incontrollato e incontrollabile.
    Il secondo, elogiato, riverito, vezzeggiato, adulato. Da molti dei suoi sudditi, con l’attenuante della paura per la propria esistenza e per quella delle loro famiglie.
    Da un rappresentante del popolo italiano, con il corredo del cinismo politico e del tornaconto economico, e senza neppure la possibilità di invocare la foglia di fico della ragion di Stato o della necessità di mantenere in vita accettabili relazioni diplomatiche”.

    Secondo Rossi “la visita aveva uno scopo preciso, legittimare un governante screditato sulla scena internazionale, rinsaldando il suo potere all’interno del Paese e mostrandolo ai suoi sudditi come interlocutore privilegiato di chi ha ricoperto altissimi incarichi istituzionali in un grande Paese democratico.
    Si è assistito a una svendita a prezzi di saldo non dell’immagine di Matteo Renzi ma di quella del nostro Paese, messo in evidente imbarazzo dalla sconcertante performance televisiva di un suo esponente politico di primo piano”.

    QUESTO È QUANTO DAL FRONTE PROGRESSISTA.
    AI SOLITI TROLL FASCIO LEGAIOLI CHE SI SPACCIANO PER MOVIMENTISTI RESTANO GLI INSULTI PER DENIGRARE UN’ALLEANZA DI QUESTO TIPO.
    E giusto per ricordarvelo RlMBAMBlTl, Renzi NON È MAI STATO DI SINISTRA, ma è riuscito a scalare con il suo cinismo e spregiudicatezza il partito dall’interno, appoggiato dal nano mafioso e piduista che gli ha fornito supporto esterno in termini di propaganda mediatica a suo favore.

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  5. MORTE AL PROFETA- Viviana Vivarelli.
    Purtroppo molti hanno giustificato il loro SI’ sulla Piattaforma Rousseau o il loro voto in Parlamento o l’appoggio ai partiti che hanno votato Draghi, dicendo che anche Conte aveva detto: “Non saboterò questo Governo” e “Se fossi nei panni di un 5 stelle voterei per Draghi” e lo stesso Grillo ha detto di sostenere Draghi e la parola di Grillo è ‘sacra’.
    Purtroppo io non credo nella sacralità di nessuno e confido di più nella mia intelligenza che in passato poche volte si è sbagliata. E purtroppo sono una che ha previsto la guerra del Kossovo 9 anni prima che scoppiasse e l’attacco alle Torri 9 giorni prima che avvenisse o anche, più modestamente, che Di Pietro sarebbe stato ridotto al nulla da 8 mesi di accuse ingiustificate con cui avrebbero tentato di sporcarlo (contribuì anche la Gabanelli), si sarebbe dimesso da Ministro per potersi difendere e avrebbe perso ogni potere, come ho previsto che Di Maio avrebbe fatto di tutto per salvare il suo posto al sole.
    È vero che ho perso quasi tutti i miei ‘poteri’ di un tempo ma la mia intuizione, dopo l’ictus, è aumentata.
    Mi auguro di tutto cuore di sbagliarmi perché non è bello prevedere brutte cose per il proprio Paese. Ma vedo che, quando si parla della pericolosità di Draghi e di come ha distrutto la Grecia, c’è una spece di rimozione, cade ogni interesse, come se, ognuno, chiudendosi nel proprio buio, evitasse di sentirsi in colpa per il voto sbagliato che ha dato e con cui ha contribuito alla rovina dell’Italia.
    I Latini dicevano: “Nemo propheta in patria” = “Nessun profeta è gradito al proprio Paese”. E questo vale in ogni tempo per coloro che vedono il proprio pensiero predittivo non apprezzato da chi sta loro più vicino. Ci sono scelte che sono suicidi, ma fanno scattare fenomeni di negazione per evitare qualsiasi autocritica. La gente è propensa a giustificare i propri errori per non riconoscere di essersi sbagliata. Il profeta è uno storico che guarda indietro, quando la maggior parte degli uomini non guarda nemmeno davanti ma si fida maggiormente delle proprie speranze e confonde la realtà dei fatti con l’illusorietà dei propri desideri.
    Essere un profeta dà molto dolore sopratutto quando quello che si prevede è un completo disastro a cui nessuno crede.

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  6. TORNARE ALLE RADICI
    Viviana Vivarelli

    Ora possiamo solo
    tornare alle radici,
    visto che i principi li dimenticammo.
    Ma esse non sono solo
    nei padri della patria
    della democrazia
    del socialismo
    delle chiese
    o delle ideologie
    Sono vivide ancora sotto terra
    nello scuro calore della piazza
    sono immerse profonde dentro l’anima
    ed è l’anima che torneremo a scavare
    coi polpastrelli, coi gomiti, con le labbra
    Le radici nascono e rinascono
    perché fanno parte della vita
    le radici non hanno bisogno di capi
    di testi, di leggi, di bandiere
    perché sono esse la spinta suprema
    sono l’uomo dentro l’uomo
    e, come i liberi, nascono eterne.

    Dal mio libro “Poesie di lotta e di passione” Pubblicato su Amazon.

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