L’inchiesta che rischia di rivelare molti segreti dello sport italiano

(Daniele Autieri e Sandro De Riccardis – repubblica.it) – Il sequestro di 10 milioni di euro a Massimo Bochicchio, il finanziere accusato di aver truffato il mondo del calcio e non solo, rischia adesso di innescare un effetto domino sul sistema di potere che, in Italia, regge lo sport. E non solo.

Intanto, perché l’indagine –  si scopre leggendo il decreto di sequestro – è solo una costola della ben più dirompente attività investigativa condotta dalla Procura di Milano sull’assegnazione dei diritti televisivi del campionato di Serie A a Sky Italia. Una partita da un miliardo di euro, sul campo della quale sono cadute molte prestigiose teste negli ultimi mesi, a partire da quella dell’ex presidente della Lega Calcio Gaetano Micciché.

E poi perché Malagò, a quanto si capisce, è stato intercettato dagli investigatori proprio nei mesi caldi del dibattito pubblico sul futuro dello sport in Italia (leggasi la polemica a tre, Vincenzo Spadafora-Malagò-Vito Cozzoli), e conoscendo il livello delle sue conversazioni, la sua proverbiale franchezza, e l’impegno con il quale il presidente del Coni ha affrontato quella fase si può immaginare che “in quei brogliacci – per dirla con una persona vicina al dossier – può esserci veramente di tutto”.

Da Milano-Cortina alla nuova asta per diritti tv, dalla partita con Sport e Salute ai rapporti con il Cio, Malagò – indagato per falso nella vicenda della nomina di Micciché alla presidenza della Lega –  ha affrontato veramente ogni aspetto del potere sportivo italiano, in questi mesi.

Mesi in cui sul suo telefonino sono sfilati tutti i poteri, forti o deboli, oscuri o sotto i riflettori, di Roma. Dall’ospedale San Giovanni alla Presidenza della Repubblica, dal quartier generale dell’Inter ai salotti romani (dei quali proprio Malagò è stato grande cerimoniere in qualità di padre nobile del Circolo Aniene), la truffa di Bochicchio, le strategie per difendersi, le dinamiche umane del finanziere, vengono dipanate nel cellulare del Presidente del Coni.

A partire dal 10 luglio scorso, quando Malagò affronta la questione con l’allenatore dell’Inter Antonio Conte, prendendo le distanze da Bochicchio, ma soprattutto smentendo di avergli regalato un’auto. La vicenda è quella della Maserati quattroporte da 113mila euro di cui Bochicchio risultava intestatario tra il 2010 e il 2015, una circostanza confermata agli inquirenti e sulla quale Malagò assicura che l’auto sia stata acquistata regolarmente dal finanziere.

Sempre il 10 luglio del 2020 Malagò parla al telefono con Marzio Perrelli, già amministratore delegato della HSBC (la banca in cui hanno lavorato sia Bochicchio sia Malagò), poi nominato executive vice president di Sky Sport, riportando le conversazioni avute con i fratelli Conte. «Io che lo conosco da 40 anni – dice Malagò riferendosi a Bochicchio – mi sta molto simpatico ma non mi passa per l’anticamera del cervello di… non ho investito un euro con lui».

Il giorno seguente Malagò telefona direttamente a Bochicchio chiedendogli conto della presunta truffa a Daniele Conte (fratello di Antonio). Il finanziere si difende dicendo che le perdite erano dovute alla cattiva gestione di Daniele Conte su alcuni investimenti.

Dopo aver parlato anche con Conte, Malagò richiama Perrelli e insieme fanno i conti di quanto Bochicchio possa aver rastrellato. «Conte ne ha messi 30 – dice Malagò – e altre 7/8 persone ne hanno messi 70».

Il 21 luglio la vicenda Bochicchio torna a bussare al cellulare di Malagò. Stavolta è la sua amica Barbara Prampolini, un’altra vittima del sistema, a contattare il numero uno del Coni – senza motivo apparente – riferendogli l’esito di una telefonata con Bochicchio, il quale le aveva promesso che i capitali sarebbero rientrati proprio in quei giorni. Ancora una volta Malagò si dice scettico ribadendo di non aver mai voluto fare alcuna «operazione con Bochicchio».

Della vicenda, Malagò parla anche con il suo vecchio amico e socio Lupo Rattazzi, il figlio di Susanna Agnelli che introdusse proprio Malagò alla corte di Giovanni Agnelli. È il 26 agosto, le prime notizie sulla presunta truffa sono uscite sui giornali e i due discutono sulla possibilità che nell’operazione siano coinvolti anche altri italiani, non solo del mondo del calcio, che hanno affidato al finanziere «soldi all’estero non scudati, qualche fondo nero».

L’affaire Bochicchio scuote quelli che un tempo sarebbero stati chiamati i salotti buoni: tra gli altri, Malagò ne parla infatti con Renato De Angelis, direttore di chirurgia generale dell’ospedale San Giovanni di Roma e perfino con Augusto Santacetteria, capo servizio dell’Ufficio servizio patrimonio della Segreteria della Presidenza della Repubblica.

In tutte le conversazioni il presidente del Coni si interroga su quali siano i possibili complici di Bochicchio, ma anche fin dove si spinga la rete dei truffati (e dei truffatori).

1 reply

  1. Agata tu mi stupisci Agata – anni ruggenti nello sport, è una novità >mangia te che mangio io< i competenti che erano avversi al governo Conte.

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