Salvini lupo nel pollaio

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – E se Matteo Salvini fosse il lupo ingenuamente fatto entrare nel pollaio delle larghe intese? Come nella favola dell’astuto carnivoro che fa strage di galline dopo averle ingannate con un finto pentimento, al capataz leghista è stato facile essere accettato: “Due parolette, un sorriso e via, basta la presenza del pacioso Giancarlo Giorgetti al fianco del truce Salvini a rassicurare Quirinale e Palazzo Chigi” (Piero Ignazi sul Domani). Del resto, quando la sera del 2 febbraio Sergio Mattarella – archiviato il governo Conte come un farmaco scaduto – ebbe a rivolgersi con toni drammatici a tutte le forze politiche per la nascita di un governo di salvezza nazionale e di “alto profilo”, non ci sentimmo forse pronti a mobilitarci per la patria in pericolo? Chi rifiuterebbe l’aiuto del vicino, anche il più antipatico e litigioso, pur di spegnere l’incendio della casa comune? E quando il lupo del Carroccio (in combutta con il compare Renzi che aveva spalancato il recinto) si presentò da Mario Draghi dicendo vengo anch’io, chi si interrogò realmente sulla sincerità della conversione di quel tizio barbuto? Uno che soltanto il giorno prima era impegnato a sputare sull’Europa, a esaltare Putin, a perseguitare immigrati, a invocare i santi Cirillo e Metodio sbaciucchiando rosari come un Rasputin dell’Idroscalo? Infatti, non appena ammesso nel pollaio, il leghista ha cominciato a fare la voce grossa: basta lockdown, decidano le “nostre” Regioni quando aprire e chiudere, e che il commissario Arcuri vada fuori dalle scatole, che ci mettiamo uno di fiducia. Poi, brandendo i numeri virtuali dei sondaggi (“siamo il partito più forte”) egli pretende la sottomissione dell’intera batteria dei polli: superior stabat lupus. Quindi ordina al pacioso Giorgetti di soprassedere: dal Milleproroghe alle nomine dei sottosegretari, con le galline che non mettono becco. A questo punto lasciamo ai giuristi una qualche riflessione sulla supposta unità nazionale, monumento votivo non previsto dalla Costituzione e nella fattispecie invocato come l’estrema trincea, il Piave mormorò.

Quando invece la presente emergenza più che unanimismi di facciata comporterebbe scelte precise. Non è vero forse che dall’inizio della pandemia si sono contrapposti due partiti? Quello del viene prima la salute? E quello del viene prima l’economia? E che fino a quando i lupi ululavano da lontano il governo Conte aveva cercato un difficile punto d’equilibrio tra le due necessità, con il diritto alla salute in posizione primaria? Ora però che il recinto è stato spalancato, cosa impedirebbe a Salvini, se ostacolato da Mario Draghi – l’unico autentico valore aggiunto di tutta l’operazione – di chiedergli di quante divisioni dispone?

10 replies

  1. “pacioso” Giancarlo Giorgetti?
    è l’anima grigio nera della Lega, uno dei più vecchi politici d’Italia, il mandante di tante schifezze.

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  2. Lui sempre a caccia di polli.
    Pure su Marte lo hanno beccato, sto sciacallo malato di protagonismo.
    😂😂😂😂😂

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  3. DI MICHELE SERRA.
    Come ai bei tempi, e come se gli fosse rimasta in canna qualche battuta decisiva, il Salvini è tornato a dare la rotta alla Nazione, con brevi dispacci quotidiani su Interni, Sanità, Esteri, Scuola, Agricoltura, Turismo e Varie. È stato abolito il ministero della Marina mercantile, e questo gli impedisce di esprimersi anche sulla Marina mercantile.

    Lo si vede nuovamente incedere in tutti i telegiornali, brevi camminate nervose ma autorevoli, a volte c’è il tempo per due parole su quello che serve agli italiani, a volte nemmeno quello, ma gli italiani possono comunque desumere dal suo passo sollecito, di chi non ha tempo da perdere, che qualcuno sta finalmente pensando a loro. (Nel caso non vi sentiate rappresentati dal Salvini, sappiate che siete dunque finlandesi, francesi, turchi, cinesi, etiopi, maltesi, argentini, svizzeri, siriani, cingalesi, eccetera: e non lo sapevate).

    Niente di nuovo insomma. Ma diventa interessante, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, se il Salvini continua a inzigare, vedere come reagirà, oppure non reagirà, Mario Draghi. Potrebbe non proferire verbo, per la serie “lasciamolo parlare, tanto decido io”. Potrebbe dargli un contentino formale, tipo “ci consultiamo spesso al telefono”, mentendo, ma a fin di bene. Potrebbe infine invitarlo, in pubblico o in privato, a non diffondere tutte ma proprio tutte le sue pagelline sui ministri, come la Maionchi quando boccia o promuove i concorrenti dei talent. Staremo a vedere. È un esperimento a suo modo appassionante, e sicuramente inedito: che succede se nella stessa provetta si mescolano i poteri forti e un prepotente debole?

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  4. ma che popò di due palle…questi bottegai, specialisti del soffritto e brambilla delle michia! Tutti sfegatati liberisti, sostenitori di “Chi ce l’ha più lungo se lo tira!” che ora pretendono i ristori statali. Pagliacci che hanno sempre gridato “Fuori lo stato dalle imprese”. Devono essere accontentati!

    Speranza, ammaina la vela e appoggia i desiderata di mr. mojito. Lascia riaprire il nord, lasciali che vadano a ‘Laurà’ e affanculo, basta che li confini all’interno delle loro ridenti regioni, dove respirano smog e merda e il sole lo vedono, forse, una volta l’anno. Accontentiamoli i sor brambilla, i commercianti i ristoratori, i baristi, e tutta la massa imprenditoriale. Bottegai! Che si scannino tra sé all’arma bianca, guidati da mr. mojito e restiamo alla finestra a guardare lo spettacolo.

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